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Smartworking o extreme working?

Quanto è stato difficile vivere questo lockdown da donna, madre e lavoratrice? Siamo arrivate in Fase 2 sfiancate, schiacciate tra famiglia e lavoro, con pochissimo tempo per noi e tantissime cose da fare, senza più il supporto dei nonni, della scuola, degli amici, delle nostre reti di aiuto, delle nostre valvole di sfogo.

di Mariella Stella

Quante volte siamo scoppiate a piangere perchè non sapevamo da che parte cominciare con le cose da fare? E quante altre ci siamo sentite delle pessime madri, delle pessime educatrici…insomma delle pessime, e ci siamo crocifisse per colpa di quel maledetto senso di colpa? Tante, troppe, con la sensazione di essere sole ma, invece, in ottima compagnia della moltitudine di donne, che, come ci racconta l’indagine IPSOS “DONNA E CURA IN TEMPO DI COVID19” hanno dovuto gestire da sole famiglia, figli e persone anziane, spesso insieme al lavoro: un carico pesante, che ha portato 1 donna su 2 in Italia a dover abbandonare piani e progetti a causa del Covid. 

E il passaggio da smartworking a extreme working si è compiuto in un attimo. Il tema ormai non è lo smartworking in sé ma le condizioni in cui viene svolto. È sempre più evidente quanto il Paese vada a due velocità sul tema delle famiglie. Chi gestisce una famiglia è chiamato ad essere veloce, efficace nel trovare rapide soluzioni organizzative, al passo con l’evoluzione della pandemia, con il ritorno ad una pseudonormalità, ma il welfare resta fermo, gli asili nido chiusi, le scuole pure, i centri estivi faticano a partire. Insomma, un carico insostenibile, un lavoro estremo a cui siamo costrette a sottostare, sentendoci ogni giorno sempre più sole.

La CGIL nazionale ha avviato la 1° Indagine sullo Smart working promossa dall’area politiche di genere e realizzata insieme alla Fondazione Di Vittorio per comprendere le ragioni alla base di percezioni tanto diverse dello smartworking e per individuare soluzioni e modalità per rendere davvero SMART il lavoro da casa. L’indagine, consultabile e scaricabile a questo link, fa emergere, ancora una volta, un carico maggiore sulle donne piuttosto divise tra esigenze lavorative e familiari.

In questi ultimi giorni molte testate giornalistiche, blog e organizzazioni del Terzo Settore ne hanno parlato, e come sapete, fare un po’ di rassegna stampa ci piace sempre per darvi qualche pillola di informazione 🙂

Buona lettura!

Valore D

Il Messaggero

Vanity Fair

Repubblica

Save the Children

Il Fatto Quotidiano

Donna Moderna

Wallstreetitalia

Io Donna

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IL SUD DELLA FRANCIA – ON THE ROAD CON BAMBINI

Un itinerario di 10 giorni nel sud della Francia, tra profumo di lavanda ed escursioni nella natura selvaggia della Camargue

PROVENZA E CAMARGUE ON THE ROAD CON BAMBINI

di Rita Scalcione

Erano svariati anni che avevo in mente di andare in Francia per vedere la lavanda nel suo periodo di piena fioritura e così, complice il mio compleanno che cade proprio in questo periodo e complice anche il fatto che avevamo a disposizione 10 giorni di vacanza, ci siamo lanciati nell’organizzazione del nostro primo on the road in famiglia. Mai avrei immaginato che un viaggio di questo tipo con 2 bambini al di sotto dei 5 anni potesse rivelarsi una delle migliori scelte di viaggio in assoluto.

VIAGGIO IN PILLOLE

Tappe: Hyeres – Isola di Porquerolles – Salon de Provence – Arles – Saintes Marie de la Mer – Avignone – Lago di Saint Croix – Plateau di Valensole – Valle dell’Ocra –  Genova

Partecipanti: Mamma Rita , Papà Marcello , Mia (4 anni)  e Alberto (2 anni)

Mezzi di trasporto: Aereo + Macchina + Traghetto + Bici 

Km percorsi in auto: circa 1500

Giorni di Viaggio: 10 

Periodo: 27 giugno/6 luglio 2018

ITINERARIO DI VIAGGIO

Cercando un volo economico che ci portasse in Francia, la scelta è ricaduta su un diretto Bari –  Genova così da poterci fermare anche un paio di giorni in una città che nessuno dei 4 aveva ancora mai visitato.

Arrivati a Genova abbiamo noleggiato la nostra auto per dirigerci verso il confine. Per tutti i nostri viaggi itineranti  abbiamo sempre utilizzato il noleggio attraverso il motore di ricerca Rentalcars, portandoci però da casa i nostri  seggiolini auto che la maggior parte delle compagnie aeree  imbarca gratuitamente. In questo modo i costi del noleggio auto si riducono sensibilmente. Ed eccoci alla guida di una sobria ma comodissima Audi A2 gialla

Approfittando del sonnellino pomeridiano dei bimbi abbiamo raggiunto senza sosta la nostra prima tappa: Hyères. Poco meno di 4 ore di viaggio (340 km). Qui ci siamo fermati due notti per poter andare alla scoperta di uno degli altri sogni nel cassetto:  l’Isola di Porquerolles che ci ha completamente rapiti tra mare spettacolare, profumi mediterranei e sentieri da percorrere esclusivamente in bicicletta.

VERSO LA CAMARGUE

Da Hyeres siamo poi ripartiti per la Camargue. Cavalli bianchi e fenicotteri rosa. Così ce la siamo immaginati questa parte di Francia dall’animo gitano che non ha deluso le nostre aspettative. Facendo base ad Arles sulle tracce di Van Gogh, abbiamo visitato tutto il territorio circostante e la bellissima Saintes Maries de la Mer, con i suoi negozietti boho style e le distese di sabbia bianca.

