articoli_home Category

Viaggio in Camargue con bambini

di Rita Scalcione

Parc ornithologique de Pont de Gau,

Una terra dall’animo gitano. Sulle tracce di Van Gogh, tra fenicotteri rosa, cavalli bianchi e campi immensi di girasoli.

Quando abbiamo programmato il nostro viaggio on the road nel sud della Francia avevo in mente una foto vista su qualche blog di viaggi che rappresentava centinaia di fenicotteri rosa. Mia figlia era nel “periodo fenicottero” ( adesso è in quello unicorno quindi non potrei accontentarla :)) e noi eravamo in giro nella Francia del sud. Ecco che allora….si va in Camargue!!!

La nostra base per visitare questa terra è stata Arles. Come di consueto scegliamo un appartamento immerso nel verde, a pochissimi chilometri dalla città. E’ all’interno di un residence con tanto di lago, ampi spazi all’aperto e piscina comune. La casa ha delle vetrate enormi a durante la cena, ad un certo punto mia figlia urla: “mamma guarda in cielo una freccia fatta di uccelli”. Ed in effetti lo spettacolo degli uccelli in volo che ti offrono i cieli della Camargue è incredibile. Sedentari o migratori, ogni anno sono migliaia le specie che si possono osservare in questa zona.

La danza dei fenicotteri rosa di Pont de Gau

La mattina seguente la nostra prima tappa sarà proprio il Parc ornithologique de Pont de Gau, la casa dei fenicotteri rosa. Qui infatti è possibile ammirare questi bellissimi esemplari da vicinissimo. Con il territorio paludoso e le saline, questo è il loro habitat naturale.

Parc ornithologique de Pont de Gau,

Il costo del biglietto per accedere al parco è di 7,50 per gli adulti e 5 euro per i bimbi dai 4 ai 12 anni. All’interno si percorrono vari sentieri immersi nella natura dove poter ammirare centinaia e centinaia di fenicotteri rosa. Questi animali elegantissimi rubano certamente la scena al resto della fauna presente al parco, ma siete appassionati di birdwatching potete passare qui svariate ore perché ci sono davvero tantissime specie di volatili.

Il periodo migliore per vedere i fenicotteri in Camargue è quello della primavera, da metà Marzo a metà Giugno. Ma se siete fortunati potete trovarli anche fino a inizio luglio.

Come di consueto noi siamo arrivati in orario di apertura godendoci un parco quasi tutto esclusivamente per noi. All’interno non ci sono punti di ristoro, ma dei tavoli da più nic dove poter consumare una merenda all’ombra.

Salutiamo gli amici fenicotteri per una delle mete più affascinanti di tutto il viaggio…Saintes Maries de la Mer.

Saintes Maries de la Mer

Questo, dopo Porquerolles, è probabilmente il luogo dove avrei passato più tempo. Non amo le vacanze stanziali, ma se non avessimo fatto un viaggio on the road io qui ci sarei stata l’intera settimana.

Questo minuscolo paesino sulla costa della Camargue ha qualcosa di magico. Sarà il profumo del mare o i bellissimi ristoranti e negozietti boho style che ci sono nei vicoli di casette bianche , sarà il suo animo gitano, o gli artisti di strada che suonano la chitarra in piazza. Non so se avete presente la sensazione di andare in un posto e sentirsi improvvisamente bene, felice.

Giugno non è un periodo di grande affollamento, eppure trovare posto al ristorante non è stato semplicissimo. Quindi se siete qui in periodi di alta stagione tenete conto che il paese è molto piccolo e potete trovare tantissima gente.

Appena fuori dal centro si può lasciare l’auto e raggiungere la piazza principale. Qui c’è la chiesa romanica dedicata alle tre Marie che ha l’aspetto di una vera e propria fortezza. All’interno visitate la cripta che custodisce le reliquie di Santa Sara, onorata dalla festa dei Gitani del 24 maggio attraverso un vero e proprio pellegrinaggio.

La leggenda narra che fu questo lembo di terra lungo il delta del Rodano ad accogliere Maria Maddalena, Maria Jacobé, Maria Salomé e la loro serva Sara, cristiane perseguitate fuggite dalla Palestina su una barca senza timone e senza remi.

Se volete una vista suggestiva potete salire sul tetto della Chiesa all’ora del tramonto.

La giornata è particolarmente calda e decidiamo di fare un bagno al mare e fermarci in una delle tante spiagge libere, ma non prima di aver gustato una buonissima paella, piatto tipico del posto.

La paella è uno dei piatti tipici della zona con forte influenza spagnola

Se avete ancora tempo ecco cosa potete fare in zona:

  • Visitare la cittadina fortificata di Aigue Mortes e raggiungere le Salines di Giraud che offrono uno spettacolo tutto rosa, dovuto al colore del sale;
  • Fare una gita in battello con lo scenografico TIKI III per esplorare via fiume il territorio tra tra cavalli bianchi e e mandrie di tori neri;
  • Fare una passeggiata a cavallo. Ci sono numerosi maneggi lungo la strada che hanno offerte per tutti i gusti;
  • Noleggiare una bici e raggiungere il faro
Uno dei tanti maneggi della Camargue

Arles, sulle tracce di Van Gogh

“La notte stellata sul Rodano” è uno dei tanti dipinto del famoso pittore che rappresentano questa bellissima cittadina, dove lui ha trascorso il periodo più tormentato ma più prolifico della sua vita.

All’Ufficio del Turismo potete prendere un opuscolo che vi guiderà attraverso un itinerario delle sue opere e vedere per la città le riproduzioni di alcuni suoi celebri quadri. Non potete inoltre escludere dalla vostra visita la Fondation Vincent van Gogh . All’interno c’è anche un bookshop ben fornito con tante chicche sull’artista.

Terrazza del caffè di place du Forum

Una volta arrivati ad Arles ci accorgiamo che c’è una festa in costume. Incuriositi dai particolari abiti della sfilata, decidiamo di raggiungere il Teatro Antico per assistere all’evento che ha divertito tantissimo i bambini. Il resto della giornata ci perdiamo tra le strade di questa bellissima città, il cui centro storico ancora intatto è dal 1981 Patrimonio dell’Umanità Unesco. Farete un tuffo nel periodo romano tra l’Anfiteatro e le Terme di Costantino. Un giorno non basta se volete visitare tutti i siti , ma se volete entrare in alcuni dei moumenti potete optare per una city card. L’ufficio del turismo è davver ben organizzato e vi permette di programmare la vostra giornata in città per tutte le esigenze.

Arles

Con la Camargue si conclude il nostro viaggio on the road nella Francia del Sud. Qui trovate il nostro itinerario completo. Qui invece le altre tappe in Provenza.

Continue reading

347

24 Giugno 2020 • articoli_home, Netural Travel, Senza categoria

Viaggiare con bambini: gli indispensabili in valigia

di Rita Scalcione

La guida su cosa portare in viaggio per un’organizzazione perfetta e senza ansie.

E’ arrivata l’estate, la stagione delle vacanze. Viaggi al mare o in montagna, a corto o lungo raggio, arriva prima o poi il momento di preparare la valigia. Panico. C’è chi fa parte del team zaino in spalla e chi invece si porta dietro mezza casa. Ma quando si hanno bimbi piccoli improvvisamente tutto ci sembra indispensabile e ci ritroviamo a fare un trasloco per un weekend al mare.

Ma allora cosa serve davvero mettere in valigia quando si viaggia con i bambini?

Negli anni credo di aver affinato la tecnica bagaglio e l’organizzazione è diventata semplicissima e senza troppe ansie. Un conto è andare in macchina dove puoi anche permetterti di portare più cose, un’altro è andare in aereo dall’altra parte del mondo e hai già mezza valigia piena di pannolini.

In questo primo articolo dedicato a “Gli indispensabili in viaggio” cercherò di mostravi alcuni trucchi e alcuni oggetti che ci rendono la vita da viaggiatori con bimbi a seguito più semplice del previsto. Iniziamo?

LA VALIGIA: quale comprare per il piccolo viaggiatore?

Personalmente trovo più comodo avere una valigia per ogni componente della famiglia. Questo ci permette, soprattutto nei viaggi itineranti, di avere ognuno le proprie cose a portata di mano senza disfare il bagaglio ogni volta che si cambia alloggio.

