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Consigli di lettura per #NETuralgenitori: Bastava chiedere! di E.Clint

Grazie all’energia della nostra community stiamo raccogliendo molti contributi sui temi che ci sono cari. Oggi vi proponiamo il consiglio di un libro sulla parità di genere. Ce lo racconta una persona speciale!

di Vanessa Vizziello

Ho comprato “Bastava chiedere!” di Emma Clint, edito da Laterza, perché avevo letto che la bravissima scrittrice Michela Murgia, che io stimo e adoro, ne aveva scritto la prefazione … e mi sono fidata. A dire il vero ne avevo sentito parlare sui social e mi aveva incuriosita anche la copertina colorata e disegnata.

Non mi aspettavo di trovare un libro a fumetti e forse, se lo avessi saputo prima, non lo avrei acquistato. A me non piacciono i fumetti.

“Bastava chiedere!” è scritto da Emma Clit, una blogger, fumettista, ingegnera informatica francese che comincia la sua carriera distribuendo volantini femministi all’entrata delle metro di Parigi. Raccoglie le vignette che l’autrice ha pubblicato dal 2016 sul suo blog emmaclit.com (che vi consiglio di andare a guardare) riscuotendo immediatamente un grande successo in rete. 

È un libro differente dagli altri e per molti “sarà una rivelazione, un dolore e un’opportunità”, così scrive sulla copertina Michela Murgia perché guida ad una consapevolezza più profonda negli uomini e nelle donne. 

Il libro illustra la vita familiare eterosessuale e i rapporti tra generi: rapporti tra uomo e donna, tra donna e uomo. 

Grazie all’efficacia delle vignette e al testo ridotto proprio del fumetto, ogni pagina è preziosa perché, come un manuale, dà nuove conoscenze, generando, a tratti, stupore o senso di irritazione o ansia che cresce lentamente. 

Entra nella quotidianità delle nostre vite e in quelle dei rapporti eterosessuali nei quali la donna e l’uomo sono direttamente a confronto e analizza scene di “ordinaria” difformità di genere rispetto alla cura, al tempo, ai rapporti sessuali, al lavoro. 

Leggendolo, si può imparare che ciò che vediamo e viviamo ogni giorno ha un nome appropriato (carico mentale, lavoro riproduttivo, ...) e, quindi, dopo la lettura si è consapevoli di cosa genera tensioni in se stessi e nei rapporti. E tutto assume un senso, angosciante a tratti, ma chiaro sempre, che evidenzia con efficacia la strada da percorrere. 

Il libro guida al superamento di un gap più difficile da scardinare, quello dello squilibrio del carico mentale che lascia, ancora oggi, alle sole donne, anche lavoratrici, il ruolo della cura e della responsabilità della famiglia per alleggerire la vita del proprio uomo “già carica” del solo lavoro.

Bastava chiedere!

è un libro che deve esserci in ogni casa perché, a mio avviso, è una lettura utile a tutte le donne e a tutti gli uomini che potrebbero leggerlo insieme per comprendere quali sono i meccanismi, assimilati in secoli di patriarcato, che generano i nostri atteggiamenti e comportamenti. 

Si potrebbe scoprire, leggendolo, che, per essere davvero libere e liberi di vivere la propria vita e la relazioni con l’altro genere, basta cercare la chiave che apre la gabbia nella quale, a volte, ci siamo chiusi da soli. 

Credo che questo libro possa fornirla. 

Lo consiglio, inoltre, ai genitori di ogni tipo di famiglia e agli educatori che vogliano provare a crescere bambine e bambini che siano adulti liberi.

A tutti, buona lettura. 

Conosciamo meglio Vanessa Vizziello!

è nata e da sempre vive a Matera. Insegnante, femminista e attivista per i diritti LGBT e contro ogni forma di discriminazione. È fondatrice e presidente dell’ Associazione RiSvolta, unica realtà LGBT di Matera, fondatrice e componente del direttivo di Assist, associazione nazionale per la tutela dei diritti delle donne nello sport e di Rebel Network, rete nazionale femminista per i diritti.
È zia di tre splendidi nipoti che contribuisce a crescere nell’ottica della parità di genere e del rispetto delle differenze.
Le piace leggere, mangiare il gelato fatto da sua sorella e suo cognato, preparare e mangiare gli spaghetti alla “Sangiovannina” sempre in buona compagnia.

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#Iorestoacasa e Bimbi al centro in FASE 2: è un diritto!

In questi giorni si sta facendo sempre più acceso il dibattito relativo alla fase 2 e alla riorganizzazione della vita economica e sociale di un’intero Paese. Prima che si comincino a fare piani senza tenere conto delle esigenze di una  grandissima fetta di popolazione: i bimbi e gli adolescenti, facciamo il punto sulle richieste.