 

ANCORA IN VIAGGIO…

E’ tempo di lasciare le campagne della Camargue. Avignone è la nostra prossima tappa. La Provenza e il profumo della lavanda ci aspettano!  Il nostro alloggio è in  campagna, a pochi km da Avignone. Da qui siamo andati alla ricerca delle valli fiorite, arrivati al lago di Saint Croix godendo dello spettacolare panorama delle Gole del Verdon, visitato la Valle dell’Ocra, dove sembra a tratti di essere in Colorado per i suoi colori.

 

 

Salutiamo la Francia e, avendo un volo da Genova ne abbiamo approfittato per passare qui le ultime due notti. Qui tra l’Acquario, la Città dei Bimbi, i piccoli di casa non hanno avuto modo di annoiarsi.

QUALCHE CONSIGLIO:  SUD DELLA FRANCIA FAI DA TE 

E’ stato un viaggio davvero pieno di cose da fare e da vedere. Il sud della Francia richiederebbe sicuramente più attenzione soprattutto nella visita dei piccoli e bellissimi paesini che invece noi abbiamo tralasciato per mancanza di tempo. Con due bimbi che all’epoca avevano 2 e 4 anni i ritmi sono sicuramente diversi.

Avere una macchina propria o a noleggio è indispensabile per potersi muovere in tutta libertà da un paese all’altro. Nella scelta degli alloggi abbiamo optato sempre per case vacanze con spazio all’aperto (giardino o terrazza). Una aveva anche una piscina privata per la gioia dei piccoli…e anche nostra. Nella nostra organizzazione familiare preferiamo stare in giro tutto il giorno mangiando qualcosa al volo per poi tornare a casa nel tardo pomeriggio e prepararci la cena senza dover avere lo stress di uscire a cercare un ristorante.  Ovviamente boulangerie ovunque con tante prelibatezze per improvvisare un pic-nic per pranzo  come tanto ci piace fare quando siamo in viaggio. Abbiamo trovato clima particolarmente caldo e si sono rivelate fondamentali le tappe al mare e i bagni in piscina.

Se volete vedere i campi di lavanda in fiore sicuramente il periodo migliore va da fine giugno ai primi di luglio.

Ma non è finita qui. In arrivo  altri racconti dedicati alle varie tappe di questo fantastico viaggio!

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#ADOLESCENZE: i genitori sbagliano sempre!

bb5241f5-1211-48dc-9276-f390f53639a2di Antonella Nuzzolese

L’adolescenza è considerata comunemente un periodo particolarmente complesso nella vita dei ragazzi ma è bene sottolineare che nemmeno i genitori sono risparmiati da senso di confusione e spaesamento. Fa capolino la paura di perdere il proprio bambino, il timore di cattive compagnie, il tutto condito da una società che ci rimanda continuamente l’immagine di adolescenti irresponsabili, dediti a droghe, sballo, bullismo ecc. Analizziamo insieme  cosa rende così “spinoso” il rapporto genitori-figli in questa fase.

I genitori sbagliano sempre!

Gli adolescenti recriminano indipendenza e maggiore libertà, al contempo rifiutano richieste di responsabilità anche banali, come ad esempio mantenere in ordine la loro stanza. Se si sentono considerati come bambini potrebbero sentirsi non degni di fiducia e accusare i genitori di essere troppo protettivi; se si sentono considerati come adulti potrebbero sentirsi incalzati troppo presto o poco accuditi.In sostanza in questa fase i genitori sbagliano sempre! Niente paura, non bisogna smettere di porre dei limiti, la sensazione di fallimento è condivisa da molti genitori e fa assolutamente parte del compito evolutivo che sta affrontando la famiglia.

Richiesta di separazione e bisogno di appartenenza

Spesso erroneamente si crede che l’adolescente abbia bisogno di svincolarsi dalla famiglia d’origine, in realtà in questa fase il bisogno di separazione è tanto forte quanto quello di appartenenza. Per dirlo in altre parole possiamo affermare che non può esserci alcuna separazione se non vi è una qualche forma di appartenenza Considerare questi aspetti ci aiuterà meglio a leggere le incalzanti richieste di indipendenza degli adolescenti, spesso con atteggiamenti insofferenti e rabbiosi  nei confronti della propria famiglia. In realtà altro non sono che richieste dettate dalla paura di crescere e dal bisogno di affermare come non mai le proprie appartenenze, attraverso il riconoscimento dell’amore da parte dei propri genitori

Famiglia e adolescenza: un puzzle interconnesso

L’apparente poco  interesse verso la famiglia mostrato in questo periodo può portare erroneamente a credere che ciò che accade negli adolescenti  abbia poco a che vedere con le dinamiche in seno alla famiglia in cui vivono. Niente di più sbagliato! I figli sono estremamente curiosi di ciò che accade nella loro famiglia, e possono svolgere un ruolo attivo nelle dinamiche familiari diventando ad esempio il braccio armato di conflittualità di coppia taciute e/o negate costringendo la famiglia a chiedere aiuto. Ecco che il ragazzino problematico diventa soggetto competente, in grado di rappresentare l’ occasione per la coppia genitoriale di esplicitare il proprio disagio e provare a superarlo, si parla in questo caso di terapia di coppia camuffata.

Osservatore consapevole piuttosto che genitore amico

Molti genitori provano ad affrontare questa fase assumendo il ruolo di genitore amico, complice del proprio figlio, con l’idea che in questo modo potranno controllarlo meglio senza discutere troppo. In realtà, soprattutto nella prima adolescenza, i figli hanno  bisogno di un genitore con cui lottare, con cui confrontarsi per scoprire essi stessi i propri pensieri. Non è importante evitare i conflitti, bensì imparare ad affrontarli e risolverli. Alle volte i figli stessi,spaventati e preoccupati da richieste eccessive di emancipazione, hanno bisogno di un genitore che dica “no” al posto loro, permettendogli di mantenere magari il ruolo di “temerario” davanti al gruppo dei pari.Bisogna quindi diventare osservatori pazienti, consapevoli che mai come in questa fase i ragazzi hanno bisogno di fermezza e di contenimento per contrastare la sensazione di aver perso sé stessi.

