welfare aziendale Category

Se il welfare parte dagli spazi

Il TED Talk di questo mese è dedicato ad un tema interessantissimo: lo spazio come luogo per il welfare.

Progettare e costruire spazi per bambini e famiglie che siano “a misura” e soprattutto che ne facilitino il benessere è una sfida da cogliere e a cui non ci si può sottrarre. Il welfare è nei servizi ma anche nelle idee degli stessi e negli spazi che li ospitano.

Da guardare tutto d’un fiato.

condividi suShare on Facebook5Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Email this to someone

Continue reading

Il Welfare aziendale che ci piace!

Sto per partorire la mia terza figlia e se c’è un pensiero che mi accompagna è “come potrò gestire tre figli e un lavoro senza sentirmi sola”. Ho un compagno meraviglioso e collaborativo che sa sempre come supportarmi ma il tema è più ampio, è un tema di società, di contesto lavorativo, di network.

Da 15 anni lavoro nella P.A. e so di essere una privilegiata rispetto a tantissime altre neomamme o plurimamme, ma so anche che non bastano solo i dispositivi normativi, pure fondamentali, per far sentire una donna “accolta” al ritorno da una maternità, ci vuole anche molta cultura e molta apertura da parte di chi ti circonda rispetto al cambiamento della tua condizione . E l’accoglienza di cui c’è bisogno non è un’accoglienza solo “personale” ma “familiare”, è un sistema inclusivo di welfare che abbraccia le famiglie di tutti coloro che lavorano e che  incrociano le loro vite familiari con quelle lavorative.

Ma, soprattutto, è importante sentire riconosciute le proprie nuove competenze, tante, acquisite proprio grazie alla nuova organizzazione familiare e di vita.

Certo, vedere riconosciuto tutto questo insieme ha un che di utopico ma rappresenta l’orizzonte da raggiungere perché ci sia un reale riconoscimento dei propri diritti di donne lavoratrici madri nella società e nel mondo del lavoro.

C’è molto da fare per costruire un nuovo welfare in tal senso, ma ci sono realtà che ci stanno provando e che ci credono. La storia di oggi ci rincuora e speriamo sia l’inizio di tante belle storie così.

Mariella

Articolo tratto dal blog Secondo Welfare.it

Il welfare aziendale di Benetton si arricchisce con lo smart working
Negli ultimi mesi il gruppo industriale trevigiano ha avviato un nuovo progetto per aumentare i servizi dedicati ai propri dipendenti
13 giugno 2017 

Benetton Group, gruppo industriale a cui appartiene la famosa azienda trevigiana che si occupa di moda, negli ultimi anni sta affinando sempre di più la propria People strategy. In particolare, in questi mesi è stato avviato un nuovo piano di smart working che coinvolgerà un consistente numero di dipendenti della società.


Il piano di welfare aziendale di Benetton

Il pilastro centrale della People strategy di Benetton è il programma di iniziative di welfare aziendale denominato “Benetton per te”. Questo strumento, attivato nel 2015 e destinato ai dipendenti della sede centrale dell’azienda a Treviso, è l’elemento principale attraverso cui la società ribadisce l’importanza riservata al suo staff, ai loro bisogni e alle loro aspirazioni.

Il piano di welfare ha previsto la creazione di una piattaforma (realizzata da Eudaimon) in cui sono presenti svariati beni e servizi previsti dagli articoli 51 e 100 del TUIR, rivolti nello specifico ai temi della salute, della cura dei familiari e del risparmio del tempo e del denaro. Queste iniziative sono finalizzate ad incrementare l’engagement attraverso la soddisfazione dei bisogni delle persone e rispondendo alla necessità emergente di conciliare l’attività professionale con la vita personale.

Nel 2016 l’azienda ha implementato le sue iniziative realizzando un progetto rivolto alla famiglia e al sostegno alla genitorialità. Più di 600 dipendenti hanno partecipato al corso dedicato alla formazione dei più piccoli “Educare i bambini alla felicità”, grazie al quale l’azienda ha vinto il Positive Business Award. Inoltre è partito il “Welcome Back Mom“, percorso di coaching e di supporto alle colleghe al rientro dalla maternità.
Il progetto di smart working

A partire da ottobre 2016, il programma “Benetton per te” è stato ampliato con l’introduzione dello smart working. Quest’ultimo progetto consente a Benetton Group di allinearsi al panorama delle migliori aziende nazionali e rappresenta un forte elemento di attrattività in un mercato del lavoro in continua evoluzione. L’obiettivo alla base di questa novità è quello di accogliere una nuova modalità di gestione delle persone basata su una fiducia reciproca maggiore e orientata al raggiungimento dei risultati.

Il progetto è frutto di un’intensa attività di ricerca che l’azienda ha realizzato con il supporto della società Partners4Innovation, collegata al Politecnico di Milano. Nell’ultimo anno, sono state quindi realizzate alcune attività di analisi e di benchmark per comprendere il livello di fattibilità dell’intervento. I dati raccolti hanno messo in evidenza come il passaggio allo smart working potesse rappresentare un passaggio indispensabile per restare competitivi e attrattivi, sia sul mercato del lavoro sia nel business, soprattutto nei confronti dei giovani talenti.
Le due fasi del progetto di smart working

Lo smart working del Gruppo Benetton – che attualmente coinvolge circa 400 persone – si divide in due fasi:

Stretch your time. Fase iniziale avviata per promuovere maggiore “elasticità” nella gestione degli orari e delle timbrature, introducendo una flessibilità oraria in entrata ed in uscita entro una fascia oraria definita. Questo step iniziale è entrato in vigore da ottobre 2016 e ha coinvolto oltre 1000 dipendenti, tra impiegati e quadri delle sedi italiane.

Stretch your space. Il passo successivo, introdotto a novembre 2016, ha previsto la possibilità di lavorare da remoto (quindi da un device connesso ad internet), fino ad un giorno a settimana, ad una popolazione pilota composta da quattro direzioni aziendali. Questa sperimentazione, che ha avuto una durata di sei mesi, ha raccolto un tasso elevato di adesione e i risultati positivi hanno fatto sì che il progetto venisse esteso anche ad altri settori aziendali. Da maggio 2017 un considerevole numero di dipendenti del Gruppo ha la possibilità di lavorare con questa nuova modalità di organizzazione del lavoro, fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi e degli orari a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.

condividi suShare on Facebook4Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Email this to someone

Continue reading

Al Welfare dal basso ci pensa Cariplo! Pubblicato il nuovo bando 2017

Non potevamo non raccontarvelo, è il tema guida del nostro progetto del resto, e siamo felici che anche quest’anno la Fondazione Cariplo dia il via ad una nuova edizione di uno dei Bandi più interessanti del panorama nazionale: Welfare in Azione.

Per il 2017  verranno messi a disposizione 7,5 milioni di euro destinati agli attori pubblici e privati intenzionati a rinnovare il welfare locale intraprendendo un percorso impegnativo e sfidante di programmazione territoriale, aperta e partecipata.

Come per le precedenti edizioni, il bando è articolato in tre fasi (call for ideas, studi di fattibilità e realizzazione) ma sono previste novità per accompagnare al meglio i territori che intendono partecipare. La quarta edizione si arricchisce infatti di importanti momenti formativi destinati a sostenere e orientare le progettazioni in modo più efficace e concreto fin dalla fase ideativa: nelle giornate del 12 e del 16 maggio verranno proposti due incontri formativi rispettivamente sul tema della progettazione e sul fundraising di comunità. Gli incontri saranno diffusi in streaming e saranno condotti dai servizi di accompagnamento che hanno seguito le tre precedenti edizioni del bando, oltre che dal team di Fondazione Cariplo: verranno focalizzati temi cruciali per la formulazione dell’idea quali l’inquadramento del problema, il cambiamento, la governance, gli indicatori e la valutazione e l’attivazione del territorio nell’ambito del fundraising di comunità. Entrambi i momenti formativi verranno arricchiti dalle testimonianze dirette dei progetti delle edizioni precedenti.

