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GIOCARE CON LE COSTRUZIONI: UN LAVORO IMPORTANTE PER I BAMBINI

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà, questo è il nostro ultimo appuntamento pre-vacanze estive, riprenderemo le nostre pillole pedagogiche poi a settembre.

Oggi mi soffermo sull’importanza di “giocare” con le costruzioni o con i mattoncini colorati. Preciso che per il bambino, già a partire da 8 mesi fare questo gioco non è solo “un gioco” ma è quasi un lavoro.

Il bambino che costruisce, elabora un pensiero rispetto alla costruzione, sviluppa il linguaggio perché vuole raccontare quello che ha costruito, stimola attenzione e concentrazione per incastrare i pezzi o per metterli uno sull’altro.

Un bambino che gioca con le costruzioni esercita e stimola le sue capacità cognitive e la fantasia. Vediamo quali sono le abilità che il bambino va ad affinare:

– Manualità – Precisione – Equilibrio – Attenzione – Immaginazione.

Ricordiamoci che non ci sono istruzioni per usare le costruzioni, il gioco non è mai lo stesso e quindi non è mai banale. Oltre ai set predefiniti di costruzioni possiamo avvalerci di materiali poveri come cartoni e scatole di varie misure, filati in plastica, tappi dei detersivi o di sughero, scarti di falegnameria.

Sarebbe opportuno organizzare per il bambino i materiali e le costruzioni in box trasparenti divisi per categorie.

Ai bambini piace avere tutto in ordine anche se poi, giocando, tenderà a confondere tutti i pezzi. Dopo aver giocato, tutto dovrà tornare al suo posto. Due regole importanti per noi adulti:

• spegnere tv, tablet ecc.: il bambino non deve avere un eccesso di stimoli e deve potersi concentrare per far sviluppare la fantasia.

• Essere meno intrusivi possibile: tutti i grandi inventori hanno bisogno di “solitudine”. Sarà il bambino stesso a cercarci per raccontarci il suo progetto e per farci vedere la sua costruzione.

Ultima cosa importantissima: non confondiamo l’immaginazione con la fantasia. Con le costruzioni noi alleniamo l’immaginazione. Attraverso l’atto del costruire il bambino crea le forme con la mano e le rielabora seguendo la propria fantasia e immagina una nuova struttura di sua invenzione.

Bruno Munari insegna “L’immaginazione è il mezzo per rendere visibile ciò che la fantasia, invenzione, creatività pensano”.

Buona estate a tutti e arrivederci a settembre!

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14 Luglio 2020 • articoli_home, con i genitori, Netural Kids

LA PAURA NEI BAMBINI

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà, oggi vorrei parlarvi di Alice, una bambina piena di paure un po’come anche i nostri bimbi:

ALICE LA PAUROSA

Quando una porta sbatte
o un libro cade a terra,
Alice pensa subito:
“E’ scoppiata la guerra!”
Se qualcuno si avvicina
e la vuole salutare,
lei vien presa dal panico
e decide di scappare.
Durante l’intervallo,
ha il terrore di uscire,
perchè un paio di farfalle
la volgiono inseguire!
Alice salta in aria
e si mette a strillare
quando Mario lo stordito
all’imporvviso compare!
[…]
Aver fifa per Alice
è cosa di ogni giorno,
ma è davvero mostruoso
per chi le sta intorno!

                                                          (Da P. Bertrand, Alice la paurosa,
                                                                        Motta Junior, 2008)

“Alice la paurosa” è tratto da un libro di P. Bertrand edito da Motta Junior Edizioni nel 2008 ed è indicato per i bambini dai 6 anni in su. L’autore ci presenta comportamenti che sono spesso frequenti fra i nostri bambini, soprattutto a scuola: bambini che hanno paura di tutto.
Discutere con i nostri bambini di questi temi, magari a partire dall’ascolto di questa filastrocca, aiuta a migliorare la situazione e a trovare vie d’uscita per disagi che spesso si creano quando abbiamo a che fare con bambini come Alice.

A 8/9 mesi si il bambino sviluppa la prima paura: dell’estraneo, a 12/18 mesi della separazione (con massimo sviluppo intorno ai 3 anni), a 3/5 anni paura dei fantasmi, del buio, delle streghe, del lupo, di Babbo natale, di ammalarsi.