Dare fiducia

Forse uno dei compiti più complessi richiesti ai genitori di un adolescente è proprio quello di dare fiducia al proprio figlio. È difficile lasciare maggiori libertà ed esporre a innumerevoli pericoli quello che fino a ieri era solo un bambino, tuttavia avere la fiducia da parte dei genitori è davvero di vitale importanza per un adolescente in quanto migliora il senso di autostima e alimenta una motivazione interna a rispettare le regole imposte dai genitori. Fidarsi presuppone anche attribuire una certa importanza alle richieste del ragazzo, mostrando disponibilità all’ascolto, senza imporre dei “no” prima di avere spiegato da cosa sono giustificati. Spesso si crede che un genitore autoritario sia facilitato nel compito, imponendo le proprie regole senza causare troppi conflitti. In realtà questo tipo di atteggiamento può essere molto controproducente nella relazione genitore-figlio poiché, come già accennato, i limiti sono importanti ed i ragazzi ne hanno bisogno, ma necessitano anche di essere considerati come “portatori di motivazioni valide” e di poter esporre il proprio disappunto ai genitori.

Per concludere, alla stregua delle difficoltà che l’adolescenza comporta, l’invito è di provare e comunque a vivere questa fase come un’opportunità piuttosto che come un ostacolo.

Guardiamo oltre la “musica a palla”,cerchiamo di risignificare qualche bugia di troppo, proviamo ad andare oltre le provocazioni e godiamoci lo spettacolo dei figli che a poco a poco spaccano il guscio e diventano adulti. La funzione genitoriale non muore, si trasforma semplicemente.Buona adolescenza a tutti!#

Conosciamo meglio Antonella Nuzzolese!

Laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche e Laurea magistrale in Psicologia Clinica, entrambe conseguite presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”. Attualmente è una psicoterapeuta in formazione ad indirizzo sistemico-relazionale presso l’Accademia di Psicoterapia della Famiglia, sede di Bari. Svolge l’ attività privata a Matera ed è particolarmente impegnata in progetti di sostegno alla genitorialità e alla famiglia.

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#FAMIGLIA: idee per la ripartenza in fase 2

di Mariella Stella

All’indomani dell’ennesimo DPCM in cui vengono annunciati nuovi aiuti alle famiglie, che al momento non sembrano segnare significative discontinuità con il recente passato, ha ancora più senso pubblicare i risultati della nostra call for ideas, lanciata ad aprile, in pieno lockdown e con mille domande da porre alle Istituzioni circa il futuro delle famiglie italiane in fase 2.

Siamo entrati da qualche giorno nella seconda fase dell’emergenza e le diverse task force del Governo stanno restituendo soluzioni che, in parte, fanno proprie le indicazioni che tanti genitori hanno fatto in modo di far arrivare al governo, con lettere ai Sindaci, ai Ministri (la nostra è di marzo 2020), all’ANCI, nella disperata ricerca di risposte o meglio di proposte.

Ed è senza dubbio la nota positiva di tutta questa situazione: rilevare un’energia sopita delle famiglie, che è diventata un tam tam molto potente all’indomani dell’emergenza, e che in un attimo ci ha messo in rete, da nord a sud, con tantissimi genitori, educatori e cittadini attivi che, in tutta Italia, stavano portando avanti le stesse battaglie.

Del resto, il fatto di non sentirsi soli è stato importante, ci ha restituito l’idea che il welfare DEVE essere condiviso e DEVE essere partecipato. In fondo le parti chiedono partecipazione prima che soluzioni, chiedono coinvolgimento prima che fondi.

E nata così la proposta partecipata che vi presentiamo, il risultato di un processo di coinvolgimento di intelligenza collettiva “informata sui fatti” non solo per esperienza quotidiana, ma anche per profilo professionale, visto che in alcuni casi i partecipanti alla call sono stati  neuropsichiatri, ricercatori, psicologi, educatori.

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I TEMI DI DISCUSSIONE su cui sono stati chiamati ad esprimersi gli utenti coinvolti sono 5:

  1. SCUOLE- COME RIAPRIRE?
  2. BIMBI ALL’ARIA APERTA-. COME RIORGANIZZARE I GIOCHI?
  3. NUOVI SERVIZI PER LE FAMIGLIE
  4. AL MARE CON I BIMBI IN FASE 2
  5. ATTIVITA’ ESTIVE IN FASE 2

Dalle risposte pervenute, il primo elemento emerso è stato quello del bisogno primario di sentirsi presto e nuovamente parte di un’alleanza educativa che l’arrivo del Covid-19 sembra aver interrotto. La prima impressione è che i genitori coinvolti sentano una grande solitudine nella gestione dei propri figli e dei loro percorsi educativi in questo momento, nonostante la DAD e gli enormi sforzi della scuola.

Ma quanto è importante che i genitori non siano soli? Lo è infinitamente,  e purtroppo c’è una fetta di collettività che non lo riconosce. Dopo la pubblicazione della nostra lettera al Ministro della Famiglia siamo stati sommersi da contatti di altri genitori, email, messaggi da tutta Italia, e abbiamo avuto immediatamente l’impressione di aver toccato un tema caldo e sentito da moltissimi.

Tuttavia, tra i vari commenti ci siamo anche imbattuti in frasi del tipo: “Non capisco di cosa si lamentino questi genitori, hanno voluto la bicicletta e ora devono pedalare” e altre espressioni facili di questo tenore. Il problema invece è proprio qui, perché forse sfugge a molti che i nostri figli sono i vostri figli, sono i loro figli, sono il futuro di questo paese, e mettere al mondo dei figli non è un atto egoistico, è un contributo enorme alla crescita di un intero paese.

Il welfare familiare, pertanto, non è una facoltà, è un diritto, è l’indicatore fondamentale per valutare la qualità di un Paese e le sue priorità, è la cartina di tornasole che racconta l’idea di futuro che chi governa ha per il suo Paese.