Le reti pubblico-private interessate hanno tempo fino al 30 giugno 2017 per presentare la propria idea progettuale.

I FASE – CALL FOR IDEAS

  • il 12 maggio e il 16 maggio 2017 Fondazione Cariplo organizzerà due momenti formativi aperti a tutti gli enti interessati a candidare la propria idea; sarà possibile seguire gli incontri in streaming (a breve sul sito di Fondazione Cariplo verranno fornite le informazioni di dettaglio)
  • entro il 30 giugno 2017 gli enti ammissibili potranno inviare la propria idea progettuale;
  • entro il 30 luglio 2017 gli enti con le idee ritenute coerenti con le linee guida del bando saranno incontrati dagli Uffici di Fondazione Cariplo per un confronto su punti di forza e di debolezza;
  • entro il 30 settembre 2017 gli enti invieranno le idee progettuali definitive;
  • entro il 30 ottobre 2017 la Fondazione Cariplo selezionerà le idee migliori.

II FASE – STUDI DI FATTIBILITÀ

Tra novembre 2017 e febbraio 2018 le idee selezionate beneficeranno di un percorso di accompagnamento metodologico garantito da Fondazione Cariplo, per trasformare l’idea in studio di fattibilità di un progetto triennale; Entro aprile 2018 verranno selezionati gli studi di fattibilità valutati più coerenti con le linee guida.

III FASE – REALIZZAZIONE

L’implementazione dei progetti selezionati sarà finanziata per tre anni e beneficerà di un accompagnamento sostenuto da Fondazione Cariplo e volto anche a sviluppare piani di fundraising di comunità; Lo sviluppo delle progettualità selezionate sarà oggetto di monitoraggio per verificare l’andamento dei processi esecutivi e registrare i risultati ottenuti, anche nell’ambito di comunità di pratica volte a favorire l’apprendimento e la diffusione degli interventi sostenuti e ad alimentare il dibattito sui temi del welfare di comunità.

Nella sezione in fondo alla pagina potete scaricare tutti i documenti necessari alla presentazione.

Nel frattempo le prime tre edizioni del bando “Welfare di comunità e innovazione sociale” sono in pieno svolgimento; tutte le informazioni sugli esiti delle tre edizione del bando si trovano:

Per capire cosa sta accadendo sui territori ad oggi finanziati vi invitiamo a visitare il sito Welfare in azione dove i progetti delle precedenti edizioni raccontano attraverso le storie dei beneficiari, degli operatori e degli abitanti, di come stanno lavorando per innovare il welfare locale e renderlo più vicino ai bisogni delle persone

PER MAGGIORI INFORMAZIONI:

– SCRIVERE A welcom@fondazionecariplo.it

– RIVOLGERSI AI REFERENTI DELL’AREA SERVIZI ALLA PERSONA PER IL BANDO

GUIDA ALLA PRESENTAZIONE 2017

condividi suShare on Facebook33Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Email this to someone

Continue reading

La felicità è una scienza, 2bHappy Agency on board!

La felicità è una competenza che può essere allenata

L’INFELICITA’ 
ci costa cara, in Italia 11,000,000 di persone usano di psicofarmaci. In famiglia: all’aumentare dello stress dei genitori gli adolescenti hanno il 31% di possibilità di avere dipendenza da  alcool o droghe. In Europa 40 milioni di lavoratori soffrono di “stress da lavoro correlato”.
Nel resto del Mondo 1 Paese su 5 è impegnato a combattere in guerra o a sopravvivere alla fame.

“Costruire un mondo migliore per tutti e non è un’utopia – ci dice Veruscka Gennari, co-founder di 2BHappy Agency, la nuova realtà che è appena entrata a far parte del nostro NETwork (e ora capirete perchè!).