Tre sono i principali stili educativi genitoriali favorenti l’acquisizione delle più comuni paure nei bambini:

  • ipercritico: caratterizzato da un’elevata frequenza di critiche rivolte al bambino (rimproveri, biasimo, svalutazione), determinando nel bambino paura di sbagliare;
  • perfezionistico: convinzione che il bambino debba fare bene sempre tutto: il bambino sarà portato a temere in modo eccessivo la disapprovazione e la critica sviluppando ansia da prestazione soprattutto in ambito scolastico.
  • iperansioso-iperprotettivo: eccessiva preoccupazione dell’incolumità fisica cercando di prevenire ogni frustrazione che potrebbe vivere. Nel bambino si svilupperà la paura di tutti e che il mondo sia pieno di pericoli.

Invito i genitori a favorire l’apertura dei bambini nel raccontare le proprie esperienze in merito alle loro emozioni negative in modo da poter riflettere insieme sui modi più adeguati per imparare a controllarla e per migliorare i rapporti con gli altri.

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AL MARE SI MA …SENZA CIAMBELLINA!

Ciao mamme e papà, oggi darò qualche suggerimento per portare al mare i nostri bambini.

Siamo abituati a pensare il nostro piccolo mentre fa il bagnetto a mare dentro la classica ciambellina salvagente con la mutandina di plastica. In realtà, se pensassimo per un attimo al neurosviluppo dei bambini e alla conoscenza che essi hanno dell’acqua ci renderemmo conto che la ciambellina è un oggetto ostacolante. I nostri bambini sono abituati all’acqua perché hanno vissuto per nove mesi nel liquido amniotico. Se fossero messi in piscina appena nati i bambini saprebbero nuotare senza alcun supporto. La ciambellina salvagente lasciando “sospeso” il bambino in acqua non permette di percepire in maniera corretta l’acqua; il messaggio che involontariamente facciamo passare è che senza ciambellina si corre il pericolo di affondare: il cervello così apprende uno schema sbagliato e legherà all’acqua il bisogno di avere un oggetto che lo sostenga.

Ecco di seguito quindi qualche suggerimento:

1) Usare almeno fino a 3 anni le braccia di mamma e papà in acqua
2) Evitiamo il salvagente a mutandina nei primi mesi di vita: fa registrare un messaggio sbagliato. Inoltre può essere pericoloso per via dello sbilanciamento della testa in avanti.
3) Fino ai 18 mesi potremmo utilizzare un salvagente particolare: lo “Swimtrainer” che permette al bambino di assumere una posizione prona e impostare così il movimento autonomo delle gambine.
4) Dai 7-8 mesi prendiamo il bambino da sotto le ascelle
5) Per i bambini più grandi va bene l’utilizzo dei braccioli o delle cinture galleggianti
6) Se capita (come capiterà) che bevano un sorsetto d’acqua restiamo tranquilli: passerà il messaggio che è una cosa naturale e che può capitare.
7) Se vogliamo coccolarci un po’ per un breve arco temporale possiamo utilizzare il salvagente mamma/bambino: stimola la complicità e la fiducia

Ricordiamo: se ci divertiamo noi in acqua si divertono anche i nostri bambini! Buon mare e buone vacanze a tutti!

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#ADOLESCENZE: Pubertà.

Integrare i cambiamenti del corpo nella psiche

di Valentina Schiuma

In questo percorso alla scoperta dell’adolescenza, con i prossimi contributi, si vuole porre maggiore attenzione ad ognuno dei compiti evoluti in modo separato ed esclusivo ma da considerarsi sempre come compresenti ed interdipendenti tra loro.

Il primo è sicuramente quello dall’intensità maggiore e dalle caratteristiche maggiormente perturbanti: l’integrare i cambiamenti del corpo nella psiche. Questo compito evolutivo inizia con un’esplosione inequivocabile: la pubertà, lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari. In questo periodo aspetti esterni del corpo cambiano fuori dal controllo ed in maniera disarmonica. La psiche diventa particolarmente vulnerabile ai cambiamenti ed anche il corpo stesso è particolarmente sensibile agli stimoli. Ad esempio, i capezzoli nelle ragazze sono ipersensibili e, spesso, fonte di dolore, il menarca e la prima eiaculazione possono essere molto spaventosi, le pulsioni interne e gli istinti che si manifestano prepotentemente possono portare ad esperienze disturbanti.

Alcuni autori hanno ipotizzato come questo passaggio possa presentarsi come un Break-down evolutivo (Laufer, 1984), una rottura nella continuità dell’esperienza del proprio essere e una rottura con la realtà sia interna che esterna. Può accadere che l’adolescente che subisce questi cambiamenti percepiti come sconvolgenti voglia provare ad esercitare il proprio potere attraverso esercizi di controllo del proprio corpo e di oggetti esterni come il cibo, favorendo condotte anoressiche o bulimiche che abbiano la funzione di arrestare i cambiamenti e lo sviluppo. Ma anche senza entrare nell’analisi di esiti clinici, l’esperienza affettiva più comune in relazione al corpo e alle pulsioni è la Vergogna. Non è raro vedere come la vergogna nelle relazioni sociali si manifesta attraverso il tentativo di nascondersi e passare inosservati provando sentimenti di incertezza, insicurezza, precarietà dell’essere.

