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#Iorestoacasa e scrivo al Ministro per la Famiglia

Via Gli Stati Generali

Abbiamo scritto una lettera aperta al Ministro per la Famiglia, per raccontare quello che stiamo vivendo in questo periodo difficile.

Cara Sig.ra Ministra,

mi chiamo Mariella e sono la mamma di tre figli: un adolescente, un bimbo di 5 anni e una bimba di 2. Come molte mamme italiane lavoro 5 giorni a settimana e parallelamente gestisco la mia impresa più grande, la famiglia.

Un compito arduo, soprattutto in tempi come questi, in cui occorre mantenere il sorriso e alto l’umore della famiglia, dando fiducia a tutti, oltre che a se stessi, per non affogare in un mare di sconforto.

È passato il primo mese dall’inizio di questa reclusione collettiva da Covid-19, assolutamente necessaria ed importantissima. Qui a casa abbiamo organizzato una specie di routine quotidiana, grazie anche alla scuola che fa il meglio che può per essere presente e per non far perdere ai nostri figli i riferimenti di base della loro vita. Ogni giorno ci tocca lavorare e coordinare attività per tutte le età, non ultimo per nostro figlio adolescente, che con grande responsabilità non esce, e nemmeno chiede di farlo, ma soffre da matti e aspetta con ansia il momento in cui con la playstation potrà giocare insieme ai suoi amici online.

“È la mia piazza, mamma, lascia che io stia con loro!” mi dice e mi ritrovo a non avere il coraggio di dirgli nulla, e a non dargli i tempi contingentati di gioco, come faccio di solito, perché mi rendo conto, quando lo sento ridere e scherzare con loro, anche se solo via web, che sarebbe un po’ come togliergli l’aria.

Alla fine, con un adolescente tutto si fa più complicato, puoi farti aiutare in casa, dirgli di studiare, di seguire le lezioni, di fare il suo allenamento, ma la fisicità dei corpi di altri adolescenti e la forza delle loro relazioni, purtroppo, non la puoi sostituire. Ci sono poi i piccolini, che vedendo la mamma in smart working non ci pensano proprio a farle sconti rispetto all’impegno quotidiano, ed è divertente fare riunioni in call con il muto perennemente attivato per evitare di perdere “istituzionalità” tra urla e baby dance o scrivere una nota importante mettendo il miele nello yogurt…

So di raccontare solo la punta dell’iceberg dei problemi che in questo periodo stanno coinvolgendo le famiglie con figli, e ce ne sono di più gravi, complessi e urgenti da risolvere, e non sono solo problemi di natura economica, che pure tolgono il sonno a folle di genitori, sono problemi di convivenze difficili, dove c’è violenza, povertà educativa e solitudine.

Innanzitutto a questi problemi chiedo a Lei, sig.ra Ministra, come genitore, di dare la giusta priorità, proprio ora, un momento dopo aver definito le prime misure economiche a sostegno delle famiglie. C’è un tema di sostegno psicologico molto, molto importante, e poiché la fine di questa situazione ancora non è possibile vederla, sta diventando urgente e improcrastinabile occuparsene.

La scadenza del 3 aprile è chiaro a tutti che sarà prorogata e i nostri figli vedranno ancora lontana la possibilità di tornare a scuola e alla loro quotidianità.

Cosa diremo ancora ai nostri figli? Come faremo a tenerli chiusi in casa ancora per così tanti giorni? Perché non c’è mai una parola per i bambini nei discorsi del Presidente del Consiglio, nell’agenda del governo, perché è consentito fare attività motoria sotto casa e portare il cane a passeggiare ma non è riservata una sola parola ai bambini?

Non è voltandosi dall’altra parte che il problema viene risolto, soprattutto mi chiedo perché non diate a noi genitori, agli educatori delle case famiglia, a tutti coloro che in questo momento difficile si stanno occupando di bambini, un indirizzo, un’identità riconosciuta, una minima priorità?

Raccoglieremo già molti cocci dopo questo periodo, cerchiamo di contenere al massimo i danni di tutto questo. Il problema è un problema di ascolto, alla fine, un problema atavico che spesso allontana la politica dalla comunità, non parlare del problema dei bambini e del loro diritto a fare due passi all’aperto vuol dire non riconoscere l’esistenza dei bambini stessi e delle loro famiglie, è un argomento scomodo, e come tale, meglio non affrontarlo.

Perché non provare a dare delle regole, anche stringenti, a noi genitori, per consentirci almeno di dare ai nostri figli la possibilità di una boccata d’aria, ne hanno un immenso bisogno, non serve interpellare esperti e specialisti per questo, basta guardarli.

E, ripeto, questo non vuol dire che vogliamo sottrarci alla necessità di stare chiusi in casa, noi siamo completamente al fianco del Governo in questo, è necessario, è importantissimo, soprattutto ora, è una questione di vita o di morte. Però, non è possibile parlare di passeggiata per il cane, passeggiata per prendere le sigarette o il giornale e possibilità di svolgere attività motoria sotto casa e non una parola per i nostri bambini, i bambini di un intero Paese. Diteci qualcosa, non riapriteci i Parchi, quello è fuori discussione, ma almeno riconoscete l’esistenza dei nostri figli  e di noi famiglie, visto che, se non è possibile in questo momento costruirne la felicità, almeno potremmo costruirne un pezzo di serenità.

