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AL MARE SI MA …SENZA CIAMBELLINA!

Ciao mamme e papà, oggi darò qualche suggerimento per portare al mare i nostri bambini.

Siamo abituati a pensare il nostro piccolo mentre fa il bagnetto a mare dentro la classica ciambellina salvagente con la mutandina di plastica. In realtà, se pensassimo per un attimo al neurosviluppo dei bambini e alla conoscenza che essi hanno dell’acqua ci renderemmo conto che la ciambellina è un oggetto ostacolante. I nostri bambini sono abituati all’acqua perché hanno vissuto per nove mesi nel liquido amniotico. Se fossero messi in piscina appena nati i bambini saprebbero nuotare senza alcun supporto. La ciambellina salvagente lasciando “sospeso” il bambino in acqua non permette di percepire in maniera corretta l’acqua; il messaggio che involontariamente facciamo passare è che senza ciambellina si corre il pericolo di affondare: il cervello così apprende uno schema sbagliato e legherà all’acqua il bisogno di avere un oggetto che lo sostenga.

Ecco di seguito quindi qualche suggerimento:

1) Usare almeno fino a 3 anni le braccia di mamma e papà in acqua
2) Evitiamo il salvagente a mutandina nei primi mesi di vita: fa registrare un messaggio sbagliato. Inoltre può essere pericoloso per via dello sbilanciamento della testa in avanti.
3) Fino ai 18 mesi potremmo utilizzare un salvagente particolare: lo “Swimtrainer” che permette al bambino di assumere una posizione prona e impostare così il movimento autonomo delle gambine.
4) Dai 7-8 mesi prendiamo il bambino da sotto le ascelle
5) Per i bambini più grandi va bene l’utilizzo dei braccioli o delle cinture galleggianti
6) Se capita (come capiterà) che bevano un sorsetto d’acqua restiamo tranquilli: passerà il messaggio che è una cosa naturale e che può capitare.
7) Se vogliamo coccolarci un po’ per un breve arco temporale possiamo utilizzare il salvagente mamma/bambino: stimola la complicità e la fiducia

Ricordiamo: se ci divertiamo noi in acqua si divertono anche i nostri bambini! Buon mare e buone vacanze a tutti!

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13 COMPORTAMENTI CORRETTI PER UN BUON ATTACCAMENTO MAMMA-BAMBINO

di Ilenia Amati

Ciao mamme, oggi un argomento importante: l’attaccamento del bambino
Per verificare un attaccamento particolare del bambino nei confronti di una persona, molto spesso la mamma, è bene osservare alcuni comportamenti: il bambino protesta in caso di un suo allontanamento, saluta quando questa ricompare e, infine, utilizza la stessa come base per partire ed esplorare l’ambiente circostante. Più precisamente, dagli studi condotti dalla ricercatrice Mary. D. S. Ainsworth, emergono tredici comportamenti specifici che si vanno a collocare in momenti differenti dello sviluppo e che sarebbe utile sapere per non fare errori:
1- Vocalizzazione: questa attività risulta più intensa nel momento in cui il piccolo entra in contatto con la madre a partire dalla quarta e quinta settimana di vita.
2- Il pianto del bambino viene interrotto quasi esclusivamente se è la madre a prenderlo in braccio. Questo avviene a partire dalla nona settimana di vita.
3- Quando la madre si allontana, uscendo da una stanza, il piccolo può mettersi a piangere; lo stesso non avviene se ad allontanarsi è un estraneo. Quindicesima settimana di vita.
4- Anche il sorriso viene molto più intensamente attivato se lo stimolo visivo, uditivo ecc. è rappresentato dalla madre. Tredicesima settimana.
5- Se il bambino è tenuto in braccio da un estraneo, il suo sguardo rimane orientato verso e sulla madre. Diciottesima settimana.
6- Intorno alla ventunesima settimana il bambino saluta in modo caratteristico la madre quando ritorna da un periodo di assenza. Il bambino le dimostra tutta la sua felicità nel rivederla e voglia di contatto sorridendo e vocalizzando intensamente, agitandosi e alzando le braccia verso di lei. Se è già in grado di andare carponi le si avvicina.
7In presenza di altri estranei nella stanza oltre alla madre, il bambino tenderà comunque ad andare quasi esclusivamente verso di lei. Ventottesima settimana.
8- Se la madre si allontana dalla stanza il bambino tende a seguire lei e non altre persone. Ventiquattresima settimana.
9- Intorno alla ventiduesima settimana il bambino ha la tendenza ad arrampicarsi sulla madre, esplorandone il viso, i capelli, la persona in genere. Non fa’ altrettanto con gli estranei.
10- Verso la ventottesima settimana il piccolo ha la tendenza, una volta arrampicatosi sulla madre di ritorno dalle sue esplorazioni, a nascondere il suo viso nel grembo materno o in altre parti della sua persona.
11- Sempre tra il settimo e l’ottavo mese, il bambino inizia ad utilizzare la madre come “base sicura” per partire ad esplorare l’ambiente che lo circonda. Di tanto in tanto egli ritorna dalla base sicura. Non si osserva lo stesso comportamento nei confronti degli estranei.
12- Dall’ottavo mese il bambino cerca esplicitamente la madre quando ha bisogno di essere consolato. Di fronte ad uno stimolo spaventoso, dal quale il bambino è allarmato, egli si allontana il più rapidamente possibile correndo verso la madre, ignorando eventuali altre persone presenti nello stesso spazio.
13- Tra il nono e il dodicesimo mese, l’azione di aggrapparsi alla madre quando il bambino è spaventato, stanco, affamato o non sta bene diventa particolarmente intensa ed evidente.


La differenziazione di comportamenti di attaccamento tenuti dal bambino verso le persone che lo circondano risultano poco evidenti entro i primi quattro/cinque mesi, mentre a partire dal sesto mese diventano sempre più chiari. Se è vero che nella stragrande maggioranza dei casi la figura principale di attaccamento sarà per il bambino la madre, vi possono essere circostanze in cui tale ruolo venga svolto da altre persone come il padre o i nonni, per esempio quando la madre non sia presente.
Tuttavia nelle normali condizioni di accadimento, ovvero quando vi sia la presenza di entrambi i genitori, l’attaccamento principale sarà inizialmente verso la madre.

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9 giugno 2020 • con i genitori, netural family

W I CENTRI ESTIVI!!! ATTIVITA’ MOTORIE ED EDUCAZIONE: IL GIOCO-ESPRESSIVO

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà, l’estate è alle porte e, dopo questo brutto inverno siamo pronti a riappropriarci di quella normalità di cui, in questi mesi, soprattutto i nostri bimbi sono stati privati. È tempo, ad esempio, della scelta del centro estivo; ci assalgono tanti dubbi: è il caso di iscrivere i bambini? Verranno mantenute le distanze? Mascherine si o no? Perché i costi sono aumentati? Tutte domande lecite. Le mie risposte quando mi vengono poste queste domande sono molto semplici: ai bambini la scelta del si o del no. Chiediamo loro se hanno voglia di incontrare gli amichetti (non tutti diranno di si, alcuni hanno ancora timori). Si è avuto un aumento dei costi perché la gestione di un centro estivo post emergenza Covid-19 richiede delle attenzioni che non possono essere tralasciate, richiede personale che non può essere approssimato, richiede spazi che non possono essere striminziti. I bambini hanno sicuramente bisogno di stare con i loro pari. Di rincorrersi, di abbracciarsi. Di rispolverare quella competenza emotiva che per un po’ è stata messa in standby. La domanda che consiglio ai genitori di porsi, qualora siano propensi ad iscrivere i propri figli ad un centro estivo, è questa: quale centro estivo è più adatto alle esigenze di mio figlio? Quale progetto educativo si sposa meglio con lui? Do per scontato che tutti i centri estivi che si stanno avviando sono “protetti”, rispettano le norme sanitarie e siano ben strutturati.
Quello che ritengo debba essere indispensabile nel progetto educativo, ed ancor di più in questo periodo, è che sia presente una pratica motoria che sviluppi tutte le forme di comunicazione atte a favorire l’esplorazione di sé e la comunicazione con l’altro. Mi riferisco alla presenza nell’offerta educativa di tutte quelle attività che mettono in atto prassi mimico- tonico- gestuali, grafico-musicali, verbali.
Queste attività possono essere sia individuali che di gruppo e comprendono:

  • giochi spontanei, simbolici e d’imitazione
  • animazione
  • drammatizzazione
    -mimo
    -espressione corporea
  • gestualità
  • danza espressiva

Fra queste, la drammatizzazione, l’animazione, l’espressione corporea, sono le attività di carattere espressivo più strutturate. Nella drammatizzazione, i bambini sono invitati a rappresentare i personaggi di una trama di un racconto già delineata; nell’ animazione, i bambini potranno sviluppare fino alla costruzione di una storia il racconto che verrà mimato; nell’ espressione corporea, i bambini, a differenza del mimo, saranno invitati nel modo più spontaneo possibile e senza alcuna preoccupazione di carattere estetico ad esprimere emozioni, sentimenti, pensieri.
I giochi d’imitazione- osservazione e di espressione corporea, riguardano i bambini da 3- 4 anni a 6- 7 anni. Fra questi qualche suggerimento:

  • l’imitazione differita quando il bambino corre liberamente in un ampio spazio; ad un segnale, su indicazione di un educatore/genitore il bambino è invitato a mimare animali, personaggi fantastici, robot, astronauti che camminano sulla luna, scalatori che salgono su una montagna, fachiri che camminano a piedi nudi sulla sabbia che scotta, ecc.
  • la rappresentazione di emozioni e sentimenti: alcuni spazi sono designati sulla base di un sentimento: tristezza, rabbia, gioia, ecc. che viene espresso da ogni bambino mentre attraversa quel determinato spazio.
  • La decodifica di un messaggio gestuale (mimo): due o tre bambini mimano un mestiere mentre gli altri cercano di indovinare di che mestiere si tratti.
  • L’ imitazione e trasmissione di emozioni la si può riscontrare con piccoli gruppi in riga. Il primo bambino di destra accenna ad un’espressione (esempio di pianto), il compagno vicino lo osserva e lo imita, poi, girandosi verso il compagno di sinistra, gli “restituisce” l’espressione raccolta, ma accentuata d’intensità; così di seguito fino all’ultimo bambino della riga.

Buona estate bambini, riappropriatevi del vostro tempo.
Buona estate mamme e papà e ricordate: se i vostri figli non frequenteranno un centro estivo, queste attività possono essere comunque fatte con voi!
Buona estate a tutti i colleghi che stanno partendo con i centri estivi: in bocca al lupo e buon lavoro!!!❤️

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1 giugno 2020 • con i genitori, Senza categoria

IL TEMPO COME RITMO E MOVIMENTO”. APPROCCIO EDUCATIVO

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà, oggi parleremo dell’evoluzione e della strutturazione temporale del movimento nei bambini. La questione dell’evoluzione e della strutturazione temporale del movimento nei bambini può avere vari ambiti di interesse, io mi occuperò dell’approccio educativo.
Intorno ai tre anni il bambino dovrebbe disporre di una motricità globale ben organizzata temporalmente.
Ecco qualche consiglio affinché questo avvenga:
– lasciamo esprimere il proprio ritmo al bambino nel corso dei giochi spontanei e delle attività di libera espressione.
– Facciamo i girotondi e le danze cantate: sono un materiale molto utile per l’educazione ritmica e per la formazione musicale dei bambini, in quanto vi è una stretta relazione corporea che unisce i bambini con il canto e con i movimenti.
– I giochi motori accompagnati da percussioni permettono l’adattamento e il passaggio dai dati percettivi quali la voce, le battute di mano, ad esempio, che provengono dal proprio corpo a quelli che provengono dall’ambiente circostante.
– L’aggiustamento su tema musicale è la logica conseguenza delle precedenti esperienze in quanto stimola l’adeguamento dei bambini a condizioni di spazio e di tempo che gli sono esterne.
– L’espressione su tema musicale è inizialmente libera, successivamente si potrebbero utilizzare produzioni di musica per far esprimere al meglio il bambino, il quale, riascoltando la musica compirà gesti significativi che si adatteranno il più fedelmente possibile alla musica.

Attorno ai sei anni inizia ad essere favorevole uno sviluppo più finemente discriminativo della funzione temporale e ritmico attraverso queste prospettive:
favorire l’espressione dei ritmi corporei spontanei e la possibilità di sincronizzarli a supporti sonori adatti;
educare la percezione uditiva dei ritmi e più particolarmente quella delle strutture ritmiche;
apprendimento delle danze;
espressione corporea su basi musicali nella sua dimensione di messaggio estetico e gestuale.

Con il mio bambino di due anni e mezzo ci divertiamo a casa con il libro di Tullet: Oh! Un libro che fa dei suoni. Abbiamo imparato a modulare suoni e ritmi prima con la voce poi con il corpo.

Un consiglio: se possiamo accompagniamo i nostri bambini ai corsi di musica già da quando sono neonati (e perché no, già durante la gestazione), con il tempo noteremo tantissimi benefici!

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26 maggio 2020 • con i genitori, Senza categoria

“COSA SERVE A MIO FIGLIO PER IMPARARE A GIOCARE?” L’EVOLUZIONE DEI GIOCHI DEI BAMBINI DA 0 A 12 ANNI

 

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà! Oggi parliamo di come far giocare i nostri bimbi, ma prima di cominciare dobbiamo ricordare che il gioco è in stretta relazione con la sua evoluzione percettiva, motoria, cognitiva, somatica e sociale. Questi aspetti, a seconda del loro livello di sviluppo danno una particolare caratterizzazione all’aspetto del gioco. La domanda che spesso mi viene fatta è: “Cosa serve a mio figlio per imparare a giocare?” la risposta è molto semplice: libertà (che non equivale a lasciarlo solo. Aiutarlo quando è lui a richiederlo), spazio (abbastanza per permettere al bambino di muoversi e sperimentare in sicurezza), materiali (stoffe, tazze, scatole, plastilina, …).

I giochi dei bambini possono essere distinti in giochi individuali, e vengono prevalentemente utilizzati sino ai sei anni, e giochi collettivi che progressivamente si sostituiscono ai precedenti, e in prevalenza hanno carattere motorio e assumono un rilevante significato sociale.
In base alle età di riferimento e agli aspetti funzionali possiamo distinguere:
Giochi simbolici e di immaginazione: questi caratterizzano il gioco del bambino fra i 3 e 7 anni.
Giochi funzionali: questi si dividono a loro volta in due: fino ai 6 anni circa sono quelli che si identificano nei giochi di esplorazione e di manipolazione, e quelli dai 7 ai 12 anni che assumono sempre più il “carattere di prodezza”, nei quali il bambino cerca sempre di più il confronto con ostacoli e compiti reali, in quanto compare in lui il desiderio di entrare in competizione con gli altri e di confrontarsi.
Giochi di regole: questi si chiamano così perchè hanno un significato diverso dagli sport sociali degli adulti. Sono molto ricercati fra i 7 e gli 12 anni ed esigono una ben definita strutturazione del gruppo: senso di solidarietà, senso morale, sentimento di appartenenza alla comunità, rispetto delle regole, capacità di comunicazione, cooperazione, organizzazione.
Giochi drammatici e temi musicali: questi rappresentano la naturale evoluzione dei giochi di immaginazione e simbolici verso forme di espressione più socializzate, ovvero la comunicazione si arricchisce di codici gestuali, artistici, estetici propri dell’ambiente sociale in cui il bambini vive. Cominciano già dalla primissima infanzia.

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