Dal corpo, questi cambiamenti, devono essere compresi a livello psichico ed integrati a completare la percezione che si ha di sé stessi. Questo passaggio, complicato anche dall’intensa attivazione emotiva, comporta l’attivazione di strategie difensive che possono essere più o meno rigide in base a quanto sia difficile per il soggetto accettare i cambiamenti e le emozioni che si scatenano. C’è bisogno di difendersi dalle pulsioni sessuali, c’è bisogno di difendersi da alcune parti o funzioni del corpo che non piacciono affatto, c’è bisogno di difendersi dallo sguardo degli altri vissuto come intrusivo e persecutorio, c’è bisogno di difendersi dalla sensazione di estraneità di abitare un corpo sconosciuto fonte di forza estrema ma anche di vergogna immobilizzante.

Il processo di accettazione ed integrazione non avviene solo all’interno di sè stessi ma anche all’interno del sistema familiare e anche questa può essere un’esperienza tutt’altro che semplice. L’esperienza della maturazione sessuale può essere vissuta in maniera sconvolgente anche all’interno della famiglia soprattutto quando i genitori si ritrovano a fare i conti con aspetti irrisolti della propria adolescenza oppure quando per influenza culturale si fa fatica ad accedere ad alcuni aspetti della sessualità.

Alcuni genitori soffrono nell’essere portati a sintonizzarsi con un’esperienza che hanno vissuto essi stessi come dolorosa o angosciante ed altri risperimentano alcuni entusiasmi adolescenziali agendo una regressione alla propria adolescenza. Alcune famiglie tendono a normalizzare questa esperienza permettendo ai propri figli di fare le prime esperienze sessuali sotto il tetto della casa di famiglia, con la credenza di poter tenere tutto sotto controllo ed altre, invece, fanno in modo che rimangano inespressi e taciuti alcuni tabù collegati alla sessualità.

Tutto questo dà proprio l’idea di come questa fase evolutiva abbia una forza dirompente, che si diffonde nelle relazioni circostanti ma rispetto a cui, inevitabilmente, non si può rimanere indifferenti, per cui a livello individuale, familiare e sociale, dobbiamo prenderci carico di questa sensibile fase di crescita.

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13 COMPORTAMENTI CORRETTI PER UN BUON ATTACCAMENTO MAMMA-BAMBINO

di Ilenia Amati

Ciao mamme, oggi un argomento importante: l’attaccamento del bambino
Per verificare un attaccamento particolare del bambino nei confronti di una persona, molto spesso la mamma, è bene osservare alcuni comportamenti: il bambino protesta in caso di un suo allontanamento, saluta quando questa ricompare e, infine, utilizza la stessa come base per partire ed esplorare l’ambiente circostante. Più precisamente, dagli studi condotti dalla ricercatrice Mary. D. S. Ainsworth, emergono tredici comportamenti specifici che si vanno a collocare in momenti differenti dello sviluppo e che sarebbe utile sapere per non fare errori:
1- Vocalizzazione: questa attività risulta più intensa nel momento in cui il piccolo entra in contatto con la madre a partire dalla quarta e quinta settimana di vita.
2- Il pianto del bambino viene interrotto quasi esclusivamente se è la madre a prenderlo in braccio. Questo avviene a partire dalla nona settimana di vita.
3- Quando la madre si allontana, uscendo da una stanza, il piccolo può mettersi a piangere; lo stesso non avviene se ad allontanarsi è un estraneo. Quindicesima settimana di vita.
4- Anche il sorriso viene molto più intensamente attivato se lo stimolo visivo, uditivo ecc. è rappresentato dalla madre. Tredicesima settimana.
5- Se il bambino è tenuto in braccio da un estraneo, il suo sguardo rimane orientato verso e sulla madre. Diciottesima settimana.
6- Intorno alla ventunesima settimana il bambino saluta in modo caratteristico la madre quando ritorna da un periodo di assenza. Il bambino le dimostra tutta la sua felicità nel rivederla e voglia di contatto sorridendo e vocalizzando intensamente, agitandosi e alzando le braccia verso di lei. Se è già in grado di andare carponi le si avvicina.
7In presenza di altri estranei nella stanza oltre alla madre, il bambino tenderà comunque ad andare quasi esclusivamente verso di lei. Ventottesima settimana.
8- Se la madre si allontana dalla stanza il bambino tende a seguire lei e non altre persone. Ventiquattresima settimana.
9- Intorno alla ventiduesima settimana il bambino ha la tendenza ad arrampicarsi sulla madre, esplorandone il viso, i capelli, la persona in genere. Non fa’ altrettanto con gli estranei.
10- Verso la ventottesima settimana il piccolo ha la tendenza, una volta arrampicatosi sulla madre di ritorno dalle sue esplorazioni, a nascondere il suo viso nel grembo materno o in altre parti della sua persona.
11- Sempre tra il settimo e l’ottavo mese, il bambino inizia ad utilizzare la madre come “base sicura” per partire ad esplorare l’ambiente che lo circonda. Di tanto in tanto egli ritorna dalla base sicura. Non si osserva lo stesso comportamento nei confronti degli estranei.
12- Dall’ottavo mese il bambino cerca esplicitamente la madre quando ha bisogno di essere consolato. Di fronte ad uno stimolo spaventoso, dal quale il bambino è allarmato, egli si allontana il più rapidamente possibile correndo verso la madre, ignorando eventuali altre persone presenti nello stesso spazio.
13- Tra il nono e il dodicesimo mese, l’azione di aggrapparsi alla madre quando il bambino è spaventato, stanco, affamato o non sta bene diventa particolarmente intensa ed evidente.