Grazie per l’ascolto, buon lavoro.

Mariella Stella

Co-founder NeturalFamily

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#Iorestoacasa con i miei bimbi “stracuriosi”

Nell’attesa di giorni migliori, cerchiamo di cogliere tutto il buono che può esserci nel trascorrere del tempo in famiglia.

Oltre alla bellezza e alla meraviglia di vedere i nostri figli evolversi nelle piccole cose quotidiane, possiamo anche provare ad “allenare” la loro e la nostra curiosità!

Uno strumento prezioso in tal senso è la piattaforma che vi presentiamo oggi, dedicata a bambini dai 5 ai 10 anni: L’ACCADEMIA DEGLI STRACURIOSI.medium_Papone

La piattaforma contiene al suo interno numerosi contributi video, giochi, manualità e approfondimenti di Edutainment gratuiti.

I temi sono quelli a noi cari: ambiente, sana alimentazione, riciclo, arte e tanto altro ancora, presentati da simpatici personaggi di tutte le età che interagiscono con i bimbi stracuriosi in modo molto coinvolgente.

Buona scoperta!

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#Ioresto a casa e racconto il COVID ai miei figli

Come raccontalo ai nostri figli? Come spiegare ai più piccoli la limitazione delle loro ordinarie libertà?

Il MUBA di Milano, con EXPLORA di Roma, la Città dei Bambini di Genova e il Children’s Museum di Verona hanno ideato un meraviglioso VADEMECUM che racconta molto bene l’emergenza e tutto ciò che occorre sapere e fare.

Eccolo!

GUIDA GALATTICA AL CORORAVIRUS

Tutto da scaricare e raccontare ai nostri bimbi!

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#Iorestoacasa con figli adolescenti

è forse una delle età più complesse da gestire per noi genitori e spesso ci sentiamo impotenti e non capiamo come poter affrontare al meglio gli sbalzi d’umore e le tensioni dei nostri figli adolescenti.

In questi giorni di quarantena è sempre più complesso gestire i nostri figli adolescenti, pertanto risulta utile più che mai poter contare su pareri “esperti” che possano guidarci nell’ardua impresa 🙂

Il dott. Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, qualche giorno fa ha scritto una bellissima lettera ai nostri adolescenti per cercare di spiegare quello che sta accadendo con realismo e concretezza:

