Le Famiglie Netural Category

Il diritto di un Paese a misura di bambino

Fa davvero male leggere le notizie di questi giorni a proposito della ricerca di Save the Children sulla condizione dei bambini in Italia. Il nostro sembra proprio non essere un Paese accogliente per i più piccoli e purtroppo se negheremo ai bambini il diritto ad essere sereni e a crescere con gli occhi pieni di stupore e immaginazione non potremo aspettarci un futuro roseo.

Secondo i dati della ricerca, supportati da dati Eurostat, 1 minore su 3 è a rischio povertà ed esclusione sociale.

I ragazzi con problemi economici vanno meno a scuola e abbandonano più spesso gli studi, fanno meno sport e si ammalano di più. E la cosa più grave è che, rispetto agli altri paesi europei, lo Stato spende molto meno per il loro futuro. Siamo agli ultimi posti, prima solo di Romania a Grecia.

Purtroppo i dati non sono affatto incoraggianti, come è possibile leggere direttamente dal 7° Atlante dell’Infanzia a rischio “Bambini, Supereroi” che quest’anno, per la prima volta, viene pubblicato da Treccani e sarà disponibile nelle librerie italiane da inizio dicembre 2016.

è davvero difficile leggere le stime proposte da Save the Children. La ricerca descrive un’Italia in cui  i bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d’inverno perché i loro genitori non possono permettersi di riscaldare adeguatamente la casa. Più di 1 minore su 4 abita in appartamenti umidi, mentre l’abitazione di oltre 1 bambino su 10 che vive in famiglie a basso reddito non è sufficientemente luminosa.

1 bambino su 20 non possiede giochi a casa o da usare all’aria aperta, mentre più di 1 su 10 non può permettersi di praticare sport o frequentare corsi extrascolastici.

E purtroppo, in mancanza di politiche serie per l’infanzia, malgrado gli altissimi livelli di resilienza dei bambini, che mostrano di possedere veri e propri “superpoteri” per affrontare le forti limitazioni di cui sono vittime, moltissimi di loro, una volta adolescenti non ce la fanno a proseguire i percorsi scolastici o a conseguire titoli di studio più elevati, venendo automaticamente tagliati fuori da un futuro migliore e da un contesto sociale più inclusivo.

è una delle emergenze italiane che vogliamo  mettere in evidenza con forza e che non è accettabile continui a perdurare, non è possibile dimenticarsi di migliaia di bambini costretti alla povertà in un Paese in cui l’infanzia dovrebbe essere un tesoro da preservare con sempre più impegno “soprattutto se si considera che i bambini nel nostro Paese sono sempre meno. Nel 2015 si è registrato un vero e proprio record negativo di nuovi nati registrati all’anagrafe: 485.780 bambini, un livello di guardia mai oltrepassato dall’Unità d’Italia. Abbiamo un tasso di natalità, pari a 8 nati ogni 1.000 residenti nel 2015, e il dato è in calo di anno in anno dal 2008, quando era pari a 9,8 su 1.000.”

Con l’insediamento, l’11 novembre 2016, del nuovo Osservatorio nazionale sulla Famiglia cambierà qualcosa? E soprattutto saranno disegnate nuove politiche a favore della famiglia e dei minori, ascoltando soprattutto le famiglie e i minori?

La presenza delle Associazioni familiari e del terzo settore tra i 36 membri dell’Assemblea dell’Osservatorio fa ben sperare, ma più di ogni cosa, speriamo che non si tratti di un Organismo puramente rappresentativo ma che diventi un luogo per co-disegnare politiche di supporto e sostegno che siano realmente riconducibili a bisogni, emergenze e possibilità future delle famiglie italiane.

Continue reading

631

25 ottobre 2016 • Le Famiglie Netural, netural family

Love makes a family

lgbt_family-01-800x480
Articolo di Vittorio Lingiardi sul blog 27esimaora del 4 aprile 2013

Lo dice l’American academy of pediatrics: crescere con genitori gay non danneggia la salute psicologica del bambino. Conta l’amore. E allora non parliamo di “etero” e “omo”, ma di “genitori”

Se avevate bisogno di conferme: ecco i risultati di 30 anni di ricerche

Chi guarda senza pregiudizi, magari con meraviglia o persino con fiducia due persone dello stesso sesso che decidono di avere un bambino non sta delirando: sa che per fare un bambino ci vogliono l’ovocita e lo spermatozoo, la femmina e il maschio. Sa anche che ovocita e spermatozoo possono incontrarsi in modi altri che non sono il rapporto sessuale. Che si può diventare genitori di figli nati da precedenti relazioni del partner. Che esistono genitori adottivi, i quali a lungo concepiscono nei loro affetti e pensieri un figlio concepito biologicamente, ma poi rifiutato, da altri genitori.

