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Città a “dismisura” di famiglia

Avete mai provato a fare un giro in città con un neonato?

Se la risposta è sì allora saprete di cosa parlo.

Io vivo in una città poco family friendly ed è una fatica star fuori delle ore per godersela.  Spesso è così complesso che ho la tentazione di restare a casa. Quando immagino un’uscita in 5, con tre figli di età diverse, il problema numero uno è trovare un posto davvero accogliente per tutti.

Il problema numero due, invece, si chiama “cambio del pannolino”. Senza esagerare, è una fatica vera trovare spazi pubblici e privati che offrano il servizio e che soprattutto te lo comunichino con un adesivo, un cartello, un semplice adesivo.81ysellSoZL._SY355_

E così il più delle volte il cambio della piccola avviene nel passeggino, nel frastuono generale,davanti a sconosciuti, in auto sul sedile posteriore, una volta persino su una sedia, messa “gentilmente” a disposizione dalla pizzeria 🙂

Ma quanto sarebbe civile , invece, far sentire i nostri figli “accolti” dalla comunità fin da piccoli?

è così difficile arrivarci? Ancora più sconcertante è il fatto che persino i grandi marchi di prodotti per bambini non prevedono nei loro punti vendita un fasciatoio (benché ne vendano a bizzeffe) o un angolo allattamento.

“C’è il camerino, signora” rispondono angelici, mentre tu resti sconcertata per aver scoperto che chi di bambini si occupa a livello commerciale non riesce ad interpretare i bisogni fondamentali di una famiglia.

Per scaldare le pappe la situazione migliora, è sempre più frequente, infatti, trovare ristoratori disponibili a scaldare pappe o a preparare persino pastine portate da casa.

C’è da augurarsi che sia sempre più così, ma, in realtà, più che un augurio dovrebbe essere la regola e forse i tempi sono maturi per dare alle famiglie e ai nuovi nati il calore che meritano in città.

A Matera, con l’Associazione MOM, stiamo realizzando la prima “guida alla città accogliente” per i neonati  e  le loro famiglie.

Vi terremo aggiornati!

Intanto, se volete segnalarci iniziative simili in altre città, scrivete a hello@neturalfamily.com, le promuoveremo tramite i nostri canali e sulla nostra mappa dell’Italia family friendly.

Mariella,  NeturalFamily team

 

 

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La famiglia è una questione di TUTTI

Mi chiamo Mariella e da due mesi sono diventata mamma per la terza volta. Questa volta però, qualcosa è cambiato.

Saranno i 40 anni suonati, sarà la maggiore consapevolezza, sarà che qualche giorno fa mi sono ritrovata ad ascoltare il dato della natalità in Italia: ‘un numero così basso delle nascite “non si registrava dalla metà del Cinquecento, quando la popolazione dell’Italia era un quinto rispetto a oggi” (cit. Giorgio Alleva Presidente ISTAT alla presentazione del rapporto annuale Istat 2017), insomma, sarà tutto questo, ma oggi più che mai, mi sento profondamente arrabbiata e ciò che mi fa arrabbiare di più è proprio il tema della famiglia.

Non venitemi a dire, vi prego, le solite frasi sul fatto che i giovani non fanno figli perchè pensano alla carriera o che non trovano l’amore come prima perchè maturano più tardi, sappiate che non riesco proprio ad avercela con chi non ci prova nemmeno a mettere al mondo dei figli, io li capisco, e lo dico da privilegiata con un lavoro  a tempo indeterminato, nonni e amici a supporto, una piccola città altamente vivibile in cui crescerli e una rete sociale di riferimento.

Ma se vivessi a Roma farei le stesse scelte? E se avessi un lavoro precario insieme al mio compagno, con un affitto esorbitante da pagare e giornate intere trascorse nei mezzi pubblici per raggiungere il lavoro? Se dovessi fare i conti con un welfare familiare inesistente o carissimo, senza nonni e amici di supporto, farei ancora figli?

Io credo proprio di no.

La verità è che quando diventi una famiglia la frustrazione più grande che vivi è quella di constatare ogni volta sempre di più (anche a distanza di 11 anni), che la famiglia per l’Italia resta UN FATTO assolutamente PRIVATO, che riguarda solo te, e invece di trovare un’intera società ad accoglierti, ti senti ancora più solo.

E tutto questo fa davvero sorridere (e arrabbiare, parecchio) se pensiamo che siamo un Paese che lancia continuamente allarmi legati alla natalità ma che non riesce, nonostante i proclami, a costruire davvero un welfare familiare come si deve. Non importa poi che la famiglia impatti sul sistema economico, culturale, educativo e sociale, consentendo loro di esistere e di crescere, la famiglia resta per tutti un fatto privato.

E invece, mi permetto di dirvi una cosa, e lo dico da tri-mamma (che, dunque nel 2017 conta quasi quanto una mamma di 9 figli negli anni ’50 🙂 ) la FAMIGLIA è un FATTO PUBBLICO ed è ora che qualcuno abbia il coraggio di prendere a cuore questo tema e di affrontarlo, anche e soprattutto dal punto di vista sociale.

Se guardiamo già solo alla rappresentatività istituzionale del tema, in Italia il dato è scoraggiante: non c’è un Ministero per la famiglia, c’è solo un Dipartimento (che trovate a questo link) che si limita a dare informazioni istituzionali e generiche, non pubblica bandi dal 2015 e nella sezione Azioni e Progetti è fermo ad azioni di ormai tanti anni fa, come se la famiglia non fosse un tema attuale, ma quasi un fatto vecchio, poco interessante.