“Cari ragazzi, cari figli, la vita per alcune settimane, probabilmente mesi, vi chiederà un cambio di passo. Non sarete più padroni del vostro territorio di esplorazione. Vivrete in uno spazio limitato, confinato. E dovrete starci. Non solo perché ve lo chiede la legge, ma perché ve lo chiede la stessa vita. Volete vivere? Allora quella vita ora dovete proteggerla. Non è tanto la vostra vita, in gioco, in questo momento. Non siete a rischio voi. Uno strano incantesimo del virus COVID 19 rende voi minori apparentemente non suscettibili o pochissimo suscettibili agli effetti clinici del virus che sta piegando il mondo. Voi non venite piegati dal virus. Ma molte altre persone sì. I vostri nonni. In parte anche noi, vostri genitori. E poi le persone vulnerabili in termini di sistema immunitario. Ovvero chi sta facendo una terapia antitumorale. Chi ha un deficit congenito del sistema di difesa dalle minacce patogene che possono aggredire l’organismo. Per loro oggi, tutto diventa una minaccia. Quasi tutti voi avete nel vostro giro di conoscenze, qualcuno che vive con questo genere di problemi. Bene, è a loro che in questo momento dovete pensare, prima di tutto. E’ di loro che vi dovete occupare. E preoccupare.
Ma dovete anche pensare a tutto il personale sanitario che in questo momento sta combattendo una guerra che rischia di essere superiore alle forze in gioco. Medici, infermieri, paramedici: ogni persona che è a contatto con un paziente per seguire il proprio mandato professionale è oggi equiparabile ad un soldato che si trova in trincea per combattere una guerra. Medici e infermieri non si sono mai immaginati come soldati. Non hanno mai pensato al loro lavoro come un lavoro “contro” qualcosa o qualcuno. La loro professione è sempre stata a favore: a favore dei malati e delle loro famiglie. A favore della tutela della salute individuale e collettiva. Anche oggi, di fronte al moltiplicarsi dei malati infettivi che hanno invaso i nostri ospedali, loro lavorano “pro”, a favore dei loro pazienti. Ma al tempo stesso, sono in trincea contro un nemico che per loro rappresenta un rischio, molto più che per noi.
Essere adolescenti, giovani uomini e donne porta un bisogno fisiologico e implicito di stare nel fuori. Di andare a scoprire il nuovo e l’ignoto. Di muoversi per il mondo. E’ stato così fino alla scorsa settimana. Voi siete i figli che hanno potuto godere dell’Erasmus, rendendo l’Europa tutta, un’unica sede universitaria. Siete gli ex bambini, che grazie alla diffusione delle linee low cost, noi genitori abbiamo preso per mano e portato in giro per il mondo, fin da quando eravate piccolissimi. Vi abbiamo insegnato che il mondo è la vostra casa. Lo abbiamo continuato a fare anche quando i terroristi volevano convincerci del contrario. Volevano farci chiudere nelle case, pieni di spavento, impauriti dal rischio connesso alle loro azioni omicide. Noi non ci siamo piegati. Abbiamo continuato a spingervi nel fuori, a dirvi di andare, di non fermarvi. Niente avrebbe dovuto piegare il vostro diritto alla libertà.
Oggi vi diciamo l’esatto contrario. Vi chiediamo di rimanere in casa. Abbiamo dovuto chiudere le scuole e le università e per noi genitori, voi non sapete quale dolore la cosa ci comporti. Sappiamo che è in aula, nell’incontro con i vostri docenti e con i vostri compagni, che potete attrezzarvi per imparare la vita. I nostri bisnonni e i nostri nonni questo diritto non lo avevano e lo hanno conquistato per voi. Molti di loro a scuola ci andavano fino ai 12,13 anni. Poi tutti a lavorare. Molti di loro, al compimento del diciottesimo anno, si sono trovati obbligati ad andare in guerra. E molti vostri padri, al compimento dei 18 anni si sono trovati obbligati dallo stato a regalare un anno della loro vita per addestrarsi alla difesa della nazione, facendo il servizio di leva, o a sostenere il bene della nazione, facendo il servizio civile.
Voi siete stati “sollevati” da tutto questo. Ed è un bene che le vostre vite abbiano potuto dipanarsi seguendo il filo della libertà assoluta e dell’autodeterminazione. Ma oggi, quel filo si è spezzato. E voi dovete imparare una competenza che forse non siamo stati molto bravi a trasmettervi, noi adulti. Quella competenza si chiama responsabilità. Ed è ciò che differenzia un adulto da un bambino.
Nell’etimologia di “responsabilità” c’è il concetto di “saper dare risposte”. L’adulto è quello che sa le risposte e le fornisce al bambino che gli fa domande. Tutti noi di fronte a questo virus, siamo pieni di domande: “Perché? Quanto dura? Come si fa a sconfiggerlo? Come posso essere certo di non averlo preso?”. Siamo tutti bambini di fronte al COVID 19, fondamentalmente irresponsabili, perché queste risposte non le abbiamo. Le stiamo trovando. Le stanno trovando gli scienziati e i ricercatori che lavorano giorno e notte senza tregua. Ma c’è una risposta che ci compete: possiamo limitare la diffusione del contagio. Diventando responsabili. E limitando la nostra zona di libertà personale. Significa che per un po’ vige il “coprifuoco”. Che tutti dovremo fare grandi sacrifici. Che voi dovrete imparare a studiare da casa. Che vi potrete incontrare a due o tre negli spazi privati. Anziche pubblici. Non possiamo farla noi per voi, questa cosa. Dovete convincervi da soli che è un passaggio necessario. Dovete cominciare a dirvelo nei social, di persona, quando vi contattate e vi parlate. Dovete imparare che questa è, oggi, l’educazione tra pari che serve al mondo. Di cui voi dovete essere protagonisti.
Dovete vivere questo tempo, come tempo di impegno. Continuare a studiare, riempire lo spazio di vita confinato che avete disponibile di bellezza e di significato. E’ un tempo di sacrificio, questo. E anche l’etimologia della parola sacrifico è importante: perchè vuole dire “rendere sacro”. Non c’è nulla di più sacro della vita e del suo valore. E oggi la vita va difesa. Più di tutto. Più di sempre.
Responsabilità e sacrificio: non ve l’avevamo mai chiesto prima, cari figli. Ma oggi non possiamo non farlo. Per favore, ascoltateci. E soprattutto, ditevelo tra di voi. Da oggi, per un po’, queste saranno le parole chiave che vi daranno accesso, tra qualche mese, di nuovo al vostro futuro. Che amerete di più. Molti di più di quanto succeda ora. Perché vi apparirà più sacro. E voi, in quella sacralità, sarete diventati più responsabili. Anche questo è crescere. Anche questo è prepararsi all’adultità che vi aspetta. (Alberto Pellai)

 

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16 marzo 2020 • articoli_home, netural family

#Iorestoacasa in famiglia

Sono giorni complicati per tutti noi, in cui dobbiamo rivedere equilibri e organizzazione familiare.

Non è facile ridisegnare la propria quotidianità, il proprio tempo e quello dei propri familiari in pochi giorni, con le notizie allarmanti che arrivano dagli ospedali e dalla Protezione Civile, ma dobbiamo farlo, siamo chiamati, ora più che mai, a tenere alto il morale delle nostre famiglie e a sostenere i nostri figli in questo nuovo vuoto che si è delineato.

