#ADOLESCENZE: Adolescenti: i grandi dimenticati della pandemia

di Antonella Nuzzolese

Ve la ricordate la vostra adolescenza? Io si! Ricordo gli amori impossibili che facevano soffrire da cani, il bisogno fisico degli amici, la necessità di stare insieme a loro perché mi capivano anche senza parlare, le gioie e i dolori della scuola, l’euforia delle gite, la soddisfazione di poter tornare un’ora  più tardi. Le lacrime erano più amare e le risate più dolci a quell’età.

E’ ormai un anno che i nostri ragazzi hanno dovuto rinunciare a gran parte di queste cose, alla loro privacy e alla loro voglia di fare, ma noi adulti fatichiamo tanto a metterci nei loro panni. Proviamo insieme a spiegare alcuni atteggiamenti e comportamenti che non comprendiamo e che ci preoccupano.

Per esempio è molto comune tra i ragazzi, soprattutto con la DAD, aver quasi invertito i ritmi sonno-veglia: si tende a stare svegli la notte e a dormire di più di giorno. Andare a letto tardissimo potrebbe essere una strategia per ritagliarsi uno spazio proprio in casa, senza il rischio di essere disturbati e poter fare ciò che si desidera. Una ricerca estrema di privacy in un periodo in cui è  più difficile trovare spazi per sè.  Certo, il giusto riposo secondo i ritmi del giorno e della notte sono molto importanti per permettere al nostro organismo di funzionare correttamente. Uno sfasamento prolungato potrebbe essere nocivo e farci seriamente male. Proviamo a parlarne insieme, cerchiamo insieme un modo per ristabilire una regolarità più funzionale.

 Il fatto che non sempre lo dicano espressamente non dovrebbe farci dimenticare che gli adolescenti non sono immuni alla paura. Anche loro ascoltano i telegiornali, anche loro vogliono bene ai loro nonni, anche loro sono spaventati dal virus, dalle conseguenze economiche, solo che non sempre lo dicono, o lo fanno a modo loro. La collera può essere un sentimento che nasconde un forte stato di ansia e impotenza, un modo ritenuto più adattivo per affrontare questo periodo. I nostri ragazzi si allenano a diventare grandi ma un abbraccio rassicurante non fa male a nessuno e se l’ansia non passa, proponete un sostegno psicologico. A tal proposito mi rincresce ammettere che sempre più spesso gli adolescenti richiedono un sostegno di questo tipo ma i genitori vedono questa richiesta come un atto esibizionistico, un volersi uniformare agli altri perché ultimamente lo psicologo è di moda. Da addetta ai lavori posso confermare che la richiesta di aiuto da parte delle fasce più giovani è aumentata notevolmente ma per un reale disagio, non per “sfizio”!

Essere adolescenti oggi significa essere spesso accusati di essere il maggiore veicolo di contagio, essere definiti a priori irresponsabili, sprezzanti delle regole, protagonisti di vere e proprie gogne mediatiche perché sembrano infischiarsene del covid e della sua pericolosità, gli adolescenti sono sovente visti come co-responsabili della diffusione della pandemia e non come vittime duramente colpite. Sfidare il rischio fa parte di questa età, spetta a noi genitori confrontare i ragazzi con i reali pericoli della pandemia, sottolineando che anche loro hanno un ruolo importante che può fare la differenza.

Tutti noi stiamo soffrendo il distanziamento sociale e le limitazioni, ma non possiamo non riconoscere che la totale assenza di socialità fisica sia un enorme deficit proprio per i nostri ragazzi, per definizione i più impegnati nella scoperta di sé stessi in relazione al mondo esterno. Eppure continuiamo ad ignorarli e ce ne ricordiamo solo per fare paternali infinite, durante le quali parliamo e difficilmente ascoltiamo.

Lontana dalla voglia di colpevolizzare i genitori, il mio invito è quello di ascoltare gli adolescenti, ma ascoltarli davvero. Solitamente ci mettiamo in una finta posizione di ascolto, come se avessimo già tutte le risposte in tasca e sapessimo già di doverli redarguire, come se quello che chiedono è sempre illegittimo perché sono ragazzi, perché tanto loro non capiscono a pieno la situazione.

I nostri ragazzi sono le vere vittime della pandemia e non il contrario. Chi restituirà loro le esperienze perse in questi mesi?

Per noi questo è un tempo sospeso, per loro è un tempo perduto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *