Le Famiglie Netural Category

GIOCARE CON LE COSTRUZIONI: UN LAVORO IMPORTANTE PER I BAMBINI

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà, questo è il nostro ultimo appuntamento pre-vacanze estive, riprenderemo le nostre pillole pedagogiche poi a settembre.

Oggi mi soffermo sull’importanza di “giocare” con le costruzioni o con i mattoncini colorati. Preciso che per il bambino, già a partire da 8 mesi fare questo gioco non è solo “un gioco” ma è quasi un lavoro.

Il bambino che costruisce, elabora un pensiero rispetto alla costruzione, sviluppa il linguaggio perché vuole raccontare quello che ha costruito, stimola attenzione e concentrazione per incastrare i pezzi o per metterli uno sull’altro.

Un bambino che gioca con le costruzioni esercita e stimola le sue capacità cognitive e la fantasia. Vediamo quali sono le abilità che il bambino va ad affinare:

– Manualità – Precisione – Equilibrio – Attenzione – Immaginazione.

Ricordiamoci che non ci sono istruzioni per usare le costruzioni, il gioco non è mai lo stesso e quindi non è mai banale. Oltre ai set predefiniti di costruzioni possiamo avvalerci di materiali poveri come cartoni e scatole di varie misure, filati in plastica, tappi dei detersivi o di sughero, scarti di falegnameria.

Sarebbe opportuno organizzare per il bambino i materiali e le costruzioni in box trasparenti divisi per categorie.

Ai bambini piace avere tutto in ordine anche se poi, giocando, tenderà a confondere tutti i pezzi. Dopo aver giocato, tutto dovrà tornare al suo posto. Due regole importanti per noi adulti:

• spegnere tv, tablet ecc.: il bambino non deve avere un eccesso di stimoli e deve potersi concentrare per far sviluppare la fantasia.

• Essere meno intrusivi possibile: tutti i grandi inventori hanno bisogno di “solitudine”. Sarà il bambino stesso a cercarci per raccontarci il suo progetto e per farci vedere la sua costruzione.

Ultima cosa importantissima: non confondiamo l’immaginazione con la fantasia. Con le costruzioni noi alleniamo l’immaginazione. Attraverso l’atto del costruire il bambino crea le forme con la mano e le rielabora seguendo la propria fantasia e immagina una nuova struttura di sua invenzione.

Bruno Munari insegna “L’immaginazione è il mezzo per rendere visibile ciò che la fantasia, invenzione, creatività pensano”.

Buona estate a tutti e arrivederci a settembre!

Continue reading

#ADOLESCENZE: separazione e individuazione

La nostra rubrica dedicata all’adolescenza è sempre più interessante, grazie a Valentina Schiuma e Antonella Nuzzolese. Oggi ci parla di separazione e individuazione, un fenomeno molto evidente quando i nostri figli cominciano a diventare “grandi”.

di Antonella Nuzzolese e Valentina Schiuma

I genitori di oggi sono molto spaventati di fronte all’adolescenza dei propri figli. Sono confusi e spaesati perché a volte quel figlio che pensano di conoscere, sembra essere un estraneo. Ci si può intromettere nella vita dei figli? Se si, quando si rischia di disturbare troppo? È davvero complicato per un adulto entrare nel mondo mutevole dell’adolescente, imparare a rapportarsi con un ragazzo che non è più un bambino e nemmeno un adulto.

La letteratura sull’adolescenza di impostazione dinamica quando affronta il problema dei rapporti tra genitori e figli adolescenti, si focalizza su quegli aspetti intrapsichci che caratterizzano il periodo adolescenziale. Ad esempio la teoria di Winnicott pone importanza al tema del “lutto evolutivo” rispetto non solo al corpo infantile ma anche rispetto all’affidarsi dei figli ai genitori. Anche  Margaret Mahaler enfatizza il bisogno evolutivo di prendere le distanze dai genitori con una conseguente sostituzione dei legami primari con quelli con i partner sentimentali e/o coetanei, approdando infine a un senso distinto del Sé come persona separata dai propri genitori.

Gli studi sull’attaccamento sottolineano che i genitori permangono come base sicura nonostante siano meno approdo delle ricerche dei figli se non nei momenti di stress e disagio. In definitiva si riattiva una rinegoziazione dei ruoli e delle funzioni familiari che coinvolge l’intero sistema muovendosi alla ricerca di nuove posizioni, nel senso che le relazioni tra genitori e figli si modellano e si evolvono.

Le teorie sistemiche si concentrano invece soprattutto sulla dimensione relazionale del processo di separazione e individuazione.

Murray Bowen pone l’enfasi sul processo di differenziazione dalla famiglia d’origine definendolo come un obiettivo che l’individuo persegue lungo l’arco di tutta la propria vita e che permette di svincolarsi dal proprio nucleo familiare d’origine attraverso un processo di autodefinizione e autoindividualizzazione.

Per Maurizio Andolfi l’obiettivo più importante per la famiglia è quello di aiutare i propri membri a migliorare il livello di differenziazione del Sé, nel raggiungimento del complesso equilibrio tra appartenenza e separazione. Non dimentichiamo, infatti, che non vi può essere alcuna separazione senza appartenenza!

In ogni caso quando parliamo di separazione e individuazione, non facciamo mai riferimento ad un mero allontanamento fisico, ma al raggiungimento di una condizione psichica che permette alla persona di percepirsi come essere finito e dotato di una propria individualità. Molti giovani adulti credono di poter raggiungere  una condizione di autonomia con l’allontanamento da casa andando in altre città per frequentare l’Università. In realtà senza una completa ed equilibrata separazione psichica, una tale situazione potrebbe trasformarsi in quello che Bowen chiama “taglio emotivo” ovvero una negazione delle proprie appartenenze, senza le quali non è possibile nemmeno capire da cosa ci si dovrebbe separare!

L’adolescenza è un momento fondamentale di questo difficile processo, ecco perché risulta così complicato e complesso. Omissioni e bugie di poco conto (che spesso fanno tanto arrabbiare e preoccupare i genitori) possono rappresentare un primo segnale del tentativo di differenziazione, poiché permettono al ragazzo di avere qualcosa di proprio, non condiviso con il resto della famiglia. L’apparente predilezione del gruppo dei pari è un altro indice dell’importante lavoro svolto dai ragazzi, senza dimenticare che nonostante apparentemente sembri il contrario, resta un profondo interesse per la propria famiglia d’origine. Non a caso molti adolescenti problematici in realtà utilizzano la loro sintomatologia per aiutare i propri genitori o comunque per portare alla luce dinamiche familiari disfunzionali.

In sistemi familiari particolarmente rigidi l’adolescente può subire un blocco del processo di differenziazione, con esiti che potrebbero contrastare uno sviluppo sano ed equilibrato.

Un primo esito disfunzionale potrebbe riguardare un rallentamento dell’esplorazione di Sé e del mondo esterno. Confini familiari “ingabbianti” potrebbero infatti limitare la sperimentazione delle proprie caratteristiche e  la ricerca di risorse nell’ambiente esterno. Questo limiterebbe la possibilità di fare sbagli, di sperimentare e di “provare vari abiti” e modi di essere nuovi. L’adolescente così perde l’esperienza e l’investimento creativo e generativo su di sé, rimanendo ancorato a modelli e funzioni imposte e non scelti che, per quanto possano far sentire sicuri, chiudono rigidamente a determinate modalità e possibilità di essere. Ricordo una paziente in particolare, una giovane adulta, che aveva richiesto una psicoterapia per scoprire il proprio Sé autentico perché incastrata “negli abiti che mi hanno cucito addosso”. In questa direzione molte sono le esperienze di Falso Sé (Winnicott) cioè di uno sviluppo della propria identità che non ha sviluppato componenti autentiche di Sé ma ha tendenzialmente sviluppato queste componenti in direzione di una compiacenza estrema verso le richieste ambientali. Questo tipo di esperienza viene nel tempo esperita come mortificante e possono comparire sintomi depressivi, tristezza, chiusura. 

Un secondo esito disfunzionale potrebbe consistere in reazioni di eccessiva opposizione verso le proprie origini familiari con il conseguente tentativo di costruire la propria identità in totale contrasto con ciò che si è conosciuto e sperimento fino a quel punto e che, inevitabilmente, fa parte del proprio essere.

Lo sviluppo dell’identità in completa opposizione verso le proposte familiari, possono portare ad esiti altrettanto disturbanti in quanto anche in questa direzione non c’è lo sviluppo di una autentico Sé ma il cristallizzarsi di soluzioni permeate di rabbia e opposizione dove, poi di fatto, una separazione non c’è mai stata.

Continue reading

FESTEGGIAMO I SUCCESSI DEI BAMBINI CON UNA BELLA FESTA CON TORTA!

Di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà, oggi siamo in clima pagelle e promozioni. I bambini, nonostante questo periodo di Covid-19 hanno comunque, con tutte le difficoltà, ottemperato ai loro compiti scolastici.

Ebbene, a prescindere che si parli di nido o scuola dell’infanzia, primaria, secondaria o maturità i successi vanno festeggiati!

Quando un bambino svolge un compito, questo diventa il suo normale impegno (a prescindere dal risultato che gli adulti si aspettano da lui). Il confronto e il giudizio comincia proprio da questo e purtroppo, alle volte, la sconfitta ha la priorità sul successo dimenticandoci anche di festeggiare il piccolo passo avanti ottenuto con sacrificio e dedizione. Sì, anche il gioco è per i bambini faticoso ed è giusto che si dedichi del tempo per celebrarne il successo (anche quello che a noi sembra più ovvio!).

Festeggiare i piccoli passi porta a:

1) Diventare consapevole del processo del “saper imparare” qualcosa.

2) Condividere con i bambini la gioia dei genitori, nonni, zii, ha un effetto contagioso e stimola la sua autostima.

3) L’attesa dei festeggiamenti fa focalizzare su quanto sia stato importante il percorso effettuato e la cura dei preparativi aiuta i bambini a sentirsi valorizzati. Organizziamo quindi una bella festa con torta, mettiamo sul tavolo quaderni, lavoretti, attività; invitiamo i nonni e gli zii e gratifichiamo il bambino con tante foto e perché no, anche qualche regalino.

Il prossimo anno il nostro bambino sarà ancora più motivato e felice di imparare!

Continue reading

#ADOLESCENZE: Pubertà.

Integrare i cambiamenti del corpo nella psiche

di Valentina Schiuma

In questo percorso alla scoperta dell’adolescenza, con i prossimi contributi, si vuole porre maggiore attenzione ad ognuno dei compiti evoluti in modo separato ed esclusivo ma da considerarsi sempre come compresenti ed interdipendenti tra loro.

Il primo è sicuramente quello dall’intensità maggiore e dalle caratteristiche maggiormente perturbanti: l’integrare i cambiamenti del corpo nella psiche. Questo compito evolutivo inizia con un’esplosione inequivocabile: la pubertà, lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari. In questo periodo aspetti esterni del corpo cambiano fuori dal controllo ed in maniera disarmonica. La psiche diventa particolarmente vulnerabile ai cambiamenti ed anche il corpo stesso è particolarmente sensibile agli stimoli. Ad esempio, i capezzoli nelle ragazze sono ipersensibili e, spesso, fonte di dolore, il menarca e la prima eiaculazione possono essere molto spaventosi, le pulsioni interne e gli istinti che si manifestano prepotentemente possono portare ad esperienze disturbanti.

Alcuni autori hanno ipotizzato come questo passaggio possa presentarsi come un Break-down evolutivo (Laufer, 1984), una rottura nella continuità dell’esperienza del proprio essere e una rottura con la realtà sia interna che esterna. Può accadere che l’adolescente che subisce questi cambiamenti percepiti come sconvolgenti voglia provare ad esercitare il proprio potere attraverso esercizi di controllo del proprio corpo e di oggetti esterni come il cibo, favorendo condotte anoressiche o bulimiche che abbiano la funzione di arrestare i cambiamenti e lo sviluppo. Ma anche senza entrare nell’analisi di esiti clinici, l’esperienza affettiva più comune in relazione al corpo e alle pulsioni è la Vergogna. Non è raro vedere come la vergogna nelle relazioni sociali si manifesta attraverso il tentativo di nascondersi e passare inosservati provando sentimenti di incertezza, insicurezza, precarietà dell’essere.

Dal corpo, questi cambiamenti, devono essere compresi a livello psichico ed integrati a completare la percezione che si ha di sé stessi. Questo passaggio, complicato anche dall’intensa attivazione emotiva, comporta l’attivazione di strategie difensive che possono essere più o meno rigide in base a quanto sia difficile per il soggetto accettare i cambiamenti e le emozioni che si scatenano. C’è bisogno di difendersi dalle pulsioni sessuali, c’è bisogno di difendersi da alcune parti o funzioni del corpo che non piacciono affatto, c’è bisogno di difendersi dallo sguardo degli altri vissuto come intrusivo e persecutorio, c’è bisogno di difendersi dalla sensazione di estraneità di abitare un corpo sconosciuto fonte di forza estrema ma anche di vergogna immobilizzante.

Il processo di accettazione ed integrazione non avviene solo all’interno di sè stessi ma anche all’interno del sistema familiare e anche questa può essere un’esperienza tutt’altro che semplice. L’esperienza della maturazione sessuale può essere vissuta in maniera sconvolgente anche all’interno della famiglia soprattutto quando i genitori si ritrovano a fare i conti con aspetti irrisolti della propria adolescenza oppure quando per influenza culturale si fa fatica ad accedere ad alcuni aspetti della sessualità.