E sa che i figli di genitori omosessuali, nati da forme alternative di concepimento, sono invece a lungo desiderati e perseguiti, come è anche per le coppie eterosessuali che si rivolgono alla fecondazione assistita. Insommaci sono modi diversi di diventare genitori. Se la sessualità non sempre coincide con la procreazione, non sempre il concepimento coincide con la genitorialità.

Qual è il «vero genitore»? Quello che mette a disposizione la propria biologia o quello che cresce il figlio fornendogli cure e sicurezza? A volte infatti le due opzioni non coincidono, vuoi perché molti genitori biologici non sono capaci di fornire cure e sicurezza, vuoi perché genitori non biologici (o coppie di genitori di cui uno solo è biologico) lo sono.

Il 20 marzo 2013 l’American Academy of Pediatrics (Aap) ha pubblicato un importante documento in cui, oltre a ribadire le conclusioni di una ricerca pubblicata nel 2006 («adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, siano essi uomini o donne, etero o omosessuali, possono essere ottimi genitori»), afferma che, «nonostante le disparità di trattamento economico e legale e la stigmatizzazione sociale», trent’anni di ricerche documentano che l’essere cresciuti da genitori lesbiche e gay non danneggia la salute psicologica dei figli e che «il benessere dei bambini è influenzato dalla qualità delle relazioni con i genitori, dal senso di sicurezza e competenza di questi e dalla presenza di un sostegno sociale ed economico alle famiglie».

Motivo di più, conclude l’Aap, per sostenere definitivamente lalegalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso.Love makes a family è il titolo di una pubblicazione dell’American Psychological Association. La copertina mostra una coppia di donne con le loro figlie. A chi obietta «ma i bambini hanno bisogno di una madre e di un padre!» ricordo l’importanza di considerare i risultati raggiunti da una mole vastissima di ricerche e le posizioni assunte dalle maggiori associazioni internazionali dei professionisti della salute mentale.

È infatti importante che le donne e gli uomini di scienza si esprimano sulla base di ipotesi condivise e possibilmente verificate empiricamente. Il tema della genitorialità omosessuale è di solito affidato a ideologie o visceralità di politici il più delle volte impreparati. Questo giornale ha il merito di avere finalmente chiesto agli psicoanalisti italiani, sospettosamente silenziosi sull’argomento, di esprimersi. Alcuni, come Antonino Ferro, lo hanno fatto con parole di psicoanalitica umanità («i figli li faccia chi ha voglia di accudirli con amore»), altri, come Silvia Vegetti Finzi, hanno usato, a mio avviso in modo idiosincratico, le parole della tradizione.

Davvero, mi chiede una studentessa, molti psicoanalisti contemporanei sono schierati contro la genitorialità omosessuale? No, è vero il contrario.

Ecco cosa risponde l’American Psychoanalytic Association a chi sostiene che avere genitori omosessuali è «contro l’interesse del bambino»: «È nell’interesse del bambino sviluppare un attaccamento verso genitori coinvolti, competenti, capaci di cure e di responsabilità educative. La valutazione di queste qualità genitoriali dovrebbe essere determinata senza pregiudizi rispetto all’orientamento sessuale». I soliti americani pragmatici e semplicistici? In Francia, cinquecento psicoanalisti hanno da poco firmato una petizione a favore del «matrimonio per tutti» e della possibilità di adozione per le persone omosessuali.

Posizioni analoghe sono sostenute dalle maggiori associazioni dei professionisti della salute mentale: dall’American Psychiatric Association alla British Psychological Society, dall’Academy of Pediatrics all’Associazione Italiana di Psicologia. Quest’ultima ricorda che «la ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare», indipendentemente dal fatto che i genitori siano «conviventi, separati, risposati, single, dello stesso sesso».

Parole chiare, soprattutto se pensiamo a come viene esaltata aprioristicamente la genitorialità eterosessuale, dimenticando che può essere teatro di orrori (si pensi all’elevatissimo numero di abusi fisici e sessuali consumati nelle famiglie). Per essere buoni genitori non basta essere eterosessuali, così come essere omosessuali non significa essere cattivi genitori.

