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#ADOLESCENZE: separazione e individuazione

La nostra rubrica dedicata all’adolescenza è sempre più interessante, grazie a Valentina Schiuma e Antonella Nuzzolese. Oggi ci parla di separazione e individuazione, un fenomeno molto evidente quando i nostri figli cominciano a diventare “grandi”.

di Antonella Nuzzolese e Valentina Schiuma

I genitori di oggi sono molto spaventati di fronte all’adolescenza dei propri figli. Sono confusi e spaesati perché a volte quel figlio che pensano di conoscere, sembra essere un estraneo. Ci si può intromettere nella vita dei figli? Se si, quando si rischia di disturbare troppo? È davvero complicato per un adulto entrare nel mondo mutevole dell’adolescente, imparare a rapportarsi con un ragazzo che non è più un bambino e nemmeno un adulto.

La letteratura sull’adolescenza di impostazione dinamica quando affronta il problema dei rapporti tra genitori e figli adolescenti, si focalizza su quegli aspetti intrapsichci che caratterizzano il periodo adolescenziale. Ad esempio la teoria di Winnicott pone importanza al tema del “lutto evolutivo” rispetto non solo al corpo infantile ma anche rispetto all’affidarsi dei figli ai genitori. Anche  Margaret Mahaler enfatizza il bisogno evolutivo di prendere le distanze dai genitori con una conseguente sostituzione dei legami primari con quelli con i partner sentimentali e/o coetanei, approdando infine a un senso distinto del Sé come persona separata dai propri genitori.

Gli studi sull’attaccamento sottolineano che i genitori permangono come base sicura nonostante siano meno approdo delle ricerche dei figli se non nei momenti di stress e disagio. In definitiva si riattiva una rinegoziazione dei ruoli e delle funzioni familiari che coinvolge l’intero sistema muovendosi alla ricerca di nuove posizioni, nel senso che le relazioni tra genitori e figli si modellano e si evolvono.

Le teorie sistemiche si concentrano invece soprattutto sulla dimensione relazionale del processo di separazione e individuazione.

Murray Bowen pone l’enfasi sul processo di differenziazione dalla famiglia d’origine definendolo come un obiettivo che l’individuo persegue lungo l’arco di tutta la propria vita e che permette di svincolarsi dal proprio nucleo familiare d’origine attraverso un processo di autodefinizione e autoindividualizzazione.

Per Maurizio Andolfi l’obiettivo più importante per la famiglia è quello di aiutare i propri membri a migliorare il livello di differenziazione del Sé, nel raggiungimento del complesso equilibrio tra appartenenza e separazione. Non dimentichiamo, infatti, che non vi può essere alcuna separazione senza appartenenza!

In ogni caso quando parliamo di separazione e individuazione, non facciamo mai riferimento ad un mero allontanamento fisico, ma al raggiungimento di una condizione psichica che permette alla persona di percepirsi come essere finito e dotato di una propria individualità. Molti giovani adulti credono di poter raggiungere  una condizione di autonomia con l’allontanamento da casa andando in altre città per frequentare l’Università. In realtà senza una completa ed equilibrata separazione psichica, una tale situazione potrebbe trasformarsi in quello che Bowen chiama “taglio emotivo” ovvero una negazione delle proprie appartenenze, senza le quali non è possibile nemmeno capire da cosa ci si dovrebbe separare!

L’adolescenza è un momento fondamentale di questo difficile processo, ecco perché risulta così complicato e complesso. Omissioni e bugie di poco conto (che spesso fanno tanto arrabbiare e preoccupare i genitori) possono rappresentare un primo segnale del tentativo di differenziazione, poiché permettono al ragazzo di avere qualcosa di proprio, non condiviso con il resto della famiglia. L’apparente predilezione del gruppo dei pari è un altro indice dell’importante lavoro svolto dai ragazzi, senza dimenticare che nonostante apparentemente sembri il contrario, resta un profondo interesse per la propria famiglia d’origine. Non a caso molti adolescenti problematici in realtà utilizzano la loro sintomatologia per aiutare i propri genitori o comunque per portare alla luce dinamiche familiari disfunzionali.

In sistemi familiari particolarmente rigidi l’adolescente può subire un blocco del processo di differenziazione, con esiti che potrebbero contrastare uno sviluppo sano ed equilibrato.

Un primo esito disfunzionale potrebbe riguardare un rallentamento dell’esplorazione di Sé e del mondo esterno. Confini familiari “ingabbianti” potrebbero infatti limitare la sperimentazione delle proprie caratteristiche e  la ricerca di risorse nell’ambiente esterno. Questo limiterebbe la possibilità di fare sbagli, di sperimentare e di “provare vari abiti” e modi di essere nuovi. L’adolescente così perde l’esperienza e l’investimento creativo e generativo su di sé, rimanendo ancorato a modelli e funzioni imposte e non scelti che, per quanto possano far sentire sicuri, chiudono rigidamente a determinate modalità e possibilità di essere. Ricordo una paziente in particolare, una giovane adulta, che aveva richiesto una psicoterapia per scoprire il proprio Sé autentico perché incastrata “negli abiti che mi hanno cucito addosso”. In questa direzione molte sono le esperienze di Falso Sé (Winnicott) cioè di uno sviluppo della propria identità che non ha sviluppato componenti autentiche di Sé ma ha tendenzialmente sviluppato queste componenti in direzione di una compiacenza estrema verso le richieste ambientali. Questo tipo di esperienza viene nel tempo esperita come mortificante e possono comparire sintomi depressivi, tristezza, chiusura. 

Un secondo esito disfunzionale potrebbe consistere in reazioni di eccessiva opposizione verso le proprie origini familiari con il conseguente tentativo di costruire la propria identità in totale contrasto con ciò che si è conosciuto e sperimento fino a quel punto e che, inevitabilmente, fa parte del proprio essere.

Lo sviluppo dell’identità in completa opposizione verso le proposte familiari, possono portare ad esiti altrettanto disturbanti in quanto anche in questa direzione non c’è lo sviluppo di una autentico Sé ma il cristallizzarsi di soluzioni permeate di rabbia e opposizione dove, poi di fatto, una separazione non c’è mai stata.

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14 Luglio 2020 • articoli_home, con i genitori, Netural Kids

LA PAURA NEI BAMBINI

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà, oggi vorrei parlarvi di Alice, una bambina piena di paure un po’come anche i nostri bimbi:

ALICE LA PAUROSA

Quando una porta sbatte
o un libro cade a terra,
Alice pensa subito:
“E’ scoppiata la guerra!”
Se qualcuno si avvicina
e la vuole salutare,
lei vien presa dal panico
e decide di scappare.
Durante l’intervallo,
ha il terrore di uscire,
perchè un paio di farfalle
la volgiono inseguire!
Alice salta in aria
e si mette a strillare
quando Mario lo stordito
all’imporvviso compare!
[…]
Aver fifa per Alice
è cosa di ogni giorno,
ma è davvero mostruoso
per chi le sta intorno!

                                                          (Da P. Bertrand, Alice la paurosa,
                                                                        Motta Junior, 2008)

“Alice la paurosa” è tratto da un libro di P. Bertrand edito da Motta Junior Edizioni nel 2008 ed è indicato per i bambini dai 6 anni in su. L’autore ci presenta comportamenti che sono spesso frequenti fra i nostri bambini, soprattutto a scuola: bambini che hanno paura di tutto.
Discutere con i nostri bambini di questi temi, magari a partire dall’ascolto di questa filastrocca, aiuta a migliorare la situazione e a trovare vie d’uscita per disagi che spesso si creano quando abbiamo a che fare con bambini come Alice.

