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La famiglia è una questione di TUTTI

Mi chiamo Mariella e da due mesi sono diventata mamma per la terza volta. Questa volta però, qualcosa è cambiato.

Saranno i 40 anni suonati, sarà la maggiore consapevolezza, sarà che qualche giorno fa mi sono ritrovata ad ascoltare il dato della natalità in Italia: ‘un numero così basso delle nascite “non si registrava dalla metà del Cinquecento, quando la popolazione dell’Italia era un quinto rispetto a oggi” (cit. Giorgio Alleva Presidente ISTAT alla presentazione del rapporto annuale Istat 2017), insomma, sarà tutto questo, ma oggi più che mai, mi sento profondamente arrabbiata e ciò che mi fa arrabbiare di più è proprio il tema della famiglia.

Non venitemi a dire, vi prego, le solite frasi sul fatto che i giovani non fanno figli perchè pensano alla carriera o che non trovano l’amore come prima perchè maturano più tardi, sappiate che non riesco proprio ad avercela con chi non ci prova nemmeno a mettere al mondo dei figli, io li capisco, e lo dico da privilegiata con un lavoro  a tempo indeterminato, nonni e amici a supporto, una piccola città altamente vivibile in cui crescerli e una rete sociale di riferimento.

Ma se vivessi a Roma farei le stesse scelte? E se avessi un lavoro precario insieme al mio compagno, con un affitto esorbitante da pagare e giornate intere trascorse nei mezzi pubblici per raggiungere il lavoro? Se dovessi fare i conti con un welfare familiare inesistente o carissimo, senza nonni e amici di supporto, farei ancora figli?

Io credo proprio di no.

La verità è che quando diventi una famiglia la frustrazione più grande che vivi è quella di constatare ogni volta sempre di più (anche a distanza di 11 anni), che la famiglia per l’Italia resta UN FATTO assolutamente PRIVATO, che riguarda solo te, e invece di trovare un’intera società ad accoglierti, ti senti ancora più solo.

E tutto questo fa davvero sorridere (e arrabbiare, parecchio) se pensiamo che siamo un Paese che lancia continuamente allarmi legati alla natalità ma che non riesce, nonostante i proclami, a costruire davvero un welfare familiare come si deve. Non importa poi che la famiglia impatti sul sistema economico, culturale, educativo e sociale, consentendo loro di esistere e di crescere, la famiglia resta per tutti un fatto privato.

E invece, mi permetto di dirvi una cosa, e lo dico da tri-mamma (che, dunque nel 2017 conta quasi quanto una mamma di 9 figli negli anni ’50 🙂 ) la FAMIGLIA è un FATTO PUBBLICO ed è ora che qualcuno abbia il coraggio di prendere a cuore questo tema e di affrontarlo, anche e soprattutto dal punto di vista sociale.

Se guardiamo già solo alla rappresentatività istituzionale del tema, in Italia il dato è scoraggiante: non c’è un Ministero per la famiglia, c’è solo un Dipartimento (che trovate a questo link) che si limita a dare informazioni istituzionali e generiche, non pubblica bandi dal 2015 e nella sezione Azioni e Progetti è fermo ad azioni di ormai tanti anni fa, come se la famiglia non fosse un tema attuale, ma quasi un fatto vecchio, poco interessante.

Qualcuno replicherà che non è vero, le famiglie italiane godono di sussidi e voucher, che rappresentano già un buon inizio. Ma mi chiedo a cosa serva la giungla di bonus, voucher, sussidi che a livello nazionale e locale vengono erogati alle famiglie, se il giorno dopo la registrazione della tua famiglia su un portale istituzionale preposto alla previdenza sociale, sei sparito nuovamente.

Sei sparito, anche se eri un’EMERGENZA, perchè la famiglia lo è, ed è ora di affrontarla, perchè, che lo vogliate o no, la famiglia tocca tutti un po’. Non è una questione di figli (un numero che scende a picco), è anche un grande tema di genitori che invecchiano e hanno bisogno di essere accuditi (un numero in costante crescita), è un tema di benessere collettivo e diffuso.

La famiglia è un BENE COMUNE, è un bene di tutti. Parlare di famiglia è parlare di futuro:  lavoro, economia, educazione, sviluppo, tutto passa da lì ed è impossibile non rendersene conto.

Ma prima di ogni discussione e strategia, occorre spogliare la FAMIGLIA da tutti i travestimenti ideologici che le hanno messo addosso le religioni, i partiti, le comunità in questi secoli, la famiglia deve essere un fatto di TUTTI, deve essere il tema inclusivo per eccellenza ed è imperdonabile qualsiasi tentativo di divisione e strumentalizzazione in tal senso. La famiglia ha cambiato la sua forma, è ricca di declinazioni e nuove geometrie ed è fondamentale tener conto di tutto questo per costruire politiche che abbiano senso ed efficacia.