Da quando sono piccolissimi usiamo per entrambi il Trunky: un trolley cavalcabile ,piccolo ma resistentissimo. Potete scegliere tra tante forme divertenti ed è fatto per essere cavalcato dai piccoli viaggiatori che potranno essere trasportati per tutto l’aeroporto ( o trasportarlo da soli quando sono più grandicelli). Inoltre nelle lunghe attese i bimbi posso sedersi su di esso comodamente. La trovo anche un’originale idea regalo. Secondo la mia esperienza può andar bene fino agli 8 anni al massimo.


Altri modelli che hanno suscitato il mio interesse sono il Trolley Monopattino 


e il più economico, ma funzionale, Cabin Max versione baby (prezzo 34,50). Leggerissimo ma super capiente e con un simpatico porta peluche per chi non sa separarsi dal suo orsetto della nanna.

Non è tra i più economici, ma il marchio Stokke non delude mai:JetKids™ di Stokke® è una valigia cavalcabile ma utilizzabile in volo come lettino o poggiapiedi. La valigia cavalcabile è adatta a bambini dai 3 ai 7 anni; il lettino è più indicato per i bambini al di sopra dei 2 anni.

In valigia usiamo sempre degli organizer, così sappiamo esattamente dove si trova tutto ciò che portiamo e lo troviamo con facilità. Io ho preso su Privalia quelli della Seletti. Coloratissimi e lavabili in lavatrice una volta a casa. In più, su ogni sacchetto c’è l’immagine della categoria di appartenenza del contenuto ( intimo, accessori, cosmetici, elettronica, biancheria sporca e medicinali).

ZAINETTO: per avere sempre tutto a portata di mano

Oltre alla valigia, ognuno dei bimbi ha un proprio zainetto. Questo permette di avere tutto il necessario per il viaggio, dall’acqua, ai giochi, al cambio sempre a portata di mano. Una volta arrivati sul posto diventa anche lo zaino per le escursioni o per la spiaggia. Trovo più comodi i modelli con la fibbia di chiusura sul petto, in modo che lo zaino non caschi continuamente dalle spalle.

Abbiamo usato uno modello della Skip Hop Zoo quando erano piccolissimi. Su Tutete.com potete anche personalizzarlo con il nome del bambino.

Zaino Skip Hop Zoo con redinella

Questo in particolare ha una redinella che permette al genitore di tenere il bimbo sotto controllo, lasciandolo muovere in completa autonomia soprattutto in luoghi affollati.

Adesso stiamo usando invece degli zainetti della Affenzahn ,con doppia tasca e porta borraccia laterale.

Zainetti Affenzahn


In commercio ci sono tantissime altre marche che ricordano gli zaini da trekking degli adulti, più capienti e sicuramente impermeabili, come ad esempio quelli della Deuter o Ergobag , ergonomici e sostenibili. Anche Decathlon offre delle valide alternative a poco prezzo.


Borraccia

Cerchiamo di essere sempre attenti all’ambiente ed evitare l’uso di bottigliette di plastica, soprattuto in posti del mondo dove la plastica è difficile da smaltire. In alcuni aeroporti ho visto anche delle fontane di acqua potabile per riempirle. La borraccia perfetta è quella termica, priva di BPA e ftalati.

La nostra è del marchio norvegese BLAFRE. La trovate su Family Nation assieme ai tappi accessori.

Ma a mio avviso, la migliore in assoluto è quella della Pure Kiki. Può essere utilizzata per anni con il semplice cambio del beccuccio. C’è anche il beccuccio Biberon per usarla sin dalla nascita.

Passeggino, marsupio, seggiolino, alzasedia….aiuto ci vorrebbe un tir!

Tranquilli, più crescono e meno ingombrante diventa il carico che ci portiamo dietro. Ma quando sono ancora piccoli bisogna pensare a trasportarli in giro per il mondo nella maniera più comoda possibile.

Il passeggino oggetto dei desideri è lo YoYo Babyzen. Si apre e si chiude in un batter d’occhio, può essere portato a tracolla e si infila ovunque, soprattutto in aereo nella cappelliera. Se volate spesso io ci farei un pensierino.

YoYo Babyzen entra nella cappelliera dell’aereo

Ci sono alternative più economiche con modelli altrettanto leggeri. Ma ricordatevi che la maggiorparte dei passeggini vanno in stiva. Consultate i regolamenti della compagnia aerea con cui viaggiate, ma ormai quasi tutte prevedono il trasporto gratuito del passeggino.

Alcuni viaggi però sono impossibili da fare con il passeggino. In questo caso una fascia porta bebè o un marsupio possono salvarci la vita. Ricordo ancora le scale delle metro parigine e di quanto ci sia stato utile avere con noi un marsupio. Noi abbiamo optato per un Ergobaby, che ricomprerei altre mille volte.

Arriva il momento della pappa. Non tutti i ristoranti hanno un seggiolone e portarci dietro un alzasedia non è proprio comodissimo. La mini sedia di Mini Monkey ( 25,00 euro) occupa pochissimo spazio e ci permette di mangiare in tutta tranquillità senza dove tenere il piccolo in braccio.

Alzasedia Pieghevole Mini Monkey utilizzabile dai 6 mesi

Se siete amanti dei viaggi on the road e noleggiate una macchina in loco ricordate di pensare ai seggiolini. La sicurezza prima di tutto. Noi abbiamo sempre imbarcato (gratuitamente) i nostri Cybex perché sappiamo che sono ultra sicuri e perché noleggiarne due per volta non è proprio così economico. Abbiamo anche acquistato due sacche per poterli imbarcare al sicuro, evitando che si rompano in stiva o che si bagnino nel tragitto aereo/aeroporto.

Non gli ho provati, ma mi hanno incuriosito questi due modelli da viaggio poco ingombranti.

Il modello Urban Kanka è pieghevole, leggero e facile da installare.


E’ ancora Trunky che con BoostaPakc ci offre una comoda soluzione di zaino che si trasforma in rialzo auto per i più grandi.

Medicinali

Anche se nella maggiorate dei paesi possiamo comprare l’occorrente in farmacia, trovo che sia sempre meglio avere un piccolo kit di emergenza con i farmaci più usati. Parlatene con il pediatra, a seconda del paese che visitate potrebbero servirvi farmaci diversi. Si spera di lasciarlo intatto il kit farmaci, ma in alcuni casi potrebbero servirvi medicinali che sul posto sono introvabili, così come potrebbe occorrere un semplice antipiretico nel pieno della notte.

Giochi e passatempo

La domanda che spesso ci viene fatta è: ma come fate a fare tante ore di viaggio? Non siamo assolutamente amanti dell’intrattenimento digitale. Preferiamo di gran lunga attività più stimolanti e, in viaggio, se ne possono fare tantissime.

Nel loro zainetto c’è sempre qualche libricino di attività. Usborne, ad esempio, ha un’infinità di libri, di giochi e attività da fare un viaggio. Nel loro catalogo c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Da Tiger trovo sempre qualche gioco di piccole dimensioni, oltre agli stikers che si divertono ad attaccare sui loro quadernetti.

Fogli e colori vincono! Sempre da Tiger ho trovato dei mini colori che sono i salvavita perfetti sia nelle attese in aeroporto che, ad esempio, al ristorante. Anche le carte sono un valido alleato. I miei figli amano quelle della DJECO. Ce ne sono per ogni età.

L’ultima arrivata è una piccola macchina fotografica digitale . Queste sono a prova di piccole mani e di caduta accidentale . Per fotografare tutto camminano anche kilometri ed è bello poi rivedere i viaggi nei loro scatti da piccoli fotografi.

Questi sono solo alcuni consigli su come potersi organizzare al meglio se si viaggia con i bambini. Ho visto famiglie di 5 persone viaggiare con due zainetti e famiglie di 3 con bagagli enormi. Noi siamo una via di mezzo. Ogni volta che partiamo cerchiamo di ridurre sempre di più il bagaglio. In fondo i bambini esistono in tutto il mondo, quindi a volte è inutile caricarsi di oggetti che possiamo trovare sul posto.

E voi a che team appartenete? Zaino in spalla o trasloco per due giorni al mare?

Continue reading

#ADOLESCENZE: Pubertà.

Integrare i cambiamenti del corpo nella psiche

di Valentina Schiuma

In questo percorso alla scoperta dell’adolescenza, con i prossimi contributi, si vuole porre maggiore attenzione ad ognuno dei compiti evoluti in modo separato ed esclusivo ma da considerarsi sempre come compresenti ed interdipendenti tra loro.