A partire dai bambini, che sono il nostro futuro, vogliamo insegnare a tutti che la felicità è una competenza che può essere allenata, bastano poche informazioni e tanta pratica.

Forti dell’esperienza nel campo delle neuroscienze e dello sviluppo personale vogliamo, insieme ad altri, costruire e diffondere la voce di chi sceglie di investire sulla felicità come diritto di tutti”.

logo_800px_colori-2

Così Veruscka Gennari e Daniela di Ciaccio hanno fondato la loro agenzia: un acceleratore di felicità; un Hub metodologico che raccoglie ed organizza tutti gli studi più autorevoli, le ricerche e le pratiche riguardanti la scienza delle felicità e il benessere; e un team di “esperte di felicità” che lavora in ambito business (per multinazionali e piccoli imprenditori illuminati) e education (scuole, famiglie e genitori), qui potete vedere il loro portfolio (eccellente).

Educare alla felicità fin da piccoli ed educare alla felicità in ambito famigliare (a partire anche dal benessere dei genitori come uomini e donne) sono aspetti importantissimi in cui anche noi crediamo molto. Per questo 2bHappy entra a far parte del nostro network, per arricchire l’offerta di servizi e soluzioni che si possono offrire alle famiglie, e alle aziende in ambito di welfare aziendale.

Poi che dire, Veruscka e Daniela sono anche due NETuralwomen, come non volerle a bordo!

Benvenute ragazze! L’alleanza è donna 🙂

condividi suShare on Facebook1Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Email this to someone

Continue reading

Welfare aziendale, benessere organizzativo e conciliazione: si può fare. Il successo di Archilabò.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” non è solo uno dei dettami più importanti di Ghandi, ma la frase che meglio racconta la storia di Archilabò, una cooperativa sociale che si occupa di apprendimento, bisogni educativi speciali e innovazione sociale, a Bologna, e che ha fatto del “cambiare le regole” la propria regola.

Nata nel 2011 con l’obiettivo di innovare il settore educativo, è stata fondata da un manipolo di valorosi che lavoravano in cooperative che facevano gare al ribasso e dove gli educatori prestavano servizio in attesa di trovare un lavoro migliore. Un sistema che non poteva funzionare, soprattutto se si parla di educazione, un ambito troppo importante per sottovalutarlo e per non coglierne gli aspetti potenziali.

genitoriCosì nasce Archilabò, per cambiare un sistema che non funzionava. Una piccola realtà che oggi conta 7 fondatori e 22 tra dipendenti e collaboratori, che della qualità e della differenza avrebbe fatto i propri tratti distintivi, credendo fortemente che l’educazione avesse bisogno di innovazione e che le nuove tecnologie siano uno strumento essenziale, anche per combattere dispersione scolastica ed esclusione di alcuni stili apprenditivi.

Poi è successo che i fondatori e i dipendenti cominciassero a diventare grandi e a fare dei figli e come privilegiare il benessere organizzativo e delle persone (elemento essenziale a garantire l’alta qualità dei servizi che si offrono)?.

In mancanza di risposte convenzionali hanno visto bene di auto organizzarsi, sposando un modello di lavoro collaborativo e introducendo volontariamente in azienda il congedo di paternità obbligatorio per 15 giorni (sostenendone il costo), applicando lo smart-working a tutti i neo genitori ed introducendo alcuni benefit come l’abbonamento treno+bici per pendolari.

Così Archilabò fa innovazione, dentro e fuori la propria organizzazione, come ci racconta Ana Liza Serra, Vicepresidente e giovane mamma di 2 bambini, che ha potuto godere di queste opportunità e continuare a lavorare in modo proficuo e soddisfacente conciliando i tempi dell’azienda con i tempi della sua famiglia.