Per farlo, oltre a tutti gli strumenti affettivi di cui disponiamo, possiamo ricorrere a numerosi strumenti presenti online. Noi cercheremo di arricchire le nostre pagine di supporti per i più piccoli e per i più grandi, che spesso vivono con maggiore inquietudine questo momento storico.

Se avete consigli utili ed esperienze da proporci o strumenti da condividere, potete scrivere a hello@neturalfamily.com

Noi, oggi, vi proponiamo una bella carrellata di consigli e tools da QUBI (La ricetta contro la povertà infantile) in cui troverete FAVOLE IN DIRETTA, TEATRO PER BAMBINI, RADIO PER  I PICCOLI, FITNESS PER I  GRANDI, MANUALI DI SOPRAVVIVENZA PER GENITORI, con consigli utilissimi per attività da svolgere a casa.

Entrate in QUBI e ne vedrete delle belle!

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20 febbraio 2020 • articoli_home, netural family, Netural Kids

La cura di COCO

e la vita e la morte viste dai 5 anni.

A novembre ho perso mio padre, il mio riferimento, la mia guida alla vita, la figura fondamentale della famiglia, la roccia, il porto sicuro, il saggio. Perdere papà è stato doloroso, lo è ogni giorno la sua mancanza, vederlo soffrire è stato straziante, vederlo così fragile è stato “contro natura”. E ho vissuto per la prima volta l’esperienza di perdere un genitore da genitore. Non avevo mai pensato a cosa potesse significare vivere la perdita di un pezzo di famiglia, 148111604592-TW_Cocoperché in fondo dentro ognuno di noi la nostra famiglia ha una sua eternità, occupa uno spazio conosciuto in cui ci sentiamo “a casa” per molto tempo, e sentire quello spazio sgretolarsi ti fa sentire d’improvviso ADULTO, sia che tu abbia 30 anni, sia che tu ne abbia 60, ti svela improvvisamente un senso della vita che avevi ignorato o avevi preferito ignorare.  Ma tu, a tua volta, sei un genitore, e improvvisamente ti senti più solo, quasi più indifeso, senza quel pezzo di famiglia e di storia da cui provieni, ti accorgi che nulla più è come prima e cominci ad avere il terrore di non esserci più per i tuoi figli, per i tuoi cari, senti tutta la fragilità della vita a partire da quel singolo scricchiolio che hai vissuto. Quando quel momento arriva, però, hai bisogno di dare fondo a tutte le tue risorse perché tu hai perso un padre ma i tuoi figli hanno perso un nonno, e non so voi, ma io i miei nonni li porto con me ogni giorno, è un distacco importante e traumatico anche per loro.

E mentre ci chiedevamo come spiegarlo ai bambini cercando di non traumatizzarli e ragionavamo comunque da adulti sulle parole giuste e su quelle da evitare, nostro figlio Edoardo, 5 anni, ha scelto il modo più semplice e poetico per vivere quella notizia: Mami ho un’idea: vediamoci COCO! Coco è un film d’animazione del 2017 diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina, distribuito dalla Walt Disney Pictures e creato e prodotto dai Pixar Animation Studios. La storia è quella di Miguel, un giovanissimo aspirante musicista, che intraprende un viaggio verso la terra dei propri antenati per scoprire i misteri nascosti dietro i racconti e le tradizioni della famiglia. In realtà è un bellissimo viaggio dei vivi nel mondo dei morti, è un viaggio felice, divertente e rasserenante, che rende i due mondi estremamente vicini, quasi comunicanti, la famosa “stanza accanto” di cui parla S. Agostino nella sua meravigliosa preghiera “La morte non è niente”, una preghiera laica, universale e toccante, proprio come il cartone animato scelto da Edo.

E così ci siamo ritrovati con gli occhi umidi, il cuore stanco e la testa piena di pensieri, a sorridere con lui cercando di vedere tutti insieme,  sul ponte di petali arancio, il nonno passare con l’allegro corteo di persone di ogni età che dal mondo dei vivi “tornavano a casa” per sempre….e vi assicuro che lui c’era, l’abbiamo visto proprio là. <3

Mariella Stella

 

 

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REGALO DI NATALE: Fuga con me.

(Mamme non smettete di amarvi.)

Circa un mese fa sono rimasta molto colpita da quello che ha scritto la mia amica Silvia in un post di Facebook, in cui raccontava la sua battaglia contro un cancro alla lingua, che a soli 33 anni le ha cambiato completamente le priorità. Leggere le sue parole rispetto al male che l’ha colpita e contro cui ha lottato mi ha fatto molto pensare.

Ho letto mille volte le sue parole, e ho ripensato alla sua e alle nostre “vite di corsa”: Silvia è un’imprenditrice, una grandissima lavoratrice e una donna energica e piena di cose da fare, ma è anche colei che davanti all’esperienza peggiore che si possa vivere, ha imparato d’un tratto a rimettersi al centro, a posizionarsi all’inizio della lista delle priorità, a non rimandarsi più… e questo mi ha fatto pensare tanto e mi ha fatto decidere di farmi, un po’ in anticipo, un regalo originale per questo Natale.