Alcuni genitori soffrono nell’essere portati a sintonizzarsi con un’esperienza che hanno vissuto essi stessi come dolorosa o angosciante ed altri risperimentano alcuni entusiasmi adolescenziali agendo una regressione alla propria adolescenza. Alcune famiglie tendono a normalizzare questa esperienza permettendo ai propri figli di fare le prime esperienze sessuali sotto il tetto della casa di famiglia, con la credenza di poter tenere tutto sotto controllo ed altre, invece, fanno in modo che rimangano inespressi e taciuti alcuni tabù collegati alla sessualità.

Tutto questo dà proprio l’idea di come questa fase evolutiva abbia una forza dirompente, che si diffonde nelle relazioni circostanti ma rispetto a cui, inevitabilmente, non si può rimanere indifferenti, per cui a livello individuale, familiare e sociale, dobbiamo prenderci carico di questa sensibile fase di crescita.

Continue reading

Fuga in famiglia nella natura selvaggia della Basilicata

di Rita Scalcione

Idee per un weekend in Basilicata con bambini.

E’ stato un periodo duro, per tutti, nessuno escluso. Per chi è abituato a muoversi lo è stato ancora di più. I viaggiatori incalliti possono capire questo mio pensiero. L’idea di non poter andare da nessuna parte e di non poter programmare niente perché non si sapeva come sarebbero andate le cose mi ha fatto reso abbastanza irrequieta, lo ammetto. Programmare un viaggio durate una pandemia diciamo che non è proprio la priorità di tutti, me compresa.

Partiamo? Ti prego!

Ultimamente è stato tutto un apri e chiudi di app in ordine sparso: Skyscanner, Ryanair, Booking...poi continuavo con Google Maps e tante altre. “Però che ne dici se andiamo qui…ma secondo te possiamo andare in aereo? Ma gli intercontinentali a dicembre come li vedi?…”

Avevamo bisogno di una fuga, era chiaro. Per una volta nella vita di una fuga senza programmi.

I viaggi partono da una necessità o da un sogno? Sicuramente da uno stato d’animo.

Viviamo a Matera, in Basilicata. Volevamo partire senza allontanarci più di tanto. Avevamo a disposizione solo una notte. Poi ad un tratto mi ricordo di una foto buffissima di un alpaca. Si, un alpaca. In Basilicata. E da quella foto è partito tutto. Apro il mio adorato Google Maps, guardo cosa c’è nei dintorni, chiedo qualche consiglio sparso ( e prezioso!) ed eccoci qui…

Dove andare in Basilicata con bambini?

Monticchio, Acerenza e cascate di San Fele

Partecipanti: Mamma Rita , Papà Marcello , Mia (6 anni)  e Alberto (4 anni)

Mezzi di trasporto: Auto 

Giorni di Viaggio: 1 e mezzo

Periodogiugno 2020

Da Matera abbiamo raggiunto Acerenza (PZ). Un viaggio breve di circa 70 km . Il paesaggio che si gusta dal finestrino è quello tipico lucano. Campagne sconfinate, colline ormai giallo oro e qualche falchetto in volo.

La nostra prima tappa è Basilicata Alpaca .

Basilicata Alpaca

Un’allevamento di alpaca, il primo nel Sud Italia. Un luogo a stretto contatto con la natura, con un bellissimo panorama sul lago di Acerenza e dove i visitatori possono vedere da vicino questi adorabili animali. Il percorso prevede una passeggiata assieme agli alpaca, accompagnati da una guisa, toccare la loro morbidissima lana e, in conclusione un laboratorio didattico. Il prezzo del biglietto è di 10 euro ( ma i più piccoli non pagano). La visita va prenotata perché il numero dei visitatori è limitato, soprattutto in questo periodo di Covid-19. Per i miei figli è stata una sorpresa. Non avevamo mai toccato questi buffissimi animali.

Purtroppo il giorno prima aveva piovuto tanto e la visita è stata molto ridotta perché non si poteva accedere all’intero percorso a causa del fango. Unica nota negativa è che avremmo preferito essere avvisati prima di queste limitazioni, visto che non abbiamo goduto appieno di tutte le attività, riuscendo a vedere solo due degli alpaca presenti nell’allevamento. Quindi, il consiglio che posso darvi è quello di chiamare prima e assicurarvi che le condizioni climatiche siano quelle adatte.

Sempre previa prenotazione è possibile fermarsi nella loro area pic-nic attrezzata. Noi abbiamo preferito proseguire il nostro itinerario che ci avrebbe portati a Monticchio fermandoci in un’altra area pic-nic, praticamente deserta, che abbiamo trovato sulla strada.

Da visitare anche il borgo di Acerenza, uno dei ” Borghi più belli d’Italia”, con la sua maestosa Cattedrale.

Cattedrale di Acerenza (PZ)

Nel primo pomeriggio abbiamo raggiunto i laghi vulcanici di Monticchio, situati all’interno della Riserva Naturale Regionale .

Lo sapevi che i laghi cambiano colore a seconda del clima e quindi della stagione?

Il fenomeno viene spiegato in questo articolo che svela una ricerca condotta proprio sul colore dell’acqua dei laghi.

Cosa fare ai laghi di Monticchio

Dopo aver parcheggiato la nostra auto nei pressi del Lago Piccolo, ci siamo goduti una passeggiata ( e un gelato) in completo relax accompagnati dai suoni della natura. Spinti dalla richiesta dei bimbi, abbiamo anche noleggiato un pedalò ( 10 euro per 30 minuti). Costeggiando il lago abbiamo ascoltato il canto degli uccelli, osservato i grandi alberi dalle imponenti radici e ammirato le ninfee bianche galleggiare sullo specchio d’acqua.

Monticchio: Lago Piccolo e Abbazia San Michele

Ed inoltre…

Se avete tempo a disposizione potete:

  • raggiungere l‘Abbazia di San Michele Arcangelo che ospita al suo interno il Museo di Storia Naturale del Vulture ;
  • passeggiare all’interno della Riserva Naturale e, se siete fortunati, ammirare la Brahmaea Europaea che è un rarissimo esemplare di farfalla che ha trovato il suo habitat ideale proprio in questa zona;
  • vedere i resti dell’Abbazia di Sant’Ippolito.