A 8/9 mesi si il bambino sviluppa la prima paura: dell’estraneo, a 12/18 mesi della separazione (con massimo sviluppo intorno ai 3 anni), a 3/5 anni paura dei fantasmi, del buio, delle streghe, del lupo, di Babbo natale, di ammalarsi.

Tre sono i principali stili educativi genitoriali favorenti l’acquisizione delle più comuni paure nei bambini:

  • ipercritico: caratterizzato da un’elevata frequenza di critiche rivolte al bambino (rimproveri, biasimo, svalutazione), determinando nel bambino paura di sbagliare;
  • perfezionistico: convinzione che il bambino debba fare bene sempre tutto: il bambino sarà portato a temere in modo eccessivo la disapprovazione e la critica sviluppando ansia da prestazione soprattutto in ambito scolastico.
  • iperansioso-iperprotettivo: eccessiva preoccupazione dell’incolumità fisica cercando di prevenire ogni frustrazione che potrebbe vivere. Nel bambino si svilupperà la paura di tutti e che il mondo sia pieno di pericoli.

Invito i genitori a favorire l’apertura dei bambini nel raccontare le proprie esperienze in merito alle loro emozioni negative in modo da poter riflettere insieme sui modi più adeguati per imparare a controllarla e per migliorare i rapporti con gli altri.

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On the road in Puglia con bambini, tra mare e masserie immerse nella natura.

di Rita Scalcione

Un’estate italiana. Un viaggio on the road con bambini poco impegnativo per godere dello splendido mare della costa salentina, tra campagna e antiche masserie.

Il nostro viaggio

Come ogni anno ci concediamo una piccola vacanza tra giugno e luglio. E’ il periodo che preferiamo perché le temperature sono quasi sempre a favore, le giornate ancora lunghissime e non c’è il caos dell’alta stagione, così da trovare spiagge ancora quasi vuote.

Avendo organizzato tutto last second abbiamo optato per una meta semplice semplice, vicina a noi e che regala sempre forti emozioni: la Puglia. Partendo da Matera abbiamo deciso di fare 3 tappe fermandoci ogni due notti in un nuovo posto, in modo da cambiare spiaggia praticamente ogni giorno.

I nostri criteri di scelta sono stati: sistemazioni in campagna, possibilmente in vecchie masserie tipiche del posto, non troppo distanti dal mare e con piscina, anche se non indispensabile visto il mare stupendo, ma comunque piacevole per un bagno pomeridiano o per rilassarsi dopo una giornata in spiaggia.

Ovviamente la Puglia offre una miriade di soluzioni adatte a tutte le tasche e a tutte le esigenze, sia per un viaggio itinerante che per una vacanza più stanziale.

Ma veniamo al nostro itinerario. Come vi dicevo abbiamo cambiato alloggio ogni due giorni per un totale di tre sistemazioni e sei notti.

Partecipanti: Mamma Rita , Papà Marcello, Mia 6 anni e Alberto 4 anni

Mezzo di trasporto : Auto

Torre Colimena, le Saline dei Monaci e Campomarino

Partendo da Matera, dopo circa un’ora e mezzo di viaggio decidiamo di passare mezza giornata in spiaggia prima di raggiungere il nostro primo albergo aMaruggio (TA).

Andiamo un po’ più a sud ed eccoci a Torre Colimena, una frazione di Manduria in provincia di Taranto.

Era da tanto che volevo andarci e direi che abbiamo fatto proprio bene! La spiaggia vicino le Saline è un luogo ancora selvaggio e incontaminato. Una volta posteggiata l’auto c’è un sentiero che costeggia da un lato la spiaggia di sabbia bianca e dall’altro le Saline dei Monaci dove, se siete nel periodo giusto, potete avvistare i fenicotteri rosa e altre specie di volatili come gru o aironi.

Di fenicotteri in lontananza ne abbiamo visti tanti ma, se avete un binocolo, lungo il sentiero c’è una torretta di avvistamento.

Saline dei Monaci

Portate con voi un ombrellone e qualcosa da bere o da mangiare perché la spiaggia non è attrezzata. L’abbiamo trovato un luogo incantevole sia per l’atmosfera che per i colori del mare, della spiaggia e della macchia mediterranea che la circonda.

Spiaggia di Torre Colimena (TA)

Se siete in zona qui ci sono alcune delle spiagge di sabbia più belle della Puglia. A pochi chilometri da Torre Colimena c’è Punta Prosciutto o la riserva naturale del Fiume Chidro, dove poter fare un bagno rigenerante nell’acqua gelida del fiume che incontra il mare.

Raggiungiamo nel pomeriggio il nostro hotel. Masseria Pepe è tutto ciò che si cerca in una masseria pugliese, a cominciare dai colori e dall’arredo delle stanza. Essendo in quattro, ci hanno assegnato la “Casina degli aranci”, una quadrupla enorme con due camere da letto, due comodi bagni e angolo cottura. Ma andatele a vederle tutte sul loro sito perché sono una più bella dell’altra! Grandi aree esterne per pranzare o rilassarsi e una bella piscina rendono l’alloggio ideale sia per famiglie che per coppie.

Masseria Pepe – Maruggio (TA)

Per la gioia dei piccoli, ci sono cavalli e asinelli. C’è anche un ristorante alla carta che però non abbiamo provato, ma comodo se non si ha voglia di uscire la sera.

La cena l’abbiamo consumata a Campomarino , a 10 minuti di auto. Il nostro ristorante si chiama “Al Fresco” ed è vicino al porto, dove potete lasciare l’auto in un parcheggio custodito. Prenotate un tavolo sulla terrazza per godervi un tramonto vista mare. La loro specialità ovviamente è il pesce ,ma hanno un menù molto vario con disponibilità di menù kids se ne aveste bisogno. Un ambiente giovane, curato e un’ ottima cucina.

Il giorno successivo lo trascorriamo in uno dei lidi che più amo della zona: Posto 9, e non potevo che sceglierlo per il giorno del mio compleanno. Qui il tratto di spiaggia è bellissimo. L’ambiente è curato nei minimi dettagli e la cucina tra le più buone di Campomarino, sia per un pasto veloce da mangiare sotto un gazebo in spiaggia che per una raffinata cena vista mare. La nostra giornata si conclude con tanto di torta e candeline spente come da tradizione. E anche questo compleanno l’ho passato in un luogo da sogno…

Campo Marino di Maruggio (TA) – Lido Posto 9

Da Torre Lapillo a Nardò

Sveglia presto, chiudiamo i bagagli, colazione e si va verso nuovi porti. La nostra prossima destinazione è Nardò (LE). Ma anche questa volta trascorriamo la giornata al mare prima di raggiungere la nostra meta.

Torre Lapillo è una frazione della più nota Porto Cesareo. Sabbia fine, acqua limpida e fondale digradante, l’ideale per i bambini. Proprio per questo è una delle spiagge più frequentate del Salento. Noi, in un lunedì di fine giugno, non abbiamo trovato tantissima gente, ma nei fine settimana o in alta stagione la situazione e tutt’altro che tranquilla. Io la consiglierei a giungo o a settembre.

Torre Lapillo

Raggiungiamo nel pomeriggio il nostro b&b. Casina Solatia è in aperta campagna ma a pochissimi kilometri da Nardò e dalle stupende spiagge di questa zona. Ci accoglie la sorridente proprietaria Simona che ci mostra la sua stupenda e nuovissima struttura. Le camere sono essenziali e arredate con gusto. Ci innamoriamo dello spazio esterno, della piscina e soprattutto dell’angolo colazione all’ombra di un gigantesco albero di Noci.

Casina Solatia – Nardò (LE)

La sera la trascorriamo a Nardò, con il suo centro storico tra i più belli e meglio conservati del Salento. Giriamo tra i caratteristici vicoli attorno alla piazza principale e decidiamo di cenare in uno dei tanti ristoranti con i tavoli all’aperto “Il Girone dei Golosi”. Cucina tipica salentina e bellissima atmosfera.