Qualcuno replicherà che non è vero, le famiglie italiane godono di sussidi e voucher, che rappresentano già un buon inizio. Ma mi chiedo a cosa serva la giungla di bonus, voucher, sussidi che a livello nazionale e locale vengono erogati alle famiglie, se il giorno dopo la registrazione della tua famiglia su un portale istituzionale preposto alla previdenza sociale, sei sparito nuovamente.

Sei sparito, anche se eri un’EMERGENZA, perchè la famiglia lo è, ed è ora di affrontarla, perchè, che lo vogliate o no, la famiglia tocca tutti un po’. Non è una questione di figli (un numero che scende a picco), è anche un grande tema di genitori che invecchiano e hanno bisogno di essere accuditi (un numero in costante crescita), è un tema di benessere collettivo e diffuso.

La famiglia è un BENE COMUNE, è un bene di tutti. Parlare di famiglia è parlare di futuro:  lavoro, economia, educazione, sviluppo, tutto passa da lì ed è impossibile non rendersene conto.

Ma prima di ogni discussione e strategia, occorre spogliare la FAMIGLIA da tutti i travestimenti ideologici che le hanno messo addosso le religioni, i partiti, le comunità in questi secoli, la famiglia deve essere un fatto di TUTTI, deve essere il tema inclusivo per eccellenza ed è imperdonabile qualsiasi tentativo di divisione e strumentalizzazione in tal senso. La famiglia ha cambiato la sua forma, è ricca di declinazioni e nuove geometrie ed è fondamentale tener conto di tutto questo per costruire politiche che abbiano senso ed efficacia.

Sono certa che se le famiglie venissero semplicemente ascoltate rispetto ai loro bisogni, alle difficoltà insormontabili che affrontano, alle necessità di supporto, non solo economico, che hanno, le politiche sarebbe molto più facile elaborarle. Non è più tempo di annunci altisonanti, o di interventi spot, è l’ora che l’Italia guardi in faccia le sue famiglie, TUTTE senza distinzioni,  abbia visioni a lungo termine per loro e con loro, e non metta in campo le solite azioni a corto raggio, spesso in concomitanza con le scadenze elettorali del momento, ma che sappia guardare al welfare della famiglia e sappia sostenerlo davvero.

Nel 2016 con due amiche, mamme come me, Francesca e Claudia, abbiamo dato vita a NETuralFamily, per mettere in rete tutte le buone pratiche di welfare familiare attivate dal basso, da associazioni, comitati, singoli cittadini, molto spesso dalle stesse famiglie, per farle sentire meno sole e per accendere i riflettori sul tema dei temi.

Solo grazie a questo osservatorio privilegiato ci stiamo facendo un po’ di idee su quali soluzioni si potrebbero trovare, figuriamoci se si mettesse in campo un’azione istituzionale di ascolto e coinvolgimento delle comunità familiari che risultati si potrebbero raggiungere, c’è uno spazio immenso su questo, riprendiamocelo e rimettiamo i temi caldi sul tavolo. Noi ci siamo.

Mariella Stella

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Se il viaggio fosse un gioco. Spunti da un’avventura di famiglia in Basilicata

Torniamo da queste vacanze estive molto ricaricate e soprattutto felici di vedere che le famiglie NETural stanno crescendo e sono sempre di più. Ecco la testimonianza speciale di una mamma NETural come Letizia Piangerelli, in viaggio con la sua famiglia tra avventura e gioco in Basilicata.