Togliamo gli aggettivi «etero» e «omo» e parliamo di genitorialità. Che in entrambi i casi può essere buona o cattiva.

 

Per leggere gli altri post della 27esima ora sul tema della genitorialità omosessuale collegatevi qui:
http://27esimaora.corriere.it/pagina/i-dibattitti-di-la27ora-figli-e-adozioni-delle-coppie-omosessuali/ 

Continue reading

Volontari e rette in natura. Gli asili nido che fanno tendenza

Articolo di Stefano Arduini del 23 giugno 2016 su VITA.it
roleplay_area_ok

Nei prossimi mesi si moltiplicheranno le esperienze dei cosiddetti nidi di comunità. Un modello vincente grazie al coinvolgimento del territorio.

La legge nazionale sugli asili nido, che da luoghi assistenziali li trasformava in servizi educativi, risale al 1971. Da allora le iscrizioni non sono mai calate. Da tre anni a questa parte (-4% dato Istat 2013) l’inversione del trend sta allontanando sempre più il nostro Paese dall’obiettivo europeo che a Lisbona nel 2000 ha fissato il traguardo al 33% (l’Italia oggi è ferma al 17%). Quarantacinque anni dopo quella riforma potremmo essere di fronte a un nuovo passaggio cruciale. La parola d’ordine questa volta è nido di comunità. Gli ingredienti? Un sistema di rette modulari in base sia al tempo di fruizione effettivo, sia alle capacità economi- che familiari; possibilità di “pagamenti in natura”; partecipazione attiva di genitori e parenti nella costruzione del piano educativo; coinvolgimento di volontari e, infine, attività di raccolta fondi.

Un format che Fondazione Mission Bambini con una sperimentazione lanciata nel 2006 ha già applicato in cento strutture in tutta Italia (investendo in tota- le 3,3 milioni di euro) equamente divise fra nidi standard e i cosiddetti spazi giochi, in particolare questi ultimi concentrati nel Sud, dove i dati delle presenze dei bambini negli asili nido sono disarmanti: in Calabria per esempio la percentuale è del 2,1%. «Il modello che abbiamo definito colloca il nido in relazione con il contesto territoriale per questo ci piace definirli nidi di comunità», interviene il responsabile Progetti Italia di Mission Bambini, Alberto Barenghi.

Nell’ambito infatti del Tfiey (Transatlantic Forum on InclusiveEarly Years) coordinato dalla Fondazione Re Baldovino (Belgio), Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e di Rovigo e Fondazione Con Il Sud, in partenariato con la Fondazione Zancan promuoveranno in Italia la nascita di servizi comunitari in cui l’idea guida è il “concorso al risultato”: familiari e volontari vengono coinvolti nella realizza- zione dell’offerta educativa. I primi tre saranno attivi con l’avvio del prossimo anno scolastico in Veneto: a Padova, a Rovigo e a San Siro di Bagnoli di Sopra. Tutti sono supportati da un contributo biennale della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che va dai 25 ai 30mila euro a copertura di circa il 70% delle spese di startup.

«In questo modo», interviene Annarita Mancarella, «doteremo il nostro isti- tuto di una sezione primavera per bimbi da 24 a 36 mesi». Mancarella è la coordinatrice didattico-educativa dell’istituto paritario Vendramini di Padova che già oggi comprende una scuola per l’infanzia e una primaria. «Adotteremo un modello di vera e propria sussidiarietà circolare», spiega, «in cui grazie alla coprogettazione scuola/famiglia, alla partecipazione delle associazioni e alla raccolta fondi avremo la possibilità di offrire una riduzione del 50% per almeno dieci figli di genitori in difficoltà economica».

Poco più a sud, a Rovigo opera invece la coop sociale Porto Alegre (2,4 milioni di fatturato con un utile di circa 100mi- la euro nel 2015). Desirèe Cobianchi è la responsabile del progetto. Anche in questo caso la modularità delle rette (il prezzo ipotizzato è di 8 euro l’ora) e la partecipazione attiva di volontari e genitori costituiranno il punto qualificante: «Ci sarà anche la chance di versare la retta contribuendo alle attività in prima persona coi laboratori didattici o aiutando a fare le pulizie».