La differenziazione di comportamenti di attaccamento tenuti dal bambino verso le persone che lo circondano risultano poco evidenti entro i primi quattro/cinque mesi, mentre a partire dal sesto mese diventano sempre più chiari. Se è vero che nella stragrande maggioranza dei casi la figura principale di attaccamento sarà per il bambino la madre, vi possono essere circostanze in cui tale ruolo venga svolto da altre persone come il padre o i nonni, per esempio quando la madre non sia presente.
Tuttavia nelle normali condizioni di accadimento, ovvero quando vi sia la presenza di entrambi i genitori, l’attaccamento principale sarà inizialmente verso la madre.

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Fuga in famiglia nella natura selvaggia della Basilicata

di Rita Scalcione

Idee per un weekend in Basilicata con bambini.

E’ stato un periodo duro, per tutti, nessuno escluso. Per chi è abituato a muoversi lo è stato ancora di più. I viaggiatori incalliti possono capire questo mio pensiero. L’idea di non poter andare da nessuna parte e di non poter programmare niente perché non si sapeva come sarebbero andate le cose mi ha fatto reso abbastanza irrequieta, lo ammetto. Programmare un viaggio durate una pandemia diciamo che non è proprio la priorità di tutti, me compresa.

Partiamo? Ti prego!

Ultimamente è stato tutto un apri e chiudi di app in ordine sparso: Skyscanner, Ryanair, Booking...poi continuavo con Google Maps e tante altre. “Però che ne dici se andiamo qui…ma secondo te possiamo andare in aereo? Ma gli intercontinentali a dicembre come li vedi?…”

Avevamo bisogno di una fuga, era chiaro. Per una volta nella vita di una fuga senza programmi.

I viaggi partono da una necessità o da un sogno? Sicuramente da uno stato d’animo.

Viviamo a Matera, in Basilicata. Volevamo partire senza allontanarci più di tanto. Avevamo a disposizione solo una notte. Poi ad un tratto mi ricordo di una foto buffissima di un alpaca. Si, un alpaca. In Basilicata. E da quella foto è partito tutto. Apro il mio adorato Google Maps, guardo cosa c’è nei dintorni, chiedo qualche consiglio sparso ( e prezioso!) ed eccoci qui…

Dove andare in Basilicata con bambini?

Monticchio, Acerenza e cascate di San Fele

Partecipanti: Mamma Rita , Papà Marcello , Mia (6 anni)  e Alberto (4 anni)

Mezzi di trasporto: Auto 

Giorni di Viaggio: 1 e mezzo

Periodogiugno 2020

Da Matera abbiamo raggiunto Acerenza (PZ). Un viaggio breve di circa 70 km . Il paesaggio che si gusta dal finestrino è quello tipico lucano. Campagne sconfinate, colline ormai giallo oro e qualche falchetto in volo.

La nostra prima tappa è Basilicata Alpaca .