E così, oggi comincia un weekend speciale. In questi giorni ho pensato e ripensato più volte a come avrei voluto viverlo e la prima conclusione che ho raggiunto è di aver aspettato anche troppo per farlo.

Sono passati diversi anni dall’ultima volta in cui ho deciso di viaggiare da sola, e non parlo di viaggi per destinazioni esotiche, ma di quella condizione mentale e fisica in cui l’unico essere di cui prendersi cura sei tu.

Ho 3 figli ed è inevitabile non avere più spazi liberi, tra lavoro, famiglia e impegni collaterali. Certo, ci sarebbe l’appuntamento del mercoledì con lo yoga … vitale, ma comunque un appuntamento, con la sua organizzazione, incastro e un certo sforzo, quando di sera fatico a tenere gli occhi aperti dopo settimane da incubo.

Ogni giorno, da quando apro gli occhi a quando vado a dormire, i miei pensieri sono pieni dei miei meravigliosi figli gioiosi, urlanti, pieni di bisogni e di richieste. E questo è sicuramente bellissimo ed è ciò che ho sempre fortemente desiderato, ma è comunque molto impegnativo, insieme alle priorità di lavoro e agli extra impegni associativi e mi ritrovo a rendermi conto, come ora, che guardare le case piccole dal finestrino di un aereo è una cosa che mi mancava tanto. E ci sono domande:

Che cosa mi piace fare a 41 anni? Che cosa mi piace vivere? Dove mi piace stare, in quale posto del mondo e di me stessa? Quanto ci sto davvero in quel posto preferito?

rispetto alle quali mi riscopro piuttosto impreparata, o per lo meno con alcune idee ma confuse.

C’è anche poi quella particolare condizione mentale legata al viaggio come esplorazione di se stessi, che con i figli si tende a perdere, ovviamente. Viaggiare con i bimbi ci porta a non staccare l’attenzione e i pensieri da loro, a pensare a come intrattenerli, a come interessarli, insomma a come esserci, mentre viaggiare da soli focalizza l’attenzione solo su di noi, sulle cose semplici di cui siamo fatti, sulle paure, sui bisogni, e soprattutto sui sogni.

Pensare, avere il tempo di farlo, non “pensare tra le altre cose” ma pensare e basta, camminando, guardando il mondo dal finestrino di un aereo, ecco, questo lo sto riassaporando adesso e non voglio dimenticarlo.

La scelta di questo weekend l’ha sicuramente accelerata Silvia con la sua storia, ma l’hanno innescata due uomini meravigliosi, che ho la fortuna di avere accanto: il mio compagno e il mio piccolo grande uomo adolescente di 12 anni, che un giorno in auto, mentre cercavo di uscire da un parcheggio piuttosto trafficato per accompagnarlo a scuola, esasperata dalla corsa continua, mi ha detto: “Mamma, secondo me devi prenderti un weekend tutto per te! Vai dai tuoi amici e riposati!” e quelle parole sono state il dono più grande che mio figlio potesse farmi.

Ho capito tante cose in quel momento, ho sentito la sua generosità, la sua apertura, il suo amore per me, l’emozione di non sentirmi rivolgere l’ennesima richiesta da figlio a madre, il riconoscimento della mia identità, … insomma, è stato un momento grandioso!

E non riesco a non pensare che se mio figlio, maschio, oggi ha a cuore il mio benessere, la mia realizzazione e la mia serenità, è un meraviglioso segnale per il futuro, per il suo futuro e per quello di chi avrà accanto. Non trovo banale la cosa, né che il mio compagno mi abbia proposto di farlo fin da quando sono diventata mamma per la terza volta, consapevole della fatica che stavo per vivere. Certo, ho dovuto aspettare che la mia piccola acquisisse un minimo di autonomia ma quel momento è arrivato e vorrei dirlo a tante amiche neomamme che conosco e che vivono momenti difficili di carico emotivo e fisico da cui temono di non uscire più.

Vorrei dirvi, amiche mie, che non dovete mai dimenticarvi di voi, siete sempre le stupende donne che eravate,anzi ancor più stupende, affascinanti e interessanti, e che arriverà un momento in cui vi riapproprierete di voi.

La maternità arricchisce non toglie, ma solo a patto che non vi dimentichiate di voi stesse. A patto che nessuna di noi dimentichi di esistere.

Non servono 3 giorni, spesso ne basta uno, bastano alcune ore, basta volerlo, basta volersi bene… tornate a volervi bene.

Oggi mentre facevo la coda per l’imbarco ero a disagio, mi sembrava di avere troppe poche cose a cui pensare, solo documento e bagaglio, ma di solito c’è l’acqua da prendere, la pipì da far fare prima della partenza, lo zaino da chiudere, i giochi da rimettere dentro, oggi c’ero io e basta e  posso dirvi?

Che bello provare per un attimo quella sensazione di “appartenenza” a se stessi.

Io non voglio scordarmela più e non voglio scordarmi di me.