Lo faremo con una speciale rassegna stampa, che raccoglie le istanze di varie parti: genitori, pediatri, pedagogisti.

Di seguito i principali articoli di questi giorni, in cui il dibattito si è fatto davvero acceso, e non va assolutamente spento (Potete segnalarci altri articoli, li condivideremo!):

L’APPELLO DEL PEDAGOGISTA DANIELE NOVARA  

IL COMITATO INCARICATO DI STUDIARE LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE

LO SCONFORTO DEI GENITORI CHE DEVONO TORNARE A LAVORO CON LE SCUOLE CHIUSE

LA DANIMARCA TORNA IN CLASSE A DUE METRI DI DISTANZA

PERCHÈ È IMPORTANTE RIAPRIRE I NIDI E LE MATERNE FAVORENDO LA DIDATTICA ALL’APERTO?

CHI SUPPORTA LE RETI FAMILIARI?

SE GLI UFFICI RIAPRONO CHI STARÀ CON I BAMBINI?

LA RIAPERTURA IN ALTRI 11 PAESI, COME HANNO FATTO?

COME LA PENSANO GLI ITALIANI DELLA FASE 2 E DELLA DIDATTICA A DISTANZA? 

AULE ALL’APERTO, IN MOLTE SCUOLE SONO UNA POSSIBILITA’ CONCRETA

RIPENSARE I PARCHI GIOCHI PER RITORNARE A DIVERTIRSI IN SICUREZZA

LA SINDACA DI EMPOLI E LA SUA IDEA DI RIAPERTURA A MISURA DI BAMBINI

È IL MOMENTO DI RIPARTIRE DAI BAMBINI E DAI RAGAZZI

E SE L’OUTDOOR EDUCATION FOSSE LA SOLUZIONE?

NASCE LA TASK FORCE PER RIAPRIRE LE SCUOLE

LE QUARANTENE NON SONO TUTTE UGUALI

SCUOLA,SE LASCIAMO INDIETRO QUALCUNO LO PERDEREMO

TUTTO QUELLO CHE CI TOGLIE LA DAD

LA PRIORITÀ DELLA SCUOLA AL MOMENTO DELLA RIPARTENZA

COSÌ I BIMBI TORNERANNO ALL’APERTO

IL DILEMMA CHE NON VORREMMO MAI AFFRONTARE

THE ITALIAN LESSON: what we’ve learned from two months of home schooling

SI RIPARTE, MA PER LE SCUOLE COSA PREVEDONO REGIONI E COMUNI?

FASE 2 E VOI MAMME A CASA! PROBLEMA VOSTRO!

SE IL POLITECNICO DI MILANO SI METTE A STUDIARE LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE

L’EDUCAZIONE OUTDOOR E IL POTERE DELL’APPRENDIMENTO ALL’ARIA APERTA

SE I DECRETI E LE ORDINANZE LI SCRIVONO I GRANDI

LA VERITÀ  È CHE SULLA SCUOLA NON C’È UN PIANO

LE FATTORIE DIDATTICHE PER RIPARTIRE CON LA DIDATTICA

MOLTI SINDACI PENSANO AI BIMBI IN FASE 2

LA LETTERA APERTA DEI PEDIATRI PER I DIRITTI DEI BAMBINI

I GRANDI INVISIBILI DELLA FASE 2

SPAZI APERTI DELLE SCUOLE PER LA DIDATTICA

RIPARTIRE DAI BAMBINI: “COME” PARTIRE DA NIDI E SCUOLA

COME RIAPRIRE LE CITTÀ A PARTIRE DAI BAMBINI

IL PIANO DEL MINISTRO AZZOLINA COMINCIA A DELINEARSI

USARE LE VACANZE ESTIVE PER RECUPERARE UGUAGLIANZA

LE PRIME REGOLE PER LA RIAPERTURA DI NIDI E CENTRI ESTIVI

LA SCUOLA È UN’ATTIVITÀ ESSENZIALE?

5 PROPOSTE CORAGGIOSE PER LA SCUOLA

SERVE UN’ALLEANZA CIVILE E POLITICA PER RIAPRIRE LE SCUOLE E RECUPERARE IL GAP

Segnaliamo, inoltre, il sito del Dipartimento per la famiglia ed in particolare, la sezione CORONAVIRUS, INFORMAZIONI PER LE FAMIGLIE , risorse informative molto utili per i genitori e con l’hashtag #Cistodentro promuove occasioni di dialogo molto interessanti tra i bambini e la ministra Bonetti.

Sempre in formato scaricabile vi segnaliamo questa pubblicazione interessantissima:

INTERVENTI PER LA FAMIGLIA, INFANZIA E ADOLESCENZA IN TEMPO DI COVID-19 

CLASSI DI 10 ALUNNI E LEZIONI NEI BOSCHI, PROVE DI FUTURO

E SE USASSIMO LE VACANZE ESTIVE PER APPIANARE LE DIFFERENZE

E siccome non amiamo lamentarci ma rimboccarci le maniche e darci da fare, ad Aprile abbiamo lanciato una “Call for ideas”  i cui risultati sono consultabili qui e che restituiscono una fotografia incoraggiante della partecipazione delle famiglie italiane per disegnare politiche nuove.

 

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#Iorestoacasa e leggo il giornale con papà

Alfredo Carlo è un designer e fondatore di Housatonic che ha la fantastica capacità di raccontare con i segni e i disegni questioni complesse e articolate rendendo anche i temi più difficili, accessibili a tutti.

In questa emergenza senza precedenti, spesso così difficile da raccontare in maniera accessibile, ha deciso mettere a disposizione dei più piccoli la sua creatività e le sue competenze , perchè Alfredo è anche un papà e come tutti noi ha bisogno di condividere con i suoi figli quello che sta succedendo con le parole e le immagini più giuste.

Così è nato il format su Telegram “PAPÀ COSA HAI LETTO SUL GIORNALE?” (https://t.me/rassegnastampaperbambini), un racconto illustrato  delle notizie del giorno per grandi e piccini. Un format delicato, utilissimo e anche bello da vedere!

Per seguirlo non vi resta che installare Telegram sul vostro smartphone e seguire il canale dedicato all’iniziativa.

(di seguito una delle tante notizie illustrate da Alfredo Carlo)

 

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#Iorestoacasa e scrivo al Ministro per la Famiglia

Via Gli Stati Generali

Abbiamo scritto una lettera aperta al Ministro per la Famiglia, per raccontare quello che stiamo vivendo in questo periodo difficile.

Cara Sig.ra Ministra,

mi chiamo Mariella e sono la mamma di tre figli: un adolescente, un bimbo di 5 anni e una bimba di 2. Come molte mamme italiane lavoro 5 giorni a settimana e parallelamente gestisco la mia impresa più grande, la famiglia.

Un compito arduo, soprattutto in tempi come questi, in cui occorre mantenere il sorriso e alto l’umore della famiglia, dando fiducia a tutti, oltre che a se stessi, per non affogare in un mare di sconforto.

È passato il primo mese dall’inizio di questa reclusione collettiva da Covid-19, assolutamente necessaria ed importantissima. Qui a casa abbiamo organizzato una specie di routine quotidiana, grazie anche alla scuola che fa il meglio che può per essere presente e per non far perdere ai nostri figli i riferimenti di base della loro vita. Ogni giorno ci tocca lavorare e coordinare attività per tutte le età, non ultimo per nostro figlio adolescente, che con grande responsabilità non esce, e nemmeno chiede di farlo, ma soffre da matti e aspetta con ansia il momento in cui con la playstation potrà giocare insieme ai suoi amici online.

“È la mia piazza, mamma, lascia che io stia con loro!” mi dice e mi ritrovo a non avere il coraggio di dirgli nulla, e a non dargli i tempi contingentati di gioco, come faccio di solito, perché mi rendo conto, quando lo sento ridere e scherzare con loro, anche se solo via web, che sarebbe un po’ come togliergli l’aria.

Alla fine, con un adolescente tutto si fa più complicato, puoi farti aiutare in casa, dirgli di studiare, di seguire le lezioni, di fare il suo allenamento, ma la fisicità dei corpi di altri adolescenti e la forza delle loro relazioni, purtroppo, non la puoi sostituire. Ci sono poi i piccolini, che vedendo la mamma in smart working non ci pensano proprio a farle sconti rispetto all’impegno quotidiano, ed è divertente fare riunioni in call con il muto perennemente attivato per evitare di perdere “istituzionalità” tra urla e baby dance o scrivere una nota importante mettendo il miele nello yogurt…

So di raccontare solo la punta dell’iceberg dei problemi che in questo periodo stanno coinvolgendo le famiglie con figli, e ce ne sono di più gravi, complessi e urgenti da risolvere, e non sono solo problemi di natura economica, che pure tolgono il sonno a folle di genitori, sono problemi di convivenze difficili, dove c’è violenza, povertà educativa e solitudine.

Innanzitutto a questi problemi chiedo a Lei, sig.ra Ministra, come genitore, di dare la giusta priorità, proprio ora, un momento dopo aver definito le prime misure economiche a sostegno delle famiglie. C’è un tema di sostegno psicologico molto, molto importante, e poiché la fine di questa situazione ancora non è possibile vederla, sta diventando urgente e improcrastinabile occuparsene.

La scadenza del 3 aprile è chiaro a tutti che sarà prorogata e i nostri figli vedranno ancora lontana la possibilità di tornare a scuola e alla loro quotidianità.

Cosa diremo ancora ai nostri figli? Come faremo a tenerli chiusi in casa ancora per così tanti giorni? Perché non c’è mai una parola per i bambini nei discorsi del Presidente del Consiglio, nell’agenda del governo, perché è consentito fare attività motoria sotto casa e portare il cane a passeggiare ma non è riservata una sola parola ai bambini?

Non è voltandosi dall’altra parte che il problema viene risolto, soprattutto mi chiedo perché non diate a noi genitori, agli educatori delle case famiglia, a tutti coloro che in questo momento difficile si stanno occupando di bambini, un indirizzo, un’identità riconosciuta, una minima priorità?

Raccoglieremo già molti cocci dopo questo periodo, cerchiamo di contenere al massimo i danni di tutto questo. Il problema è un problema di ascolto, alla fine, un problema atavico che spesso allontana la politica dalla comunità, non parlare del problema dei bambini e del loro diritto a fare due passi all’aperto vuol dire non riconoscere l’esistenza dei bambini stessi e delle loro famiglie, è un argomento scomodo, e come tale, meglio non affrontarlo.

Perché non provare a dare delle regole, anche stringenti, a noi genitori, per consentirci almeno di dare ai nostri figli la possibilità di una boccata d’aria, ne hanno un immenso bisogno, non serve interpellare esperti e specialisti per questo, basta guardarli.

E, ripeto, questo non vuol dire che vogliamo sottrarci alla necessità di stare chiusi in casa, noi siamo completamente al fianco del Governo in questo, è necessario, è importantissimo, soprattutto ora, è una questione di vita o di morte. Però, non è possibile parlare di passeggiata per il cane, passeggiata per prendere le sigarette o il giornale e possibilità di svolgere attività motoria sotto casa e non una parola per i nostri bambini, i bambini di un intero Paese. Diteci qualcosa, non riapriteci i Parchi, quello è fuori discussione, ma almeno riconoscete l’esistenza dei nostri figli  e di noi famiglie, visto che, se non è possibile in questo momento costruirne la felicità, almeno potremmo costruirne un pezzo di serenità.

Grazie per l’ascolto, buon lavoro.

Mariella Stella

Co-founder NeturalFamily

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Giro del mondo formato famiglia

Siamo felici di chiudere questo 2017 con un nuovo ingresso a bordo di Netural Family: la super mamma Rita Scalcione, nuova editor del nostro blog! Rita è materana, sposata con Marcello, ha due figli, Mia e Alberto, organizza eventi e adora viaggiare. Ne leggeremo delle belle, preparate le valigie!

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La passione per i viaggi accomuna molte persone e sì, io sono una di quelle che almeno una decina di volte nella vita ha pensato di mollar tutto e partire per uno di quei viaggi a lungo termine, di quelli che ti fanno fare il giro del mondo, di quelli che sai quando parti e non sai quando torni.

Ecco il giro del mondo è uno dei miei sogni nel cassetto. Solo che poi la vita , si sa, prende la sua strada e poi, e poi… e poi ti ritrovi a trentaquattro anni con due figli che fanno 5 anni in due e non hai il coraggio nemmeno di andare a cena al ristorante sotto casa. L’avventura più grande da raccontare diventa di quella volta che sei uscita da sola con entrambi a  prendere un gelato alla gelateria  in fondo alla strada e sei riuscita a tornare a casa senza che nessuno dei due si sia buttato a terra piangendo,  fatto cadere il gelato addosso a qualcuno,  fatto sceneggiate melodrammatiche davanti alla vetrina della libreria. (Però giuro che siamo tranquillamente sopravvissuti ad 11 ore di volo 😉 )

Quindi? Dicevamo? Il giro del mondo? Con due bambini? Piccoli?

In Italia è una pratica ancora poco diffusa, ma all’estero, soprattutto in Australia, le travelling family sono tantissime. Famiglie che hanno scelto di vendere o fittare la propria casa per diventare nomadi, riuscendo a lavorare in modo flessibile.  