di Letizia Piangerelli

 LETIQuesta storia inizia da una premessa: noi siamo una famiglia fortunata, abbiamo 4 nonni in piena forma, due abitano in Trentino, gli altri due nelle Marche in riva al mare. Mari e Monti da sei anni – cioè da quando siamo diventati tre – costituiscono l’orizzonte sicuro delle nostre estati. Un tragitto rigorosamente diviso in parti uguali e percorso sempre da nord a sud, per riaffacciarci a settembre
in città con le valigie ruvide di sabbia e la faccia cotta da vento e sale. Esistono tanti tipi di vacanza e questa l’abbiamo sempre rubricata alla voce “riposante”: niente fatica, nessun cruccio, pochissime spese. Ma mamma l’avventura, le scoperte, la meraviglia?
E’ per rispondere a questa domanda che vi posso raccontare la storia di un’altra vacanza, quella che quest’anno ci ha portato a mollare gli ormeggi e partire alla volta della Basilicata.
8 giorni, 6 tappe, una collezione di avventure costruite con lo scopo preciso di andare a caccia di emozioni, buone per adulti e bambini. Lo spunto ce l’ha dato il papà di un’amichetta di scuola di Viola, raccontandoci di un’oasi a Policoro dove ti portano in catamarano a vedere i delfini. Che visione in un grigio inverno bolognese! Ed è così che ad aprile 2017, con l’aiuto prezioso dei miei amici Mariella e Andrea di Casa Netural, abbiamo messo insieme questa vacanza memorabile.
Tappa n.1 – Matera – Oasi del WWF, Policoro (2 notti)
Ogni anno d’estate l’oasi del WWF insieme alla Fondazione Ionan Dolphin organizzano escursioni in catamarano al largo del mar Ionio, per studiare delfini e cetacei nel loro ambiente naturale. Lo scopo del progetto, con un approccio fondato sulla citizen science, è trasformare per un giorno semplici cittadini in ricercatori attivi, sensibilizzando adulti e bambini sull’importanza di rispettare
l’ecosistema marino e la libertà degli esseri che lo abitano. E’ bastata un’ora di navigazione per entrare nel cuore della loro piazza, centinaia di delfini che saltavano ovunque attorno alla barca, accompagnandoci curiosi per un pezzo di strada, per poi immergersi e riapparire lontani e tanti all’orizzonte.
Un’emozione rara, preziosa, pura commozione per l’incontro ravvicinato con qualcosa di misterioso e vivo, che nessun acquario, per quanto ben tenuto e sensibile, vi potrà mai regalare.
La settimana prima della nostra uscita un gruppo fortunato ha avvistato un capodoglio, lo Ionio è un mare profondo pieno di meraviglie.
Avviso importate: l’uscita è molto gettonata e salgono solo 20 persone al giorno, consigliamo di prenotarla molto presto se volete assicurarvi un posto, noi abbiamo acquistato i nostri biglietti ad aprile!
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Tappa n.2 – Policoro – San Severino Lucano, passando per Terranova del Pollino (1 notte)
Dopo il mare, la nostra lista delle avventure concordata con Viola comprendeva la notte in un rifugio di montagna. Nel parco nazionale del Pollino ce ne sono tanti e da San Severino Lucano partono tantissimi percorsi attrezzati, parchi avventura, rafting, camminate, osservazione di animali. Anche se non sembra, noi volevamo andare piano e fare solo due cose: mangiare salsicce cotte alla brace di un fuoco e salire su una giostra persa in mezzo a un altopiano.Abbiamo quindi seguito la strada più breve (non la più veloce), arrotolandoci sulle curve che da Policoro entrano nel parco e salgono fino al Rifugio Aquila Verde (Terranova del Pollino), un luogo essenziale e ospitale dove ci ha accolto una giovane famiglia con due bambine, un cane e una terrazza naturale su tutta la valle.
Lì abbiamo saziato la nostra fame di salsicce e dormito la prima notte fresca di un’estate torrida. Per poi partire con calma al mattino alla volta del giro sulla giostra di Holler, un’installazione artistica che fa parte del circuito Arte Pollino, dove è possibile salire e  sperimentare…. la lentezza. IMG_20170809_151707 Mentre ti abitui allo scorrere contro-intuitivo di un tempo che passa molto piano, dove di solito il gioco è dettato dalla velocità, finalmente ti fermi e inizi ad accorgerti davvero di ciò che hai intorno. Pensavo che Viola fosse impaziente, che chiedesse di andare più veloce.

Ho sottovalutato la capacità di meravigliarsi dei bambini, ha chiesto di farla due volte. Ancora mamma, ancora!

(nb: la velocità prescritta dall’artista per riportarci a godere del tempo presente prevede che un singolo giro duri 15 minuti….).

Tappa 3 – San Severino Lucano – Maratea (2 notti)
Ci siamo a questo punto concessi una pausa di mare, e che mare! Non mi dilungo molto su questo, il mare di Maratea è trasparente, di sassi e sabbia nera come il Conero, attrezzato di tutto ma anche selvaggio (a seconda dei gusti ci sono più di 15 spiaggette), pesce a
volontà e la statua del Cristo Redentore che aspetta in alto, per una visita al tramonto. Una nuova avventura ci aspettava nella tappa successiva, l’ultima, dove ho dovuto fare appello a tutto il mio coraggio per convincermi a sperimentare cosa si prova a volare.IMG_20170803_194639

Tappa 4 – Maratea – Castelmezzano/Pietrapertosa (1 notte)

Inseriti tra i borghi più belli d’Italia, nel cuore delle Dolomiti Lucane, Castelmezzano e Pietrapertosa sono anche conosciuti per l’esperienza del Volo dell’Angelo, un volo in tutta sicurezza agganciati a un cavo lungo 1400 metri che collega dall’alto i due paesi. La durata è sufficientemente lunga per tenere gli occhi aperti, farsi passare la paura ed entrare per un attimo in empatia con gli uccelli. Avrei
continuato ad andare avanti e indietro per tutto il pomeriggio! Per fare il volo bisogna avere compiuto i 16 anni, oppure 12 se accompagnati da un adulto (si può volare anche in coppia! In entrambi i casi va prenotato con largo anticipo per trovare posto).

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E mentre io facevo prove di lancio, Viola e il papà si sono avventurati sul percorso delle sette pietre che collega via terra i due borghi e si sono poi concessi una deviazione prendendo il ponte nepalese, lungo 72 metri, che collega le ferrate Marcirosa (Pietrapertosa) e Salemm
(Castelmezzano). Le vie ferrate sono bellissime e non particolarmente difficili per giovani e adulti. Per chi non dispone di attrezzatura sono percorribili con l’accompagnamento di guide del posto, ma sono sconsigliate per bambini e bambine al di sotto dei 14 anni (alcuni punti sono esposti al sole e alcuni passaggi sono costruiti su rocce con pendenze significative).
Vale la pena in questi luoghi fermarsi anche a dormire: di notte si accendono come presepi raccolti tra spunzoni di antiche montagne. Abbiamo passato il dopocena col naso all’insù a unire i puntini tra le stelle.
La nota di fondo di tutto il viaggio è stata la capacità innata dei lucani di accoglierti con calore, come fossi di famiglia a prescindere, di quelle famiglie allargate dove uno è sempre ospite e mai turista di passaggio. Forse è proprio questo che ha reso questo viaggio un’avventura speciale, dove abbiamo collezionato così tanta meraviglia.
Le due tappe che mancano sono l’andata e il ritorno (Ancona-Matera | Matera – Ancona) dove ci siamo fermati a dormire a Casa Netural, per poter stare un pò con i nostri amici Mariella e Andrea, conoscere la piccola Alice ed Edo e far sperimentare a Viola cosa vuol dire
 