Dormire in paradiso

Nel tardo pomeriggio abbiamo raggiunto l’agriturismo dove abbiamo passato la notte. A pochi chilometri dai laghi ecco l’Agriturismo il Riccio

Il posto ideale per chi, come noi, ha due piccoli amanti degli animali a seguito. Attorno a noi solo le colline che al tramonto si impregano di una luce magica . Incredibile il senso di libertà che può darti un paesaggio come questo. Le finestre della camera sono un quadro naturale. E’ stato bello vedere nostra figlia che, appena sveglia, si è seduta sul davanzale ad ammirare lo spettacolo, pronta per l’avvistamento di volpi e di falchi. Davanti al casolare una bellissima fattoria con galline, oche, asinelli, uno struzzo e un cavallo. Il simpatico e coccoloso cagnolone Argan, assieme ai gentilissimi proprietari Antonio e Stefania, vi farà da guida.

Agriturismo Il Riccio

La cena non potevamo che consumarla all’interno dell’Agriturismo dove abbiamo potuto gustare tante prelibatezze locali dalle materie prime eccellenti. Vi dico solo che la colazione, con il famoso Zabaione di Antonio e la ricotta al caffè vale da sola il viaggio.

E’ tempo di andare ma, prima rientrare a Matera, abbiamo fatto una deviazione per un pic-nic alle Cascate di San Fele.

Percorso verso le cascate di San Fele

Le cascate sono raggiungibili attraverso vari percorsi ben segnalati. Si sceglie di seguire quello più attinente alle proprie esigenze. Dopo aver lasciato l’auto, il percorso che abbiamo fatto noi è durato all’incirca 10 minuti all’andata e una ventina di minuti al ritorno in salita. Ovviamente da evitare il passeggino se avete bimbi piccoli. Non ci sono punti di ristoro. Abbiamo trovato solo una fonte di acqua potabile.

Cascate di San Fele (PZ)

Il nostro weekend in Basilicata finisce qui. Come ogni viaggio che ci rispetti ci asciamo dietro tanta emozione, tanta carica ma anche tante cose che non siamo riusciti a vedere e che diventano un’ottima scusa per ritornarci.

E voi , siete mai stati in Basilicata?


Continue reading

#ADOLESCENZE: i genitori sbagliano sempre!

bb5241f5-1211-48dc-9276-f390f53639a2di Antonella Nuzzolese

L’adolescenza è considerata comunemente un periodo particolarmente complesso nella vita dei ragazzi ma è bene sottolineare che nemmeno i genitori sono risparmiati da senso di confusione e spaesamento. Fa capolino la paura di perdere il proprio bambino, il timore di cattive compagnie, il tutto condito da una società che ci rimanda continuamente l’immagine di adolescenti irresponsabili, dediti a droghe, sballo, bullismo ecc. Analizziamo insieme  cosa rende così “spinoso” il rapporto genitori-figli in questa fase.

I genitori sbagliano sempre!

Gli adolescenti recriminano indipendenza e maggiore libertà, al contempo rifiutano richieste di responsabilità anche banali, come ad esempio mantenere in ordine la loro stanza. Se si sentono considerati come bambini potrebbero sentirsi non degni di fiducia e accusare i genitori di essere troppo protettivi; se si sentono considerati come adulti potrebbero sentirsi incalzati troppo presto o poco accuditi.In sostanza in questa fase i genitori sbagliano sempre! Niente paura, non bisogna smettere di porre dei limiti, la sensazione di fallimento è condivisa da molti genitori e fa assolutamente parte del compito evolutivo che sta affrontando la famiglia.

Richiesta di separazione e bisogno di appartenenza

Spesso erroneamente si crede che l’adolescente abbia bisogno di svincolarsi dalla famiglia d’origine, in realtà in questa fase il bisogno di separazione è tanto forte quanto quello di appartenenza. Per dirlo in altre parole possiamo affermare che non può esserci alcuna separazione se non vi è una qualche forma di appartenenza Considerare questi aspetti ci aiuterà meglio a leggere le incalzanti richieste di indipendenza degli adolescenti, spesso con atteggiamenti insofferenti e rabbiosi  nei confronti della propria famiglia. In realtà altro non sono che richieste dettate dalla paura di crescere e dal bisogno di affermare come non mai le proprie appartenenze, attraverso il riconoscimento dell’amore da parte dei propri genitori

Famiglia e adolescenza: un puzzle interconnesso

L’apparente poco  interesse verso la famiglia mostrato in questo periodo può portare erroneamente a credere che ciò che accade negli adolescenti  abbia poco a che vedere con le dinamiche in seno alla famiglia in cui vivono. Niente di più sbagliato! I figli sono estremamente curiosi di ciò che accade nella loro famiglia, e possono svolgere un ruolo attivo nelle dinamiche familiari diventando ad esempio il braccio armato di conflittualità di coppia taciute e/o negate costringendo la famiglia a chiedere aiuto. Ecco che il ragazzino problematico diventa soggetto competente, in grado di rappresentare l’ occasione per la coppia genitoriale di esplicitare il proprio disagio e provare a superarlo, si parla in questo caso di terapia di coppia camuffata.

Osservatore consapevole piuttosto che genitore amico

Molti genitori provano ad affrontare questa fase assumendo il ruolo di genitore amico, complice del proprio figlio, con l’idea che in questo modo potranno controllarlo meglio senza discutere troppo. In realtà, soprattutto nella prima adolescenza, i figli hanno  bisogno di un genitore con cui lottare, con cui confrontarsi per scoprire essi stessi i propri pensieri. Non è importante evitare i conflitti, bensì imparare ad affrontarli e risolverli. Alle volte i figli stessi,spaventati e preoccupati da richieste eccessive di emancipazione, hanno bisogno di un genitore che dica “no” al posto loro, permettendogli di mantenere magari il ruolo di “temerario” davanti al gruppo dei pari.Bisogna quindi diventare osservatori pazienti, consapevoli che mai come in questa fase i ragazzi hanno bisogno di fermezza e di contenimento per contrastare la sensazione di aver perso sé stessi.

Dare fiducia

Forse uno dei compiti più complessi richiesti ai genitori di un adolescente è proprio quello di dare fiducia al proprio figlio. È difficile lasciare maggiori libertà ed esporre a innumerevoli pericoli quello che fino a ieri era solo un bambino, tuttavia avere la fiducia da parte dei genitori è davvero di vitale importanza per un adolescente in quanto migliora il senso di autostima e alimenta una motivazione interna a rispettare le regole imposte dai genitori. Fidarsi presuppone anche attribuire una certa importanza alle richieste del ragazzo, mostrando disponibilità all’ascolto, senza imporre dei “no” prima di avere spiegato da cosa sono giustificati. Spesso si crede che un genitore autoritario sia facilitato nel compito, imponendo le proprie regole senza causare troppi conflitti. In realtà questo tipo di atteggiamento può essere molto controproducente nella relazione genitore-figlio poiché, come già accennato, i limiti sono importanti ed i ragazzi ne hanno bisogno, ma necessitano anche di essere considerati come “portatori di motivazioni valide” e di poter esporre il proprio disappunto ai genitori.