Nel 2016 , su Instragram, ho cominciato a seguire il grande viaggio di Courtney e Michael Adamo, che hanno deciso di abbandonare la loro vita a Londra e girare il mondo per un anno intero con i loro quattro figli. “Ai genitori che leggendo la nostra storia pensano che sia troppo difficile dico semplicemente di buttarsi. Non preoccupatevi delle cose che lasciate indietro, perché ciò che troverete di fronte a voi è molto meglio. Ciò che vi lasciate alle spalle sarà lì quando tornerete“.

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Photo credit: Courtney Adamo

Certo il loro viaggio non si può proprio definire low cost , ma oggi ci sono diversi modi per  poter viaggiare con i bambini non spendendo un patrimonio, magari su un mezzo ecosostenibile ( barca a vela o bicicletta per i più avventurosi) o sfruttando la sharing economy (per gli spostamenti ma soprattutto per gli alloggi).

Se decidete di partire in aereo esiste una sorta di Interrail dell’aria. Si chiama RWT (Round the World Ticket) e ti permette di fare il giro del mondo in aereo in un anno e con un numero limitato di miglia e scali da poter fare in questo arco di tempo ( qui maggiori dettagli).

Per quanto riguarda invece gli alloggi, per una famiglia la scelta più comoda è certamente quella di appartamenti , sia per ridurre un po’ i costi che per il confort dei bambini ( preparare i pasti a casa ad esempio ). Oltre al più classico Airbnb, ci sono molti siti che offrono alloggi con il principio dell’economia della condivisione.

Ma Come funziona? Ci sono divere piattaforme online che consentono di iscriversi pagando una fee annuale per poter accedere ad un database di profili di Host  che ospitano in cambio di ore di lavoro. C’è i WWoof che si occupa più che altro di lavori nelle fattorie biologiche , Helpx oppure Workaway che permette di trovare lavori di ogni tipo. Questo certamente è il modo più bello e immediato per entrate in contatto con la cultura del luogo.

Altra soluzione è quella dello scambio casa. Anche qui ci sono diversi siti affidabili ( il più famoso è HomeExchange) che ti permettono di inserire la tua casa per ospitare un viaggiatore e cercare tra migliaia di case in tutto il mondo. Chiaramente non tutti sono disposti ad ospitare una famiglia ma nei profili si possono cercare le sistemazioni più family friendly.

 

Per quanto mi riguarda , per non scombussolare troppo i piani, un viaggio di questo tipo e soprattutto a lungo termine andrebbe fatto quando i bambini non frequentano ancora la scuola dell’obbligo. Dopo diventerebbe più complicato , anche se sono più che convinta che viaggiare sia l’esperienza di vita e la scuola migliore che possiamo regalare ai nostri figli.

Attualmente sto seguendo con grande interesse le avventure della famiglia Miljian. Julian, Miki ed i piccolissimi Teo e Lia sono partiti per il loro viaggio attorno al mondo a settembre. Attualmente sono in Vietnam. Il loro sito è pieno di storie e consigli utili e il loro profilo Instagram crea dipendenza per la bellezza delle immagini e degli aneddoti raccontati del loro incredibile viaggio.

Nel suo diario Miki scrive

“I nostri figli sono piccoli, ed é proprio vero, siamo noi a decidere per loro. Ma lo stiamo facendo

  • per insegnargli che il mondo é grande, e vale la pena scoprirlo tutto
  • per imparare insieme a loro l’importanza dell’umiltà, dell’aiutare e dell’essere aiutati
  • per comprendere il profondo senso del rispetto, della gente, dei popoli, degli umani, vivendo al loro ritmo
  • per sentire con loro il profumo di ogni luogo del mondo
  • per apprezzare i sorrisi sulle facce di tutto il mondo, bianchi, neri, gialli, a pois o a righe, un sorriso é bello in ogni parte del mondo
  • per imparare a vivere con un bagaglio piccolo, ma con un cuore grande
  • per scrivere insieme a loro il più bel diario di vita che esista

 

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Photo Credit www.likemiljian.com

A noi piace viaggiare così, e a voi?

Buon viaggio in famiglia a tutti!

Rita Scalcione

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Cosa è successo ai congedi di paternità per il 2017? Dimezzati, raddoppiati?

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di Sofia Sabatino
collaboratrice parlamentare

 

 

 

 

C’è grande confusione in questi giorni sul tema “congedi di paternità” e cioè quella quota di tempo che i papà possono dedicare alla cura dei bimbi piccoli, continuando a percepire una retribuzione pari al 100% del proprio stipendio.

Qualche giorno fa è circolata la notizia del loro dimezzamento. Ma era stato anche annunciato un loro raddoppio nel 2018…insomma, una gran confusione che di certo non aiuta mamme e papà che con fatica provano a destreggiarsi fra la burocrazia italiana per riuscire ad ottenere ciò che gli spetta: il tempo da poter dedicare alla cura dei più piccoli.

Proviamo dunque a fare un po’ di chiarezza.

Premessa doverosa: in Italia siamo ancora molto indietro sulla condivisione delle responsabilità genitoriali. Mentre negli altri Paesi Europei ai papà è riservata almeno una settimana di “tempo per la cura” (che brutta la parola “congedo” che fa sembrare così in contrapposizione maternità/paternità e lavoro), in Italia paliamo ancora di una manciata di giorni. Ma questo non è, a mio avviso, un buon motivo per diffondere notizie poco chiare o che non tengono conto dei cambiamenti che, con lentezza, stanno avvenendo anche in Italia su questo fronte.

Dunque: la notizia si è diffusa per via di una nota dell’Inps che specificava l’assenza, per l’anno 2017, dei giorni di congedo facoltativi, che nel 2016 erano due. 

Nel 2016 infatti si è conclusa la sperimentazione che prevedeva 2 giorni di congedo di paternità obbligatorio retribuito al 100% e 2 di congedo facoltativo, in sostituzione alla madre.

Per capirci meglio: il congedo di paternità obbligatorio prevede che il padre si possa assentare da lavoro a prescindere dal fatto che la madre sia o meno nel periodo di congedo di maternità. Il congedo facoltativo in alternativa alla madre, prevede invece che la madre “ceda” il suo congedo obbligatorio al padre, rientrando dunque a lavoro in quei giorni. Una misura quest’ultima che non ha avuto grande successo. Sono molte poche, infatti, le famiglie che hanno deciso di fare questo “scambio”: meno del 2% secondo le stime Inps.

Questa idea della “sostituzione” fra madre e padre, ai miei occhi, è un po’ in contrapposizione con il concetto di condivisione delle responsabilità, come se più che un lavoro di squadra la genitorialità fosse una “staffetta. Non mi sembra dunque un dramma il fatto che non sia stata riconfermata.

Non credo sia una questione di tagli. Il congedo di paternità facoltativo in sostituzione alla madre costa, infatti, al bilancio dello Stato molto meno di quello obbligatorio: stiamo parlando di 1 milione di euro, contro 10 milioni per ogni giorno di congedo obbligatorio. Questo perché per il congedo facoltativo deve essere stanziata “solamente” una quota che copre la differenza fra il congedo di maternità (retribuito all’80%) e quello di paternità (retribuito al 100%) e in generale fra gli stipendi femminili generalmente più bassi di quelli maschili.

Mi sembra invece più interessante la novità in corso: fino ad ora le sorti del congedo di paternità erano legate a sperimentazioni che dovevano essere rinnovate di anno in anno. A partire dal 2017 la misura prende invece un respiro più di lungo periodo: si confermano infatti i 2 giorni di congedo di paternità obbligatorio, e vengono in prospettiva aumentati i fondi per arrivare a 4 giorni nel 2018. In più nel 2018 è previsto un ulteriore giorno di congedo facoltativo in sostituzione alla madre.

La speranza è che la discussione si riapra in concomitanza con la prossima legge di bilancio, e che si riesca ad aumentare progressivamente i giorni, fino ad arrivare ai 15 previsti dalla proposta di legge 3376 Di Salvo – Fedeli. 

Succederà? Chissà! Intanto anche l’Ue indica che questa è la giusta direzione, e questo fa ben sperare.

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20 aprile 2017 • articoli_home, Netural Dads, netural family

The Walking DAD: non tutti i padri sono zombie!

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Ho sempre pensato che fare il genitore potesse essere la cosa più semplice al mondo, con un “no”, o un “si”, o un “vai in camera tua” si potesse avere il potere di gestire il tutto, in maniera semplice e sbrigativa.

E invece no. Farlo è una cosa, esserlo è un’altra. Desiderarlo invece è ancora un’altra cosa.

Ecco appunto, il desiderio. Un conto è desiderare di diventare genitori a 19 anni, quando si fantastica sul futuro, un conto è essere consapevoli di poterlo davvero diventare, con qualche anno in più sulle spalle, con qualche chicco di maturità nella zucca, e forse, qualche soldino che tintinna nella tasca, ma se dovessimo aspettare la stabilità economica qui in Italia non metteremo su mai famiglia e non vivremmo mai la bellezza di essere genitori.

Sono Giovanni Abbaticchio, ho 32 anni e sono padre di un figlio di due di nome Ludovico, e sposato con Annarita da tre anni, ma ci amiamo da dodici.