In realtà quello che emerge con forza è che un Paese come l’Italia, in cui i genitori non sono rappresentati da nessuno, in cui non si sono mai organizzati in maniera unitaria e laica rispetto alla difesa dei diritti della famiglia, in un movimento in grado di avere un peso nelle decisioni di governo, avere una sua rappresentatività nel momento in cui si tratta di discutere di cosa abbiano bisogno, è un Paese che da decenni ha smesso di parlare del suo futuro perché non ha neanche provato ad ascoltare i propri bisogni, e ascoltare i bisogni della famiglia, vuol dire ascoltare tutta la sua comunità.

Ed è lo stesso Paese che sembra non volersi accorgere che le sue famiglie sono molto diverse nella loro conformazione dalla famiglia di Nazareth, le sue sono famiglie a “geometria variabile”, famiglie con figli di genitori diversi, con matrimoni precedenti alle spalle e figli di altri matrimoni, con due mamme, con due papà, con un solo genitore, le sue sono famiglie reali di un tempo nuovo e per parlare di welfare in maniera competente e utile questo Paese deve accettare la nuova fotografia della famiglia che la realtà restituisce ogni giorno.

Il punto è che spesso tutte queste famiglie sono bravissime ad auto-organizzarsi, a costruire un sistema di welfare dal basso che sopperisce all’assenza di piani istituzionali per la famiglia, e sembrano arrendersi all’evidenza di un welfare che non c’è, come fosse un dato di fatto immutabile con cui fare i conti.

Dalla nostra call, però, emerge anche un dato importante, ovvero che ai genitori è chiaro che gli interlocutori primari in questa storia sono le Istituzioni. Molti, infatti,  nelle loro riposte si rivolgono ai Sindaci, agli Assessori, a quelle figure istituzionali di prossimità che non possono ignorare un bisogno come quello della presa in carico delle famiglie e dei figli del proprio territorio, e nel contempo, nel rivolgersi alle istituzioni non si sottraggono dal fare la propria parte, dall’offrire il proprio contributo, non c’è uno sgravio di responsabilità ma la consapevolezza che in assenza di istituzioni pronte a mettere in atto un piano, e mettere in campo le proprie forze per la comunità, si sentiranno nuovamente soli e abbandonati a se stessi.

Più che del Governo, è del Sindaco e del Comune che i genitori sentono il bisogno. Ad esempio, è ai Comuni che i genitori riconoscono in questo momento il compito di mappare tutti gli spazi possibili: verdi, sportivi, ampi, in sicurezza per pianificare in che modo metterli a disposizione delle attività dei bambini, dai centri estivi alla scuola.

E non sono poi così lontani da intuire ottime soluzioni, visto che molte delle risposte che hanno dato vanno esattamente nella direzione intrapresa da molti governi in questo periodo. Del resto, è emblematico il caso della Danimarca con la scuola negli Stadi, una proposta presente anche nella nostra call.

Un’idea molto interessante, emersa nella call, è anche quella di creare una scuola “diffusa” tra masserie didattiche e scuole di piccoli centri in spopolamento (le aree interne?) chiuse per mancanza di alunni e ora di nuovo utili per distribuire l’utenza, avvalersi del volontariato e del terzo settore per sopperire alla carenza di docenti ed educatori, proporre a insegnanti disponibili a farlo una sorta di banca del tempo, la possibilità di organizzare piccole lezioni o incontri empatici con i loro ragazzi in estate, per riallacciare il filo del legame scuola-famiglia.

Una proposta che travalica tutte le questioni sindacali e formali che sembrano impedire una ripresa parziale dell’anno scolastico d’estate. C’è anche tanto outdoor ovviamente nelle proposte, tanta aria aperta e ruralità. L’impressione è che il tema della scuola nel bosco e della didattica all’aperto sia stato finalmente sdoganato, quando fino a ieri veniva vissuto come un sorta di scelta di nicchia, oggi diventa “necessità” in tutta la sua reale potenzialità

Altro tema caldo emerso è quello della sorveglianza, in particolare sulle spiagge. Nella call ci sono numerosi rimandi alla necessità che i Comuni provvedano alla sorveglianza  e al controllo del rispetto delle distanze di sicurezza e del distanziamento tra gli ombrelloni, i lettini e le persone. Non vengono proposte nuove strutture architettoniche, ma meno lettini e ombrelloni e molta sorveglianza, affidata anche in questo caso a volontari, scout, bagnini, etc  e anche un tema di sanificazione da far rispettare ai gestori. Vi è anche la proposta di lasciare nei lidi solo gli ombrelloni a distanza e invitare gli utenti a portarsi ogni giorno il proprio lettino sanificato per essere sereni rispetto all’affidabilità delle procedure di igienizzazione.

Indubbiamente, emerge forte la consapevolezza che c’è bisogno che ognuno faccia la sua parte, ma vi è anche la convinzione che se questa volta qualcuno non farà la sua, sarà più evidente del solito, e le responsabilità peseranno come macigni sulle spalle e sulla credibilità di chi non avrà provveduto.

Restano, infine, ferme le certezze delle famiglie: la rete delle altre famiglie, la solidarietà reciproca, il ruolo degli asili casalinghi condivisi, dell’auto-organizzazione dei servizi, un paracadute fondamentale ed affidabile a cui rivolgersi in caso di bisogno.

La parola rete ricorre tantissimo e il tema dell’alleanza pubblico-privato è riconosciuta più volte come fondamentale.

Sono famiglie che sanno quel che serve e che forse andrebbero ascoltate un bel po’ di più, non solo in tempo di Covid-19, da Governi e Amministrazioni locali spesso così lontane negli ultimi decenni da semplici soluzioni di buon senso, che, statene certi, ad una famiglia sarebbero venute in mente. 🙂

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#ADOLESCENZE: Crisi e scoperte

Grazie a due nuovi arrivi nel team di NeturalFamily, da oggi inizieremo a raccontarvi di adolescenti e genitori “smarriti”, per sentirci tutti meno soli e vivere “la normalità” di un percorso di crescita che, a volte, può farci paura. Useremo l’hashtag #ADOLESCENZE, per raccontarvi sempre un pezzo in più di questo movimentato periodo di crescita, che ha tante sfaccettature, perciò ci piace usare il plurale per raccontarla.

di Valentina Schiuma

Psicologa, psicoterapeuta, musicoterapista

Non lo riconosco più!”:

Capita che i genitori dicano questo dei propri figli adolescenti che riscoprono diversi da un momento all’altro della vita familiare. Il giorno prima erano presenza rumorosa tra le mura di casa, il giorno dopo sono sempre fuori o rinchiusi in camera, silenziosi, monosillabici o scontrosi. Ma cosa non si riconosce? In cosa sono cambiati?