Continue reading

Genitori e figli: la paura di essere inadeguati (TEDtalks)

1167760_ted_talks_thumb_big

La fatica di essere genitori non può diventare il  motivo per non diventarlo, e non può essere una fatica esserlo. Tutto questo deriva da un cambiamento storico e culturale dei ruoli, che spesso catapulta molti genitori disorientati sugli scaffali di librerie stracolme di consigli e ricette educative. Ma, forse, come dice Jennifer Senior, siamo solo spaventati perché, a differenza del passato, “Non abbiamo la più pallida idea di quale parte della nostra saggezza sia utile ai nostri figli”.

Fate un bel respiro e siate sereni, siamo in tanti a sentirci inadeguati. La buona notizia è che è tutto molto più semplice di quanto sembri.

Godetevi questo video di grande ispirazione.

Continue reading

In arrivo gli incentivi 2017 per la famiglia

lgbt_family-03-800x480

Il 15 ottobre è stato presentato il Pacchetto Famiglia del Governo previsto nella legge di Bilancio 2017. Molte le novità e gli aspetti da approfondire.

C’è un problema di fondo, però, che sembra permanere anche nelle nuove misure. E’ la mancanza di un “sistema di welfare” per la famiglia, l’assenza di una reale tutela per le donne che rientrano dopo la maternità a lavoro. Ed è un’azione che va innescata anche dal punto di vista “culturale”, bisogna esserne consapevoli. Le soluzioni economiche sono solo una piccola parte della faccenda, il grande tema è di atteggiamento sociale, di approccio sul lavoro,  è  di tipo organizzativo, perché in presenza di leggi a favore della flessibilità orari,a i datori di lavoro sembrano far finta di nulla o ritengono che sia ancora un’opzione a cui poter dire no. Deve essere un diritto dei genitori invece, e occorre cominciare a porsi il problema, anche a livello governativo.

Ecco in un articolo di Corriere.it alcune anticipazioni sulle proposte del governo.

Articolo di Rita Querzé da Corriere.it del 18 ottobre 2016

I nuovi bonus dal 2017 per le famiglie in attesa

Ottocento euro prima della nascita e mille euro l’anno per l’iscrizione al nido. Queste le due nuove misure del «pacchetto famiglia». Garantite entrambe indipendentemente dal reddito. Confermato il voucher baby sitter per le mamme che rientrano al lavoro subito dopo i cinque mesi di assenza obbligatoria. E anche il bonus bebé in aiuto ai nuclei con i redditi più bassi. Arriva inoltre un fondo per sostenere il credito a favore delle famiglie con nuovi nati

Mamma domani: 800 euro già prima della nascita

Seicento milioni di euro per il 2017 e 700 milioni per il 2018. Questo mobilita la legge di Bilancio per il 2017 per la famiglia. Come è stato annunciato ieri dal ministro per le politiche della famiglia Enrico Costa, si tratta di misure strutturali. Dal 2018 il governo Renzi prevede poi una riforma dell’Irpef in cui dovrebbe essere inserito un «fattore famiglia». In sostanza, il trattamento fiscale dovrebbe avere vantaggi crescenti con l’aumentare dei figli. Per quanto riguarda le misure che partiranno dal 2017, la prima novità del pacchetto famiglia riguarda un assegno di 800 euro per tutti i nuovi nati dal primo gennaio 2017. Questa somma sarà erogata prima ancora della nascita per fare fronte alle prime spese dovute alla gravidanza.

Il bonus bebé resta ma non aumenta

Il bonus bebé è una misura già esistente a sostegno delle famiglie a basso reddito. Si tratta di 80 euro al mese per tre anni (960 euro l’anno) a partire dalla nascita del figlio alle famiglie che hanno un Isee inferiore ai 25 mila euro. Per i nuclei con Isee inferiore a 7.000 euro l’anno si sale a 160 euro al mese pari a 1.920 l’anno. Nei mesi scorsi il ministro della Salute Lorenzin aveva lanciato l’idea di un aumento del bonus bebé (prolungamento a 5 anni e raddoppio della cifra mensile a 180 euro). Questa opzione non è passata per lasciare posto ad altre misure. E’ però raddoppiato l’assegno per i nuclei familiari che hanno un reddito lordo annuo inferiore ai 7.000 euro.

Buono nido fino a mille euro

Verrà garantito un «buono nido» fino a mille euro l’anno a tutti i bambini nati dal primo gennaio 2016 e fino ai tre anni di età. Attenzione, però, ai mille euro si arriva se il piccolo resta iscritto al nido tutto l’anno, altrimenti il bonus spetta in quota parte. Anche il buono nido verrà garantito a tutti, indipendentemente dal reddito.