Sono autore e videomaker, scrivo, dirigo e monto video, sono laureato in Pedagogia Generale presso l’Università di Bari, e una passione sfrenata per la media-education.

Da quando è arrivato Ludovico, la mia vita non è cambiata, è semplicemente migliorata, spesso con Annarita quando lo osserviamo mentre dorme ci chiediamo: “ma come abbiamo fatto a vivere tutto questo tempo senza di lui?”. Guardarlo e ammirarlo durante il sonno credo sia diventato il mio hobby preferito, è una meraviglia, paragonabile al Louvre intero. Anzi meglio, che dico meglio, superiore.

Mio suocero mi racconta spesso che suo padre lo baciava nel sonno, perché così crescevano meglio. Beh, a mio parere, non c’è nulla di più sbagliato, i figli vanno baciati, coccolati e accarezzati ogni volta che si può e che ci va. E per fortuna, questo, mio suocero lo sa, e la regola di famiglia è stata trasgredita.

Il rapporto con mio figlio, nell’ultimo anno, è cambiato totalmente. Prima se c’ero o non c’ero, per lui era la stessa cosa, mi ha chiamato Mamma fino al giorno del mio onomastico ma solo quando gli andava, il 24 giugno scorso mi ha fatto un regalo chiamandomi…Babbo. Ho pianto. Mamma quanto ho pianto, di gioia. Ormai ci siamo messi a fuoco per bene, ci conosciamo, ci sorprendiamo, ci amiamo, ogni giorno, attraverso il gioco e la quotidianità. Vivo molto la casa e amo essere coinvolto nella gestione familiare e nelle faccende casalinghe, non mi tiro di certo indietro, ma detto tra noi, non disprezzo il divano e una bella partita di calcio con birra e pizza in solitaria. Oggi io e Ludovico abbiamo un rapporto, vero, autentico, ci scontriamo, discutiamo, parliamo, ragioniamo e giochiamo un sacco. Alle volte sono un po’ severo, altrimenti mi mette i piedi in testa, e faccio la voce grossa. Devo dire che ora basta uno sguardo e mi capisce al volo e questo mi aiuta tanto, e aiuta anche lui.

Ludovico è un testardo, segno toro, è deciso, sa ciò che vuole e come può ottenerlo, sa cosa può ottenere dalla mamma e quello che può ottenere da me. La mattina prima di accompagnarlo all’asilo invento canzoncine e storielle da raccontargli per convincerlo a lavarsi e a vestirsi e alle volte funziona, altre invece falliscono. Ma il più delle volte hanno il loro effetto.

L’asilo, dicevo. Galeotta fu quell’esperienza, quell’avventura che mi ha portato ad avere un’intuizione, una voglia matta di mettermi in gioco e raccontarmi senza nessuna inibizione e nessun pudore.

Tutto è nato durante l’inserimento. Dopo che mia moglie ha seguito la prima parte, a me è toccata la seconda, la più dolorosa, la più straziante. Il protagonista principale? Il distacco.

È toccato a me tagliare per la prima volta il cordone ombelicale, Ludovico piangeva perché non voleva che me ne andassi via ed io che esternamente gli trasmettevo tranquillità e serenità con un “dai amore ti divertirai tanto, gioca”, ma dentro di me era in atto la terza guerra mondiale. Volevo riprendermi il bambino e riportarlo a casa. Tra me e mio figlio però c’era di mezzo la maestra, che educatamente e con polso duro mi ha invitato ad andare via.

In preda ad un calderone di sentimenti contrastanti, ho deciso che questo mix di emozioni dovevo esternarlo, raccontarlo, incanalando i sentimenti in una figura, in una specie di super-eroe paterno, protettore di tutte le emozioni che un padre, un genitore, può vivere e provare.

Mi sono fatto coraggio, ho impostato la modalità video del mio I-Phone e ho iniziato a raccontare tutto.

E qui nasce The Walking DAD (non tutti i padri sono zombie), il mio progetto “social(e) dedicato ai papà.

A seguire sono nati vlog, foto e aneddoti dedicati a stereotipi che vedono protagonisti noi padri alle prese con figli, mogli, suoceri, genitori, amici e faccende quotidiane.Trovate tutto sulla mia pagina Fb, sul sito e su Youtube. Vi consiglio di vedere i video, sicuramente vi ritroverete.

 

Ho pensato che non c’è cosa più bella che raccontare le mie emozioni attraverso video, racconti, foto e altro, ma non solo, voglio esagerare, ho l’obiettivo di diventare il megafono di questa “categoria”.

The Walking DAD nasce per raccontare i sentimenti di un padre alle prese con la crescita del proprio figlio.