Basilicata Alpaca

Un’allevamento di alpaca, il primo nel Sud Italia. Un luogo a stretto contatto con la natura, con un bellissimo panorama sul lago di Acerenza e dove i visitatori possono vedere da vicino questi adorabili animali. Il percorso prevede una passeggiata assieme agli alpaca, accompagnati da una guisa, toccare la loro morbidissima lana e, in conclusione un laboratorio didattico. Il prezzo del biglietto è di 10 euro ( ma i più piccoli non pagano). La visita va prenotata perché il numero dei visitatori è limitato, soprattutto in questo periodo di Covid-19. Per i miei figli è stata una sorpresa. Non avevamo mai toccato questi buffissimi animali.

Purtroppo il giorno prima aveva piovuto tanto e la visita è stata molto ridotta perché non si poteva accedere all’intero percorso a causa del fango. Unica nota negativa è che avremmo preferito essere avvisati prima di queste limitazioni, visto che non abbiamo goduto appieno di tutte le attività, riuscendo a vedere solo due degli alpaca presenti nell’allevamento. Quindi, il consiglio che posso darvi è quello di chiamare prima e assicurarvi che le condizioni climatiche siano quelle adatte.

Sempre previa prenotazione è possibile fermarsi nella loro area pic-nic attrezzata. Noi abbiamo preferito proseguire il nostro itinerario che ci avrebbe portati a Monticchio fermandoci in un’altra area pic-nic, praticamente deserta, che abbiamo trovato sulla strada.

Da visitare anche il borgo di Acerenza, uno dei ” Borghi più belli d’Italia”, con la sua maestosa Cattedrale.

Cattedrale di Acerenza (PZ)

Nel primo pomeriggio abbiamo raggiunto i laghi vulcanici di Monticchio, situati all’interno della Riserva Naturale Regionale .

Lo sapevi che i laghi cambiano colore a seconda del clima e quindi della stagione?

Il fenomeno viene spiegato in questo articolo che svela una ricerca condotta proprio sul colore dell’acqua dei laghi.

Cosa fare ai laghi di Monticchio

Dopo aver parcheggiato la nostra auto nei pressi del Lago Piccolo, ci siamo goduti una passeggiata ( e un gelato) in completo relax accompagnati dai suoni della natura. Spinti dalla richiesta dei bimbi, abbiamo anche noleggiato un pedalò ( 10 euro per 30 minuti). Costeggiando il lago abbiamo ascoltato il canto degli uccelli, osservato i grandi alberi dalle imponenti radici e ammirato le ninfee bianche galleggiare sullo specchio d’acqua.

Monticchio: Lago Piccolo e Abbazia San Michele

Ed inoltre…

Se avete tempo a disposizione potete:

  • raggiungere l‘Abbazia di San Michele Arcangelo che ospita al suo interno il Museo di Storia Naturale del Vulture ;
  • passeggiare all’interno della Riserva Naturale e, se siete fortunati, ammirare la Brahmaea Europaea che è un rarissimo esemplare di farfalla che ha trovato il suo habitat ideale proprio in questa zona;
  • vedere i resti dell’Abbazia di Sant’Ippolito.

Dormire in paradiso

Nel tardo pomeriggio abbiamo raggiunto l’agriturismo dove abbiamo passato la notte. A pochi chilometri dai laghi ecco l’Agriturismo il Riccio

Il posto ideale per chi, come noi, ha due piccoli amanti degli animali a seguito. Attorno a noi solo le colline che al tramonto si impregano di una luce magica . Incredibile il senso di libertà che può darti un paesaggio come questo. Le finestre della camera sono un quadro naturale. E’ stato bello vedere nostra figlia che, appena sveglia, si è seduta sul davanzale ad ammirare lo spettacolo, pronta per l’avvistamento di volpi e di falchi. Davanti al casolare una bellissima fattoria con galline, oche, asinelli, uno struzzo e un cavallo. Il simpatico e coccoloso cagnolone Argan, assieme ai gentilissimi proprietari Antonio e Stefania, vi farà da guida.

Agriturismo Il Riccio

La cena non potevamo che consumarla all’interno dell’Agriturismo dove abbiamo potuto gustare tante prelibatezze locali dalle materie prime eccellenti. Vi dico solo che la colazione, con il famoso Zabaione di Antonio e la ricotta al caffè vale da sola il viaggio.

E’ tempo di andare ma, prima rientrare a Matera, abbiamo fatto una deviazione per un pic-nic alle Cascate di San Fele.

Percorso verso le cascate di San Fele

Le cascate sono raggiungibili attraverso vari percorsi ben segnalati. Si sceglie di seguire quello più attinente alle proprie esigenze. Dopo aver lasciato l’auto, il percorso che abbiamo fatto noi è durato all’incirca 10 minuti all’andata e una ventina di minuti al ritorno in salita. Ovviamente da evitare il passeggino se avete bimbi piccoli. Non ci sono punti di ristoro. Abbiamo trovato solo una fonte di acqua potabile.