Si è sempre descritta l’adolescenza come un periodo di Tempesta e Tumulto, un Turmoil o un Break-Down rispetto alle fasi evolutive precedenti e successive, ma si può ritenere questa una fase di passaggio, più o meno sconvolgente, caratterizzata da crisi e scoperte intense che necessitano rimodellamenti importanti a livello del corpo e della mente.

A cosa sono dovuti questi importanti sconvolgimenti e quali possono essere gli esiti possibili?

Sempre più precocemente i nostri bambini, nella tarda infanzia si ritrovano a dover affrontare importanti compiti evolutivi che comportano inevitabilmente una crisi, la perdita di confini e sicurezze fin’ ora acquisite e la scoperta di nuove possibilità e strategie. I compiti evolutivi che caratterizzano l’adolescenza in momenti diversi sono:

  1. Integrare i cambiamenti del corpo nella psiche;
  2. Separazione/individuazione;
  3. Formazione dell’identità.

È intuibile quanto sia difficile entrare in contatto con un corpo che cambia radicalmente nel giro di poco tempo e che si caratterizza di aspetti anche alquanto sgradevoli come l’acne, il sebo, la sudorazione, i nuovi ed intensi odori, i cambiamenti disarmonici delle varie parti del corpo, etc. Tutti questi cambiamenti esterni sono correlati a cambiamenti ormonali interni che portano il giovane a percepire il proprio corpo come più forte ma anche più vulnerabile a impulsi e istinti. Il nostro adolescente dovrà anche fare in modo di integrare questi cambiamenti del corpo nella psiche, accettarli per iniziare a formare una propria immagine di se stesso il più possibile gradevole e armonica che condizionerà la vita sociale, il rapporto con gli altri e il proprio futuro.

Infatti, in una fase successiva e non necessariamente separata dalla prima, il giovane inizierà a sperimentare la propria separazione dal nido familiare, dalle dinamiche e dalle influenze familiari per provare a collocarsi nel mondo, prevalentemente grazie all’aiuto del gruppo dei pari, per iniziare a formare la propria identità.

La formazione dell’identità è la fase più tardiva e lunga prima di diventare giovani adulti e comporta il dover definire non solo chi si è ma chi si vuole diventare, prendendo spunti e idee dalla propria famiglia e anche dal mondo sociale che si è conosciuto: scuola, gruppi sociali, amici, modelli di riferimento.

Tutti questi passaggi non sono lineari e comportano momenti di incertezza, vacillamenti, spinte in avanti e regressioni a stadi precedenti, facendo sì che ciò che appare ai nostri occhi adulti è caos, confusione, disorganizzazione e disarmonia.

Saper gestire questi cambiamenti che sono inizialmente inconsapevoli non è compito facile e può essere tanto entusiasmante quanto spaventante. Per cui, possiamo vedere alcuni ragazzi che con uno slancio in avanti cercano di bruciare queste tappe intollerabili provando a diventare subito adulti ed altri che arrestano il proprio cammino sperando di rimanere bambini il più a lungo possibile.

Quindi noi adulti che vediamo i nostri ragazzi perdersi in questi tumultuosi movimenti che possiamo fare? Innanzitutto dobbiamo fare attenzione alla situazione che ci vede coinvolti in modo specifico, e potremmo provare ad attendere con pazienza, con uno sguardo accogliente, tollerante e non giudicante che il nostro impacciatissimo bruco diventi una farfalla meravigliosa, provando ad essere disponibili ed accessibili quando ne hanno bisogno e pazienti e discreti quando si perdono nella loro confusione tollerando di poter, a volte, perderli di vista.

Buon viaggio allora e a tutta forza verso questa avventura piena di sorprese e scoperte!

Se siete interessati a porre quesiti alla nostra Valentina Schiuma, potete scrivere a hello@neturalfamily.com

Conosciamo meglio Valentina Schiuma!

Psicologa psicoterapeuta. Laureata in psicologia presso “la Sapienza” di Roma.
Specializzata in psicoterapia dell’adolescenza e dell’età giovanile a indirizzo psicodinamico
Master in Diritto del Minore. Musicoterapista.
Ha completato la sua formazione presso il centro “Giorgio Fregosi, Spazio Sicuro” di Roma, centro per la prevenzione e il contrasto all’abuso e al maltrattamento su bambini e adolescenti. Attualmente svolge la sua professione privata a Matera e collabora per strutture residenziali per minori nell’ ambito della tutela del minore.

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#Iorestoacasa e alleno il mio ottimismo!