 

Voglio affrontare, più in là, tematiche inerenti a questa sfera poco trattata e poco tutelata. Un appuntamento frivolo, ironico e riflessivo sulla bellezza di essere genitori, di essere padri attraverso vlog e video-racconti.

The Walking DAD è un contenitore di pensieri ed emozioni, sogno fortemente che diventi un luogo dove i padri si possano confrontare, così come fanno egregiamente le mamme, dove si possano affrontare tematiche importanti e delicate come: la separazione, la paternità responsabile, i diritti dei padri, le unioni civili, le adozioni, la morte, le separazioni, le scelte, sempre con leggerezza ed intelligenza.

È una sfida sociale ostica e complicata, perché gli uomini sono allergici a questo tipo d’iniziative e confronti, ma sono sicuro che con il tempo e con il giusto spirito, il progetto può raggiungere obiettivi importanti.

Se vi va di seguire le mie avventure mi trovate su: www.thewalkingdad.it

FB: @thewalkingdadstory

Instagram: @thewalkingdadstory

Mail: thewalkingdadmail@gmail.com

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Congedo di paternità: Italia N.C.

Tutti i paesi europei prevedono il congedo di paternità strutturale, mentre l’Italia resta fanalino di coda: ecco un’analisi a confronto

In un ordine del giorno relativo al Milleproroghe, in discussione in questi giorni, ci si impegna a fare il punto sul congedo di paternità obbligatorio per i padri lavoratori, alla luce di un confronto con le legislazioni degli altri Paesi UE. Presentato da Nunzia Catalfo (M5S), l’odg chiedeva al Governo l’impegno a renderlo strutturale portandolo a 15 giorni (ipotesi già discussa, anche in sede di dibattito sul Jobs Act).

Vediamo una panoramica della situazione nei paesi europei (tutti prevedono una possibilità di congedo per i padri) nei quali le norme sono più evolute di quella italiana. In Italia, lo ricordiamo, il congedo è stato introdotto nel 2013 in via sperimentale e in base all’ultima manovra di Bilancio è pari a:

  • 2 giorni nel 2017,
  • 4 giorni nel 2018.

Sul gradino più alto del podio c’è la Norvegia, che prevede un congedo per i neo padri di 15 giorni, ai quali si aggiunge un congedo parentale (retribuito al 100%) di 54 settimane che si può dividere fra i due genitori nel seguente modo: nove settimane sono riservate alla madre e sei settimane al padre, mentre le restanti 39 settimane possono essere utilizzate da entrambi i genitori. In Finlandia il padre ha diritto a 54 giorni di congedo retribuiti. La Svezia, primo paese europeo ad aver previsto il congedo papà nel 1974, attualmente prevede per il padre un periodo di dieci giorni retribuiti all’80%. In Danimarca, due settimane di congedo da utilizzare nelle prime quattro settimane di vita del bambino.

  • Portogallo: 20 giorni di congedo, di cui 10 obbligatori;
  • Francia: 2 giorni da fruirsi entro quattro mesi dalla nascita del bambino;
  • Spagna: 15 giorni consecutivi retribuiti al 100%, altri 2 per nascite multiple;
  • Belgio: 3 giorni di congedo obbligatorio e 10 di facoltativo.

Noi vogliamo ricordare che in Italia è riconosciuto un congedo matrimoniale di 15 giorni retribuito al 100 % sia per la donna che per l’uomo.

Non vi pare che un figlio sia più importante di un viaggio di nozze?!

A voi l’ardua sentenza 🙂

*dati estrapolati da questo articolo

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3 febbraio 2017 • articoli_home, Netural Dads

Fare il papá significa cambiare la narrativa!

 

Grazie NETuraldads che state cambiando il mondo con il vostro esempio!

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Mia figlia, Malala (TEDtalks)

Il TED che abbiamo scelto per Dicembre è davvero speciale. Lo dedichiamo a tutti i papà e al loro ruolo importantissimo di educatori e compagni di vita.

Il padre di Malala racconta di società patriarcali e del dovere di difendere i diritti e la felicità delle donne, racconta di innamoramenti fatti di sguardi e di futuro e uguaglianza.

A noi ha fatto commuovere l’emozione e la fierezza di questo padre pachistano che sale sul palco per gridare al mondo il suo orgoglio per Malala Yousafzai, sua figlia, Premio Nobel per la pace 2014.

Facciamo davvero un grande augurio a tutti i nostri #NETuralDads e alle nostre meravigliose #NETuralFamilies che credono nella possibilità di un mondo capace di rappresentare tutti, indistintamente, con la stessa fierezza del padre di Malala.

Auguri per un Natale di Uguaglianza a tutti!

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