Centro storico di Nardò (LE)

Ci aspetta il giorno successivo un’altra meravigliosa giornata di mare. Con i bimbi preferiamo la sabbia e così ci dirigiamo a Sant’ Isidoro. Il colore del mare non delude!

Spiaggia di Sant’Isidoro – Nardò (LE)

Al tramonto ci attende la cena in un posto che per me è tappa fissa quando sono qui: “Lo Scapricciatiello”. Se volete del buon pesce in un luogo genuino dovete assolutamente provarlo.

Per un tuffo tra le rocce non perdetevi Santa Caterina di Nardò. Cercate il vostro scoglio preferito per piazzare l’ombrellone e munitevi di maschera e pinne. Se siete senza bimbi andate al Beija Flor con i suoi cuscinoni tra le rocce, restateci fino al tramonto e poi raggiungete il Barrueco per un Mojito vista mare.

La nostra vacanza sta volgendo al termine. Ma ci manca l’ultima e meravigliosa tappa.,,

Ugento e Santa Maria di Leuca

Lasciamo Casina Solatia con una colazione dai sapori locali e andiamo più a sud. Ancora spiagge bianche e acqua trasparente. Torre San Giovanni è un’altra delle spiagge super adatte ai bimbi per i suoi fondali bassi, come del resto gran parte della costa.

Torre San Giovanni

Pranzo consigliassimo da La Bottega dei Sapori con un’immancabile piatto di Ciciri e Tria (pasta e ceci tipica salentina) e un’ottima parmigiana di pesce spada. Arriviamo nel pomeriggio a Ugento.

Abbiamo scelto una masseria non troppo lontana dal mare : Masseria Cristo. Un’antica dimora del XV secolo che una sapiente ristrutturazione ha riportato al suo splendore. Pareti in pietra, camere con le volte a stella, arredi antichi. All’esterno una grande pineta, decine di amache e una bella piscina. A far da sottofondo il suono delle cicale. Il posto ideale per staccare la mente. Le spiagge nelle vicinanze sono tantissime. La mattina successiva raggiungiamo quella di Lido Marini. Troviamo una caletta semi deserta con sabbia circondata da rocce e passiamo lì il resto della giornata.

Masseria Cristo – Ugento

Se siete qui dovere assolutamente andare da Martinucci, pasticceria storica con una scelta infinita di dolce e salato. I Pasticciotti ( dolce tipico Salentino) sono tra i più buoni mai assaggiati.

Santa Maria di Leuca non siamo riusciti a vederla di giorno, ma con una passeggiata serale abbiamo potuto godere del suo lungomare, delle sue ville ottocentesche che conservano un fascino prezioso e di un gelato vicino al molo guardando le barche. Da inguaribile romantica , l’ora del tramonto è la mia preferita, con il mare piatto e un cielo che ci regala dei colori incredibili.

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Se avete tempo a disposizione a Santa Maria di Leuca prenotate una gita in barca alla scoperta delle grotte. Ci sono numerose agenzie che offrono questo servizio.

La nostra vacanza finisce qui. L’indomani lasciamo Masseria Cristo. Questa parte di Puglia per noi non è una novità e un po’ mi sento a casa, ma ogni volta c’è sempre una nuova scoperta. Il Salento non delude mai.

Sarà il mare di giugno, le acque dai colori incredibili, il fascino della campagna, delle sue masserie, sarà che ci sono affezionata, ma è uno dei pochi posti al mondo che non mi stanca mai e dove ci torno sempre molto volentieri.

Se volete altre informazioni su questa terra scrivetemi e sarò felice di rispondervi, perché a me solo parlarne mi fa star bene…


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FESTEGGIAMO I SUCCESSI DEI BAMBINI CON UNA BELLA FESTA CON TORTA!

Di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà, oggi siamo in clima pagelle e promozioni. I bambini, nonostante questo periodo di Covid-19 hanno comunque, con tutte le difficoltà, ottemperato ai loro compiti scolastici.

Ebbene, a prescindere che si parli di nido o scuola dell’infanzia, primaria, secondaria o maturità i successi vanno festeggiati!

Quando un bambino svolge un compito, questo diventa il suo normale impegno (a prescindere dal risultato che gli adulti si aspettano da lui). Il confronto e il giudizio comincia proprio da questo e purtroppo, alle volte, la sconfitta ha la priorità sul successo dimenticandoci anche di festeggiare il piccolo passo avanti ottenuto con sacrificio e dedizione. Sì, anche il gioco è per i bambini faticoso ed è giusto che si dedichi del tempo per celebrarne il successo (anche quello che a noi sembra più ovvio!).

Festeggiare i piccoli passi porta a:

1) Diventare consapevole del processo del “saper imparare” qualcosa.

2) Condividere con i bambini la gioia dei genitori, nonni, zii, ha un effetto contagioso e stimola la sua autostima.

3) L’attesa dei festeggiamenti fa focalizzare su quanto sia stato importante il percorso effettuato e la cura dei preparativi aiuta i bambini a sentirsi valorizzati. Organizziamo quindi una bella festa con torta, mettiamo sul tavolo quaderni, lavoretti, attività; invitiamo i nonni e gli zii e gratifichiamo il bambino con tante foto e perché no, anche qualche regalino.

Il prossimo anno il nostro bambino sarà ancora più motivato e felice di imparare!

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Consigli di lettura per #NETuralgenitori: Bastava chiedere! di E.Clint

Grazie all’energia della nostra community stiamo raccogliendo molti contributi sui temi che ci sono cari. Oggi vi proponiamo il consiglio di un libro sulla parità di genere. Ce lo racconta una persona speciale!

di Vanessa Vizziello

Ho comprato “Bastava chiedere!” di Emma Clint, edito da Laterza, perché avevo letto che la bravissima scrittrice Michela Murgia, che io stimo e adoro, ne aveva scritto la prefazione … e mi sono fidata. A dire il vero ne avevo sentito parlare sui social e mi aveva incuriosita anche la copertina colorata e disegnata.

Non mi aspettavo di trovare un libro a fumetti e forse, se lo avessi saputo prima, non lo avrei acquistato. A me non piacciono i fumetti.

“Bastava chiedere!” è scritto da Emma Clit, una blogger, fumettista, ingegnera informatica francese che comincia la sua carriera distribuendo volantini femministi all’entrata delle metro di Parigi. Raccoglie le vignette che l’autrice ha pubblicato dal 2016 sul suo blog emmaclit.com (che vi consiglio di andare a guardare) riscuotendo immediatamente un grande successo in rete. 

È un libro differente dagli altri e per molti “sarà una rivelazione, un dolore e un’opportunità”, così scrive sulla copertina Michela Murgia perché guida ad una consapevolezza più profonda negli uomini e nelle donne. 

Il libro illustra la vita familiare eterosessuale e i rapporti tra generi: rapporti tra uomo e donna, tra donna e uomo. 

Grazie all’efficacia delle vignette e al testo ridotto proprio del fumetto, ogni pagina è preziosa perché, come un manuale, dà nuove conoscenze, generando, a tratti, stupore o senso di irritazione o ansia che cresce lentamente. 

Entra nella quotidianità delle nostre vite e in quelle dei rapporti eterosessuali nei quali la donna e l’uomo sono direttamente a confronto e analizza scene di “ordinaria” difformità di genere rispetto alla cura, al tempo, ai rapporti sessuali, al lavoro. 

Leggendolo, si può imparare che ciò che vediamo e viviamo ogni giorno ha un nome appropriato (carico mentale, lavoro riproduttivo, ...) e, quindi, dopo la lettura si è consapevoli di cosa genera tensioni in se stessi e nei rapporti. E tutto assume un senso, angosciante a tratti, ma chiaro sempre, che evidenzia con efficacia la strada da percorrere. 