Qualche mese fa abbiamo lanciato una call per nuove collaborazioni con il nostro blog: mamme e papà, esperti di famiglia, infanzia e adolescenza, ma anche di welfare che avessero voglia di contribuire ai tanti temi affrontati. Giorno dopo giorno raccogliamo nuove proposte di collaborazione e ne siamo felici!
Oggi è il turno di Sabrina Zuppardi
“Ho studiato antropologia all’Università di Bologna, collaborato con il mensile “Le vie della Storia” come tirocinante in seguito ad un corso di giornalismo, mi sono occupata di risorse umane fino alla maternità, dove mi sono dedicata ai bimbi (2) per 4 anni, anni che ho speso in ulteriore formazione: un corso di assistente all’infanzia, uno di informatica, uno di coaching ,un altro di Consapevolezza e gestione di sé e, per finire, l’ultimo presso l’Università di Bologna e il Politecnico di Milano, sulla gestione del cambiamento. Attualmente sono una consulente per la crescita personale e tengo corsi ( sospesi) patrocinata dal comune di Bologna che mi ha concesso uno spazio, in collaborazione con la biblioteca Corticella.  Tuttavia,mi sono adeguata temporaneamente alla modalità on line. Per diletto, scrivo recensioni e articoli per il sito Sololibri.net (la lettura è la mia più grande passione, oltre il viaggio, le filosofie orientali,la cultura celtica, la montagna, l’arte e il teatro).”
COME L’ OTTIMISMO, SOPRATTUTTO NEI PERIODI DIFFICILI, È UTILE PER VIVERE MEGLIO. COME INFONDERE OTTIMISMO NEI BAMBINI?
L’ottimismo può essere una propensione caratteriale, ovvero ci sono persone che sono naturalmente più ottimiste e grintose di altre.
Tuttavia, è una qualità che si può allenare e coltivare, ma soprattutto è importante forgiare una mentalità ottimista nei bambini! Può essere utile soprattutto in questo periodo!
Le persone ottimiste hanno la capacità di apprezzare e godersi la vita e un atteggiamento fiducioso nelle proprie capacità, nel futuro, e negli altri.
Molte ricerche dimostrano che gli ottimisti rendono meglio nello studio, nel lavoro e nello sport.
COME CRESCERE FIGLI OTTIMISTI
Crescendo, il bambino si crea un’immagine causale delle cose che gli accadono, sviluppa cioè delle teorie sui motivi per cui determinate cose accadono e del perché egli fallisce o ha successo.
Queste teorie sono alla base del suo futuro atteggiamento ottimista o pessimista.
I primi anni di vita del bambino sono caratterizzati da esperienze di grande padroneggiamento del mondo. Partendo da uno stato di totale impotenza, il bambino impara a camminare, a parlare, a relazionarsi con gli altri. In questo modo sviluppa una grande fiducia nelle proprie capacità e così ha in genere uno stile esplicativo enormemente ottimista.
Questa propensione naturale all’ottimismo tipica dei bambini può incrinarsi per diversi motivi: genitori che tendono al pessimismo , all’iperaccudimento o che ne ignorano i bisogni emotivi, senza considerare ovviamente traumi come la separazione, ecc.
In generale possiamo migliorare l’ottimismo dei nostri figli:
🔸Proponendo loro attività che migliorano la loro padronanza dei vari aspetti del mondo circostante (oggetti, attività, relazioni interpersonali)
🔸Spiegando i loro (e i nostri) insuccessi e successi con modalità che promuovono uno stile ottimista che si concentri non sulle caratteristiche del bambino ma sul suo operato.
🔸Evitandogli per quanto possibile esperienze traumatiche.
Approfondiamo solo il primo punto, perché gli altri due sono evidenti.
🔸🔸far esercitare ai bambini il maggior controllo possibile sulle attività quotidiane già alla loro portata, eccetto che nelle scelte importanti su cui decidiamo noi. Sostituirsi a loro, anche se a volte è più rapido, impedisce ai nostri figli di sviluppare le capacità necessarie per affrontare la vita, e riduce la loro fiducia in se stessi, perché trasmettiamo il messaggio che sono incapaci di cavarsela da soli.
🔸🔸proporre ai bambini nuove attività su cui possono esercitare un controllo. Ad esempio (a seconda dell’età), far loro imparare: a utilizzare le posate, la bicicletta, uno sport, disegnare, cucinare, leggere e scrivere, tecniche di memorizzazione e calcolo, a fare a meno del pannolone (quando raggiungono l’età giusta), etc.
 🔸🔸Padronanza nelle relazioni personali. È utile insegnare ai propri figli strategie per relazionarsi meglio con gli altri: come fare amicizia con altri bambini, negoziare in caso di disaccordi, rivolgersi a persone adulte, etc.
Trovo utile un esercizio prima della nanna:
>> chiedere ai bimbi cosa è successo, di positivo, durante la giornata e soffermarsi sugli eventi e su ciò che hanno provato. Capiranno entusiasticamente che la giornata è costellata da eventi ed emozioni positive e questo creerà una mentalità ottimista.
Infine, un suggerimento rispetto alle piccole esperienze negative che possono presentarsi durante la giornata: è molto importante interagire con i nostri figli (specialmente in caso di insuccessi) con commenti che promuovono uno stile ottimista, cioè descrivere l’evento negativo come di importanza limitata, temporaneo, circoscritto a un solo un aspetto della loro persona, e dovuto a cause esterne o a un loro comportamento modificabile.

 


 

 

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22 aprile 2020 • articoli_home, netural family

#Iorestoacasa e incontro Francesca Cavallo e il suo “DOTTOR LI”

Dopo lo strepitoso successo di STORIE DELLA BUONANOTTE PER BAMBINE RIBELLI e della storia di Natale 2019 , ELFI AL QUINTO PIANO, è di qualche giorno fa la notizia dell’ultima produzione di Francesca Cavallo: IL DOTTOR LI E IL VIRUS CON IN TESTA UNA CORONA, un libro che è possibile scaricare gratuitamente a questo link per guardare a tutta questa storia con gli occhi e le parole speciali di Francesca.

Difficile non conoscerla e non conoscerne lo stile, Francesca Cavallo sa sempre trovare le parole giuste per raccontare la realtà e soprattutto per farlo ai bambini, che spesso sono i lettori più severi.

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“Il dottor Li e il virus con in testa una corona” è disponibile in 12 lingue ed è la storia di un eroe – l’oculista di Wuhan morto a 33 anni, proprio a causa del Coronavirus,  il primo ad aver dato l’allarme rispetto alla letalità del virus, e di tante eroiche ricercatrici ed eroici ricercatori che ogni giorno provano a trovare una soluzione ad un’emergenza di dimensioni mai viste.