Deve averlo capito bene, anche se il tempo è stato poco, perché durante l’aperitivo dell’ultimo giorno al birraio ha detto che lei “abita a Casa Netural, un posto dove dormi e mangi e anche i grandi ci lavorano giocando, insieme a tante persone simpatiche, con i cartelloni e i disegni pitturati sui muri”.
In effetti a sentirla, sarebbe bello vivere sempre in un posto così.
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Quanta acqua serve al giorno ai bambini? Scopri il decalogo della corretta idratazione!

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Come vi abbiamo annunciato su Facebook, abbiamo recentemente partecipato ad un evento organizzato da Nestlé Vera al Museo dei Bambini di Milano, un centro permanente di progetti culturali e artistici e anche di sperimentazione sensoriale per bambini dai 2 agli 11 anni.

Abbiamo chiesto a Erika e Raffaella – le fondatrici di QF, un co-working milanese con spazio per i bambini che é parte del nostro network – di rappresentare NETural Family e ne sono state davvero felici!

L’evento era ispirato alle favole della buonanotte e focalizzato sui messaggi della corretta idratazione: attraverso un laboratorio creativo sperimentale, i bambini hanno giocato a costruire una fiaba collettiva sul ruolo dell’acqua negli equilibri del nostro Pianeta e per il corpo umano.

Come vi raccontavamo, l’evento é stata anche l’occasione per scoprire il nuovo formato da 25cl della bottiglietta di acqua Nestlé Vera KIDS con un tappo 100% sicuro anti soffocamento pensata apposta per i bambini e per conoscere il decalogo della corretta idratazione redatto in collaborazione con la Societá Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPSS) e abbiamo scoperto davvero cose interessanti che non sapevamo! Eccole.

 

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Come si riconosce un’acqua adatta ai bambini?

Noi siamo grandi sostenitrici dell’allattamento al seno e adesso ancora di piú da quando abbiamo scoperto che il latte materno soddisfa i bisogni idrici dei lattanti al 100%, estate e inverno! Se il latte materno non è disponibile o se usate latte in polvere, é importante stare attenti ad utilizzare acque con un apporto minimo di minerali (residuo fisso < 50 mg/L ) e oligominerali (residuo fisso tra 50 e 500 mg/L) con contenuto di nitrati ≤10 mg/L. D’ora in poi controlliamo sempre le etichette delle acque che diamo  ai nostri bimbi!

Quanta acqua serve al giorno?

Ci ha colpito molto anche il fabbisogno di acqua nei bambini per non disidratarsi: dai 6 mesi ai 3 anni servono dal mezzo litro al litro al giorno, in etá scolare poco piú di un litro al giorno (8 bicchieri) e in adolescenza un litro e mezzo fino ai 2 litri al giorno, come gli adulti! L’acqua è anche la scelta migliore per assicurare al corpo una corretta idratazione, senza introdurre calorie e soprattutto senza rischi di carie.

IMG_7598 (1)Perché è importante idratare i bambini?

Da uno studio condotto in Italia emerge che il 67.2% dei bambini non sono sufficientemente idratati quando vanno a scuola. Per questo, è importante che chi si prende cura di loro ricordi spesso ai piccoli di bere durante tutta la giornata. I bambini infatti non hanno un senso della sete molto sviluppato quindi dobbiamo sempre offrire acqua anche se non la chiedono espressamente, perché perdono in proporzione molta più acqua rispetto agli adulti attraverso la respirazione e le altre funzioni vitali. La disidratazione è associata ad un peggioramento dello stato di salute mentale, fisico ed emotivo.

Perché ci piace la nuova bottiglia con tappo sicuro

La nuova bottiglietta Nestlé Vera Kids ci piace perché è comoda da portare in giro ed è pensata proprio per avvicinare i piccoli all’acqua in modo ludico grazie anche ai disegnini sull’etichetta. E poi é sicura ed é anche molto utile nella sua edizione limitata “Happy Night”. Quante volte i vostri bambini si svegliano di notte perché hanno sete? I nostri, tanteee! E chi si deve alzare per dargli da bere? Noi!!! Ecco, grazie Nestlé Vera per aver inventato la nuova versione di Kids che si illumina al buio grazie al tappo ed etichetta fluorescenti: aiutiamo i bambini a trovare facilmente la loro bottiglietta in piena autonomia senza l’aiuto di mamma e papà, da veri #NETuralKids!

 

Articolo in collaborazione con Nestlé Vera

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Bambini, alzate le mani (e usatele bene)!

Work of the Hand in Montessori from Hollis Montessori on Vimeo.

Nell’era dei touch screen, l’educazione Montessori ricorda invece l’importanza dell’uso delle mani per l’apprendimento nella fascia di et a 3-15 anni.

Questo video ci ispira tantissime idee attivitá che sicuramente proporremo ai nostri #NETuralKids!

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Bonus mamma 2017: richieste online dal 4 maggio!

 

Sei incinta o stai per adottare un bambino? Congratulazioni!