Il primo è sicuramente quello dall’intensità maggiore e dalle caratteristiche maggiormente perturbanti: l’integrare i cambiamenti del corpo nella psiche. Questo compito evolutivo inizia con un’esplosione inequivocabile: la pubertà, lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari. In questo periodo aspetti esterni del corpo cambiano fuori dal controllo ed in maniera disarmonica. La psiche diventa particolarmente vulnerabile ai cambiamenti ed anche il corpo stesso è particolarmente sensibile agli stimoli. Ad esempio, i capezzoli nelle ragazze sono ipersensibili e, spesso, fonte di dolore, il menarca e la prima eiaculazione possono essere molto spaventosi, le pulsioni interne e gli istinti che si manifestano prepotentemente possono portare ad esperienze disturbanti.

Alcuni autori hanno ipotizzato come questo passaggio possa presentarsi come un Break-down evolutivo (Laufer, 1984), una rottura nella continuità dell’esperienza del proprio essere e una rottura con la realtà sia interna che esterna. Può accadere che l’adolescente che subisce questi cambiamenti percepiti come sconvolgenti voglia provare ad esercitare il proprio potere attraverso esercizi di controllo del proprio corpo e di oggetti esterni come il cibo, favorendo condotte anoressiche o bulimiche che abbiano la funzione di arrestare i cambiamenti e lo sviluppo. Ma anche senza entrare nell’analisi di esiti clinici, l’esperienza affettiva più comune in relazione al corpo e alle pulsioni è la Vergogna. Non è raro vedere come la vergogna nelle relazioni sociali si manifesta attraverso il tentativo di nascondersi e passare inosservati provando sentimenti di incertezza, insicurezza, precarietà dell’essere.

Dal corpo, questi cambiamenti, devono essere compresi a livello psichico ed integrati a completare la percezione che si ha di sé stessi. Questo passaggio, complicato anche dall’intensa attivazione emotiva, comporta l’attivazione di strategie difensive che possono essere più o meno rigide in base a quanto sia difficile per il soggetto accettare i cambiamenti e le emozioni che si scatenano. C’è bisogno di difendersi dalle pulsioni sessuali, c’è bisogno di difendersi da alcune parti o funzioni del corpo che non piacciono affatto, c’è bisogno di difendersi dallo sguardo degli altri vissuto come intrusivo e persecutorio, c’è bisogno di difendersi dalla sensazione di estraneità di abitare un corpo sconosciuto fonte di forza estrema ma anche di vergogna immobilizzante.

Il processo di accettazione ed integrazione non avviene solo all’interno di sè stessi ma anche all’interno del sistema familiare e anche questa può essere un’esperienza tutt’altro che semplice. L’esperienza della maturazione sessuale può essere vissuta in maniera sconvolgente anche all’interno della famiglia soprattutto quando i genitori si ritrovano a fare i conti con aspetti irrisolti della propria adolescenza oppure quando per influenza culturale si fa fatica ad accedere ad alcuni aspetti della sessualità.

Alcuni genitori soffrono nell’essere portati a sintonizzarsi con un’esperienza che hanno vissuto essi stessi come dolorosa o angosciante ed altri risperimentano alcuni entusiasmi adolescenziali agendo una regressione alla propria adolescenza. Alcune famiglie tendono a normalizzare questa esperienza permettendo ai propri figli di fare le prime esperienze sessuali sotto il tetto della casa di famiglia, con la credenza di poter tenere tutto sotto controllo ed altre, invece, fanno in modo che rimangano inespressi e taciuti alcuni tabù collegati alla sessualità.

Tutto questo dà proprio l’idea di come questa fase evolutiva abbia una forza dirompente, che si diffonde nelle relazioni circostanti ma rispetto a cui, inevitabilmente, non si può rimanere indifferenti, per cui a livello individuale, familiare e sociale, dobbiamo prenderci carico di questa sensibile fase di crescita.

Continue reading

313

16 Giugno 2020 • articoli_home, Netural Travel, Senza categoria

Cosa vedere in Provenza con i bambini: il viola della lavanda, l’azzurro del mare, l’ocra della terra.

di Rita Scalcione

Vi avevo già parlato del nostro viaggio tra Provenza e Camargue on the road: un itinerario di 10 giorni nel Sud della Francia con due bimbi di 2 e 4 anni.

Tutto è partito dalla voglia di vedere la lavanda in fiore. Ma se vi dicessi che il colore della Provenza non è solo il viola di questi profumatissimi fori?

E’ arrivato il momento di descrivervi meglio le nostre tappe.

L’Isola di Porquerolles: pedalare tra acque cristalline e il profumo di mirto.

La nostra prima tappa è stata la cittadina di Hyres. Abbiamo scelto un appartamentino con piccolo terrazzo nei pressi del porto: L’Hyères – Le Port – Joli Studio . Lo risceglierei altre mille volte. Una sistemazione ideale sia per godere di una cena all’aperto fronte mare che per le comodità della posizione: supermercato ben fornito sotto casa ( indispensabile avendo scelto un appartamento con angolo cottura), boulangerie e altri negoziati sempre nei paraggi e un piccolo ma funzionale parco giochi sotto casa. Inoltre, il parcheggio (gratuito) a 2 minuti dall’appartamento ci ha permesso di lasciare l’auto e poter raggiungere il luogo dell’imbarco per l’ Isola di Porquerolles con un comodo autobus cittadino.

Stanchi del viaggio, abbiamo optato per una passeggiata sul porto e cena sul nostro terrazzino con tanto di luna piena.

Il giorno dopo ci aspetta uno dei luoghi più belli mai visti, una di quelle mete che sognavo da tempo: l‘ isola Porquerolles, la più grande delle tre Isole d’Oro, al largo della costa di Hyeres. 

Tutta l’isola fu acquistata nel 1912 dall’imprenditore  belgaFrançois Joseph Fournier, apparentemente come regalo di nozze per la moglie; fece piantare 500 acri di vignetiche produssero uno dei primi vini provenzali chiamati vin des Côtes de Provence.

Scopriamo che sotto casa passa il bus che porta a Tour Foundue, dove partono i traghetti per l’isola. Se optate per l’auto invece vicino al porto d’imbarco ci sono vari parcheggi a pagamento. Controllate comunque gli orari degli autobus rispetto alle coincidenze del traghetto perché potrebbe passare del tempo. Il tempo di navigazione è di circa 15 o 20 minuti . Biglietto un po’ caro ma è l’unico modo per arrivarci: 19 euro gli adulti e 17 i bambini oltre i 4 anni.

L’ISOLA DI PORQUEROLLES IN BICI

Per muovervi sull’isola indispensabile noleggiare la bici. Una volta arrivati ci sono decine di agenzie per il noleggio e varie tipologie di biciclette. Non avendo ancora bimbi pedalatori abbiamo noleggiato per 48 euro due bici e una trasportino biposto.

L’isola di Porquerolles è uno dei luoghi più salvaguardati al mondo dal punto di vista ambientale, nonostante i tanti turisti. 
Divieto di circolazione delle automobili, divieto di edificare, divieto di campeggiare e persino di fumare all’aperto fanno sì che l’isola sia un ambiente intatto tra i più affascinanti del mediterraneo, salvaguardandolo dai rischi del turismo e degli incendi.

L’isola infatti è percorribile solo a piedi o in bicicletta e troverete solo le pochissime auto dei residenti. Questo fa si che i 13 km quadrati di superficie dell’ isola siano un luogo di pace assoluta. Tra sentieri che si snodano in ogni direzione, i punti di interesse sono ben segnalati con le distanze chilometriche da percorrere. Vicino al porto basta prendere una mappa dall’ufficio informazioni per potersi orientare. Sempre al porto conviene fare approvvigionamento di cibo e bevande perché non ci sono spiagge attrezzare.

Gli itinerari non sono tutti semplici, soprattutto con i bambini o se non si è pratici con la bicicletta. In effetti il trasportino ha il suo peso. Ma se avete voglia di fare un tratto di salita ( abbastanza pesante) potete raggiungere il Faro e il Mulino e godere di uno splendido panorama.

Place d’Armes

Noi abbiamo passato tutta la mattina sulla bellissima Plages d’Argente, la più semplice da raggiungere. Conviene arrivare presto perché si riempie presto di gente che arriva con i vari traghetti ogni ora . Ci rimettiamo a pedalare con una pausa pranzo sulla caratteristica Place d’Armes. Anche qui momento gioco al piccolo parchetto. Nei dintorni qualche bar, ristorante o negozietto di specialità locali. Il pomeriggio abbiamo provato a raggiungere altre spiagge, tra cui la rinomata spiaggia di Notre Dame, ma purtroppo c’era tantissimo vento.