So quanto mi ami la mia famiglia, ed è un amore immenso e ricambiato, ma mi accorgo che spesso non so quanto mi amo io, ma questo non voglio scordarlo più, e grazie, Silvia, amica mia, per avermelo ricordato.

(Il weekend è stato bellissimo, una sintesi di me, amici e posti meravigliosi a cui sono legata. Ho riabbracciato tante persone che hanno condiviso con me un pezzo importante di strada. La carica che mi hanno dato quei 3 giorni a Roma mi accompagna ancora oggi, e già immagino la prossima meta e i prossimi abbracci.)

Mariella

 

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Giro del mondo formato famiglia

Siamo felici di chiudere questo 2017 con un nuovo ingresso a bordo di Netural Family: la super mamma Rita Scalcione, nuova editor del nostro blog! Rita è materana, sposata con Marcello, ha due figli, Mia e Alberto, organizza eventi e adora viaggiare. Ne leggeremo delle belle, preparate le valigie!

rita

La passione per i viaggi accomuna molte persone e sì, io sono una di quelle che almeno una decina di volte nella vita ha pensato di mollar tutto e partire per uno di quei viaggi a lungo termine, di quelli che ti fanno fare il giro del mondo, di quelli che sai quando parti e non sai quando torni.

Ecco il giro del mondo è uno dei miei sogni nel cassetto. Solo che poi la vita , si sa, prende la sua strada e poi, e poi… e poi ti ritrovi a trentaquattro anni con due figli che fanno 5 anni in due e non hai il coraggio nemmeno di andare a cena al ristorante sotto casa. L’avventura più grande da raccontare diventa di quella volta che sei uscita da sola con entrambi a  prendere un gelato alla gelateria  in fondo alla strada e sei riuscita a tornare a casa senza che nessuno dei due si sia buttato a terra piangendo,  fatto cadere il gelato addosso a qualcuno,  fatto sceneggiate melodrammatiche davanti alla vetrina della libreria. (Però giuro che siamo tranquillamente sopravvissuti ad 11 ore di volo 😉 )

Quindi? Dicevamo? Il giro del mondo? Con due bambini? Piccoli?

In Italia è una pratica ancora poco diffusa, ma all’estero, soprattutto in Australia, le travelling family sono tantissime. Famiglie che hanno scelto di vendere o fittare la propria casa per diventare nomadi, riuscendo a lavorare in modo flessibile.  

Nel 2016 , su Instragram, ho cominciato a seguire il grande viaggio di Courtney e Michael Adamo, che hanno deciso di abbandonare la loro vita a Londra e girare il mondo per un anno intero con i loro quattro figli. “Ai genitori che leggendo la nostra storia pensano che sia troppo difficile dico semplicemente di buttarsi. Non preoccupatevi delle cose che lasciate indietro, perché ciò che troverete di fronte a voi è molto meglio. Ciò che vi lasciate alle spalle sarà lì quando tornerete“.

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Photo credit: Courtney Adamo

Certo il loro viaggio non si può proprio definire low cost , ma oggi ci sono diversi modi per  poter viaggiare con i bambini non spendendo un patrimonio, magari su un mezzo ecosostenibile ( barca a vela o bicicletta per i più avventurosi) o sfruttando la sharing economy (per gli spostamenti ma soprattutto per gli alloggi).

Se decidete di partire in aereo esiste una sorta di Interrail dell’aria. Si chiama RWT (Round the World Ticket) e ti permette di fare il giro del mondo in aereo in un anno e con un numero limitato di miglia e scali da poter fare in questo arco di tempo ( qui maggiori dettagli).

Per quanto riguarda invece gli alloggi, per una famiglia la scelta più comoda è certamente quella di appartamenti , sia per ridurre un po’ i costi che per il confort dei bambini ( preparare i pasti a casa ad esempio ). Oltre al più classico Airbnb, ci sono molti siti che offrono alloggi con il principio dell’economia della condivisione.

Ma Come funziona? Ci sono divere piattaforme online che consentono di iscriversi pagando una fee annuale per poter accedere ad un database di profili di Host  che ospitano in cambio di ore di lavoro. C’è i WWoof che si occupa più che altro di lavori nelle fattorie biologiche , Helpx oppure Workaway che permette di trovare lavori di ogni tipo. Questo certamente è il modo più bello e immediato per entrate in contatto con la cultura del luogo.

Altra soluzione è quella dello scambio casa. Anche qui ci sono diversi siti affidabili ( il più famoso è HomeExchange) che ti permettono di inserire la tua casa per ospitare un viaggiatore e cercare tra migliaia di case in tutto il mondo. Chiaramente non tutti sono disposti ad ospitare una famiglia ma nei profili si possono cercare le sistemazioni più family friendly.

 

Per quanto mi riguarda , per non scombussolare troppo i piani, un viaggio di questo tipo e soprattutto a lungo termine andrebbe fatto quando i bambini non frequentano ancora la scuola dell’obbligo. Dopo diventerebbe più complicato , anche se sono più che convinta che viaggiare sia l’esperienza di vita e la scuola migliore che possiamo regalare ai nostri figli.