Per concludere, alla stregua delle difficoltà che l’adolescenza comporta, l’invito è di provare e comunque a vivere questa fase come un’opportunità piuttosto che come un ostacolo.

Guardiamo oltre la “musica a palla”,cerchiamo di risignificare qualche bugia di troppo, proviamo ad andare oltre le provocazioni e godiamoci lo spettacolo dei figli che a poco a poco spaccano il guscio e diventano adulti. La funzione genitoriale non muore, si trasforma semplicemente.Buona adolescenza a tutti!#

Conosciamo meglio Antonella Nuzzolese!

Laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche e Laurea magistrale in Psicologia Clinica, entrambe conseguite presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”. Attualmente è una psicoterapeuta in formazione ad indirizzo sistemico-relazionale presso l’Accademia di Psicoterapia della Famiglia, sede di Bari. Svolge l’ attività privata a Matera ed è particolarmente impegnata in progetti di sostegno alla genitorialità e alla famiglia.

Continue reading

#FAMIGLIA: idee per la ripartenza in fase 2

di Mariella Stella

All’indomani dell’ennesimo DPCM in cui vengono annunciati nuovi aiuti alle famiglie, che al momento non sembrano segnare significative discontinuità con il recente passato, ha ancora più senso pubblicare i risultati della nostra call for ideas, lanciata ad aprile, in pieno lockdown e con mille domande da porre alle Istituzioni circa il futuro delle famiglie italiane in fase 2.

Siamo entrati da qualche giorno nella seconda fase dell’emergenza e le diverse task force del Governo stanno restituendo soluzioni che, in parte, fanno proprie le indicazioni che tanti genitori hanno fatto in modo di far arrivare al governo, con lettere ai Sindaci, ai Ministri (la nostra è di marzo 2020), all’ANCI, nella disperata ricerca di risposte o meglio di proposte.

Ed è senza dubbio la nota positiva di tutta questa situazione: rilevare un’energia sopita delle famiglie, che è diventata un tam tam molto potente all’indomani dell’emergenza, e che in un attimo ci ha messo in rete, da nord a sud, con tantissimi genitori, educatori e cittadini attivi che, in tutta Italia, stavano portando avanti le stesse battaglie.

Del resto, il fatto di non sentirsi soli è stato importante, ci ha restituito l’idea che il welfare DEVE essere condiviso e DEVE essere partecipato. In fondo le parti chiedono partecipazione prima che soluzioni, chiedono coinvolgimento prima che fondi.

E nata così la proposta partecipata che vi presentiamo, il risultato di un processo di coinvolgimento di intelligenza collettiva “informata sui fatti” non solo per esperienza quotidiana, ma anche per profilo professionale, visto che in alcuni casi i partecipanti alla call sono stati  neuropsichiatri, ricercatori, psicologi, educatori.

grafico

 

 

 

 

 

I TEMI DI DISCUSSIONE su cui sono stati chiamati ad esprimersi gli utenti coinvolti sono 5:

  1. SCUOLE- COME RIAPRIRE?
  2. BIMBI ALL’ARIA APERTA-. COME RIORGANIZZARE I GIOCHI?
  3. NUOVI SERVIZI PER LE FAMIGLIE
  4. AL MARE CON I BIMBI IN FASE 2
  5. ATTIVITA’ ESTIVE IN FASE 2

Dalle risposte pervenute, il primo elemento emerso è stato quello del bisogno primario di sentirsi presto e nuovamente parte di un’alleanza educativa che l’arrivo del Covid-19 sembra aver interrotto. La prima impressione è che i genitori coinvolti sentano una grande solitudine nella gestione dei propri figli e dei loro percorsi educativi in questo momento, nonostante la DAD e gli enormi sforzi della scuola.

Ma quanto è importante che i genitori non siano soli? Lo è infinitamente,  e purtroppo c’è una fetta di collettività che non lo riconosce. Dopo la pubblicazione della nostra lettera al Ministro della Famiglia siamo stati sommersi da contatti di altri genitori, email, messaggi da tutta Italia, e abbiamo avuto immediatamente l’impressione di aver toccato un tema caldo e sentito da moltissimi.

Tuttavia, tra i vari commenti ci siamo anche imbattuti in frasi del tipo: “Non capisco di cosa si lamentino questi genitori, hanno voluto la bicicletta e ora devono pedalare” e altre espressioni facili di questo tenore. Il problema invece è proprio qui, perché forse sfugge a molti che i nostri figli sono i vostri figli, sono i loro figli, sono il futuro di questo paese, e mettere al mondo dei figli non è un atto egoistico, è un contributo enorme alla crescita di un intero paese.

Il welfare familiare, pertanto, non è una facoltà, è un diritto, è l’indicatore fondamentale per valutare la qualità di un Paese e le sue priorità, è la cartina di tornasole che racconta l’idea di futuro che chi governa ha per il suo Paese.

In realtà quello che emerge con forza è che un Paese come l’Italia, in cui i genitori non sono rappresentati da nessuno, in cui non si sono mai organizzati in maniera unitaria e laica rispetto alla difesa dei diritti della famiglia, in un movimento in grado di avere un peso nelle decisioni di governo, avere una sua rappresentatività nel momento in cui si tratta di discutere di cosa abbiano bisogno, è un Paese che da decenni ha smesso di parlare del suo futuro perché non ha neanche provato ad ascoltare i propri bisogni, e ascoltare i bisogni della famiglia, vuol dire ascoltare tutta la sua comunità.

Ed è lo stesso Paese che sembra non volersi accorgere che le sue famiglie sono molto diverse nella loro conformazione dalla famiglia di Nazareth, le sue sono famiglie a “geometria variabile”, famiglie con figli di genitori diversi, con matrimoni precedenti alle spalle e figli di altri matrimoni, con due mamme, con due papà, con un solo genitore, le sue sono famiglie reali di un tempo nuovo e per parlare di welfare in maniera competente e utile questo Paese deve accettare la nuova fotografia della famiglia che la realtà restituisce ogni giorno.

Il punto è che spesso tutte queste famiglie sono bravissime ad auto-organizzarsi, a costruire un sistema di welfare dal basso che sopperisce all’assenza di piani istituzionali per la famiglia, e sembrano arrendersi all’evidenza di un welfare che non c’è, come fosse un dato di fatto immutabile con cui fare i conti.

Dalla nostra call, però, emerge anche un dato importante, ovvero che ai genitori è chiaro che gli interlocutori primari in questa storia sono le Istituzioni. Molti, infatti,  nelle loro riposte si rivolgono ai Sindaci, agli Assessori, a quelle figure istituzionali di prossimità che non possono ignorare un bisogno come quello della presa in carico delle famiglie e dei figli del proprio territorio, e nel contempo, nel rivolgersi alle istituzioni non si sottraggono dal fare la propria parte, dall’offrire il proprio contributo, non c’è uno sgravio di responsabilità ma la consapevolezza che in assenza di istituzioni pronte a mettere in atto un piano, e mettere in campo le proprie forze per la comunità, si sentiranno nuovamente soli e abbandonati a se stessi.