E non dimenticare che da oggi 4 maggio é possibile fare richiesta all’INPS per ricevere il bonus mamma, l’assegno previsto dalla legge di bilancio per il 2017 che verrà assegnato alle donne che nel corso del 2017 avranno un figlio – anche in adozione o affido – o che entro l’anno saranno almeno al settimo mese di gravidanza.

A quanto ammonta il bonus?

L’importo dell’assegno è di 800 euro ed è concesso in un’unica soluzione per evento ed in relazione ad ogni figlio nato o adottato/affidato.

L’assegno una tantum sarà corrisposto dall’INPS su domanda della futura madre, al compimento del settimo mese di gravidanza (inizio dell’8° mese) oppure alla nascita o adozione o affido avvenute nel 2017. 

A chi é rivolto?

La prestazione è rivolta alle donne in gravidanza o alle madri per uno dei seguenti eventi verificatisi dal 1° gennaio 2017:

  • compimento del settimo mese di gravidanza;
  • parto, anche se antecedente all’inizio dell’ottavo mese di gravidanza;
  • adozione nazionale o internazionale;
  • affidamento preadottivo nazionale.

Il beneficio è concesso in un’unica soluzione per ogni evento (gravidanza, parto, adozione o affidamento) e in relazione a ogni figlio nato, adottato o affidato.

Quando fare domanda

La domanda deve essere presentata dopo il compimento del settimo mese di gravidanza e comunque, improrogabilmente entro un anno dalla nascita, adozione o affidamento. Per i soli eventi verificatisi dal 1° gennaio 2017 al 4 maggio 2017, data di rilascio della procedura telematizzata di acquisizione, il termine di un anno per la presentazione della domanda online decorre dal 4 maggio.

Come fare domanda

La domanda può essere presentata online all’INPS con il PIN attraverso il servizio dedicato.

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In alternativa, si può fare la domanda tramite:

  • Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • enti di patronato e intermediari dell’Istituto attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Chi puó fare domanda

Hanno diritto al bonus le cittadine italiane e comunitarie, le donne con status di rifugiate politiche e coloro che sono in possesso del permesso di soggiorno UE di lungo periodo.

 

Maggiori informazioni: Sito internet dell’INPS

 

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Cosa è successo ai congedi di paternità per il 2017? Dimezzati, raddoppiati?

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di Sofia Sabatino
collaboratrice parlamentare

 

 

 

 

C’è grande confusione in questi giorni sul tema “congedi di paternità” e cioè quella quota di tempo che i papà possono dedicare alla cura dei bimbi piccoli, continuando a percepire una retribuzione pari al 100% del proprio stipendio.

Qualche giorno fa è circolata la notizia del loro dimezzamento. Ma era stato anche annunciato un loro raddoppio nel 2018…insomma, una gran confusione che di certo non aiuta mamme e papà che con fatica provano a destreggiarsi fra la burocrazia italiana per riuscire ad ottenere ciò che gli spetta: il tempo da poter dedicare alla cura dei più piccoli.

Proviamo dunque a fare un po’ di chiarezza.

Premessa doverosa: in Italia siamo ancora molto indietro sulla condivisione delle responsabilità genitoriali. Mentre negli altri Paesi Europei ai papà è riservata almeno una settimana di “tempo per la cura” (che brutta la parola “congedo” che fa sembrare così in contrapposizione maternità/paternità e lavoro), in Italia paliamo ancora di una manciata di giorni. Ma questo non è, a mio avviso, un buon motivo per diffondere notizie poco chiare o che non tengono conto dei cambiamenti che, con lentezza, stanno avvenendo anche in Italia su questo fronte.

Dunque: la notizia si è diffusa per via di una nota dell’Inps che specificava l’assenza, per l’anno 2017, dei giorni di congedo facoltativi, che nel 2016 erano due. 

Nel 2016 infatti si è conclusa la sperimentazione che prevedeva 2 giorni di congedo di paternità obbligatorio retribuito al 100% e 2 di congedo facoltativo, in sostituzione alla madre.

Per capirci meglio: il congedo di paternità obbligatorio prevede che il padre si possa assentare da lavoro a prescindere dal fatto che la madre sia o meno nel periodo di congedo di maternità. Il congedo facoltativo in alternativa alla madre, prevede invece che la madre “ceda” il suo congedo obbligatorio al padre, rientrando dunque a lavoro in quei giorni. Una misura quest’ultima che non ha avuto grande successo. Sono molte poche, infatti, le famiglie che hanno deciso di fare questo “scambio”: meno del 2% secondo le stime Inps.

Questa idea della “sostituzione” fra madre e padre, ai miei occhi, è un po’ in contrapposizione con il concetto di condivisione delle responsabilità, come se più che un lavoro di squadra la genitorialità fosse una “staffetta. Non mi sembra dunque un dramma il fatto che non sia stata riconfermata.

Non credo sia una questione di tagli. Il congedo di paternità facoltativo in sostituzione alla madre costa, infatti, al bilancio dello Stato molto meno di quello obbligatorio: stiamo parlando di 1 milione di euro, contro 10 milioni per ogni giorno di congedo obbligatorio. Questo perché per il congedo facoltativo deve essere stanziata “solamente” una quota che copre la differenza fra il congedo di maternità (retribuito all’80%) e quello di paternità (retribuito al 100%) e in generale fra gli stipendi femminili generalmente più bassi di quelli maschili.