Il libro guida al superamento di un gap più difficile da scardinare, quello dello squilibrio del carico mentale che lascia, ancora oggi, alle sole donne, anche lavoratrici, il ruolo della cura e della responsabilità della famiglia per alleggerire la vita del proprio uomo “già carica” del solo lavoro.

Bastava chiedere!

è un libro che deve esserci in ogni casa perché, a mio avviso, è una lettura utile a tutte le donne e a tutti gli uomini che potrebbero leggerlo insieme per comprendere quali sono i meccanismi, assimilati in secoli di patriarcato, che generano i nostri atteggiamenti e comportamenti. 

Si potrebbe scoprire, leggendolo, che, per essere davvero libere e liberi di vivere la propria vita e la relazioni con l’altro genere, basta cercare la chiave che apre la gabbia nella quale, a volte, ci siamo chiusi da soli. 

Credo che questo libro possa fornirla. 

Lo consiglio, inoltre, ai genitori di ogni tipo di famiglia e agli educatori che vogliano provare a crescere bambine e bambini che siano adulti liberi.

A tutti, buona lettura. 

Conosciamo meglio Vanessa Vizziello!

è nata e da sempre vive a Matera. Insegnante, femminista e attivista per i diritti LGBT e contro ogni forma di discriminazione. È fondatrice e presidente dell’ Associazione RiSvolta, unica realtà LGBT di Matera, fondatrice e componente del direttivo di Assist, associazione nazionale per la tutela dei diritti delle donne nello sport e di Rebel Network, rete nazionale femminista per i diritti.
È zia di tre splendidi nipoti che contribuisce a crescere nell’ottica della parità di genere e del rispetto delle differenze.
Le piace leggere, mangiare il gelato fatto da sua sorella e suo cognato, preparare e mangiare gli spaghetti alla “Sangiovannina” sempre in buona compagnia.

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Viaggio in Camargue con bambini

di Rita Scalcione

Parc ornithologique de Pont de Gau,

Una terra dall’animo gitano. Sulle tracce di Van Gogh, tra fenicotteri rosa, cavalli bianchi e campi immensi di girasoli.

Quando abbiamo programmato il nostro viaggio on the road nel sud della Francia avevo in mente una foto vista su qualche blog di viaggi che rappresentava centinaia di fenicotteri rosa. Mia figlia era nel “periodo fenicottero” ( adesso è in quello unicorno quindi non potrei accontentarla :)) e noi eravamo in giro nella Francia del sud. Ecco che allora….si va in Camargue!!!

La nostra base per visitare questa terra è stata Arles. Come di consueto scegliamo un appartamento immerso nel verde, a pochissimi chilometri dalla città. E’ all’interno di un residence con tanto di lago, ampi spazi all’aperto e piscina comune. La casa ha delle vetrate enormi a durante la cena, ad un certo punto mia figlia urla: “mamma guarda in cielo una freccia fatta di uccelli”. Ed in effetti lo spettacolo degli uccelli in volo che ti offrono i cieli della Camargue è incredibile. Sedentari o migratori, ogni anno sono migliaia le specie che si possono osservare in questa zona.

La danza dei fenicotteri rosa di Pont de Gau

La mattina seguente la nostra prima tappa sarà proprio il Parc ornithologique de Pont de Gau, la casa dei fenicotteri rosa. Qui infatti è possibile ammirare questi bellissimi esemplari da vicinissimo. Con il territorio paludoso e le saline, questo è il loro habitat naturale.

Parc ornithologique de Pont de Gau,

Il costo del biglietto per accedere al parco è di 7,50 per gli adulti e 5 euro per i bimbi dai 4 ai 12 anni. All’interno si percorrono vari sentieri immersi nella natura dove poter ammirare centinaia e centinaia di fenicotteri rosa. Questi animali elegantissimi rubano certamente la scena al resto della fauna presente al parco, ma siete appassionati di birdwatching potete passare qui svariate ore perché ci sono davvero tantissime specie di volatili.

Il periodo migliore per vedere i fenicotteri in Camargue è quello della primavera, da metà Marzo a metà Giugno. Ma se siete fortunati potete trovarli anche fino a inizio luglio.

Come di consueto noi siamo arrivati in orario di apertura godendoci un parco quasi tutto esclusivamente per noi. All’interno non ci sono punti di ristoro, ma dei tavoli da più nic dove poter consumare una merenda all’ombra.

Salutiamo gli amici fenicotteri per una delle mete più affascinanti di tutto il viaggio…Saintes Maries de la Mer.

Saintes Maries de la Mer

Questo, dopo Porquerolles, è probabilmente il luogo dove avrei passato più tempo. Non amo le vacanze stanziali, ma se non avessimo fatto un viaggio on the road io qui ci sarei stata l’intera settimana.

Questo minuscolo paesino sulla costa della Camargue ha qualcosa di magico. Sarà il profumo del mare o i bellissimi ristoranti e negozietti boho style che ci sono nei vicoli di casette bianche , sarà il suo animo gitano, o gli artisti di strada che suonano la chitarra in piazza. Non so se avete presente la sensazione di andare in un posto e sentirsi improvvisamente bene, felice.

Giugno non è un periodo di grande affollamento, eppure trovare posto al ristorante non è stato semplicissimo. Quindi se siete qui in periodi di alta stagione tenete conto che il paese è molto piccolo e potete trovare tantissima gente.

Appena fuori dal centro si può lasciare l’auto e raggiungere la piazza principale. Qui c’è la chiesa romanica dedicata alle tre Marie che ha l’aspetto di una vera e propria fortezza. All’interno visitate la cripta che custodisce le reliquie di Santa Sara, onorata dalla festa dei Gitani del 24 maggio attraverso un vero e proprio pellegrinaggio.

La leggenda narra che fu questo lembo di terra lungo il delta del Rodano ad accogliere Maria Maddalena, Maria Jacobé, Maria Salomé e la loro serva Sara, cristiane perseguitate fuggite dalla Palestina su una barca senza timone e senza remi.

Se volete una vista suggestiva potete salire sul tetto della Chiesa all’ora del tramonto.

La giornata è particolarmente calda e decidiamo di fare un bagno al mare e fermarci in una delle tante spiagge libere, ma non prima di aver gustato una buonissima paella, piatto tipico del posto.

La paella è uno dei piatti tipici della zona con forte influenza spagnola

Se avete ancora tempo ecco cosa potete fare in zona:

  • Visitare la cittadina fortificata di Aigue Mortes e raggiungere le Salines di Giraud che offrono uno spettacolo tutto rosa, dovuto al colore del sale;
  • Fare una gita in battello con lo scenografico TIKI III per esplorare via fiume il territorio tra tra cavalli bianchi e e mandrie di tori neri;
  • Fare una passeggiata a cavallo. Ci sono numerosi maneggi lungo la strada che hanno offerte per tutti i gusti;
  • Noleggiare una bici e raggiungere il faro
Uno dei tanti maneggi della Camargue

Arles, sulle tracce di Van Gogh

“La notte stellata sul Rodano” è uno dei tanti dipinto del famoso pittore che rappresentano questa bellissima cittadina, dove lui ha trascorso il periodo più tormentato ma più prolifico della sua vita.

All’Ufficio del Turismo potete prendere un opuscolo che vi guiderà attraverso un itinerario delle sue opere e vedere per la città le riproduzioni di alcuni suoi celebri quadri. Non potete inoltre escludere dalla vostra visita la Fondation Vincent van Gogh . All’interno c’è anche un bookshop ben fornito con tante chicche sull’artista.