Plage de Notre Dame – Porquerolles

L’isola è meravigliosa e ci siamo ripromessi di tornarci e provare a dormire direttamente lì, dove gli alloggi sono davvero pochi ed è difficile trovare posto. Deve essere meraviglioso quando l’isola si svuota dei turisti che vanno via con l’ultimo traghetto e rimane tutto quasi solo per te.

Rientriamo a casa e la nostra mitica terrazza sul porto ci aspetta. Il giorno dopo si riparte per nuove avventure.

Salon de Provence : sulle orme di Nostradamus con una caccia fantasiosa di pirati e principesse.

Succede che nel tragitto decidiamo di fermarci in una della tante cittadine della Provenza. E succede che appena scendiamo dalla nostra auto i miei figli vedono spuntare da un vicolo un ragazzo vestito da pirata. Poco più in là ecco sbucarne un altro. Così, con le loro facce incuriosite, invento di sana pianta la storia della città invasa da pirati e di una principessa rapita da liberare.

Siamo a Salon de Provence e cӏ una festa medievale nel centro storico I bimbi hanno corso per tutto il tragitto in cerca di altri pirati e poi, finalmente, abbiamo trovato la principessa diventata invisibile nella vetrina di un negozio di abiti medievali. Trucchetti per sopravvivere e sorridere con i bambini!

In centro troverete un museo dedicato a Nostradamus e il castello-museo Chateau de l’Emperi che ospita una collezione di armi e divise dell’esercito francese. Fermatevi a mangiare o a bere un drink a Piazza Croustillat dove c’è una fontana ricoperta di muschi che sembra un enorme fungo. Potete anche visitare il Museo del Sapone. Ma vi assicuro che anche il semplice passeggiare per le vie del centro storico è di per se una bella scoperta.

La fontana di muschio di Salon de Provence

Avignone: la città dei Papi

Il nostro nuovo alloggio è una casetta con giardino a Châteauneuf-de-Gadagne: MIA CASA VERDE. Una piccola dependance in campagna con una piscina tutta per noi! Il paese è veramente minuscolo, ma vicinissimo a Isle de la Sourge che consiglio fortemente di visitare. Dopo un meritato relax in piscina e una sana dormita, al risveglio la nostra prossima tappa è la città di Avignone, a circa 13 km da noi. La Provenza è davvero tutta bellissima e forse non basterebbe un mese per visitarla tutta, ma per Avignone avevamo un solo giorno a disposizione. Forse il giorno più caldo di tutta la vacanza. Con 40 gradi all’ombra, dopo averla girata un po’ a piedi i bimbi erano stanchi e abbiamo accolto la loro richiesta di fare il giro del centro con un trenino turistico in partenza da Palazzo dei Papi. Giro poco entusiasmante ma in quel momento era l’unico modo per poter vedere qualcosa e accontentare tutti. Se avete altro tempo a disposizione, sicuramente merita una visita l’interno del Palazzo dei Papi. Segalo inoltre il grandissimo parco Rocher des Doms per godere di una bella vista sul fiume Rodano, sul ponte d’Avignone e su parte del centro storico.

Avignone – Palazzo dei Papi

A luglio qui si tiene qui uno dei più importanti eventi al mondo di teatro e arti sceniche: Il festival di Avignone. Il programma è davvero vasto e per tutte le età.

La Lavanda: un sogno ad occhi aperti

La Provenza è bella sempre, ma andare nel periodo della fioritura della lavanda offre uno spettacolo imperdibile. Risalendo per l’Altopiano di Valensone si vedono le prime colline viola. Ignari di quello che avremmo visto dopo ci siamo fermati a fare centinaia di foto alla prima vista della lavanda alternata ai gialli campi di girasole. Ma lo spettacolo vero doveva ancora arrivare. Percorrendo la via della lavanda, eccola la vera meraviglia! Il colore diventa via via più fitto. Filari di lavanda a perdita d’occhio, colline viola e un profumo inebriante. Anche qui il consiglio è quello di arrivare presto, prima dell’invasione dei turisti. Non fatevi intimorire dal ronzio delle migliaia di api… correte liberi tra le colline fiorite.

Quando fiorisce la lavanda?

La fioritura della lavanda va da fine giugno a inizio luglio. Tutto dipende dal clima e dalla zona. Ci sono però alcuni siti che monitorano il livello di fioritura così da non partire impreparati e recarvi nel periodo giusto. Se invece siete in Provenza dopo metà luglio tenete d’occhio i calendari delle tante feste dedicate alla raccolta della lavanda.

Gole del Verdone e Lago di Saint Croix

Il nostro itinerario prevedeva una fermata  a Gordes e alla visita dell’Abbazia, ma un cartello stradale ci ha tratto in inganno facendoci deviare verso il Lago di Saint Croix. Io sono ancora convinta di aver sbagliato strada, ma quello che pensavo fosse un luogo vicino a Valensole è diventato un tornante senza fine che ci ha portati fino al lago. Se soffrite di mal d’auto preparatevi, ma una volta arrivati è il posto perfetto per una giornata di relax . Sicuramente sarebbe meglio fermarsi qualche giorno e visitare il luogo in tutta calma tra le mille attività da poter fare, passeggiate panoramiche, bagni e sport acquatici. Le Gole del Verdon offrono un panorama senza eguali.

Benvenuti nel Colorado provenzale!

Tra la lavanda e il lago di Saint Croix abbiamo fatto in una giornata ciò che normalmente andrebbe fatto in più giorni. Ma d’estate il sole tramonta tardi e non potevamo ripartire senza passare per quello che viene definito il Colorado provenzale. Lo ammetto, eravamo stanchi , troppo stanchi. In più, non so come, ci siamo anche persi , ma ormai eravamo lì e non avevamo intenzione di rinunciare. E abbiamo fatto bene. A pochi passi dal centro di Roussillon sorge la Valle dell’Ocra. Uno dei posti che in Provenza non ti aspetti. Questa valle ricorda uno dei coloratissimi canyon americani e per questo motivo è stata soprannominata il Colorado provenzale. La vista di queste montagne dai colori surreali è da togliere il fiato, forse quanto quella della lavanda.

Parcheggiata l’auto si può fare il biglietto che costa solo 2 euro e 50 centesimi per poter accedere alla Valle dell’Ocra. Una volta entrati ci sono due percorsi possibili: uno più breve da 30 minuti, l’altro di circa 1 ora. Ci sono vari scalini e, pur essendo entrambi percorsi semplici, eviterei l’uso del passeggino se avete bimbi piccoli. Portate un cambio. I bambini non sapranno resistere dal rotolarsi sulla terra e, a fine percorso, saranno sporchi dalla testa ai piedi ( vedi Instagram stories) .

La giornata più lunga del nostro viaggio in Provenza on the road volge al termine. La nostra casetta in campagna ci attende, con tanto di grigliata di pesce e una bottiglia ghiacciata di Côtes du Rhône.

Ma il viaggio non è ancora terminato! Nelle prossime tappe vi porteremo in una terra dalle mille sorprese: la Camargue. Continuate a seguirci!