All’inizio, nessuno voleva crederci. Così come avevano fatto i poliziotti di Wuhan, anche altri governi del mondo non volevano ascoltare gli scienziati. “Passerà” dicevano. Però gli ammalati continuavano ad arrivare in ospedale e non c’erano più letti dove metterli. Allora, anche gli altri paesi del mondo iniziarono a dire alle persone di stare in casa e ai bambini di non andare a scuola. “Per quanto?” Chiesero i bambini. E gli adulti non lo sapevano. Sapevano però, che anche se le scuole erano chiuse, bisognava studiare: perché ci volevano tante dottoresse come il dottor Li, tanti maestri, tante scienziate e ricercatori per aiutare tutte le persone del mondo a tornare ad abbracciarsi e a prendere l’ascensore insieme senza preoccuparsi di nulla.”

Correte a scaricare l’ebook  con i vostri bimbi! Leggendo di così tante persone speciali impegnate a studiare soluzioni, forse il virus con la corona forse vi farà meno paura!


CONOSCETE FRANCESCA CAVALLO?

Francesca Cavallo è una scrittrice, imprenditrice e attivista italiana. È co-autrice della serie Good Night Stories for Rebel Girls, che ha battuto i record sul sito di crowdfunding Kickstarter per l’editoria. La carriera di Francesca è iniziata nel teatro, con la direzione di una compagnia e del Festival “Sferracavalli”. Nel 2011 Francesca ha fondato Timbuktu Labs con Elena Favilli, e pubblicato la prima rivista per bambini per iPad, chiamata anche Timbuktu. La rivista utilizzava immagini colorate, un linguaggio di facile lettura e suoni per attirare i bambini e lo scorrimento dall’alto verso il basso rispetto allo stile tradizionale di sfogliare una rivista.

Il primo volume di Good Night Stories for Rebel Girls è stato pubblicato nel 2016 e da allora è stato tradotto in 47 lingue.

Titoli di Francesca Cavallo

  • Storie della buona notte per le bambine ribelli di F. Cavallo – E. Favilli – Volume 1 e 2, Mondadori, 2017 -2018
  • Io sono una bambina ribelle: quaderno delle mie rivoluzioni, di F. Cavallo – E. Favilli, Mondadori, 2019
  • Elfi al Quinto Piano di F. Cavallo, Feltrinelli, 2019

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#Iorestoacasa e Bimbi al centro in FASE 2: è un diritto!

In questi giorni si sta facendo sempre più acceso il dibattito relativo alla fase 2 e alla riorganizzazione della vita economica e sociale di un’intero Paese. Prima che si comincino a fare piani senza tenere conto delle esigenze di una  grandissima fetta di popolazione: i bimbi e gli adolescenti, facciamo il punto sulle richieste.

Lo faremo con una speciale rassegna stampa, che raccoglie le istanze di varie parti: genitori, pediatri, pedagogisti.

Di seguito i principali articoli di questi giorni, in cui il dibattito si è fatto davvero acceso, e non va assolutamente spento (Potete segnalarci altri articoli, li condivideremo!):

L’APPELLO DEL PEDAGOGISTA DANIELE NOVARA  

IL COMITATO INCARICATO DI STUDIARE LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE

LO SCONFORTO DEI GENITORI CHE DEVONO TORNARE A LAVORO CON LE SCUOLE CHIUSE

LA DANIMARCA TORNA IN CLASSE A DUE METRI DI DISTANZA

PERCHÈ È IMPORTANTE RIAPRIRE I NIDI E LE MATERNE FAVORENDO LA DIDATTICA ALL’APERTO?

CHI SUPPORTA LE RETI FAMILIARI?

SE GLI UFFICI RIAPRONO CHI STARÀ CON I BAMBINI?

LA RIAPERTURA IN ALTRI 11 PAESI, COME HANNO FATTO?

COME LA PENSANO GLI ITALIANI DELLA FASE 2 E DELLA DIDATTICA A DISTANZA? 

AULE ALL’APERTO, IN MOLTE SCUOLE SONO UNA POSSIBILITA’ CONCRETA

RIPENSARE I PARCHI GIOCHI PER RITORNARE A DIVERTIRSI IN SICUREZZA

LA SINDACA DI EMPOLI E LA SUA IDEA DI RIAPERTURA A MISURA DI BAMBINI

È IL MOMENTO DI RIPARTIRE DAI BAMBINI E DAI RAGAZZI

E SE L’OUTDOOR EDUCATION FOSSE LA SOLUZIONE?

NASCE LA TASK FORCE PER RIAPRIRE LE SCUOLE

LE QUARANTENE NON SONO TUTTE UGUALI

SCUOLA,SE LASCIAMO INDIETRO QUALCUNO LO PERDEREMO

TUTTO QUELLO CHE CI TOGLIE LA DAD

LA PRIORITÀ DELLA SCUOLA AL MOMENTO DELLA RIPARTENZA

COSÌ I BIMBI TORNERANNO ALL’APERTO

IL DILEMMA CHE NON VORREMMO MAI AFFRONTARE

THE ITALIAN LESSON: what we’ve learned from two months of home schooling

SI RIPARTE, MA PER LE SCUOLE COSA PREVEDONO REGIONI E COMUNI?

FASE 2 E VOI MAMME A CASA! PROBLEMA VOSTRO!

SE IL POLITECNICO DI MILANO SI METTE A STUDIARE LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE

L’EDUCAZIONE OUTDOOR E IL POTERE DELL’APPRENDIMENTO ALL’ARIA APERTA

SE I DECRETI E LE ORDINANZE LI SCRIVONO I GRANDI

LA VERITÀ  È CHE SULLA SCUOLA NON C’È UN PIANO

LE FATTORIE DIDATTICHE PER RIPARTIRE CON LA DIDATTICA

MOLTI SINDACI PENSANO AI BIMBI IN FASE 2

LA LETTERA APERTA DEI PEDIATRI PER I DIRITTI DEI BAMBINI

I GRANDI INVISIBILI DELLA FASE 2

SPAZI APERTI DELLE SCUOLE PER LA DIDATTICA

RIPARTIRE DAI BAMBINI: “COME” PARTIRE DA NIDI E SCUOLA

COME RIAPRIRE LE CITTÀ A PARTIRE DAI BAMBINI

IL PIANO DEL MINISTRO AZZOLINA COMINCIA A DELINEARSI

USARE LE VACANZE ESTIVE PER RECUPERARE UGUAGLIANZA

LE PRIME REGOLE PER LA RIAPERTURA DI NIDI E CENTRI ESTIVI

LA SCUOLA È UN’ATTIVITÀ ESSENZIALE?