Terrazza del caffè di place du Forum

Una volta arrivati ad Arles ci accorgiamo che c’è una festa in costume. Incuriositi dai particolari abiti della sfilata, decidiamo di raggiungere il Teatro Antico per assistere all’evento che ha divertito tantissimo i bambini. Il resto della giornata ci perdiamo tra le strade di questa bellissima città, il cui centro storico ancora intatto è dal 1981 Patrimonio dell’Umanità Unesco. Farete un tuffo nel periodo romano tra l’Anfiteatro e le Terme di Costantino. Un giorno non basta se volete visitare tutti i siti , ma se volete entrare in alcuni dei moumenti potete optare per una city card. L’ufficio del turismo è davver ben organizzato e vi permette di programmare la vostra giornata in città per tutte le esigenze.

Arles

Con la Camargue si conclude il nostro viaggio on the road nella Francia del Sud. Qui trovate il nostro itinerario completo. Qui invece le altre tappe in Provenza.

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24 Giugno 2020 • articoli_home, Netural Travel, Senza categoria

Viaggiare con bambini: gli indispensabili in valigia

di Rita Scalcione

La guida su cosa portare in viaggio per un’organizzazione perfetta e senza ansie.

E’ arrivata l’estate, la stagione delle vacanze. Viaggi al mare o in montagna, a corto o lungo raggio, arriva prima o poi il momento di preparare la valigia. Panico. C’è chi fa parte del team zaino in spalla e chi invece si porta dietro mezza casa. Ma quando si hanno bimbi piccoli improvvisamente tutto ci sembra indispensabile e ci ritroviamo a fare un trasloco per un weekend al mare.

Ma allora cosa serve davvero mettere in valigia quando si viaggia con i bambini?

Negli anni credo di aver affinato la tecnica bagaglio e l’organizzazione è diventata semplicissima e senza troppe ansie. Un conto è andare in macchina dove puoi anche permetterti di portare più cose, un’altro è andare in aereo dall’altra parte del mondo e hai già mezza valigia piena di pannolini.

In questo primo articolo dedicato a “Gli indispensabili in viaggio” cercherò di mostravi alcuni trucchi e alcuni oggetti che ci rendono la vita da viaggiatori con bimbi a seguito più semplice del previsto. Iniziamo?

LA VALIGIA: quale comprare per il piccolo viaggiatore?

Personalmente trovo più comodo avere una valigia per ogni componente della famiglia. Questo ci permette, soprattutto nei viaggi itineranti, di avere ognuno le proprie cose a portata di mano senza disfare il bagaglio ogni volta che si cambia alloggio.

Da quando sono piccolissimi usiamo per entrambi il Trunky: un trolley cavalcabile ,piccolo ma resistentissimo. Potete scegliere tra tante forme divertenti ed è fatto per essere cavalcato dai piccoli viaggiatori che potranno essere trasportati per tutto l’aeroporto ( o trasportarlo da soli quando sono più grandicelli). Inoltre nelle lunghe attese i bimbi posso sedersi su di esso comodamente. La trovo anche un’originale idea regalo. Secondo la mia esperienza può andar bene fino agli 8 anni al massimo.


Altri modelli che hanno suscitato il mio interesse sono il Trolley Monopattino 


e il più economico, ma funzionale, Cabin Max versione baby (prezzo 34,50). Leggerissimo ma super capiente e con un simpatico porta peluche per chi non sa separarsi dal suo orsetto della nanna.

Non è tra i più economici, ma il marchio Stokke non delude mai:JetKids™ di Stokke® è una valigia cavalcabile ma utilizzabile in volo come lettino o poggiapiedi. La valigia cavalcabile è adatta a bambini dai 3 ai 7 anni; il lettino è più indicato per i bambini al di sopra dei 2 anni.

In valigia usiamo sempre degli organizer, così sappiamo esattamente dove si trova tutto ciò che portiamo e lo troviamo con facilità. Io ho preso su Privalia quelli della Seletti. Coloratissimi e lavabili in lavatrice una volta a casa. In più, su ogni sacchetto c’è l’immagine della categoria di appartenenza del contenuto ( intimo, accessori, cosmetici, elettronica, biancheria sporca e medicinali).

ZAINETTO: per avere sempre tutto a portata di mano

Oltre alla valigia, ognuno dei bimbi ha un proprio zainetto. Questo permette di avere tutto il necessario per il viaggio, dall’acqua, ai giochi, al cambio sempre a portata di mano. Una volta arrivati sul posto diventa anche lo zaino per le escursioni o per la spiaggia. Trovo più comodi i modelli con la fibbia di chiusura sul petto, in modo che lo zaino non caschi continuamente dalle spalle.

Abbiamo usato uno modello della Skip Hop Zoo quando erano piccolissimi. Su Tutete.com potete anche personalizzarlo con il nome del bambino.

Zaino Skip Hop Zoo con redinella

Questo in particolare ha una redinella che permette al genitore di tenere il bimbo sotto controllo, lasciandolo muovere in completa autonomia soprattutto in luoghi affollati.

Adesso stiamo usando invece degli zainetti della Affenzahn ,con doppia tasca e porta borraccia laterale.

Zainetti Affenzahn


In commercio ci sono tantissime altre marche che ricordano gli zaini da trekking degli adulti, più capienti e sicuramente impermeabili, come ad esempio quelli della Deuter o Ergobag , ergonomici e sostenibili. Anche Decathlon offre delle valide alternative a poco prezzo.


Borraccia

Cerchiamo di essere sempre attenti all’ambiente ed evitare l’uso di bottigliette di plastica, soprattuto in posti del mondo dove la plastica è difficile da smaltire. In alcuni aeroporti ho visto anche delle fontane di acqua potabile per riempirle. La borraccia perfetta è quella termica, priva di BPA e ftalati.

La nostra è del marchio norvegese BLAFRE. La trovate su Family Nation assieme ai tappi accessori.

Ma a mio avviso, la migliore in assoluto è quella della Pure Kiki. Può essere utilizzata per anni con il semplice cambio del beccuccio. C’è anche il beccuccio Biberon per usarla sin dalla nascita.

Passeggino, marsupio, seggiolino, alzasedia….aiuto ci vorrebbe un tir!

Tranquilli, più crescono e meno ingombrante diventa il carico che ci portiamo dietro. Ma quando sono ancora piccoli bisogna pensare a trasportarli in giro per il mondo nella maniera più comoda possibile.

Il passeggino oggetto dei desideri è lo YoYo Babyzen. Si apre e si chiude in un batter d’occhio, può essere portato a tracolla e si infila ovunque, soprattutto in aereo nella cappelliera. Se volate spesso io ci farei un pensierino.

YoYo Babyzen entra nella cappelliera dell’aereo

Ci sono alternative più economiche con modelli altrettanto leggeri. Ma ricordatevi che la maggiorparte dei passeggini vanno in stiva. Consultate i regolamenti della compagnia aerea con cui viaggiate, ma ormai quasi tutte prevedono il trasporto gratuito del passeggino.

Alcuni viaggi però sono impossibili da fare con il passeggino. In questo caso una fascia porta bebè o un marsupio possono salvarci la vita. Ricordo ancora le scale delle metro parigine e di quanto ci sia stato utile avere con noi un marsupio. Noi abbiamo optato per un Ergobaby, che ricomprerei altre mille volte.

Arriva il momento della pappa. Non tutti i ristoranti hanno un seggiolone e portarci dietro un alzasedia non è proprio comodissimo. La mini sedia di Mini Monkey ( 25,00 euro) occupa pochissimo spazio e ci permette di mangiare in tutta tranquillità senza dove tenere il piccolo in braccio.