Mi sembra invece più interessante la novità in corso: fino ad ora le sorti del congedo di paternità erano legate a sperimentazioni che dovevano essere rinnovate di anno in anno. A partire dal 2017 la misura prende invece un respiro più di lungo periodo: si confermano infatti i 2 giorni di congedo di paternità obbligatorio, e vengono in prospettiva aumentati i fondi per arrivare a 4 giorni nel 2018. In più nel 2018 è previsto un ulteriore giorno di congedo facoltativo in sostituzione alla madre.

La speranza è che la discussione si riapra in concomitanza con la prossima legge di bilancio, e che si riesca ad aumentare progressivamente i giorni, fino ad arrivare ai 15 previsti dalla proposta di legge 3376 Di Salvo – Fedeli. 

Succederà? Chissà! Intanto anche l’Ue indica che questa è la giusta direzione, e questo fa ben sperare.

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Al Welfare dal basso ci pensa Cariplo! Pubblicato il nuovo bando 2017

Non potevamo non raccontarvelo, è il tema guida del nostro progetto del resto, e siamo felici che anche quest’anno la Fondazione Cariplo dia il via ad una nuova edizione di uno dei Bandi più interessanti del panorama nazionale: Welfare in Azione.

Per il 2017  verranno messi a disposizione 7,5 milioni di euro destinati agli attori pubblici e privati intenzionati a rinnovare il welfare locale intraprendendo un percorso impegnativo e sfidante di programmazione territoriale, aperta e partecipata.

Come per le precedenti edizioni, il bando è articolato in tre fasi (call for ideas, studi di fattibilità e realizzazione) ma sono previste novità per accompagnare al meglio i territori che intendono partecipare. La quarta edizione si arricchisce infatti di importanti momenti formativi destinati a sostenere e orientare le progettazioni in modo più efficace e concreto fin dalla fase ideativa: nelle giornate del 12 e del 16 maggio verranno proposti due incontri formativi rispettivamente sul tema della progettazione e sul fundraising di comunità. Gli incontri saranno diffusi in streaming e saranno condotti dai servizi di accompagnamento che hanno seguito le tre precedenti edizioni del bando, oltre che dal team di Fondazione Cariplo: verranno focalizzati temi cruciali per la formulazione dell’idea quali l’inquadramento del problema, il cambiamento, la governance, gli indicatori e la valutazione e l’attivazione del territorio nell’ambito del fundraising di comunità. Entrambi i momenti formativi verranno arricchiti dalle testimonianze dirette dei progetti delle edizioni precedenti.

Le reti pubblico-private interessate hanno tempo fino al 30 giugno 2017 per presentare la propria idea progettuale.

I FASE – CALL FOR IDEAS

  • il 12 maggio e il 16 maggio 2017 Fondazione Cariplo organizzerà due momenti formativi aperti a tutti gli enti interessati a candidare la propria idea; sarà possibile seguire gli incontri in streaming (a breve sul sito di Fondazione Cariplo verranno fornite le informazioni di dettaglio)
  • entro il 30 giugno 2017 gli enti ammissibili potranno inviare la propria idea progettuale;
  • entro il 30 luglio 2017 gli enti con le idee ritenute coerenti con le linee guida del bando saranno incontrati dagli Uffici di Fondazione Cariplo per un confronto su punti di forza e di debolezza;
  • entro il 30 settembre 2017 gli enti invieranno le idee progettuali definitive;
  • entro il 30 ottobre 2017 la Fondazione Cariplo selezionerà le idee migliori.

II FASE – STUDI DI FATTIBILITÀ

Tra novembre 2017 e febbraio 2018 le idee selezionate beneficeranno di un percorso di accompagnamento metodologico garantito da Fondazione Cariplo, per trasformare l’idea in studio di fattibilità di un progetto triennale; Entro aprile 2018 verranno selezionati gli studi di fattibilità valutati più coerenti con le linee guida.

III FASE – REALIZZAZIONE

L’implementazione dei progetti selezionati sarà finanziata per tre anni e beneficerà di un accompagnamento sostenuto da Fondazione Cariplo e volto anche a sviluppare piani di fundraising di comunità; Lo sviluppo delle progettualità selezionate sarà oggetto di monitoraggio per verificare l’andamento dei processi esecutivi e registrare i risultati ottenuti, anche nell’ambito di comunità di pratica volte a favorire l’apprendimento e la diffusione degli interventi sostenuti e ad alimentare il dibattito sui temi del welfare di comunità.

Nella sezione in fondo alla pagina potete scaricare tutti i documenti necessari alla presentazione.

Nel frattempo le prime tre edizioni del bando “Welfare di comunità e innovazione sociale” sono in pieno svolgimento; tutte le informazioni sugli esiti delle tre edizione del bando si trovano:

Per capire cosa sta accadendo sui territori ad oggi finanziati vi invitiamo a visitare il sito Welfare in azione dove i progetti delle precedenti edizioni raccontano attraverso le storie dei beneficiari, degli operatori e degli abitanti, di come stanno lavorando per innovare il welfare locale e renderlo più vicino ai bisogni delle persone

PER MAGGIORI INFORMAZIONI:

– SCRIVERE A welcom@fondazionecariplo.it

– RIVOLGERSI AI REFERENTI DELL’AREA SERVIZI ALLA PERSONA PER IL BANDO

GUIDA ALLA PRESENTAZIONE 2017

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20 aprile 2017 • articoli_home, Netural Dads, netural family

The Walking DAD: non tutti i padri sono zombie!

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Ho sempre pensato che fare il genitore potesse essere la cosa più semplice al mondo, con un “no”, o un “si”, o un “vai in camera tua” si potesse avere il potere di gestire il tutto, in maniera semplice e sbrigativa.