Continue reading

13 COMPORTAMENTI CORRETTI PER UN BUON ATTACCAMENTO MAMMA-BAMBINO

di Ilenia Amati

Ciao mamme, oggi un argomento importante: l’attaccamento del bambino
Per verificare un attaccamento particolare del bambino nei confronti di una persona, molto spesso la mamma, è bene osservare alcuni comportamenti: il bambino protesta in caso di un suo allontanamento, saluta quando questa ricompare e, infine, utilizza la stessa come base per partire ed esplorare l’ambiente circostante. Più precisamente, dagli studi condotti dalla ricercatrice Mary. D. S. Ainsworth, emergono tredici comportamenti specifici che si vanno a collocare in momenti differenti dello sviluppo e che sarebbe utile sapere per non fare errori:
1- Vocalizzazione: questa attività risulta più intensa nel momento in cui il piccolo entra in contatto con la madre a partire dalla quarta e quinta settimana di vita.
2- Il pianto del bambino viene interrotto quasi esclusivamente se è la madre a prenderlo in braccio. Questo avviene a partire dalla nona settimana di vita.
3- Quando la madre si allontana, uscendo da una stanza, il piccolo può mettersi a piangere; lo stesso non avviene se ad allontanarsi è un estraneo. Quindicesima settimana di vita.
4- Anche il sorriso viene molto più intensamente attivato se lo stimolo visivo, uditivo ecc. è rappresentato dalla madre. Tredicesima settimana.
5- Se il bambino è tenuto in braccio da un estraneo, il suo sguardo rimane orientato verso e sulla madre. Diciottesima settimana.
6- Intorno alla ventunesima settimana il bambino saluta in modo caratteristico la madre quando ritorna da un periodo di assenza. Il bambino le dimostra tutta la sua felicità nel rivederla e voglia di contatto sorridendo e vocalizzando intensamente, agitandosi e alzando le braccia verso di lei. Se è già in grado di andare carponi le si avvicina.
7In presenza di altri estranei nella stanza oltre alla madre, il bambino tenderà comunque ad andare quasi esclusivamente verso di lei. Ventottesima settimana.
8- Se la madre si allontana dalla stanza il bambino tende a seguire lei e non altre persone. Ventiquattresima settimana.
9- Intorno alla ventiduesima settimana il bambino ha la tendenza ad arrampicarsi sulla madre, esplorandone il viso, i capelli, la persona in genere. Non fa’ altrettanto con gli estranei.
10- Verso la ventottesima settimana il piccolo ha la tendenza, una volta arrampicatosi sulla madre di ritorno dalle sue esplorazioni, a nascondere il suo viso nel grembo materno o in altre parti della sua persona.
11- Sempre tra il settimo e l’ottavo mese, il bambino inizia ad utilizzare la madre come “base sicura” per partire ad esplorare l’ambiente che lo circonda. Di tanto in tanto egli ritorna dalla base sicura. Non si osserva lo stesso comportamento nei confronti degli estranei.
12- Dall’ottavo mese il bambino cerca esplicitamente la madre quando ha bisogno di essere consolato. Di fronte ad uno stimolo spaventoso, dal quale il bambino è allarmato, egli si allontana il più rapidamente possibile correndo verso la madre, ignorando eventuali altre persone presenti nello stesso spazio.
13- Tra il nono e il dodicesimo mese, l’azione di aggrapparsi alla madre quando il bambino è spaventato, stanco, affamato o non sta bene diventa particolarmente intensa ed evidente.


La differenziazione di comportamenti di attaccamento tenuti dal bambino verso le persone che lo circondano risultano poco evidenti entro i primi quattro/cinque mesi, mentre a partire dal sesto mese diventano sempre più chiari. Se è vero che nella stragrande maggioranza dei casi la figura principale di attaccamento sarà per il bambino la madre, vi possono essere circostanze in cui tale ruolo venga svolto da altre persone come il padre o i nonni, per esempio quando la madre non sia presente.
Tuttavia nelle normali condizioni di accadimento, ovvero quando vi sia la presenza di entrambi i genitori, l’attaccamento principale sarà inizialmente verso la madre.

Continue reading

Fuga in famiglia nella natura selvaggia della Basilicata

di Rita Scalcione

Idee per un weekend in Basilicata con bambini.

E’ stato un periodo duro, per tutti, nessuno escluso. Per chi è abituato a muoversi lo è stato ancora di più. I viaggiatori incalliti possono capire questo mio pensiero. L’idea di non poter andare da nessuna parte e di non poter programmare niente perché non si sapeva come sarebbero andate le cose mi ha fatto reso abbastanza irrequieta, lo ammetto. Programmare un viaggio durate una pandemia diciamo che non è proprio la priorità di tutti, me compresa.

Partiamo? Ti prego!

Ultimamente è stato tutto un apri e chiudi di app in ordine sparso: Skyscanner, Ryanair, Booking...poi continuavo con Google Maps e tante altre. “Però che ne dici se andiamo qui…ma secondo te possiamo andare in aereo? Ma gli intercontinentali a dicembre come li vedi?…”

Avevamo bisogno di una fuga, era chiaro. Per una volta nella vita di una fuga senza programmi.

I viaggi partono da una necessità o da un sogno? Sicuramente da uno stato d’animo.

Viviamo a Matera, in Basilicata. Volevamo partire senza allontanarci più di tanto. Avevamo a disposizione solo una notte. Poi ad un tratto mi ricordo di una foto buffissima di un alpaca. Si, un alpaca. In Basilicata. E da quella foto è partito tutto. Apro il mio adorato Google Maps, guardo cosa c’è nei dintorni, chiedo qualche consiglio sparso ( e prezioso!) ed eccoci qui…

Dove andare in Basilicata con bambini?

Monticchio, Acerenza e cascate di San Fele

Partecipanti: Mamma Rita , Papà Marcello , Mia (6 anni)  e Alberto (4 anni)

Mezzi di trasporto: Auto 

Giorni di Viaggio: 1 e mezzo

Periodogiugno 2020

Da Matera abbiamo raggiunto Acerenza (PZ). Un viaggio breve di circa 70 km . Il paesaggio che si gusta dal finestrino è quello tipico lucano. Campagne sconfinate, colline ormai giallo oro e qualche falchetto in volo.

La nostra prima tappa è Basilicata Alpaca .

Basilicata Alpaca

Un’allevamento di alpaca, il primo nel Sud Italia. Un luogo a stretto contatto con la natura, con un bellissimo panorama sul lago di Acerenza e dove i visitatori possono vedere da vicino questi adorabili animali. Il percorso prevede una passeggiata assieme agli alpaca, accompagnati da una guisa, toccare la loro morbidissima lana e, in conclusione un laboratorio didattico. Il prezzo del biglietto è di 10 euro ( ma i più piccoli non pagano). La visita va prenotata perché il numero dei visitatori è limitato, soprattutto in questo periodo di Covid-19. Per i miei figli è stata una sorpresa. Non avevamo mai toccato questi buffissimi animali.

Purtroppo il giorno prima aveva piovuto tanto e la visita è stata molto ridotta perché non si poteva accedere all’intero percorso a causa del fango. Unica nota negativa è che avremmo preferito essere avvisati prima di queste limitazioni, visto che non abbiamo goduto appieno di tutte le attività, riuscendo a vedere solo due degli alpaca presenti nell’allevamento. Quindi, il consiglio che posso darvi è quello di chiamare prima e assicurarvi che le condizioni climatiche siano quelle adatte.

Sempre previa prenotazione è possibile fermarsi nella loro area pic-nic attrezzata. Noi abbiamo preferito proseguire il nostro itinerario che ci avrebbe portati a Monticchio fermandoci in un’altra area pic-nic, praticamente deserta, che abbiamo trovato sulla strada.

Da visitare anche il borgo di Acerenza, uno dei ” Borghi più belli d’Italia”, con la sua maestosa Cattedrale.

Cattedrale di Acerenza (PZ)

Nel primo pomeriggio abbiamo raggiunto i laghi vulcanici di Monticchio, situati all’interno della Riserva Naturale Regionale .

Lo sapevi che i laghi cambiano colore a seconda del clima e quindi della stagione?

Il fenomeno viene spiegato in questo articolo che svela una ricerca condotta proprio sul colore dell’acqua dei laghi.

Cosa fare ai laghi di Monticchio

Dopo aver parcheggiato la nostra auto nei pressi del Lago Piccolo, ci siamo goduti una passeggiata ( e un gelato) in completo relax accompagnati dai suoni della natura. Spinti dalla richiesta dei bimbi, abbiamo anche noleggiato un pedalò ( 10 euro per 30 minuti). Costeggiando il lago abbiamo ascoltato il canto degli uccelli, osservato i grandi alberi dalle imponenti radici e ammirato le ninfee bianche galleggiare sullo specchio d’acqua.

Monticchio: Lago Piccolo e Abbazia San Michele

Ed inoltre…

Se avete tempo a disposizione potete:

  • raggiungere l‘Abbazia di San Michele Arcangelo che ospita al suo interno il Museo di Storia Naturale del Vulture ;
  • passeggiare all’interno della Riserva Naturale e, se siete fortunati, ammirare la Brahmaea Europaea che è un rarissimo esemplare di farfalla che ha trovato il suo habitat ideale proprio in questa zona;
  • vedere i resti dell’Abbazia di Sant’Ippolito.