Alzasedia Pieghevole Mini Monkey utilizzabile dai 6 mesi

Se siete amanti dei viaggi on the road e noleggiate una macchina in loco ricordate di pensare ai seggiolini. La sicurezza prima di tutto. Noi abbiamo sempre imbarcato (gratuitamente) i nostri Cybex perché sappiamo che sono ultra sicuri e perché noleggiarne due per volta non è proprio così economico. Abbiamo anche acquistato due sacche per poterli imbarcare al sicuro, evitando che si rompano in stiva o che si bagnino nel tragitto aereo/aeroporto.

Non gli ho provati, ma mi hanno incuriosito questi due modelli da viaggio poco ingombranti.

Il modello Urban Kanka è pieghevole, leggero e facile da installare.


E’ ancora Trunky che con BoostaPakc ci offre una comoda soluzione di zaino che si trasforma in rialzo auto per i più grandi.

Medicinali

Anche se nella maggiorate dei paesi possiamo comprare l’occorrente in farmacia, trovo che sia sempre meglio avere un piccolo kit di emergenza con i farmaci più usati. Parlatene con il pediatra, a seconda del paese che visitate potrebbero servirvi farmaci diversi. Si spera di lasciarlo intatto il kit farmaci, ma in alcuni casi potrebbero servirvi medicinali che sul posto sono introvabili, così come potrebbe occorrere un semplice antipiretico nel pieno della notte.

Giochi e passatempo

La domanda che spesso ci viene fatta è: ma come fate a fare tante ore di viaggio? Non siamo assolutamente amanti dell’intrattenimento digitale. Preferiamo di gran lunga attività più stimolanti e, in viaggio, se ne possono fare tantissime.

Nel loro zainetto c’è sempre qualche libricino di attività. Usborne, ad esempio, ha un’infinità di libri, di giochi e attività da fare un viaggio. Nel loro catalogo c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Da Tiger trovo sempre qualche gioco di piccole dimensioni, oltre agli stikers che si divertono ad attaccare sui loro quadernetti.

Fogli e colori vincono! Sempre da Tiger ho trovato dei mini colori che sono i salvavita perfetti sia nelle attese in aeroporto che, ad esempio, al ristorante. Anche le carte sono un valido alleato. I miei figli amano quelle della DJECO. Ce ne sono per ogni età.

L’ultima arrivata è una piccola macchina fotografica digitale . Queste sono a prova di piccole mani e di caduta accidentale . Per fotografare tutto camminano anche kilometri ed è bello poi rivedere i viaggi nei loro scatti da piccoli fotografi.

Questi sono solo alcuni consigli su come potersi organizzare al meglio se si viaggia con i bambini. Ho visto famiglie di 5 persone viaggiare con due zainetti e famiglie di 3 con bagagli enormi. Noi siamo una via di mezzo. Ogni volta che partiamo cerchiamo di ridurre sempre di più il bagaglio. In fondo i bambini esistono in tutto il mondo, quindi a volte è inutile caricarsi di oggetti che possiamo trovare sul posto.

E voi a che team appartenete? Zaino in spalla o trasloco per due giorni al mare?

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#ADOLESCENZE: Pubertà.

Integrare i cambiamenti del corpo nella psiche

di Valentina Schiuma

In questo percorso alla scoperta dell’adolescenza, con i prossimi contributi, si vuole porre maggiore attenzione ad ognuno dei compiti evoluti in modo separato ed esclusivo ma da considerarsi sempre come compresenti ed interdipendenti tra loro.

Il primo è sicuramente quello dall’intensità maggiore e dalle caratteristiche maggiormente perturbanti: l’integrare i cambiamenti del corpo nella psiche. Questo compito evolutivo inizia con un’esplosione inequivocabile: la pubertà, lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari. In questo periodo aspetti esterni del corpo cambiano fuori dal controllo ed in maniera disarmonica. La psiche diventa particolarmente vulnerabile ai cambiamenti ed anche il corpo stesso è particolarmente sensibile agli stimoli. Ad esempio, i capezzoli nelle ragazze sono ipersensibili e, spesso, fonte di dolore, il menarca e la prima eiaculazione possono essere molto spaventosi, le pulsioni interne e gli istinti che si manifestano prepotentemente possono portare ad esperienze disturbanti.

Alcuni autori hanno ipotizzato come questo passaggio possa presentarsi come un Break-down evolutivo (Laufer, 1984), una rottura nella continuità dell’esperienza del proprio essere e una rottura con la realtà sia interna che esterna. Può accadere che l’adolescente che subisce questi cambiamenti percepiti come sconvolgenti voglia provare ad esercitare il proprio potere attraverso esercizi di controllo del proprio corpo e di oggetti esterni come il cibo, favorendo condotte anoressiche o bulimiche che abbiano la funzione di arrestare i cambiamenti e lo sviluppo. Ma anche senza entrare nell’analisi di esiti clinici, l’esperienza affettiva più comune in relazione al corpo e alle pulsioni è la Vergogna. Non è raro vedere come la vergogna nelle relazioni sociali si manifesta attraverso il tentativo di nascondersi e passare inosservati provando sentimenti di incertezza, insicurezza, precarietà dell’essere.

Dal corpo, questi cambiamenti, devono essere compresi a livello psichico ed integrati a completare la percezione che si ha di sé stessi. Questo passaggio, complicato anche dall’intensa attivazione emotiva, comporta l’attivazione di strategie difensive che possono essere più o meno rigide in base a quanto sia difficile per il soggetto accettare i cambiamenti e le emozioni che si scatenano. C’è bisogno di difendersi dalle pulsioni sessuali, c’è bisogno di difendersi da alcune parti o funzioni del corpo che non piacciono affatto, c’è bisogno di difendersi dallo sguardo degli altri vissuto come intrusivo e persecutorio, c’è bisogno di difendersi dalla sensazione di estraneità di abitare un corpo sconosciuto fonte di forza estrema ma anche di vergogna immobilizzante.

Il processo di accettazione ed integrazione non avviene solo all’interno di sè stessi ma anche all’interno del sistema familiare e anche questa può essere un’esperienza tutt’altro che semplice. L’esperienza della maturazione sessuale può essere vissuta in maniera sconvolgente anche all’interno della famiglia soprattutto quando i genitori si ritrovano a fare i conti con aspetti irrisolti della propria adolescenza oppure quando per influenza culturale si fa fatica ad accedere ad alcuni aspetti della sessualità.

Alcuni genitori soffrono nell’essere portati a sintonizzarsi con un’esperienza che hanno vissuto essi stessi come dolorosa o angosciante ed altri risperimentano alcuni entusiasmi adolescenziali agendo una regressione alla propria adolescenza. Alcune famiglie tendono a normalizzare questa esperienza permettendo ai propri figli di fare le prime esperienze sessuali sotto il tetto della casa di famiglia, con la credenza di poter tenere tutto sotto controllo ed altre, invece, fanno in modo che rimangano inespressi e taciuti alcuni tabù collegati alla sessualità.

Tutto questo dà proprio l’idea di come questa fase evolutiva abbia una forza dirompente, che si diffonde nelle relazioni circostanti ma rispetto a cui, inevitabilmente, non si può rimanere indifferenti, per cui a livello individuale, familiare e sociale, dobbiamo prenderci carico di questa sensibile fase di crescita.

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16 Giugno 2020 • articoli_home, Netural Travel, Senza categoria

Cosa vedere in Provenza con i bambini: il viola della lavanda, l’azzurro del mare, l’ocra della terra.

di Rita Scalcione

Vi avevo già parlato del nostro viaggio tra Provenza e Camargue on the road: un itinerario di 10 giorni nel Sud della Francia con due bimbi di 2 e 4 anni.

Tutto è partito dalla voglia di vedere la lavanda in fiore. Ma se vi dicessi che il colore della Provenza non è solo il viola di questi profumatissimi fori?