Attualmente sto seguendo con grande interesse le avventure della famiglia Miljian. Julian, Miki ed i piccolissimi Teo e Lia sono partiti per il loro viaggio attorno al mondo a settembre. Attualmente sono in Vietnam. Il loro sito è pieno di storie e consigli utili e il loro profilo Instagram crea dipendenza per la bellezza delle immagini e degli aneddoti raccontati del loro incredibile viaggio.

Nel suo diario Miki scrive

“I nostri figli sono piccoli, ed é proprio vero, siamo noi a decidere per loro. Ma lo stiamo facendo

  • per insegnargli che il mondo é grande, e vale la pena scoprirlo tutto
  • per imparare insieme a loro l’importanza dell’umiltà, dell’aiutare e dell’essere aiutati
  • per comprendere il profondo senso del rispetto, della gente, dei popoli, degli umani, vivendo al loro ritmo
  • per sentire con loro il profumo di ogni luogo del mondo
  • per apprezzare i sorrisi sulle facce di tutto il mondo, bianchi, neri, gialli, a pois o a righe, un sorriso é bello in ogni parte del mondo
  • per imparare a vivere con un bagaglio piccolo, ma con un cuore grande
  • per scrivere insieme a loro il più bel diario di vita che esista

 

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Photo Credit www.likemiljian.com

A noi piace viaggiare così, e a voi?

Buon viaggio in famiglia a tutti!

Rita Scalcione

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Città a “dismisura” di famiglia

Avete mai provato a fare un giro in città con un neonato?

di Mariella Stella

Se la risposta è sì allora saprete di cosa parlo.

Io vivo in una città poco family friendly ed è una fatica star fuori delle ore per godersela.  Spesso è così complesso che ho la tentazione di restare a casa. Quando immagino un’uscita in 5, con tre figli di età diverse, il problema numero uno è trovare un posto davvero accogliente per tutti.

Il problema numero due, invece, si chiama “cambio del pannolino”. Senza esagerare, è una fatica vera trovare spazi pubblici e privati che offrano il servizio e che soprattutto te lo comunichino con un adesivo, un cartello, un semplice adesivo.81ysellSoZL._SY355_

E così il più delle volte il cambio della piccola avviene nel passeggino, nel frastuono generale,davanti a sconosciuti, in auto sul sedile posteriore, una volta persino su una sedia, messa “gentilmente” a disposizione dalla pizzeria 🙂

Ma quanto sarebbe civile , invece, far sentire i nostri figli “accolti” dalla comunità fin da piccoli?

è così difficile arrivarci? Ancora più sconcertante è il fatto che persino i grandi marchi di prodotti per bambini non prevedono nei loro punti vendita un fasciatoio (benché ne vendano a bizzeffe) o un angolo allattamento.

“C’è il camerino, signora” rispondono angelici, mentre tu resti sconcertata per aver scoperto che chi di bambini si occupa a livello commerciale non riesce ad interpretare i bisogni fondamentali di una famiglia.

Per scaldare le pappe la situazione migliora, è sempre più frequente, infatti, trovare ristoratori disponibili a scaldare pappe o a preparare persino pastine portate da casa.

C’è da augurarsi che sia sempre più così, ma, in realtà, più che un augurio dovrebbe essere la regola e forse i tempi sono maturi per dare alle famiglie e ai nuovi nati il calore che meritano in città.

A Matera, con l’Associazione MOM, stiamo realizzando la prima “guida alla città accogliente” per i neonati  e  le loro famiglie.

Vi terremo aggiornati!

Intanto, se volete segnalarci iniziative simili in altre città, scrivete a hello@neturalfamily.com, le promuoveremo tramite i nostri canali e sulla nostra mappa dell’Italia family friendly.

 

 

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La famiglia è una questione di TUTTI

Mi chiamo Mariella e da due mesi sono diventata mamma per la terza volta. Questa volta però, qualcosa è cambiato.

Saranno i 40 anni suonati, sarà la maggiore consapevolezza, sarà che qualche giorno fa mi sono ritrovata ad ascoltare il dato della natalità in Italia: ‘un numero così basso delle nascite “non si registrava dalla metà del Cinquecento, quando la popolazione dell’Italia era un quinto rispetto a oggi” (cit. Giorgio Alleva Presidente ISTAT alla presentazione del rapporto annuale Istat 2017), insomma, sarà tutto questo, ma oggi più che mai, mi sento profondamente arrabbiata e ciò che mi fa arrabbiare di più è proprio il tema della famiglia.

Non venitemi a dire, vi prego, le solite frasi sul fatto che i giovani non fanno figli perchè pensano alla carriera o che non trovano l’amore come prima perchè maturano più tardi, sappiate che non riesco proprio ad avercela con chi non ci prova nemmeno a mettere al mondo dei figli, io li capisco, e lo dico da privilegiata con un lavoro  a tempo indeterminato, nonni e amici a supporto, una piccola città altamente vivibile in cui crescerli e una rete sociale di riferimento.