E invece no. Farlo è una cosa, esserlo è un’altra. Desiderarlo invece è ancora un’altra cosa.

Ecco appunto, il desiderio. Un conto è desiderare di diventare genitori a 19 anni, quando si fantastica sul futuro, un conto è essere consapevoli di poterlo davvero diventare, con qualche anno in più sulle spalle, con qualche chicco di maturità nella zucca, e forse, qualche soldino che tintinna nella tasca, ma se dovessimo aspettare la stabilità economica qui in Italia non metteremo su mai famiglia e non vivremmo mai la bellezza di essere genitori.

Sono Giovanni Abbaticchio, ho 32 anni e sono padre di un figlio di due di nome Ludovico, e sposato con Annarita da tre anni, ma ci amiamo da dodici.

Sono autore e videomaker, scrivo, dirigo e monto video, sono laureato in Pedagogia Generale presso l’Università di Bari, e una passione sfrenata per la media-education.

Da quando è arrivato Ludovico, la mia vita non è cambiata, è semplicemente migliorata, spesso con Annarita quando lo osserviamo mentre dorme ci chiediamo: “ma come abbiamo fatto a vivere tutto questo tempo senza di lui?”. Guardarlo e ammirarlo durante il sonno credo sia diventato il mio hobby preferito, è una meraviglia, paragonabile al Louvre intero. Anzi meglio, che dico meglio, superiore.

Mio suocero mi racconta spesso che suo padre lo baciava nel sonno, perché così crescevano meglio. Beh, a mio parere, non c’è nulla di più sbagliato, i figli vanno baciati, coccolati e accarezzati ogni volta che si può e che ci va. E per fortuna, questo, mio suocero lo sa, e la regola di famiglia è stata trasgredita.

Il rapporto con mio figlio, nell’ultimo anno, è cambiato totalmente. Prima se c’ero o non c’ero, per lui era la stessa cosa, mi ha chiamato Mamma fino al giorno del mio onomastico ma solo quando gli andava, il 24 giugno scorso mi ha fatto un regalo chiamandomi…Babbo. Ho pianto. Mamma quanto ho pianto, di gioia. Ormai ci siamo messi a fuoco per bene, ci conosciamo, ci sorprendiamo, ci amiamo, ogni giorno, attraverso il gioco e la quotidianità. Vivo molto la casa e amo essere coinvolto nella gestione familiare e nelle faccende casalinghe, non mi tiro di certo indietro, ma detto tra noi, non disprezzo il divano e una bella partita di calcio con birra e pizza in solitaria. Oggi io e Ludovico abbiamo un rapporto, vero, autentico, ci scontriamo, discutiamo, parliamo, ragioniamo e giochiamo un sacco. Alle volte sono un po’ severo, altrimenti mi mette i piedi in testa, e faccio la voce grossa. Devo dire che ora basta uno sguardo e mi capisce al volo e questo mi aiuta tanto, e aiuta anche lui.

Ludovico è un testardo, segno toro, è deciso, sa ciò che vuole e come può ottenerlo, sa cosa può ottenere dalla mamma e quello che può ottenere da me. La mattina prima di accompagnarlo all’asilo invento canzoncine e storielle da raccontargli per convincerlo a lavarsi e a vestirsi e alle volte funziona, altre invece falliscono. Ma il più delle volte hanno il loro effetto.

L’asilo, dicevo. Galeotta fu quell’esperienza, quell’avventura che mi ha portato ad avere un’intuizione, una voglia matta di mettermi in gioco e raccontarmi senza nessuna inibizione e nessun pudore.

Tutto è nato durante l’inserimento. Dopo che mia moglie ha seguito la prima parte, a me è toccata la seconda, la più dolorosa, la più straziante. Il protagonista principale? Il distacco.

È toccato a me tagliare per la prima volta il cordone ombelicale, Ludovico piangeva perché non voleva che me ne andassi via ed io che esternamente gli trasmettevo tranquillità e serenità con un “dai amore ti divertirai tanto, gioca”, ma dentro di me era in atto la terza guerra mondiale. Volevo riprendermi il bambino e riportarlo a casa. Tra me e mio figlio però c’era di mezzo la maestra, che educatamente e con polso duro mi ha invitato ad andare via.

In preda ad un calderone di sentimenti contrastanti, ho deciso che questo mix di emozioni dovevo esternarlo, raccontarlo, incanalando i sentimenti in una figura, in una specie di super-eroe paterno, protettore di tutte le emozioni che un padre, un genitore, può vivere e provare.

Mi sono fatto coraggio, ho impostato la modalità video del mio I-Phone e ho iniziato a raccontare tutto.

E qui nasce The Walking DAD (non tutti i padri sono zombie), il mio progetto “social(e) dedicato ai papà.

A seguire sono nati vlog, foto e aneddoti dedicati a stereotipi che vedono protagonisti noi padri alle prese con figli, mogli, suoceri, genitori, amici e faccende quotidiane.Trovate tutto sulla mia pagina Fb, sul sito e su Youtube. Vi consiglio di vedere i video, sicuramente vi ritroverete.

 

Ho pensato che non c’è cosa più bella che raccontare le mie emozioni attraverso video, racconti, foto e altro, ma non solo, voglio esagerare, ho l’obiettivo di diventare il megafono di questa “categoria”.

The Walking DAD nasce per raccontare i sentimenti di un padre alle prese con la crescita del proprio figlio.