Dormire in paradiso

Nel tardo pomeriggio abbiamo raggiunto l’agriturismo dove abbiamo passato la notte. A pochi chilometri dai laghi ecco l’Agriturismo il Riccio

Il posto ideale per chi, come noi, ha due piccoli amanti degli animali a seguito. Attorno a noi solo le colline che al tramonto si impregano di una luce magica . Incredibile il senso di libertà che può darti un paesaggio come questo. Le finestre della camera sono un quadro naturale. E’ stato bello vedere nostra figlia che, appena sveglia, si è seduta sul davanzale ad ammirare lo spettacolo, pronta per l’avvistamento di volpi e di falchi. Davanti al casolare una bellissima fattoria con galline, oche, asinelli, uno struzzo e un cavallo. Il simpatico e coccoloso cagnolone Argan, assieme ai gentilissimi proprietari Antonio e Stefania, vi farà da guida.

Agriturismo Il Riccio

La cena non potevamo che consumarla all’interno dell’Agriturismo dove abbiamo potuto gustare tante prelibatezze locali dalle materie prime eccellenti. Vi dico solo che la colazione, con il famoso Zabaione di Antonio e la ricotta al caffè vale da sola il viaggio.

E’ tempo di andare ma, prima rientrare a Matera, abbiamo fatto una deviazione per un pic-nic alle Cascate di San Fele.

Percorso verso le cascate di San Fele

Le cascate sono raggiungibili attraverso vari percorsi ben segnalati. Si sceglie di seguire quello più attinente alle proprie esigenze. Dopo aver lasciato l’auto, il percorso che abbiamo fatto noi è durato all’incirca 10 minuti all’andata e una ventina di minuti al ritorno in salita. Ovviamente da evitare il passeggino se avete bimbi piccoli. Non ci sono punti di ristoro. Abbiamo trovato solo una fonte di acqua potabile.

Cascate di San Fele (PZ)

Il nostro weekend in Basilicata finisce qui. Come ogni viaggio che ci rispetti ci asciamo dietro tanta emozione, tanta carica ma anche tante cose che non siamo riusciti a vedere e che diventano un’ottima scusa per ritornarci.

E voi , siete mai stati in Basilicata?


Continue reading

424

4 Giugno 2020 • articoli_home, con i genitori

Smartworking o extreme working?

Quanto è stato difficile vivere questo lockdown da donna, madre e lavoratrice? Siamo arrivate in Fase 2 sfiancate, schiacciate tra famiglia e lavoro, con pochissimo tempo per noi e tantissime cose da fare, senza più il supporto dei nonni, della scuola, degli amici, delle nostre reti di aiuto, delle nostre valvole di sfogo.

di Mariella Stella

Quante volte siamo scoppiate a piangere perchè non sapevamo da che parte cominciare con le cose da fare? E quante altre ci siamo sentite delle pessime madri, delle pessime educatrici…insomma delle pessime, e ci siamo crocifisse per colpa di quel maledetto senso di colpa? Tante, troppe, con la sensazione di essere sole ma, invece, in ottima compagnia della moltitudine di donne, che, come ci racconta l’indagine IPSOS “DONNA E CURA IN TEMPO DI COVID19” hanno dovuto gestire da sole famiglia, figli e persone anziane, spesso insieme al lavoro: un carico pesante, che ha portato 1 donna su 2 in Italia a dover abbandonare piani e progetti a causa del Covid. 

E il passaggio da smartworking a extreme working si è compiuto in un attimo. Il tema ormai non è lo smartworking in sé ma le condizioni in cui viene svolto. È sempre più evidente quanto il Paese vada a due velocità sul tema delle famiglie. Chi gestisce una famiglia è chiamato ad essere veloce, efficace nel trovare rapide soluzioni organizzative, al passo con l’evoluzione della pandemia, con il ritorno ad una pseudonormalità, ma il welfare resta fermo, gli asili nido chiusi, le scuole pure, i centri estivi faticano a partire. Insomma, un carico insostenibile, un lavoro estremo a cui siamo costrette a sottostare, sentendoci ogni giorno sempre più sole.

La CGIL nazionale ha avviato la 1° Indagine sullo Smart working promossa dall’area politiche di genere e realizzata insieme alla Fondazione Di Vittorio per comprendere le ragioni alla base di percezioni tanto diverse dello smartworking e per individuare soluzioni e modalità per rendere davvero SMART il lavoro da casa. L’indagine, consultabile e scaricabile a questo link, fa emergere, ancora una volta, un carico maggiore sulle donne piuttosto divise tra esigenze lavorative e familiari.

In questi ultimi giorni molte testate giornalistiche, blog e organizzazioni del Terzo Settore ne hanno parlato, e come sapete, fare un po’ di rassegna stampa ci piace sempre per darvi qualche pillola di informazione 🙂

Buona lettura!

Valore D

Il Messaggero

Vanity Fair

Repubblica

Save the Children

Il Fatto Quotidiano

Donna Moderna

Wallstreetitalia

Io Donna

Continue reading

IL SUD DELLA FRANCIA – ON THE ROAD CON BAMBINI

Un itinerario di 10 giorni nel sud della Francia, tra profumo di lavanda ed escursioni nella natura selvaggia della Camargue

PROVENZA E CAMARGUE ON THE ROAD CON BAMBINI

di Rita Scalcione

Erano svariati anni che avevo in mente di andare in Francia per vedere la lavanda nel suo periodo di piena fioritura e così, complice il mio compleanno che cade proprio in questo periodo e complice anche il fatto che avevamo a disposizione 10 giorni di vacanza, ci siamo lanciati nell’organizzazione del nostro primo on the road in famiglia. Mai avrei immaginato che un viaggio di questo tipo con 2 bambini al di sotto dei 5 anni potesse rivelarsi una delle migliori scelte di viaggio in assoluto.

VIAGGIO IN PILLOLE

Tappe: Hyeres – Isola di Porquerolles – Salon de Provence – Arles – Saintes Marie de la Mer – Avignone – Lago di Saint Croix – Plateau di Valensole – Valle dell’Ocra –  Genova

Partecipanti: Mamma Rita , Papà Marcello , Mia (4 anni)  e Alberto (2 anni)

Mezzi di trasporto: Aereo + Macchina + Traghetto + Bici 

Km percorsi in auto: circa 1500

Giorni di Viaggio: 10 

Periodo: 27 giugno/6 luglio 2018

ITINERARIO DI VIAGGIO

Cercando un volo economico che ci portasse in Francia, la scelta è ricaduta su un diretto Bari –  Genova così da poterci fermare anche un paio di giorni in una città che nessuno dei 4 aveva ancora mai visitato.

Arrivati a Genova abbiamo noleggiato la nostra auto per dirigerci verso il confine. Per tutti i nostri viaggi itineranti  abbiamo sempre utilizzato il noleggio attraverso il motore di ricerca Rentalcars, portandoci però da casa i nostri  seggiolini auto che la maggior parte delle compagnie aeree  imbarca gratuitamente. In questo modo i costi del noleggio auto si riducono sensibilmente. Ed eccoci alla guida di una sobria ma comodissima Audi A2 gialla

Approfittando del sonnellino pomeridiano dei bimbi abbiamo raggiunto senza sosta la nostra prima tappa: Hyères. Poco meno di 4 ore di viaggio (340 km). Qui ci siamo fermati due notti per poter andare alla scoperta di uno degli altri sogni nel cassetto:  l’Isola di Porquerolles che ci ha completamente rapiti tra mare spettacolare, profumi mediterranei e sentieri da percorrere esclusivamente in bicicletta.

VERSO LA CAMARGUE

Da Hyeres siamo poi ripartiti per la Camargue. Cavalli bianchi e fenicotteri rosa. Così ce la siamo immaginati questa parte di Francia dall’animo gitano che non ha deluso le nostre aspettative. Facendo base ad Arles sulle tracce di Van Gogh, abbiamo visitato tutto il territorio circostante e la bellissima Saintes Maries de la Mer, con i suoi negozietti boho style e le distese di sabbia bianca.

 

ANCORA IN VIAGGIO…

E’ tempo di lasciare le campagne della Camargue. Avignone è la nostra prossima tappa. La Provenza e il profumo della lavanda ci aspettano!  Il nostro alloggio è in  campagna, a pochi km da Avignone. Da qui siamo andati alla ricerca delle valli fiorite, arrivati al lago di Saint Croix godendo dello spettacolare panorama delle Gole del Verdon, visitato la Valle dell’Ocra, dove sembra a tratti di essere in Colorado per i suoi colori.

 

 

Salutiamo la Francia e, avendo un volo da Genova ne abbiamo approfittato per passare qui le ultime due notti. Qui tra l’Acquario, la Città dei Bimbi, i piccoli di casa non hanno avuto modo di annoiarsi.