E’ arrivato il momento di descrivervi meglio le nostre tappe.

L’Isola di Porquerolles: pedalare tra acque cristalline e il profumo di mirto.

La nostra prima tappa è stata la cittadina di Hyres. Abbiamo scelto un appartamentino con piccolo terrazzo nei pressi del porto: L’Hyères – Le Port – Joli Studio . Lo risceglierei altre mille volte. Una sistemazione ideale sia per godere di una cena all’aperto fronte mare che per le comodità della posizione: supermercato ben fornito sotto casa ( indispensabile avendo scelto un appartamento con angolo cottura), boulangerie e altri negoziati sempre nei paraggi e un piccolo ma funzionale parco giochi sotto casa. Inoltre, il parcheggio (gratuito) a 2 minuti dall’appartamento ci ha permesso di lasciare l’auto e poter raggiungere il luogo dell’imbarco per l’ Isola di Porquerolles con un comodo autobus cittadino.

Stanchi del viaggio, abbiamo optato per una passeggiata sul porto e cena sul nostro terrazzino con tanto di luna piena.

Il giorno dopo ci aspetta uno dei luoghi più belli mai visti, una di quelle mete che sognavo da tempo: l‘ isola Porquerolles, la più grande delle tre Isole d’Oro, al largo della costa di Hyeres. 

Tutta l’isola fu acquistata nel 1912 dall’imprenditore  belgaFrançois Joseph Fournier, apparentemente come regalo di nozze per la moglie; fece piantare 500 acri di vignetiche produssero uno dei primi vini provenzali chiamati vin des Côtes de Provence.

Scopriamo che sotto casa passa il bus che porta a Tour Foundue, dove partono i traghetti per l’isola. Se optate per l’auto invece vicino al porto d’imbarco ci sono vari parcheggi a pagamento. Controllate comunque gli orari degli autobus rispetto alle coincidenze del traghetto perché potrebbe passare del tempo. Il tempo di navigazione è di circa 15 o 20 minuti . Biglietto un po’ caro ma è l’unico modo per arrivarci: 19 euro gli adulti e 17 i bambini oltre i 4 anni.

L’ISOLA DI PORQUEROLLES IN BICI

Per muovervi sull’isola indispensabile noleggiare la bici. Una volta arrivati ci sono decine di agenzie per il noleggio e varie tipologie di biciclette. Non avendo ancora bimbi pedalatori abbiamo noleggiato per 48 euro due bici e una trasportino biposto.

L’isola di Porquerolles è uno dei luoghi più salvaguardati al mondo dal punto di vista ambientale, nonostante i tanti turisti. 
Divieto di circolazione delle automobili, divieto di edificare, divieto di campeggiare e persino di fumare all’aperto fanno sì che l’isola sia un ambiente intatto tra i più affascinanti del mediterraneo, salvaguardandolo dai rischi del turismo e degli incendi.

L’isola infatti è percorribile solo a piedi o in bicicletta e troverete solo le pochissime auto dei residenti. Questo fa si che i 13 km quadrati di superficie dell’ isola siano un luogo di pace assoluta. Tra sentieri che si snodano in ogni direzione, i punti di interesse sono ben segnalati con le distanze chilometriche da percorrere. Vicino al porto basta prendere una mappa dall’ufficio informazioni per potersi orientare. Sempre al porto conviene fare approvvigionamento di cibo e bevande perché non ci sono spiagge attrezzare.

Gli itinerari non sono tutti semplici, soprattutto con i bambini o se non si è pratici con la bicicletta. In effetti il trasportino ha il suo peso. Ma se avete voglia di fare un tratto di salita ( abbastanza pesante) potete raggiungere il Faro e il Mulino e godere di uno splendido panorama.

Place d’Armes

Noi abbiamo passato tutta la mattina sulla bellissima Plages d’Argente, la più semplice da raggiungere. Conviene arrivare presto perché si riempie presto di gente che arriva con i vari traghetti ogni ora . Ci rimettiamo a pedalare con una pausa pranzo sulla caratteristica Place d’Armes. Anche qui momento gioco al piccolo parchetto. Nei dintorni qualche bar, ristorante o negozietto di specialità locali. Il pomeriggio abbiamo provato a raggiungere altre spiagge, tra cui la rinomata spiaggia di Notre Dame, ma purtroppo c’era tantissimo vento.

Plage de Notre Dame – Porquerolles

L’isola è meravigliosa e ci siamo ripromessi di tornarci e provare a dormire direttamente lì, dove gli alloggi sono davvero pochi ed è difficile trovare posto. Deve essere meraviglioso quando l’isola si svuota dei turisti che vanno via con l’ultimo traghetto e rimane tutto quasi solo per te.

Rientriamo a casa e la nostra mitica terrazza sul porto ci aspetta. Il giorno dopo si riparte per nuove avventure.

Salon de Provence : sulle orme di Nostradamus con una caccia fantasiosa di pirati e principesse.

Succede che nel tragitto decidiamo di fermarci in una della tante cittadine della Provenza. E succede che appena scendiamo dalla nostra auto i miei figli vedono spuntare da un vicolo un ragazzo vestito da pirata. Poco più in là ecco sbucarne un altro. Così, con le loro facce incuriosite, invento di sana pianta la storia della città invasa da pirati e di una principessa rapita da liberare.

Siamo a Salon de Provence e cӏ una festa medievale nel centro storico I bimbi hanno corso per tutto il tragitto in cerca di altri pirati e poi, finalmente, abbiamo trovato la principessa diventata invisibile nella vetrina di un negozio di abiti medievali. Trucchetti per sopravvivere e sorridere con i bambini!

In centro troverete un museo dedicato a Nostradamus e il castello-museo Chateau de l’Emperi che ospita una collezione di armi e divise dell’esercito francese. Fermatevi a mangiare o a bere un drink a Piazza Croustillat dove c’è una fontana ricoperta di muschi che sembra un enorme fungo. Potete anche visitare il Museo del Sapone. Ma vi assicuro che anche il semplice passeggiare per le vie del centro storico è di per se una bella scoperta.

La fontana di muschio di Salon de Provence

Avignone: la città dei Papi

Il nostro nuovo alloggio è una casetta con giardino a Châteauneuf-de-Gadagne: MIA CASA VERDE. Una piccola dependance in campagna con una piscina tutta per noi! Il paese è veramente minuscolo, ma vicinissimo a Isle de la Sourge che consiglio fortemente di visitare. Dopo un meritato relax in piscina e una sana dormita, al risveglio la nostra prossima tappa è la città di Avignone, a circa 13 km da noi. La Provenza è davvero tutta bellissima e forse non basterebbe un mese per visitarla tutta, ma per Avignone avevamo un solo giorno a disposizione. Forse il giorno più caldo di tutta la vacanza. Con 40 gradi all’ombra, dopo averla girata un po’ a piedi i bimbi erano stanchi e abbiamo accolto la loro richiesta di fare il giro del centro con un trenino turistico in partenza da Palazzo dei Papi. Giro poco entusiasmante ma in quel momento era l’unico modo per poter vedere qualcosa e accontentare tutti. Se avete altro tempo a disposizione, sicuramente merita una visita l’interno del Palazzo dei Papi. Segalo inoltre il grandissimo parco Rocher des Doms per godere di una bella vista sul fiume Rodano, sul ponte d’Avignone e su parte del centro storico.

Avignone – Palazzo dei Papi

A luglio qui si tiene qui uno dei più importanti eventi al mondo di teatro e arti sceniche: Il festival di Avignone. Il programma è davvero vasto e per tutte le età.