Più che del Governo, è del Sindaco e del Comune che i genitori sentono il bisogno. Ad esempio, è ai Comuni che i genitori riconoscono in questo momento il compito di mappare tutti gli spazi possibili: verdi, sportivi, ampi, in sicurezza per pianificare in che modo metterli a disposizione delle attività dei bambini, dai centri estivi alla scuola.

E non sono poi così lontani da intuire ottime soluzioni, visto che molte delle risposte che hanno dato vanno esattamente nella direzione intrapresa da molti governi in questo periodo. Del resto, è emblematico il caso della Danimarca con la scuola negli Stadi, una proposta presente anche nella nostra call.

Un’idea molto interessante, emersa nella call, è anche quella di creare una scuola “diffusa” tra masserie didattiche e scuole di piccoli centri in spopolamento (le aree interne?) chiuse per mancanza di alunni e ora di nuovo utili per distribuire l’utenza, avvalersi del volontariato e del terzo settore per sopperire alla carenza di docenti ed educatori, proporre a insegnanti disponibili a farlo una sorta di banca del tempo, la possibilità di organizzare piccole lezioni o incontri empatici con i loro ragazzi in estate, per riallacciare il filo del legame scuola-famiglia.

Una proposta che travalica tutte le questioni sindacali e formali che sembrano impedire una ripresa parziale dell’anno scolastico d’estate. C’è anche tanto outdoor ovviamente nelle proposte, tanta aria aperta e ruralità. L’impressione è che il tema della scuola nel bosco e della didattica all’aperto sia stato finalmente sdoganato, quando fino a ieri veniva vissuto come un sorta di scelta di nicchia, oggi diventa “necessità” in tutta la sua reale potenzialità

Altro tema caldo emerso è quello della sorveglianza, in particolare sulle spiagge. Nella call ci sono numerosi rimandi alla necessità che i Comuni provvedano alla sorveglianza  e al controllo del rispetto delle distanze di sicurezza e del distanziamento tra gli ombrelloni, i lettini e le persone. Non vengono proposte nuove strutture architettoniche, ma meno lettini e ombrelloni e molta sorveglianza, affidata anche in questo caso a volontari, scout, bagnini, etc  e anche un tema di sanificazione da far rispettare ai gestori. Vi è anche la proposta di lasciare nei lidi solo gli ombrelloni a distanza e invitare gli utenti a portarsi ogni giorno il proprio lettino sanificato per essere sereni rispetto all’affidabilità delle procedure di igienizzazione.

Indubbiamente, emerge forte la consapevolezza che c’è bisogno che ognuno faccia la sua parte, ma vi è anche la convinzione che se questa volta qualcuno non farà la sua, sarà più evidente del solito, e le responsabilità peseranno come macigni sulle spalle e sulla credibilità di chi non avrà provveduto.

Restano, infine, ferme le certezze delle famiglie: la rete delle altre famiglie, la solidarietà reciproca, il ruolo degli asili casalinghi condivisi, dell’auto-organizzazione dei servizi, un paracadute fondamentale ed affidabile a cui rivolgersi in caso di bisogno.

La parola rete ricorre tantissimo e il tema dell’alleanza pubblico-privato è riconosciuta più volte come fondamentale.

Sono famiglie che sanno quel che serve e che forse andrebbero ascoltate un bel po’ di più, non solo in tempo di Covid-19, da Governi e Amministrazioni locali spesso così lontane negli ultimi decenni da semplici soluzioni di buon senso, che, statene certi, ad una famiglia sarebbero venute in mente. 🙂

Continue reading

#ADOLESCENZE: Crisi e scoperte

Grazie a due nuovi arrivi nel team di NeturalFamily, da oggi inizieremo a raccontarvi di adolescenti e genitori “smarriti”, per sentirci tutti meno soli e vivere “la normalità” di un percorso di crescita che, a volte, può farci paura. Useremo l’hashtag #ADOLESCENZE, per raccontarvi sempre un pezzo in più di questo movimentato periodo di crescita, che ha tante sfaccettature, perciò ci piace usare il plurale per raccontarla.

di Valentina Schiuma

Psicologa, psicoterapeuta, musicoterapista

Non lo riconosco più!”:

Capita che i genitori dicano questo dei propri figli adolescenti che riscoprono diversi da un momento all’altro della vita familiare. Il giorno prima erano presenza rumorosa tra le mura di casa, il giorno dopo sono sempre fuori o rinchiusi in camera, silenziosi, monosillabici o scontrosi. Ma cosa non si riconosce? In cosa sono cambiati?

Si è sempre descritta l’adolescenza come un periodo di Tempesta e Tumulto, un Turmoil o un Break-Down rispetto alle fasi evolutive precedenti e successive, ma si può ritenere questa una fase di passaggio, più o meno sconvolgente, caratterizzata da crisi e scoperte intense che necessitano rimodellamenti importanti a livello del corpo e della mente.

A cosa sono dovuti questi importanti sconvolgimenti e quali possono essere gli esiti possibili?

Sempre più precocemente i nostri bambini, nella tarda infanzia si ritrovano a dover affrontare importanti compiti evolutivi che comportano inevitabilmente una crisi, la perdita di confini e sicurezze fin’ ora acquisite e la scoperta di nuove possibilità e strategie. I compiti evolutivi che caratterizzano l’adolescenza in momenti diversi sono:

  1. Integrare i cambiamenti del corpo nella psiche;
  2. Separazione/individuazione;
  3. Formazione dell’identità.

È intuibile quanto sia difficile entrare in contatto con un corpo che cambia radicalmente nel giro di poco tempo e che si caratterizza di aspetti anche alquanto sgradevoli come l’acne, il sebo, la sudorazione, i nuovi ed intensi odori, i cambiamenti disarmonici delle varie parti del corpo, etc. Tutti questi cambiamenti esterni sono correlati a cambiamenti ormonali interni che portano il giovane a percepire il proprio corpo come più forte ma anche più vulnerabile a impulsi e istinti. Il nostro adolescente dovrà anche fare in modo di integrare questi cambiamenti del corpo nella psiche, accettarli per iniziare a formare una propria immagine di se stesso il più possibile gradevole e armonica che condizionerà la vita sociale, il rapporto con gli altri e il proprio futuro.

Infatti, in una fase successiva e non necessariamente separata dalla prima, il giovane inizierà a sperimentare la propria separazione dal nido familiare, dalle dinamiche e dalle influenze familiari per provare a collocarsi nel mondo, prevalentemente grazie all’aiuto del gruppo dei pari, per iniziare a formare la propria identità.