Riportiamo la loro storia come esempio di welfare aziendale innovativo e di un comportamento virtuoso che tutte le aziende, profit e non profit, potrebbero adottare – soprattutto ora che lo Stato riconosce benefit fiscali per chi adotti provvedimenti di questo tipo – se solo avessero la sensibilità e gli strumenti cognitivi per farlo.

Almeno facciamo questa piccola parte, parliamone, diffondiamo le storie positive di chi fa ed è capace di cambiare le cose che non funzionano, facendo quelle che servono.

Se poi avete figli con un sospetto o certificato problema di dislessia e non sapete come affrontare la cosa – perchè la scuola non è in grado di rispondere in modo adeguato, i servizi non vanno oltre la diagnosi e nessuno vi sa spiegare cosa dovete fare per aiutarli – loro hanno tutte le risposte, e sono i migliori. Perchè le persone fanno sempre la differenza.

 

condividi suShare on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Email this to someone

Continue reading

Le mamme hanno bisogno di essere “insieme”

donneallavoro

Ci sono anche storie belle da raccontare di rientri a lavoro non traumatici, di accoglienza, di tribù che ti fanno sentire a casa, anche a lavoro, e che ti fanno sentire che la tua nuova condizione di mamma non potrà che essere un’opportunità per tutti. Questa è la storia di Sofia Borri, direttore di Piano C, tornata a lavoro dopo la sua seconda gravidanza.

Articolo di Sofia Borri del 20 ottobre 2015  pubblicato su Piano C 

“Per crescere una mamma ci vuole un villaggio”

Sofia a Piano CIeri sono tornata al lavoro dopo la mia seconda maternità e ad accogliermi ho trovato questo post di Riccarda. Mi ha fatto un immenso piacere per tante ragioni.

Perché è bello sapere che qualcuno ti aspetta.
Perché mi ha dato la carica per affrontare le prossime settimane che saranno un importante cambiamento
per me e la mia bambina.
Perché mi ha ricordato che far bene il proprio lavoro vuol dire voler bene ai propri progetti così come alle persone.
Perché è giusto, importante e bello che proprio a Piano C sperimentiamo tutto questo a partire dalla nostra organizzazione e lo raccontiamo come qualcosa di possibile. Possibile non solo a Piano C.
Perché non dobbiamo più far credere che per tornare al lavoro si debba essere delle wonder woman o che, peggio, la responsabilità di questa scelta in termini di fatica, stress, ansia e a volte addirittura colpa sia tutta sulle spalle di noi donne.

Per questo ho pensato di raccontarvi di cosa è fatto questo rientro dalla maternità, che sembra speciale e privilegiato ma così non dovrebbe essere.

A renderlo possibile siamo in tanti, un intero villaggio (parafrasando un antico proverbio africano). Innanzitutto io, la mia libera scelta e il mio desiderio di riprendere in mano i miei progetti e il mio lavoro. Poi uno spazio di lavoro che mi accoglierà con Adele per il tempo che riterrò necessario, per non dover smetter di allattare e per rendere il distacco più graduale (grazie Cobaby).

Poi colleghe e colleghi che considerano naturale il fatto che in questa fase della mia vita io intrecci il lavoro alla cura della mia bimba e non si scandalizzano per un pannolino o una sdraietta dove meno te l’aspetti.
Un’organizzazione intera che non ha bisogno di controllare il mio lavoro e sa che, offrendomi la possibilità di gestire con flessibilità il mio tempo, sicuramente farò del mio meglio, anche per il fatto che ora ho qualcuno in più a cui pensare.

Infine, ma non per ultimo, un compagno che condivide come me la cura e la responsabilità delle nostre figlie, negoziando giornate di congedo con la sua azienda, sollevandomi dalla gestione della casa e considerando il mio ritorno al lavoro come qualcosa che fa bene a me e alla nostra famiglia e che serve anche un po’ a questo paese per raccontare che in un modo diverso si può e si deve fare.

Ed è responsabilità di tutti e tutte.

 

condividi suShare on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Email this to someone

Continue reading