Ma se vivessi a Roma farei le stesse scelte? E se avessi un lavoro precario insieme al mio compagno, con un affitto esorbitante da pagare e giornate intere trascorse nei mezzi pubblici per raggiungere il lavoro? Se dovessi fare i conti con un welfare familiare inesistente o carissimo, senza nonni e amici di supporto, farei ancora figli?

Io credo proprio di no.

La verità è che quando diventi una famiglia la frustrazione più grande che vivi è quella di constatare ogni volta sempre di più (anche a distanza di 11 anni), che la famiglia per l’Italia resta UN FATTO assolutamente PRIVATO, che riguarda solo te, e invece di trovare un’intera società ad accoglierti, ti senti ancora più solo.

E tutto questo fa davvero sorridere (e arrabbiare, parecchio) se pensiamo che siamo un Paese che lancia continuamente allarmi legati alla natalità ma che non riesce, nonostante i proclami, a costruire davvero un welfare familiare come si deve. Non importa poi che la famiglia impatti sul sistema economico, culturale, educativo e sociale, consentendo loro di esistere e di crescere, la famiglia resta per tutti un fatto privato.

E invece, mi permetto di dirvi una cosa, e lo dico da tri-mamma (che, dunque nel 2017 conta quasi quanto una mamma di 9 figli negli anni ’50 🙂 ) la FAMIGLIA è un FATTO PUBBLICO ed è ora che qualcuno abbia il coraggio di prendere a cuore questo tema e di affrontarlo, anche e soprattutto dal punto di vista sociale.

Se guardiamo già solo alla rappresentatività istituzionale del tema, in Italia il dato è scoraggiante: non c’è un Ministero per la famiglia, c’è solo un Dipartimento (che trovate a questo link) che si limita a dare informazioni istituzionali e generiche, non pubblica bandi dal 2015 e nella sezione Azioni e Progetti è fermo ad azioni di ormai tanti anni fa, come se la famiglia non fosse un tema attuale, ma quasi un fatto vecchio, poco interessante.

Qualcuno replicherà che non è vero, le famiglie italiane godono di sussidi e voucher, che rappresentano già un buon inizio. Ma mi chiedo a cosa serva la giungla di bonus, voucher, sussidi che a livello nazionale e locale vengono erogati alle famiglie, se il giorno dopo la registrazione della tua famiglia su un portale istituzionale preposto alla previdenza sociale, sei sparito nuovamente.

Sei sparito, anche se eri un’EMERGENZA, perchè la famiglia lo è, ed è ora di affrontarla, perchè, che lo vogliate o no, la famiglia tocca tutti un po’. Non è una questione di figli (un numero che scende a picco), è anche un grande tema di genitori che invecchiano e hanno bisogno di essere accuditi (un numero in costante crescita), è un tema di benessere collettivo e diffuso.

La famiglia è un BENE COMUNE, è un bene di tutti. Parlare di famiglia è parlare di futuro:  lavoro, economia, educazione, sviluppo, tutto passa da lì ed è impossibile non rendersene conto.

Ma prima di ogni discussione e strategia, occorre spogliare la FAMIGLIA da tutti i travestimenti ideologici che le hanno messo addosso le religioni, i partiti, le comunità in questi secoli, la famiglia deve essere un fatto di TUTTI, deve essere il tema inclusivo per eccellenza ed è imperdonabile qualsiasi tentativo di divisione e strumentalizzazione in tal senso. La famiglia ha cambiato la sua forma, è ricca di declinazioni e nuove geometrie ed è fondamentale tener conto di tutto questo per costruire politiche che abbiano senso ed efficacia.

Sono certa che se le famiglie venissero semplicemente ascoltate rispetto ai loro bisogni, alle difficoltà insormontabili che affrontano, alle necessità di supporto, non solo economico, che hanno, le politiche sarebbe molto più facile elaborarle. Non è più tempo di annunci altisonanti, o di interventi spot, è l’ora che l’Italia guardi in faccia le sue famiglie, TUTTE senza distinzioni,  abbia visioni a lungo termine per loro e con loro, e non metta in campo le solite azioni a corto raggio, spesso in concomitanza con le scadenze elettorali del momento, ma che sappia guardare al welfare della famiglia e sappia sostenerlo davvero.

Nel 2016 con due amiche, mamme come me, Francesca e Claudia, abbiamo dato vita a NETuralFamily, per mettere in rete tutte le buone pratiche di welfare familiare attivate dal basso, da associazioni, comitati, singoli cittadini, molto spesso dalle stesse famiglie, per farle sentire meno sole e per accendere i riflettori sul tema dei temi.

Solo grazie a questo osservatorio privilegiato ci stiamo facendo un po’ di idee su quali soluzioni si potrebbero trovare, figuriamoci se si mettesse in campo un’azione istituzionale di ascolto e coinvolgimento delle comunità familiari che risultati si potrebbero raggiungere, c’è uno spazio immenso su questo, riprendiamocelo e rimettiamo i temi caldi sul tavolo. Noi ci siamo.

Mariella Stella

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