Cascate di San Fele (PZ)

Il nostro weekend in Basilicata finisce qui. Come ogni viaggio che ci rispetti ci asciamo dietro tanta emozione, tanta carica ma anche tante cose che non siamo riusciti a vedere e che diventano un’ottima scusa per ritornarci.

E voi , siete mai stati in Basilicata?


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#ADOLESCENZE: i genitori sbagliano sempre!

bb5241f5-1211-48dc-9276-f390f53639a2di Antonella Nuzzolese

L’adolescenza è considerata comunemente un periodo particolarmente complesso nella vita dei ragazzi ma è bene sottolineare che nemmeno i genitori sono risparmiati da senso di confusione e spaesamento. Fa capolino la paura di perdere il proprio bambino, il timore di cattive compagnie, il tutto condito da una società che ci rimanda continuamente l’immagine di adolescenti irresponsabili, dediti a droghe, sballo, bullismo ecc. Analizziamo insieme  cosa rende così “spinoso” il rapporto genitori-figli in questa fase.

I genitori sbagliano sempre!

Gli adolescenti recriminano indipendenza e maggiore libertà, al contempo rifiutano richieste di responsabilità anche banali, come ad esempio mantenere in ordine la loro stanza. Se si sentono considerati come bambini potrebbero sentirsi non degni di fiducia e accusare i genitori di essere troppo protettivi; se si sentono considerati come adulti potrebbero sentirsi incalzati troppo presto o poco accuditi.In sostanza in questa fase i genitori sbagliano sempre! Niente paura, non bisogna smettere di porre dei limiti, la sensazione di fallimento è condivisa da molti genitori e fa assolutamente parte del compito evolutivo che sta affrontando la famiglia.

Richiesta di separazione e bisogno di appartenenza

Spesso erroneamente si crede che l’adolescente abbia bisogno di svincolarsi dalla famiglia d’origine, in realtà in questa fase il bisogno di separazione è tanto forte quanto quello di appartenenza. Per dirlo in altre parole possiamo affermare che non può esserci alcuna separazione se non vi è una qualche forma di appartenenza Considerare questi aspetti ci aiuterà meglio a leggere le incalzanti richieste di indipendenza degli adolescenti, spesso con atteggiamenti insofferenti e rabbiosi  nei confronti della propria famiglia. In realtà altro non sono che richieste dettate dalla paura di crescere e dal bisogno di affermare come non mai le proprie appartenenze, attraverso il riconoscimento dell’amore da parte dei propri genitori

Famiglia e adolescenza: un puzzle interconnesso

L’apparente poco  interesse verso la famiglia mostrato in questo periodo può portare erroneamente a credere che ciò che accade negli adolescenti  abbia poco a che vedere con le dinamiche in seno alla famiglia in cui vivono. Niente di più sbagliato! I figli sono estremamente curiosi di ciò che accade nella loro famiglia, e possono svolgere un ruolo attivo nelle dinamiche familiari diventando ad esempio il braccio armato di conflittualità di coppia taciute e/o negate costringendo la famiglia a chiedere aiuto. Ecco che il ragazzino problematico diventa soggetto competente, in grado di rappresentare l’ occasione per la coppia genitoriale di esplicitare il proprio disagio e provare a superarlo, si parla in questo caso di terapia di coppia camuffata.

Osservatore consapevole piuttosto che genitore amico

Molti genitori provano ad affrontare questa fase assumendo il ruolo di genitore amico, complice del proprio figlio, con l’idea che in questo modo potranno controllarlo meglio senza discutere troppo. In realtà, soprattutto nella prima adolescenza, i figli hanno  bisogno di un genitore con cui lottare, con cui confrontarsi per scoprire essi stessi i propri pensieri. Non è importante evitare i conflitti, bensì imparare ad affrontarli e risolverli. Alle volte i figli stessi,spaventati e preoccupati da richieste eccessive di emancipazione, hanno bisogno di un genitore che dica “no” al posto loro, permettendogli di mantenere magari il ruolo di “temerario” davanti al gruppo dei pari.Bisogna quindi diventare osservatori pazienti, consapevoli che mai come in questa fase i ragazzi hanno bisogno di fermezza e di contenimento per contrastare la sensazione di aver perso sé stessi.