Sono certa che se le famiglie venissero semplicemente ascoltate rispetto ai loro bisogni, alle difficoltà insormontabili che affrontano, alle necessità di supporto, non solo economico, che hanno, le politiche sarebbe molto più facile elaborarle. Non è più tempo di annunci altisonanti, o di interventi spot, è l’ora che l’Italia guardi in faccia le sue famiglie, TUTTE senza distinzioni,  abbia visioni a lungo termine per loro e con loro, e non metta in campo le solite azioni a corto raggio, spesso in concomitanza con le scadenze elettorali del momento, ma che sappia guardare al welfare della famiglia e sappia sostenerlo davvero.

Nel 2016 con due amiche, mamme come me, Francesca e Claudia, abbiamo dato vita a NETuralFamily, per mettere in rete tutte le buone pratiche di welfare familiare attivate dal basso, da associazioni, comitati, singoli cittadini, molto spesso dalle stesse famiglie, per farle sentire meno sole e per accendere i riflettori sul tema dei temi.

Solo grazie a questo osservatorio privilegiato ci stiamo facendo un po’ di idee su quali soluzioni si potrebbero trovare, figuriamoci se si mettesse in campo un’azione istituzionale di ascolto e coinvolgimento delle comunità familiari che risultati si potrebbero raggiungere, c’è uno spazio immenso su questo, riprendiamocelo e rimettiamo i temi caldi sul tavolo. Noi ci siamo.

Mariella Stella

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Al Welfare dal basso ci pensa Cariplo! Pubblicato il nuovo bando 2017

Non potevamo non raccontarvelo, è il tema guida del nostro progetto del resto, e siamo felici che anche quest’anno la Fondazione Cariplo dia il via ad una nuova edizione di uno dei Bandi più interessanti del panorama nazionale: Welfare in Azione.

Per il 2017  verranno messi a disposizione 7,5 milioni di euro destinati agli attori pubblici e privati intenzionati a rinnovare il welfare locale intraprendendo un percorso impegnativo e sfidante di programmazione territoriale, aperta e partecipata.

Come per le precedenti edizioni, il bando è articolato in tre fasi (call for ideas, studi di fattibilità e realizzazione) ma sono previste novità per accompagnare al meglio i territori che intendono partecipare. La quarta edizione si arricchisce infatti di importanti momenti formativi destinati a sostenere e orientare le progettazioni in modo più efficace e concreto fin dalla fase ideativa: nelle giornate del 12 e del 16 maggio verranno proposti due incontri formativi rispettivamente sul tema della progettazione e sul fundraising di comunità. Gli incontri saranno diffusi in streaming e saranno condotti dai servizi di accompagnamento che hanno seguito le tre precedenti edizioni del bando, oltre che dal team di Fondazione Cariplo: verranno focalizzati temi cruciali per la formulazione dell’idea quali l’inquadramento del problema, il cambiamento, la governance, gli indicatori e la valutazione e l’attivazione del territorio nell’ambito del fundraising di comunità. Entrambi i momenti formativi verranno arricchiti dalle testimonianze dirette dei progetti delle edizioni precedenti.

Le reti pubblico-private interessate hanno tempo fino al 30 giugno 2017 per presentare la propria idea progettuale.

I FASE – CALL FOR IDEAS

  • il 12 maggio e il 16 maggio 2017 Fondazione Cariplo organizzerà due momenti formativi aperti a tutti gli enti interessati a candidare la propria idea; sarà possibile seguire gli incontri in streaming (a breve sul sito di Fondazione Cariplo verranno fornite le informazioni di dettaglio)
  • entro il 30 giugno 2017 gli enti ammissibili potranno inviare la propria idea progettuale;
  • entro il 30 luglio 2017 gli enti con le idee ritenute coerenti con le linee guida del bando saranno incontrati dagli Uffici di Fondazione Cariplo per un confronto su punti di forza e di debolezza;
  • entro il 30 settembre 2017 gli enti invieranno le idee progettuali definitive;
  • entro il 30 ottobre 2017 la Fondazione Cariplo selezionerà le idee migliori.

II FASE – STUDI DI FATTIBILITÀ

Tra novembre 2017 e febbraio 2018 le idee selezionate beneficeranno di un percorso di accompagnamento metodologico garantito da Fondazione Cariplo, per trasformare l’idea in studio di fattibilità di un progetto triennale; Entro aprile 2018 verranno selezionati gli studi di fattibilità valutati più coerenti con le linee guida.

III FASE – REALIZZAZIONE

L’implementazione dei progetti selezionati sarà finanziata per tre anni e beneficerà di un accompagnamento sostenuto da Fondazione Cariplo e volto anche a sviluppare piani di fundraising di comunità; Lo sviluppo delle progettualità selezionate sarà oggetto di monitoraggio per verificare l’andamento dei processi esecutivi e registrare i risultati ottenuti, anche nell’ambito di comunità di pratica volte a favorire l’apprendimento e la diffusione degli interventi sostenuti e ad alimentare il dibattito sui temi del welfare di comunità.

Nella sezione in fondo alla pagina potete scaricare tutti i documenti necessari alla presentazione.