La formazione dell’identità è la fase più tardiva e lunga prima di diventare giovani adulti e comporta il dover definire non solo chi si è ma chi si vuole diventare, prendendo spunti e idee dalla propria famiglia e anche dal mondo sociale che si è conosciuto: scuola, gruppi sociali, amici, modelli di riferimento.

Tutti questi passaggi non sono lineari e comportano momenti di incertezza, vacillamenti, spinte in avanti e regressioni a stadi precedenti, facendo sì che ciò che appare ai nostri occhi adulti è caos, confusione, disorganizzazione e disarmonia.

Saper gestire questi cambiamenti che sono inizialmente inconsapevoli non è compito facile e può essere tanto entusiasmante quanto spaventante. Per cui, possiamo vedere alcuni ragazzi che con uno slancio in avanti cercano di bruciare queste tappe intollerabili provando a diventare subito adulti ed altri che arrestano il proprio cammino sperando di rimanere bambini il più a lungo possibile.

Quindi noi adulti che vediamo i nostri ragazzi perdersi in questi tumultuosi movimenti che possiamo fare? Innanzitutto dobbiamo fare attenzione alla situazione che ci vede coinvolti in modo specifico, e potremmo provare ad attendere con pazienza, con uno sguardo accogliente, tollerante e non giudicante che il nostro impacciatissimo bruco diventi una farfalla meravigliosa, provando ad essere disponibili ed accessibili quando ne hanno bisogno e pazienti e discreti quando si perdono nella loro confusione tollerando di poter, a volte, perderli di vista.

Buon viaggio allora e a tutta forza verso questa avventura piena di sorprese e scoperte!

Se siete interessati a porre quesiti alla nostra Valentina Schiuma, potete scrivere a hello@neturalfamily.com

Conosciamo meglio Valentina Schiuma!

Psicologa psicoterapeuta. Laureata in psicologia presso “la Sapienza” di Roma.
Specializzata in psicoterapia dell’adolescenza e dell’età giovanile a indirizzo psicodinamico
Master in Diritto del Minore. Musicoterapista.
Ha completato la sua formazione presso il centro “Giorgio Fregosi, Spazio Sicuro” di Roma, centro per la prevenzione e il contrasto all’abuso e al maltrattamento su bambini e adolescenti. Attualmente svolge la sua professione privata a Matera e collabora per strutture residenziali per minori nell’ ambito della tutela del minore.

Continue reading

#Iorestoacasa e alleno il mio ottimismo!

Qualche mese fa abbiamo lanciato una call per nuove collaborazioni con il nostro blog: mamme e papà, esperti di famiglia, infanzia e adolescenza, ma anche di welfare che avessero voglia di contribuire ai tanti temi affrontati. Giorno dopo giorno raccogliamo nuove proposte di collaborazione e ne siamo felici!
Oggi è il turno di Sabrina Zuppardi
“Ho studiato antropologia all’Università di Bologna, collaborato con il mensile “Le vie della Storia” come tirocinante in seguito ad un corso di giornalismo, mi sono occupata di risorse umane fino alla maternità, dove mi sono dedicata ai bimbi (2) per 4 anni, anni che ho speso in ulteriore formazione: un corso di assistente all’infanzia, uno di informatica, uno di coaching ,un altro di Consapevolezza e gestione di sé e, per finire, l’ultimo presso l’Università di Bologna e il Politecnico di Milano, sulla gestione del cambiamento. Attualmente sono una consulente per la crescita personale e tengo corsi ( sospesi) patrocinata dal comune di Bologna che mi ha concesso uno spazio, in collaborazione con la biblioteca Corticella.  Tuttavia,mi sono adeguata temporaneamente alla modalità on line. Per diletto, scrivo recensioni e articoli per il sito Sololibri.net (la lettura è la mia più grande passione, oltre il viaggio, le filosofie orientali,la cultura celtica, la montagna, l’arte e il teatro).”
COME L’ OTTIMISMO, SOPRATTUTTO NEI PERIODI DIFFICILI, È UTILE PER VIVERE MEGLIO. COME INFONDERE OTTIMISMO NEI BAMBINI?
L’ottimismo può essere una propensione caratteriale, ovvero ci sono persone che sono naturalmente più ottimiste e grintose di altre.
Tuttavia, è una qualità che si può allenare e coltivare, ma soprattutto è importante forgiare una mentalità ottimista nei bambini! Può essere utile soprattutto in questo periodo!
Le persone ottimiste hanno la capacità di apprezzare e godersi la vita e un atteggiamento fiducioso nelle proprie capacità, nel futuro, e negli altri.
Molte ricerche dimostrano che gli ottimisti rendono meglio nello studio, nel lavoro e nello sport.
COME CRESCERE FIGLI OTTIMISTI
Crescendo, il bambino si crea un’immagine causale delle cose che gli accadono, sviluppa cioè delle teorie sui motivi per cui determinate cose accadono e del perché egli fallisce o ha successo.
Queste teorie sono alla base del suo futuro atteggiamento ottimista o pessimista.
I primi anni di vita del bambino sono caratterizzati da esperienze di grande padroneggiamento del mondo. Partendo da uno stato di totale impotenza, il bambino impara a camminare, a parlare, a relazionarsi con gli altri. In questo modo sviluppa una grande fiducia nelle proprie capacità e così ha in genere uno stile esplicativo enormemente ottimista.
Questa propensione naturale all’ottimismo tipica dei bambini può incrinarsi per diversi motivi: genitori che tendono al pessimismo , all’iperaccudimento o che ne ignorano i bisogni emotivi, senza considerare ovviamente traumi come la separazione, ecc.
In generale possiamo migliorare l’ottimismo dei nostri figli:
🔸Proponendo loro attività che migliorano la loro padronanza dei vari aspetti del mondo circostante (oggetti, attività, relazioni interpersonali)
🔸Spiegando i loro (e i nostri) insuccessi e successi con modalità che promuovono uno stile ottimista che si concentri non sulle caratteristiche del bambino ma sul suo operato.
🔸Evitandogli per quanto possibile esperienze traumatiche.
Approfondiamo solo il primo punto, perché gli altri due sono evidenti.
🔸🔸far esercitare ai bambini il maggior controllo possibile sulle attività quotidiane già alla loro portata, eccetto che nelle scelte importanti su cui decidiamo noi. Sostituirsi a loro, anche se a volte è più rapido, impedisce ai nostri figli di sviluppare le capacità necessarie per affrontare la vita, e riduce la loro fiducia in se stessi, perché trasmettiamo il messaggio che sono incapaci di cavarsela da soli.
🔸🔸proporre ai bambini nuove attività su cui possono esercitare un controllo. Ad esempio (a seconda dell’età), far loro imparare: a utilizzare le posate, la bicicletta, uno sport, disegnare, cucinare, leggere e scrivere, tecniche di memorizzazione e calcolo, a fare a meno del pannolone (quando raggiungono l’età giusta), etc.
 🔸🔸Padronanza nelle relazioni personali. È utile insegnare ai propri figli strategie per relazionarsi meglio con gli altri: come fare amicizia con altri bambini, negoziare in caso di disaccordi, rivolgersi a persone adulte, etc.
Trovo utile un esercizio prima della nanna:
>> chiedere ai bimbi cosa è successo, di positivo, durante la giornata e soffermarsi sugli eventi e su ciò che hanno provato. Capiranno entusiasticamente che la giornata è costellata da eventi ed emozioni positive e questo creerà una mentalità ottimista.
Infine, un suggerimento rispetto alle piccole esperienze negative che possono presentarsi durante la giornata: è molto importante interagire con i nostri figli (specialmente in caso di insuccessi) con commenti che promuovono uno stile ottimista, cioè descrivere l’evento negativo come di importanza limitata, temporaneo, circoscritto a un solo un aspetto della loro persona, e dovuto a cause esterne o a un loro comportamento modificabile.