Dare fiducia

Forse uno dei compiti più complessi richiesti ai genitori di un adolescente è proprio quello di dare fiducia al proprio figlio. È difficile lasciare maggiori libertà ed esporre a innumerevoli pericoli quello che fino a ieri era solo un bambino, tuttavia avere la fiducia da parte dei genitori è davvero di vitale importanza per un adolescente in quanto migliora il senso di autostima e alimenta una motivazione interna a rispettare le regole imposte dai genitori. Fidarsi presuppone anche attribuire una certa importanza alle richieste del ragazzo, mostrando disponibilità all’ascolto, senza imporre dei “no” prima di avere spiegato da cosa sono giustificati. Spesso si crede che un genitore autoritario sia facilitato nel compito, imponendo le proprie regole senza causare troppi conflitti. In realtà questo tipo di atteggiamento può essere molto controproducente nella relazione genitore-figlio poiché, come già accennato, i limiti sono importanti ed i ragazzi ne hanno bisogno, ma necessitano anche di essere considerati come “portatori di motivazioni valide” e di poter esporre il proprio disappunto ai genitori.

Per concludere, alla stregua delle difficoltà che l’adolescenza comporta, l’invito è di provare e comunque a vivere questa fase come un’opportunità piuttosto che come un ostacolo.

Guardiamo oltre la “musica a palla”,cerchiamo di risignificare qualche bugia di troppo, proviamo ad andare oltre le provocazioni e godiamoci lo spettacolo dei figli che a poco a poco spaccano il guscio e diventano adulti. La funzione genitoriale non muore, si trasforma semplicemente.Buona adolescenza a tutti!#

Conosciamo meglio Antonella Nuzzolese!

Laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche e Laurea magistrale in Psicologia Clinica, entrambe conseguite presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”. Attualmente è una psicoterapeuta in formazione ad indirizzo sistemico-relazionale presso l’Accademia di Psicoterapia della Famiglia, sede di Bari. Svolge l’ attività privata a Matera ed è particolarmente impegnata in progetti di sostegno alla genitorialità e alla famiglia.

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#ADOLESCENZE: Crisi e scoperte

Grazie a due nuovi arrivi nel team di NeturalFamily, da oggi inizieremo a raccontarvi di adolescenti e genitori “smarriti”, per sentirci tutti meno soli e vivere “la normalità” di un percorso di crescita che, a volte, può farci paura. Useremo l’hashtag #ADOLESCENZE, per raccontarvi sempre un pezzo in più di questo movimentato periodo di crescita, che ha tante sfaccettature, perciò ci piace usare il plurale per raccontarla.

di Valentina Schiuma

Psicologa, psicoterapeuta, musicoterapista

Non lo riconosco più!”:

Capita che i genitori dicano questo dei propri figli adolescenti che riscoprono diversi da un momento all’altro della vita familiare. Il giorno prima erano presenza rumorosa tra le mura di casa, il giorno dopo sono sempre fuori o rinchiusi in camera, silenziosi, monosillabici o scontrosi. Ma cosa non si riconosce? In cosa sono cambiati?

Si è sempre descritta l’adolescenza come un periodo di Tempesta e Tumulto, un Turmoil o un Break-Down rispetto alle fasi evolutive precedenti e successive, ma si può ritenere questa una fase di passaggio, più o meno sconvolgente, caratterizzata da crisi e scoperte intense che necessitano rimodellamenti importanti a livello del corpo e della mente.

A cosa sono dovuti questi importanti sconvolgimenti e quali possono essere gli esiti possibili?

Sempre più precocemente i nostri bambini, nella tarda infanzia si ritrovano a dover affrontare importanti compiti evolutivi che comportano inevitabilmente una crisi, la perdita di confini e sicurezze fin’ ora acquisite e la scoperta di nuove possibilità e strategie. I compiti evolutivi che caratterizzano l’adolescenza in momenti diversi sono:

  1. Integrare i cambiamenti del corpo nella psiche;
  2. Separazione/individuazione;
  3. Formazione dell’identità.

È intuibile quanto sia difficile entrare in contatto con un corpo che cambia radicalmente nel giro di poco tempo e che si caratterizza di aspetti anche alquanto sgradevoli come l’acne, il sebo, la sudorazione, i nuovi ed intensi odori, i cambiamenti disarmonici delle varie parti del corpo, etc. Tutti questi cambiamenti esterni sono correlati a cambiamenti ormonali interni che portano il giovane a percepire il proprio corpo come più forte ma anche più vulnerabile a impulsi e istinti. Il nostro adolescente dovrà anche fare in modo di integrare questi cambiamenti del corpo nella psiche, accettarli per iniziare a formare una propria immagine di se stesso il più possibile gradevole e armonica che condizionerà la vita sociale, il rapporto con gli altri e il proprio futuro.