5 PROPOSTE CORAGGIOSE PER LA SCUOLA

SERVE UN’ALLEANZA CIVILE E POLITICA PER RIAPRIRE LE SCUOLE E RECUPERARE IL GAP

Segnaliamo, inoltre, il sito del Dipartimento per la famiglia ed in particolare, la sezione CORONAVIRUS, INFORMAZIONI PER LE FAMIGLIE , risorse informative molto utili per i genitori e con l’hashtag #Cistodentro promuove occasioni di dialogo molto interessanti tra i bambini e la ministra Bonetti.

Sempre in formato scaricabile vi segnaliamo questa pubblicazione interessantissima:

INTERVENTI PER LA FAMIGLIA, INFANZIA E ADOLESCENZA IN TEMPO DI COVID-19 

CLASSI DI 10 ALUNNI E LEZIONI NEI BOSCHI, PROVE DI FUTURO

E SE USASSIMO LE VACANZE ESTIVE PER APPIANARE LE DIFFERENZE

E siccome non amiamo lamentarci ma rimboccarci le maniche e darci da fare, ad Aprile abbiamo lanciato una “Call for ideas”  i cui risultati sono consultabili qui e che restituiscono una fotografia incoraggiante della partecipazione delle famiglie italiane per disegnare politiche nuove.

 

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#Iorestoacasa e leggo il giornale con papà

Alfredo Carlo è un designer e fondatore di Housatonic che ha la fantastica capacità di raccontare con i segni e i disegni questioni complesse e articolate rendendo anche i temi più difficili, accessibili a tutti.

In questa emergenza senza precedenti, spesso così difficile da raccontare in maniera accessibile, ha deciso mettere a disposizione dei più piccoli la sua creatività e le sue competenze , perchè Alfredo è anche un papà e come tutti noi ha bisogno di condividere con i suoi figli quello che sta succedendo con le parole e le immagini più giuste.

Così è nato il format su Telegram “PAPÀ COSA HAI LETTO SUL GIORNALE?” (https://t.me/rassegnastampaperbambini), un racconto illustrato  delle notizie del giorno per grandi e piccini. Un format delicato, utilissimo e anche bello da vedere!

Per seguirlo non vi resta che installare Telegram sul vostro smartphone e seguire il canale dedicato all’iniziativa.

(di seguito una delle tante notizie illustrate da Alfredo Carlo)

 

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14 aprile 2020 • articoli_home

Con i genitori

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NeturalFamily lancia la sezione “Con i genitori”, a supporto della genitorialità e dell’educazione dei figli in ogni fase di crescita. Grazie alla pedagogista Ilenia Amati, in questa sezione potrete trovare consigli e metodologie a supporto del lavoro più difficile del mondo: l’essere genitori!

COME FUNZIONA 

Grazie alle “pillole” di Ilenia Amati ogni settimana sarà possibile affrontare uno dei tanti temi caldi dell’essere genitori. E se ci sono richieste specifiche di consigli potete scrivere a hello@neturalfamily.com  .

ILENIA AMATI

cbb48509-98d0-40f8-8785-92bfcbfc211fIlenia è una Pedagogista scolastica, specialista nel disagio minorile, devianza e marginalità.
PhD e attualmente Assegnista di ricerca in Pedagogia e Didattica Speciale presso l’Università degli Studi di Bari A.Moro, ateneo in cui si è laureata, ove si occupa della didattica inclusiva in ambito universitario. Molto sensibile alle tematiche riguardanti la famiglia, si occupa di consulenza familiare attraverso corsi preparto e formazione genitoriale e consulenza scolastica con formazione ai docenti. È coordinatore pedagogico in diversi asili nido e presidente della coop.soc. Le matite colorate (a Matera), centro psicopedagogico e didattico presso cui ha istituto uno sportello gratuito per bullismo e cyberbullismo.
È attualmente Giudice Onorario Minorile in Corte di Appello, sezione minori e famiglie presso il Tribunale Minorenni Bari. Si occupa di: formazione agli educatori, bullismo e cyberbullismo, lettura pedagogica del disegno dei bambini, gestione dei capricci e regole, letteratura per l’infanzia, ragazzi difficili, bisogni educativi speciali (Bes), area apprendimenti (dislessia) ed area della disabilità. Autrice di due volumi (“Il piccolo principe modello pedagogico per l’educazione ai sentimenti” ed ” Un educatore <da favola>” ), di articoli scientifici e capitoli in volumi.

Crede nel potere dell’educazione e nel cambiamento sempre possibile.

Non vi resta che scoprire le PILLOLE DI GENITORIALITÀ di Ilenia Amati!

Pillola n.1

Lunedì 20 aprile 2020 SIAMO PRONTI PER DIRE ADDIO AL PANNOLINO?

Pillola n.2

Lunedì 27 aprile 2020E SE ARRIVA UN FRATELLINO?

Pillola n.3

Lunedì 4 maggio 2020 – E’ FIGLIO UNICO?!?!?

Pillola n.4

Lunedì 11 maggio 2020MAMMA E PAPA’ TORNANO A LAVORO

Pillola n. 5

Lunedì 18 maggio 2020  “MAMMA HO PAURA E NON VOGLIO USCIRE! C’E’ IL VIRUS!”

Pillola n. 6

Lunedì 25 maggio 2020“COSA SERVE A MIO FIGLIO PER IMPARARE A GIOCARE?”

Pillola n.7

Lunedì 01 giugno 2020IL TEMPO COME RITMO E MOVIMENTO

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