La Lavanda: un sogno ad occhi aperti

La Provenza è bella sempre, ma andare nel periodo della fioritura della lavanda offre uno spettacolo imperdibile. Risalendo per l’Altopiano di Valensone si vedono le prime colline viola. Ignari di quello che avremmo visto dopo ci siamo fermati a fare centinaia di foto alla prima vista della lavanda alternata ai gialli campi di girasole. Ma lo spettacolo vero doveva ancora arrivare. Percorrendo la via della lavanda, eccola la vera meraviglia! Il colore diventa via via più fitto. Filari di lavanda a perdita d’occhio, colline viola e un profumo inebriante. Anche qui il consiglio è quello di arrivare presto, prima dell’invasione dei turisti. Non fatevi intimorire dal ronzio delle migliaia di api… correte liberi tra le colline fiorite.

Quando fiorisce la lavanda?

La fioritura della lavanda va da fine giugno a inizio luglio. Tutto dipende dal clima e dalla zona. Ci sono però alcuni siti che monitorano il livello di fioritura così da non partire impreparati e recarvi nel periodo giusto. Se invece siete in Provenza dopo metà luglio tenete d’occhio i calendari delle tante feste dedicate alla raccolta della lavanda.

Gole del Verdone e Lago di Saint Croix

Il nostro itinerario prevedeva una fermata  a Gordes e alla visita dell’Abbazia, ma un cartello stradale ci ha tratto in inganno facendoci deviare verso il Lago di Saint Croix. Io sono ancora convinta di aver sbagliato strada, ma quello che pensavo fosse un luogo vicino a Valensole è diventato un tornante senza fine che ci ha portati fino al lago. Se soffrite di mal d’auto preparatevi, ma una volta arrivati è il posto perfetto per una giornata di relax . Sicuramente sarebbe meglio fermarsi qualche giorno e visitare il luogo in tutta calma tra le mille attività da poter fare, passeggiate panoramiche, bagni e sport acquatici. Le Gole del Verdon offrono un panorama senza eguali.

Benvenuti nel Colorado provenzale!

Tra la lavanda e il lago di Saint Croix abbiamo fatto in una giornata ciò che normalmente andrebbe fatto in più giorni. Ma d’estate il sole tramonta tardi e non potevamo ripartire senza passare per quello che viene definito il Colorado provenzale. Lo ammetto, eravamo stanchi , troppo stanchi. In più, non so come, ci siamo anche persi , ma ormai eravamo lì e non avevamo intenzione di rinunciare. E abbiamo fatto bene. A pochi passi dal centro di Roussillon sorge la Valle dell’Ocra. Uno dei posti che in Provenza non ti aspetti. Questa valle ricorda uno dei coloratissimi canyon americani e per questo motivo è stata soprannominata il Colorado provenzale. La vista di queste montagne dai colori surreali è da togliere il fiato, forse quanto quella della lavanda.

Parcheggiata l’auto si può fare il biglietto che costa solo 2 euro e 50 centesimi per poter accedere alla Valle dell’Ocra. Una volta entrati ci sono due percorsi possibili: uno più breve da 30 minuti, l’altro di circa 1 ora. Ci sono vari scalini e, pur essendo entrambi percorsi semplici, eviterei l’uso del passeggino se avete bimbi piccoli. Portate un cambio. I bambini non sapranno resistere dal rotolarsi sulla terra e, a fine percorso, saranno sporchi dalla testa ai piedi ( vedi Instagram stories) .

La giornata più lunga del nostro viaggio in Provenza on the road volge al termine. La nostra casetta in campagna ci attende, con tanto di grigliata di pesce e una bottiglia ghiacciata di Côtes du Rhône.

Ma il viaggio non è ancora terminato! Nelle prossime tappe vi porteremo in una terra dalle mille sorprese: la Camargue. Continuate a seguirci!

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13 COMPORTAMENTI CORRETTI PER UN BUON ATTACCAMENTO MAMMA-BAMBINO

di Ilenia Amati

Ciao mamme, oggi un argomento importante: l’attaccamento del bambino
Per verificare un attaccamento particolare del bambino nei confronti di una persona, molto spesso la mamma, è bene osservare alcuni comportamenti: il bambino protesta in caso di un suo allontanamento, saluta quando questa ricompare e, infine, utilizza la stessa come base per partire ed esplorare l’ambiente circostante. Più precisamente, dagli studi condotti dalla ricercatrice Mary. D. S. Ainsworth, emergono tredici comportamenti specifici che si vanno a collocare in momenti differenti dello sviluppo e che sarebbe utile sapere per non fare errori:
1- Vocalizzazione: questa attività risulta più intensa nel momento in cui il piccolo entra in contatto con la madre a partire dalla quarta e quinta settimana di vita.
2- Il pianto del bambino viene interrotto quasi esclusivamente se è la madre a prenderlo in braccio. Questo avviene a partire dalla nona settimana di vita.
3- Quando la madre si allontana, uscendo da una stanza, il piccolo può mettersi a piangere; lo stesso non avviene se ad allontanarsi è un estraneo. Quindicesima settimana di vita.
4- Anche il sorriso viene molto più intensamente attivato se lo stimolo visivo, uditivo ecc. è rappresentato dalla madre. Tredicesima settimana.
5- Se il bambino è tenuto in braccio da un estraneo, il suo sguardo rimane orientato verso e sulla madre. Diciottesima settimana.
6- Intorno alla ventunesima settimana il bambino saluta in modo caratteristico la madre quando ritorna da un periodo di assenza. Il bambino le dimostra tutta la sua felicità nel rivederla e voglia di contatto sorridendo e vocalizzando intensamente, agitandosi e alzando le braccia verso di lei. Se è già in grado di andare carponi le si avvicina.
7In presenza di altri estranei nella stanza oltre alla madre, il bambino tenderà comunque ad andare quasi esclusivamente verso di lei. Ventottesima settimana.
8- Se la madre si allontana dalla stanza il bambino tende a seguire lei e non altre persone. Ventiquattresima settimana.
9- Intorno alla ventiduesima settimana il bambino ha la tendenza ad arrampicarsi sulla madre, esplorandone il viso, i capelli, la persona in genere. Non fa’ altrettanto con gli estranei.
10- Verso la ventottesima settimana il piccolo ha la tendenza, una volta arrampicatosi sulla madre di ritorno dalle sue esplorazioni, a nascondere il suo viso nel grembo materno o in altre parti della sua persona.
11- Sempre tra il settimo e l’ottavo mese, il bambino inizia ad utilizzare la madre come “base sicura” per partire ad esplorare l’ambiente che lo circonda. Di tanto in tanto egli ritorna dalla base sicura. Non si osserva lo stesso comportamento nei confronti degli estranei.
12- Dall’ottavo mese il bambino cerca esplicitamente la madre quando ha bisogno di essere consolato. Di fronte ad uno stimolo spaventoso, dal quale il bambino è allarmato, egli si allontana il più rapidamente possibile correndo verso la madre, ignorando eventuali altre persone presenti nello stesso spazio.
13- Tra il nono e il dodicesimo mese, l’azione di aggrapparsi alla madre quando il bambino è spaventato, stanco, affamato o non sta bene diventa particolarmente intensa ed evidente.


La differenziazione di comportamenti di attaccamento tenuti dal bambino verso le persone che lo circondano risultano poco evidenti entro i primi quattro/cinque mesi, mentre a partire dal sesto mese diventano sempre più chiari. Se è vero che nella stragrande maggioranza dei casi la figura principale di attaccamento sarà per il bambino la madre, vi possono essere circostanze in cui tale ruolo venga svolto da altre persone come il padre o i nonni, per esempio quando la madre non sia presente.
Tuttavia nelle normali condizioni di accadimento, ovvero quando vi sia la presenza di entrambi i genitori, l’attaccamento principale sarà inizialmente verso la madre.

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