 


 

 

Continue reading

#Iorestoacasa e Bimbi al centro in FASE 2: è un diritto!

In questi giorni si sta facendo sempre più acceso il dibattito relativo alla fase 2 e alla riorganizzazione della vita economica e sociale di un’intero Paese. Prima che si comincino a fare piani senza tenere conto delle esigenze di una  grandissima fetta di popolazione: i bimbi e gli adolescenti, facciamo il punto sulle richieste.

Lo faremo con una speciale rassegna stampa, che raccoglie le istanze di varie parti: genitori, pediatri, pedagogisti.

Di seguito i principali articoli di questi giorni, in cui il dibattito si è fatto davvero acceso, e non va assolutamente spento (Potete segnalarci altri articoli, li condivideremo!):

L’APPELLO DEL PEDAGOGISTA DANIELE NOVARA  

IL COMITATO INCARICATO DI STUDIARE LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE

LO SCONFORTO DEI GENITORI CHE DEVONO TORNARE A LAVORO CON LE SCUOLE CHIUSE

LA DANIMARCA TORNA IN CLASSE A DUE METRI DI DISTANZA

PERCHÈ È IMPORTANTE RIAPRIRE I NIDI E LE MATERNE FAVORENDO LA DIDATTICA ALL’APERTO?

CHI SUPPORTA LE RETI FAMILIARI?

SE GLI UFFICI RIAPRONO CHI STARÀ CON I BAMBINI?

LA RIAPERTURA IN ALTRI 11 PAESI, COME HANNO FATTO?

COME LA PENSANO GLI ITALIANI DELLA FASE 2 E DELLA DIDATTICA A DISTANZA? 

AULE ALL’APERTO, IN MOLTE SCUOLE SONO UNA POSSIBILITA’ CONCRETA

RIPENSARE I PARCHI GIOCHI PER RITORNARE A DIVERTIRSI IN SICUREZZA

LA SINDACA DI EMPOLI E LA SUA IDEA DI RIAPERTURA A MISURA DI BAMBINI

È IL MOMENTO DI RIPARTIRE DAI BAMBINI E DAI RAGAZZI

E SE L’OUTDOOR EDUCATION FOSSE LA SOLUZIONE?

NASCE LA TASK FORCE PER RIAPRIRE LE SCUOLE

LE QUARANTENE NON SONO TUTTE UGUALI

SCUOLA,SE LASCIAMO INDIETRO QUALCUNO LO PERDEREMO

TUTTO QUELLO CHE CI TOGLIE LA DAD

LA PRIORITÀ DELLA SCUOLA AL MOMENTO DELLA RIPARTENZA

COSÌ I BIMBI TORNERANNO ALL’APERTO

IL DILEMMA CHE NON VORREMMO MAI AFFRONTARE

THE ITALIAN LESSON: what we’ve learned from two months of home schooling

SI RIPARTE, MA PER LE SCUOLE COSA PREVEDONO REGIONI E COMUNI?

FASE 2 E VOI MAMME A CASA! PROBLEMA VOSTRO!

SE IL POLITECNICO DI MILANO SI METTE A STUDIARE LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE

L’EDUCAZIONE OUTDOOR E IL POTERE DELL’APPRENDIMENTO ALL’ARIA APERTA

SE I DECRETI E LE ORDINANZE LI SCRIVONO I GRANDI

LA VERITÀ  È CHE SULLA SCUOLA NON C’È UN PIANO

LE FATTORIE DIDATTICHE PER RIPARTIRE CON LA DIDATTICA

MOLTI SINDACI PENSANO AI BIMBI IN FASE 2

LA LETTERA APERTA DEI PEDIATRI PER I DIRITTI DEI BAMBINI

I GRANDI INVISIBILI DELLA FASE 2

SPAZI APERTI DELLE SCUOLE PER LA DIDATTICA

RIPARTIRE DAI BAMBINI: “COME” PARTIRE DA NIDI E SCUOLA

COME RIAPRIRE LE CITTÀ A PARTIRE DAI BAMBINI

IL PIANO DEL MINISTRO AZZOLINA COMINCIA A DELINEARSI

USARE LE VACANZE ESTIVE PER RECUPERARE UGUAGLIANZA

LE PRIME REGOLE PER LA RIAPERTURA DI NIDI E CENTRI ESTIVI

LA SCUOLA È UN’ATTIVITÀ ESSENZIALE?

5 PROPOSTE CORAGGIOSE PER LA SCUOLA

SERVE UN’ALLEANZA CIVILE E POLITICA PER RIAPRIRE LE SCUOLE E RECUPERARE IL GAP

Segnaliamo, inoltre, il sito del Dipartimento per la famiglia ed in particolare, la sezione CORONAVIRUS, INFORMAZIONI PER LE FAMIGLIE , risorse informative molto utili per i genitori e con l’hashtag #Cistodentro promuove occasioni di dialogo molto interessanti tra i bambini e la ministra Bonetti.

Sempre in formato scaricabile vi segnaliamo questa pubblicazione interessantissima:

INTERVENTI PER LA FAMIGLIA, INFANZIA E ADOLESCENZA IN TEMPO DI COVID-19 

CLASSI DI 10 ALUNNI E LEZIONI NEI BOSCHI, PROVE DI FUTURO

E SE USASSIMO LE VACANZE ESTIVE PER APPIANARE LE DIFFERENZE

E siccome non amiamo lamentarci ma rimboccarci le maniche e darci da fare, ad Aprile abbiamo lanciato una “Call for ideas”  i cui risultati sono consultabili qui e che restituiscono una fotografia incoraggiante della partecipazione delle famiglie italiane per disegnare politiche nuove.

 

Continue reading