QUALCHE CONSIGLIO:  SUD DELLA FRANCIA FAI DA TE 

E’ stato un viaggio davvero pieno di cose da fare e da vedere. Il sud della Francia richiederebbe sicuramente più attenzione soprattutto nella visita dei piccoli e bellissimi paesini che invece noi abbiamo tralasciato per mancanza di tempo. Con due bimbi che all’epoca avevano 2 e 4 anni i ritmi sono sicuramente diversi.

Avere una macchina propria o a noleggio è indispensabile per potersi muovere in tutta libertà da un paese all’altro. Nella scelta degli alloggi abbiamo optato sempre per case vacanze con spazio all’aperto (giardino o terrazza). Una aveva anche una piscina privata per la gioia dei piccoli…e anche nostra. Nella nostra organizzazione familiare preferiamo stare in giro tutto il giorno mangiando qualcosa al volo per poi tornare a casa nel tardo pomeriggio e prepararci la cena senza dover avere lo stress di uscire a cercare un ristorante.  Ovviamente boulangerie ovunque con tante prelibatezze per improvvisare un pic-nic per pranzo  come tanto ci piace fare quando siamo in viaggio. Abbiamo trovato clima particolarmente caldo e si sono rivelate fondamentali le tappe al mare e i bagni in piscina.

Se volete vedere i campi di lavanda in fiore sicuramente il periodo migliore va da fine giugno ai primi di luglio.

Ma non è finita qui. In arrivo  altri racconti dedicati alle varie tappe di questo fantastico viaggio!

Continue reading

#ADOLESCENZE: i genitori sbagliano sempre!

bb5241f5-1211-48dc-9276-f390f53639a2di Antonella Nuzzolese

L’adolescenza è considerata comunemente un periodo particolarmente complesso nella vita dei ragazzi ma è bene sottolineare che nemmeno i genitori sono risparmiati da senso di confusione e spaesamento. Fa capolino la paura di perdere il proprio bambino, il timore di cattive compagnie, il tutto condito da una società che ci rimanda continuamente l’immagine di adolescenti irresponsabili, dediti a droghe, sballo, bullismo ecc. Analizziamo insieme  cosa rende così “spinoso” il rapporto genitori-figli in questa fase.

I genitori sbagliano sempre!

Gli adolescenti recriminano indipendenza e maggiore libertà, al contempo rifiutano richieste di responsabilità anche banali, come ad esempio mantenere in ordine la loro stanza. Se si sentono considerati come bambini potrebbero sentirsi non degni di fiducia e accusare i genitori di essere troppo protettivi; se si sentono considerati come adulti potrebbero sentirsi incalzati troppo presto o poco accuditi.In sostanza in questa fase i genitori sbagliano sempre! Niente paura, non bisogna smettere di porre dei limiti, la sensazione di fallimento è condivisa da molti genitori e fa assolutamente parte del compito evolutivo che sta affrontando la famiglia.

Richiesta di separazione e bisogno di appartenenza

Spesso erroneamente si crede che l’adolescente abbia bisogno di svincolarsi dalla famiglia d’origine, in realtà in questa fase il bisogno di separazione è tanto forte quanto quello di appartenenza. Per dirlo in altre parole possiamo affermare che non può esserci alcuna separazione se non vi è una qualche forma di appartenenza Considerare questi aspetti ci aiuterà meglio a leggere le incalzanti richieste di indipendenza degli adolescenti, spesso con atteggiamenti insofferenti e rabbiosi  nei confronti della propria famiglia. In realtà altro non sono che richieste dettate dalla paura di crescere e dal bisogno di affermare come non mai le proprie appartenenze, attraverso il riconoscimento dell’amore da parte dei propri genitori

Famiglia e adolescenza: un puzzle interconnesso

L’apparente poco  interesse verso la famiglia mostrato in questo periodo può portare erroneamente a credere che ciò che accade negli adolescenti  abbia poco a che vedere con le dinamiche in seno alla famiglia in cui vivono. Niente di più sbagliato! I figli sono estremamente curiosi di ciò che accade nella loro famiglia, e possono svolgere un ruolo attivo nelle dinamiche familiari diventando ad esempio il braccio armato di conflittualità di coppia taciute e/o negate costringendo la famiglia a chiedere aiuto. Ecco che il ragazzino problematico diventa soggetto competente, in grado di rappresentare l’ occasione per la coppia genitoriale di esplicitare il proprio disagio e provare a superarlo, si parla in questo caso di terapia di coppia camuffata.

Osservatore consapevole piuttosto che genitore amico

Molti genitori provano ad affrontare questa fase assumendo il ruolo di genitore amico, complice del proprio figlio, con l’idea che in questo modo potranno controllarlo meglio senza discutere troppo. In realtà, soprattutto nella prima adolescenza, i figli hanno  bisogno di un genitore con cui lottare, con cui confrontarsi per scoprire essi stessi i propri pensieri. Non è importante evitare i conflitti, bensì imparare ad affrontarli e risolverli. Alle volte i figli stessi,spaventati e preoccupati da richieste eccessive di emancipazione, hanno bisogno di un genitore che dica “no” al posto loro, permettendogli di mantenere magari il ruolo di “temerario” davanti al gruppo dei pari.Bisogna quindi diventare osservatori pazienti, consapevoli che mai come in questa fase i ragazzi hanno bisogno di fermezza e di contenimento per contrastare la sensazione di aver perso sé stessi.

Dare fiducia

Forse uno dei compiti più complessi richiesti ai genitori di un adolescente è proprio quello di dare fiducia al proprio figlio. È difficile lasciare maggiori libertà ed esporre a innumerevoli pericoli quello che fino a ieri era solo un bambino, tuttavia avere la fiducia da parte dei genitori è davvero di vitale importanza per un adolescente in quanto migliora il senso di autostima e alimenta una motivazione interna a rispettare le regole imposte dai genitori. Fidarsi presuppone anche attribuire una certa importanza alle richieste del ragazzo, mostrando disponibilità all’ascolto, senza imporre dei “no” prima di avere spiegato da cosa sono giustificati. Spesso si crede che un genitore autoritario sia facilitato nel compito, imponendo le proprie regole senza causare troppi conflitti. In realtà questo tipo di atteggiamento può essere molto controproducente nella relazione genitore-figlio poiché, come già accennato, i limiti sono importanti ed i ragazzi ne hanno bisogno, ma necessitano anche di essere considerati come “portatori di motivazioni valide” e di poter esporre il proprio disappunto ai genitori.

Per concludere, alla stregua delle difficoltà che l’adolescenza comporta, l’invito è di provare e comunque a vivere questa fase come un’opportunità piuttosto che come un ostacolo.

Guardiamo oltre la “musica a palla”,cerchiamo di risignificare qualche bugia di troppo, proviamo ad andare oltre le provocazioni e godiamoci lo spettacolo dei figli che a poco a poco spaccano il guscio e diventano adulti. La funzione genitoriale non muore, si trasforma semplicemente.Buona adolescenza a tutti!#

Conosciamo meglio Antonella Nuzzolese!

Laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche e Laurea magistrale in Psicologia Clinica, entrambe conseguite presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”. Attualmente è una psicoterapeuta in formazione ad indirizzo sistemico-relazionale presso l’Accademia di Psicoterapia della Famiglia, sede di Bari. Svolge l’ attività privata a Matera ed è particolarmente impegnata in progetti di sostegno alla genitorialità e alla famiglia.

Continue reading

#FAMIGLIA: idee per la ripartenza in fase 2

di Mariella Stella

All’indomani dell’ennesimo DPCM in cui vengono annunciati nuovi aiuti alle famiglie, che al momento non sembrano segnare significative discontinuità con il recente passato, ha ancora più senso pubblicare i risultati della nostra call for ideas, lanciata ad aprile, in pieno lockdown e con mille domande da porre alle Istituzioni circa il futuro delle famiglie italiane in fase 2.

Siamo entrati da qualche giorno nella seconda fase dell’emergenza e le diverse task force del Governo stanno restituendo soluzioni che, in parte, fanno proprie le indicazioni che tanti genitori hanno fatto in modo di far arrivare al governo, con lettere ai Sindaci, ai Ministri (la nostra è di marzo 2020), all’ANCI, nella disperata ricerca di risposte o meglio di proposte.

Ed è senza dubbio la nota positiva di tutta questa situazione: rilevare un’energia sopita delle famiglie, che è diventata un tam tam molto potente all’indomani dell’emergenza, e che in un attimo ci ha messo in rete, da nord a sud, con tantissimi genitori, educatori e cittadini attivi che, in tutta Italia, stavano portando avanti le stesse battaglie.