Fondo credito per le famiglie che crescono

Nei prossimi tre anni il governo metterà 60 milioni di euro a costituzione di un fondo che servirà a garantire i prestiti a tasso agevolato a favore delle famiglie per le spese legate all’arrivo di un figlio.

Voucher da 600 euro per aiutare le donne a tenersi il lavoro

Il Voucher baby sitter è confermato per due anni e il finanziamento nel 2017 raddoppia. Si tratta di 600 euro al mese per pagare nido o baby sitter alle donne che tornano al lavoro subito dopo la maternità obbligatoria. Il voucher dura per i sei mesi corrispondenti al congedo facoltativo a cui la donna rinuncia. Quest’anno il bonus per le dipendenti era finanziato con 20 milioni di euro, gia finiti a luglio. Dall anno prossimo si sale a 40 milioni. Il finanziamento per le autonome passa da tre a dieci milioni.

Continue reading

979

18 ottobre 2016 • Le Famiglie Netural

Le famiglie hanno bisogno di “ascolto”

img-20151221-wa0002

Nasce a Roma, negli spazi dell’Alveare, da un team interdisciplinare di organizzazioni,  un progetto molto interessante di “ascolto” della genitorialità.

Si chiama SPA – Spazi Parlanti di Autoaiuto e promuove azioni innovative di sostegno alla genitorialità, volte a valorizzare la famiglia come risorsa, a promuovere l’associazionismo familiare, la prossimità e la solidarietà diffusa, il lavoro di rete. Un processo di supporto importante e necessario, di cui le famiglie hanno un enorme bisogno e che vivono in maniera sempre diversa a seconda delle età dei loro figli. Per questo gli incontri sono suddividi anche per fasce di età e temi.

Ci sono incontri dedicati al rapporto dei genitori di adolescenti con i loro figli e incontri rivolti a famiglie separate, per esempio.

Un percorso davvero interessante che vi invitiamo ad approfondire qui

 

Continue reading

“Senza leadership femminile non c’è vero cambiamento”. Annalisa Monfreda al #RENAFestival.

Annalisa Monfreda, Direttrice di Donna Moderna e Starbene, ha accettato l’invito di Netural Family di partecipare al Terzo Festival delle Comunità del Cambiamento organizzato da RENA con un intervento dal titolo “Senza leadership femminile non c’è vero cambiamento“. A partire dal minuto 29 della diretta streaming dell’evento, è possibile rivedere il suo intervento.

 

Potete leggere le storie che racconta Annalisa Monfreda sul suo blog.

Buona visione!

Continue reading

293

2 agosto 2016 • Le Famiglie Netural, netural family

Netural Family al Festival delle Comunità del Cambiamento

Racconteremo il nostro mondo e il nostro modo.

Domenica 9 ottobre Netural Family si presenta al grande pubblico del Festival delle Comunità del Cambiamento di RENA con un nuovo sito e una nuova strategia: da spazio fisico – nella splendida Matera – a community nazionale.

Un manifesto, un blog e una comunità per condividere informazioni e soluzioni per famiglie felici.

Abbiamo organizzato un bel tavolo di discussione dal titolo “Nuove Famiglie. Welfare e pratiche dal basso” perchè crediamo che il tema e la centralità della famiglia siano una questione politica molto importante che deve essere messa al centro dell’agenda del Paese. Un Paese che non cresce, che non fa figli: per mancanza di servizi, di politiche adeguate a sostegno della genitorialità, della conciliazione impossibile tra vita e lavoro. Così le politiche di welfare familiare si intrecciano con le questioni di genere, di una società che non ha ancora interiorizzato ruoli evoluti di madri che lavorano e uomini alle prese con una paternità partecipata. Ma qualcuno lo sta facendo, mettendo in essere soluzioni innovative e condivise ai bisogni delle famiglie di oggi.

Ne parleremo con: Riccarda Zezza (Piano C, Maam, Voltaitalia), Cristina Tajani (Assessore alle politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e Ricerca, Comune di Milano), Barbara De Micheli (Fondazione Brodolini) e i casi – Le isole di Wendy, Archilabò, Spazio Co-Stanza, Welfare Locale, Small Families, L’Alveare – che abbiamo selezionato con la nostra call e che trovate anche nella sezione Innovazione Sociale

Dove: Base Milano, 9 Ottobre, ore 10.00 – 12.00

 

Continue reading