Infatti, in una fase successiva e non necessariamente separata dalla prima, il giovane inizierà a sperimentare la propria separazione dal nido familiare, dalle dinamiche e dalle influenze familiari per provare a collocarsi nel mondo, prevalentemente grazie all’aiuto del gruppo dei pari, per iniziare a formare la propria identità.

La formazione dell’identità è la fase più tardiva e lunga prima di diventare giovani adulti e comporta il dover definire non solo chi si è ma chi si vuole diventare, prendendo spunti e idee dalla propria famiglia e anche dal mondo sociale che si è conosciuto: scuola, gruppi sociali, amici, modelli di riferimento.

Tutti questi passaggi non sono lineari e comportano momenti di incertezza, vacillamenti, spinte in avanti e regressioni a stadi precedenti, facendo sì che ciò che appare ai nostri occhi adulti è caos, confusione, disorganizzazione e disarmonia.

Saper gestire questi cambiamenti che sono inizialmente inconsapevoli non è compito facile e può essere tanto entusiasmante quanto spaventante. Per cui, possiamo vedere alcuni ragazzi che con uno slancio in avanti cercano di bruciare queste tappe intollerabili provando a diventare subito adulti ed altri che arrestano il proprio cammino sperando di rimanere bambini il più a lungo possibile.

Quindi noi adulti che vediamo i nostri ragazzi perdersi in questi tumultuosi movimenti che possiamo fare? Innanzitutto dobbiamo fare attenzione alla situazione che ci vede coinvolti in modo specifico, e potremmo provare ad attendere con pazienza, con uno sguardo accogliente, tollerante e non giudicante che il nostro impacciatissimo bruco diventi una farfalla meravigliosa, provando ad essere disponibili ed accessibili quando ne hanno bisogno e pazienti e discreti quando si perdono nella loro confusione tollerando di poter, a volte, perderli di vista.

Buon viaggio allora e a tutta forza verso questa avventura piena di sorprese e scoperte!

Se siete interessati a porre quesiti alla nostra Valentina Schiuma, potete scrivere a hello@neturalfamily.com

Conosciamo meglio Valentina Schiuma!

Psicologa psicoterapeuta. Laureata in psicologia presso “la Sapienza” di Roma.
Specializzata in psicoterapia dell’adolescenza e dell’età giovanile a indirizzo psicodinamico
Master in Diritto del Minore. Musicoterapista.
Ha completato la sua formazione presso il centro “Giorgio Fregosi, Spazio Sicuro” di Roma, centro per la prevenzione e il contrasto all’abuso e al maltrattamento su bambini e adolescenti. Attualmente svolge la sua professione privata a Matera e collabora per strutture residenziali per minori nell’ ambito della tutela del minore.

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#Iorestoacasa e leggo il giornale con papà

Alfredo Carlo è un designer e fondatore di Housatonic che ha la fantastica capacità di raccontare con i segni e i disegni questioni complesse e articolate rendendo anche i temi più difficili, accessibili a tutti.

In questa emergenza senza precedenti, spesso così difficile da raccontare in maniera accessibile, ha deciso mettere a disposizione dei più piccoli la sua creatività e le sue competenze , perchè Alfredo è anche un papà e come tutti noi ha bisogno di condividere con i suoi figli quello che sta succedendo con le parole e le immagini più giuste.

Così è nato il format su Telegram “PAPÀ COSA HAI LETTO SUL GIORNALE?” (https://t.me/rassegnastampaperbambini), un racconto illustrato  delle notizie del giorno per grandi e piccini. Un format delicato, utilissimo e anche bello da vedere!

Per seguirlo non vi resta che installare Telegram sul vostro smartphone e seguire il canale dedicato all’iniziativa.

(di seguito una delle tante notizie illustrate da Alfredo Carlo)

 

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#Iorestoacasa e faccio sport con i bimbi

Non potete uscire di casa ma vorreste fare movimento con i vostri bimbi?

Non c’è problema, ci sono molti canali Youtube dedicati, che potranno fare al caso vostro!

Eccone un elenco utile per mamme, papà e bimbi in movimento (grazie al sito scuolainsoffitta.com!)

Potete seguire il canale Youtube LE FAVOLE DI FEDE

o il canale COSMIC YOGA KIDS

Oppure seguire le lezioni online di Zumba e Hip Hop per bambini

ZUMBA PER BAMBINI

HIP HOP PER BAMBINI

Oppure potete seguire le lezioni online di ATTIVITA’ MOTORIA PER BAMBINI

Questa è un lezione adatta a bambini dai 6 ai 12 anni:

è possibile anche consultare alcune guide dedicate ai genitori per seguire i bambini nell’attività motoria. Eccone alcuni esempi:

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