Del resto, il fatto di non sentirsi soli è stato importante, ci ha restituito l’idea che il welfare DEVE essere condiviso e DEVE essere partecipato. In fondo le parti chiedono partecipazione prima che soluzioni, chiedono coinvolgimento prima che fondi.

E nata così la proposta partecipata che vi presentiamo, il risultato di un processo di coinvolgimento di intelligenza collettiva “informata sui fatti” non solo per esperienza quotidiana, ma anche per profilo professionale, visto che in alcuni casi i partecipanti alla call sono stati  neuropsichiatri, ricercatori, psicologi, educatori.

grafico

 

 

 

 

 

I TEMI DI DISCUSSIONE su cui sono stati chiamati ad esprimersi gli utenti coinvolti sono 5:

  1. SCUOLE- COME RIAPRIRE?
  2. BIMBI ALL’ARIA APERTA-. COME RIORGANIZZARE I GIOCHI?
  3. NUOVI SERVIZI PER LE FAMIGLIE
  4. AL MARE CON I BIMBI IN FASE 2
  5. ATTIVITA’ ESTIVE IN FASE 2

Dalle risposte pervenute, il primo elemento emerso è stato quello del bisogno primario di sentirsi presto e nuovamente parte di un’alleanza educativa che l’arrivo del Covid-19 sembra aver interrotto. La prima impressione è che i genitori coinvolti sentano una grande solitudine nella gestione dei propri figli e dei loro percorsi educativi in questo momento, nonostante la DAD e gli enormi sforzi della scuola.

Ma quanto è importante che i genitori non siano soli? Lo è infinitamente,  e purtroppo c’è una fetta di collettività che non lo riconosce. Dopo la pubblicazione della nostra lettera al Ministro della Famiglia siamo stati sommersi da contatti di altri genitori, email, messaggi da tutta Italia, e abbiamo avuto immediatamente l’impressione di aver toccato un tema caldo e sentito da moltissimi.

Tuttavia, tra i vari commenti ci siamo anche imbattuti in frasi del tipo: “Non capisco di cosa si lamentino questi genitori, hanno voluto la bicicletta e ora devono pedalare” e altre espressioni facili di questo tenore. Il problema invece è proprio qui, perché forse sfugge a molti che i nostri figli sono i vostri figli, sono i loro figli, sono il futuro di questo paese, e mettere al mondo dei figli non è un atto egoistico, è un contributo enorme alla crescita di un intero paese.

Il welfare familiare, pertanto, non è una facoltà, è un diritto, è l’indicatore fondamentale per valutare la qualità di un Paese e le sue priorità, è la cartina di tornasole che racconta l’idea di futuro che chi governa ha per il suo Paese.

In realtà quello che emerge con forza è che un Paese come l’Italia, in cui i genitori non sono rappresentati da nessuno, in cui non si sono mai organizzati in maniera unitaria e laica rispetto alla difesa dei diritti della famiglia, in un movimento in grado di avere un peso nelle decisioni di governo, avere una sua rappresentatività nel momento in cui si tratta di discutere di cosa abbiano bisogno, è un Paese che da decenni ha smesso di parlare del suo futuro perché non ha neanche provato ad ascoltare i propri bisogni, e ascoltare i bisogni della famiglia, vuol dire ascoltare tutta la sua comunità.

Ed è lo stesso Paese che sembra non volersi accorgere che le sue famiglie sono molto diverse nella loro conformazione dalla famiglia di Nazareth, le sue sono famiglie a “geometria variabile”, famiglie con figli di genitori diversi, con matrimoni precedenti alle spalle e figli di altri matrimoni, con due mamme, con due papà, con un solo genitore, le sue sono famiglie reali di un tempo nuovo e per parlare di welfare in maniera competente e utile questo Paese deve accettare la nuova fotografia della famiglia che la realtà restituisce ogni giorno.

Il punto è che spesso tutte queste famiglie sono bravissime ad auto-organizzarsi, a costruire un sistema di welfare dal basso che sopperisce all’assenza di piani istituzionali per la famiglia, e sembrano arrendersi all’evidenza di un welfare che non c’è, come fosse un dato di fatto immutabile con cui fare i conti.

Dalla nostra call, però, emerge anche un dato importante, ovvero che ai genitori è chiaro che gli interlocutori primari in questa storia sono le Istituzioni. Molti, infatti,  nelle loro riposte si rivolgono ai Sindaci, agli Assessori, a quelle figure istituzionali di prossimità che non possono ignorare un bisogno come quello della presa in carico delle famiglie e dei figli del proprio territorio, e nel contempo, nel rivolgersi alle istituzioni non si sottraggono dal fare la propria parte, dall’offrire il proprio contributo, non c’è uno sgravio di responsabilità ma la consapevolezza che in assenza di istituzioni pronte a mettere in atto un piano, e mettere in campo le proprie forze per la comunità, si sentiranno nuovamente soli e abbandonati a se stessi.

Più che del Governo, è del Sindaco e del Comune che i genitori sentono il bisogno. Ad esempio, è ai Comuni che i genitori riconoscono in questo momento il compito di mappare tutti gli spazi possibili: verdi, sportivi, ampi, in sicurezza per pianificare in che modo metterli a disposizione delle attività dei bambini, dai centri estivi alla scuola.

E non sono poi così lontani da intuire ottime soluzioni, visto che molte delle risposte che hanno dato vanno esattamente nella direzione intrapresa da molti governi in questo periodo. Del resto, è emblematico il caso della Danimarca con la scuola negli Stadi, una proposta presente anche nella nostra call.

Un’idea molto interessante, emersa nella call, è anche quella di creare una scuola “diffusa” tra masserie didattiche e scuole di piccoli centri in spopolamento (le aree interne?) chiuse per mancanza di alunni e ora di nuovo utili per distribuire l’utenza, avvalersi del volontariato e del terzo settore per sopperire alla carenza di docenti ed educatori, proporre a insegnanti disponibili a farlo una sorta di banca del tempo, la possibilità di organizzare piccole lezioni o incontri empatici con i loro ragazzi in estate, per riallacciare il filo del legame scuola-famiglia.

Una proposta che travalica tutte le questioni sindacali e formali che sembrano impedire una ripresa parziale dell’anno scolastico d’estate. C’è anche tanto outdoor ovviamente nelle proposte, tanta aria aperta e ruralità. L’impressione è che il tema della scuola nel bosco e della didattica all’aperto sia stato finalmente sdoganato, quando fino a ieri veniva vissuto come un sorta di scelta di nicchia, oggi diventa “necessità” in tutta la sua reale potenzialità

Altro tema caldo emerso è quello della sorveglianza, in particolare sulle spiagge. Nella call ci sono numerosi rimandi alla necessità che i Comuni provvedano alla sorveglianza  e al controllo del rispetto delle distanze di sicurezza e del distanziamento tra gli ombrelloni, i lettini e le persone. Non vengono proposte nuove strutture architettoniche, ma meno lettini e ombrelloni e molta sorveglianza, affidata anche in questo caso a volontari, scout, bagnini, etc  e anche un tema di sanificazione da far rispettare ai gestori. Vi è anche la proposta di lasciare nei lidi solo gli ombrelloni a distanza e invitare gli utenti a portarsi ogni giorno il proprio lettino sanificato per essere sereni rispetto all’affidabilità delle procedure di igienizzazione.

Indubbiamente, emerge forte la consapevolezza che c’è bisogno che ognuno faccia la sua parte, ma vi è anche la convinzione che se questa volta qualcuno non farà la sua, sarà più evidente del solito, e le responsabilità peseranno come macigni sulle spalle e sulla credibilità di chi non avrà provveduto.

Restano, infine, ferme le certezze delle famiglie: la rete delle altre famiglie, la solidarietà reciproca, il ruolo degli asili casalinghi condivisi, dell’auto-organizzazione dei servizi, un paracadute fondamentale ed affidabile a cui rivolgersi in caso di bisogno.

La parola rete ricorre tantissimo e il tema dell’alleanza pubblico-privato è riconosciuta più volte come fondamentale.

Sono famiglie che sanno quel che serve e che forse andrebbero ascoltate un bel po’ di più, non solo in tempo di Covid-19, da Governi e Amministrazioni locali spesso così lontane negli ultimi decenni da semplici soluzioni di buon senso, che, statene certi, ad una famiglia sarebbero venute in mente. 🙂

Continue reading