 

Voglio affrontare, più in là, tematiche inerenti a questa sfera poco trattata e poco tutelata. Un appuntamento frivolo, ironico e riflessivo sulla bellezza di essere genitori, di essere padri attraverso vlog e video-racconti.

The Walking DAD è un contenitore di pensieri ed emozioni, sogno fortemente che diventi un luogo dove i padri si possano confrontare, così come fanno egregiamente le mamme, dove si possano affrontare tematiche importanti e delicate come: la separazione, la paternità responsabile, i diritti dei padri, le unioni civili, le adozioni, la morte, le separazioni, le scelte, sempre con leggerezza ed intelligenza.

È una sfida sociale ostica e complicata, perché gli uomini sono allergici a questo tipo d’iniziative e confronti, ma sono sicuro che con il tempo e con il giusto spirito, il progetto può raggiungere obiettivi importanti.

Se vi va di seguire le mie avventure mi trovate su: www.thewalkingdad.it

FB: @thewalkingdadstory

Instagram: @thewalkingdadstory

Mail: thewalkingdadmail@gmail.com

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20 aprile 2017 • articoli_home, netural family

Spazio CO-STANZA, il network si allarga!

Ancora una volta siamo felici di dedicare uno spazio del nostro blog ad un altra realtà partner del NETuralFamily Network: Spazio CO-STANZA.

CO-STANZA ha sede a Firenze, ed è il primo spazio di coworking della città con area baby, in cui i genitori ritrovano allo stesso tempo l’accoglienza di una casa e la funzionalità di un ufficio. Lo spazio offre a genitori, bambini, studenti, Associazioni opportunità di scambio e condivisione con attività ludico-didattiche per bambini e percorsi di crescita professionale e Costanza_logo_dettagliopersonale per gli adulti: consulenza psicologica e pedagogica, sostegno alla genitorialità, supporto alla creazione di micro-progetti per la conciliazione vita/lavoro e percorsi di orientamento sociale e professionale. Intercultura, scambio, identità, diversità e integrazione sono i pilastri di Co-stanza, uno spazio in cui la creatività, la libertà, la sperimentazione, la scoperta e l’apprendimento favoriscono lo scambio e la condivisione ad adulti e bambini.

Il team di CO-STANZA è composto da Anna, Maria e Michela con profili ed esperienze professionali che spaziano dalla formazione alla cooperazione, al turismo responsabile e ai diritti dell’infanzia.
Unite dalla voglia di creare e coltivare reti virtuose e concrete tra società civile, professionisti, organizzazioni pubbliche e private: strategia necessaria per poter raggiungere risultati ottimali nella tutela dei diritti dell’infanzia, del benessere dei minori e delle loro famiglie.
Rafforzate dalla convinzione che sia necessario un dialogo continuo intergenerazionale e interculturale, che ascolti ogni parte, per poter costruire con e per ognuna di esse una risposta puntuale ed efficiente.
Vite, esperienze, caratteri, approcci, contesti, ambiti lavorativi differenti che trovano la loro sintesi e la loro piena realizzazione proprio in CO-STANZA.

“CO-STANZA è uno spazio polifunzionale incentrato sul coworking, attorno al quale si attivano svariati servizi di sostegno alla professionalità e alla genitorialità. – ci raccontano le tre co-fondatrici – Mamme e papà possono vivere e partecipare attivamente alla crescita dei loro bambini. senza dover rinunciare ad opportunità spazio-costanza-firenzeprofessionali e alle proprie passioni.”

I servizi:

SPAZIO COWORKING: Neolaureati, liberi professionisti, aziende e associazioni, possono usufruire di una postazione lavorativa – sia essa scrivania o ufficio indipendente – in un ambiente funzionale, familiare e dinamico dove nascono nuove opportunità. Se genitori possono abbinare i nostri servizi di baby-sitting.
SPAZIO BAMBINI: Uno spazio dedicato ai più piccoli per liberare la fantasia e giocare con un servizio qualificato gestito da educatori professionisti multilingue. Laboratori creativi, corsi di lingua, attività sportive, ripetizioni, feste di compleanno o eventi speciali… formule ad hoc per bambini di ogni età.
SPAZIO FAMIGLIA: Uno spazio di ascolto e di condivisione per affrontare con serenità i cambiamenti della vita familiare, accompagnati da professionisti specializzati attraverso percorsi individuali o di gruppo.
BENESSERE E TEMPO LIBERO: Tante attività diverse per non vivere di solo lavoro, spaziando dal benessere fisico a quello mentale.
SPAZIO CONSULENZA E SOSTEGNO: Un aiuto concreto per le famiglie, i bambini e le singole persone. Un gruppo di lavoro consolidato e multidisciplinare che collabora sul tema dello sviluppo dell’individuo e del benessere della famiglia.

CENTRO PSICO-SOLIDALE: Uno spazio accogliente e funzionale che offre servizi di consulenza psicologica e psicoterapia a costi sociali.
FORMAZIONE E ATTIVITÀ CULTURALI: Seminari, incontri e laboratori per grandi e piccini.
PROGETTI DI INNOVAZIONE SOCIALE: In rete per rispondere in maniera integrata ai bisogni degli utenti offrendo spunti divertenti e strumenti alternativi ed adeguati ad ogni età, per una riflessione “”formato famiglia”” sui temi delicati della vunnamedita.”

Spazio Co-stanza è un baby pit-stop UNICEF e da oggi entra a pieno titolo nella nostra rete di NETuralFamily Point.

Ancora una volta, il network di NETuralFamily si conferma una vera risorsa!

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