Nel frattempo le prime tre edizioni del bando “Welfare di comunità e innovazione sociale” sono in pieno svolgimento; tutte le informazioni sugli esiti delle tre edizione del bando si trovano:

Per capire cosa sta accadendo sui territori ad oggi finanziati vi invitiamo a visitare il sito Welfare in azione dove i progetti delle precedenti edizioni raccontano attraverso le storie dei beneficiari, degli operatori e degli abitanti, di come stanno lavorando per innovare il welfare locale e renderlo più vicino ai bisogni delle persone

PER MAGGIORI INFORMAZIONI:

– SCRIVERE A welcom@fondazionecariplo.it

– RIVOLGERSI AI REFERENTI DELL’AREA SERVIZI ALLA PERSONA PER IL BANDO

GUIDA ALLA PRESENTAZIONE 2017

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Un Paese senza famiglia

Che il nostro Paese stia invecchiando è una realtà ormai fin troppo evidente e c’è davvero poco da fare per trovare giustificazioni velleitarie a questa parabola discendente di nascite e fecondità.

Qualche giorno fa il Sole 24 Ore restituiva una fotografia deprimente della situazione attuale della natalità in Italia in un articolo di Carlo Carboni.

Il Paese invecchia perché non è all’altezza della sua crescita, soprattutto demografica.lgbt_family-03

Sono in attesa del terzo figlio e guardandomi intorno mi sento davvero una rarità. Le mie coetanee stanno diventando molto spesso mamme per la prima volta, loro malgrado, in molti casi con problemi maggiori nel concepire un bimbo e con il ferale dubbio di aver aspettato troppo.

Ma io vi capisco, amiche mie, come si fa a mettere al mondo un figlio in Italia con leggerezza, è davvero complesso fare i conti con un sistema di welfare che fa acqua da molte parti, in cui le Istituzioni fanno davvero fatica a mettersi al passo e la politica, evidentemente, non considera realmente una priorità la famiglia.

Non ci si può limitare a mettere in campo i soliti interventi spot di aiuto alle mamme e ai papà, occorre un cambio di passo importante nell’approccio “politico” al problema. Perchè ormai di problema di tratta: problema demografico, problema di crescita educativa del Paese (molte scuole si svuotano), problema di sviluppo, e potrei andare avanti ancora per molto.

Se ho potuto permettermi il terzo figlio è solo perchè ho un lavoro stabile e vivo in una città di provincia del Sud, vicina alla mia famiglia, con la mia rete sociale di salvataggio bella solida, con un costo della vita e della casa di gran lunga inferiore a quello delle città in cui vivono la maggior parte delle mie amiche.

Ma, purtroppo, da questo nostro amato Sud tantissimi sono costretti ad andar via e a mettere su famiglia altrove, dove la rete sociale di riferimento è assente, dove nei condomini molto spesso ci si ignora e dove si fa fatica a vivere anche con uno stipendio stabile.

Servirebbe un aiuto strutturale, non solo un bonus ogni tanto, occorrerebbe un sistema di welfare studiato dalle Istituzioni con le famiglie, con i diretti interessati, al di là delle mediazioni di altre realtà che operano con e per la famiglia, serve ripartire dalle radici, dall’ascolto diretto dei bisogni e dalla co-progettazione delle politiche di supporto.

Con NETuralFamily vogliamo incoraggiare lo sviluppo di tali percorsi nella PA, avviare processi di facilitazione con decisori pubblici e famiglie, vogliamo che questo Paese cresca ancora e che l’esperienza di essere genitori non diventi un’esperienza d’èlite, ma sia ancora e sempre una fantastica opportunità per tutti.

Mariella Stella

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Monetizzare il congedo parentale? Si può!

Lavoratrici dipendenti, autonome e parasubordinate possono scambiare per gli anni 2017 e 2018 un mese (o più) di congedo parentale con voucher per l’acquisto di prestazioni di lavoro da parte di baby-sitter o per il pagamento di asili pubblici o privati

Per ogni mese, lo scambio (la monetizzazione) avviene al valore di 600 euro. L’Inps ha già riaperto i canali per la presentazione delle domande, che sarà possibile fare fino al 31 dicembre 2018, salvo non intervenga prima l’esaurimento delle risorse (40 milioni di euro per ognuno dei due anni). La misura, che è una proroga, è stata prevista dall’art. 1, comma 356, della legge n. 232/2016 (legge di Bilancio 2017).

Praticamente le mamme lavoratrici – dipendenti, parasubordinate ed autonome – (sono esclusi i papà, nonostante anche loro abbiano medesimo diritto al congedo parentale come le mamme) possono scambiare i mesi di congedo parentale a cui decidono di rinunciare con un importo di 600 euro per ciascun mese cui si è rinunciato. I mesi massimi di “monetizzazione” ovviamente corrispondono ai mesi massimi di congedo cui la madre lavoratrice ha diritto (massimo 6 per le dipendenti, massimo 3 per le parasubordinate e autonome).

La domanda di monetizzazione del congedo parentale va presentata all’Inps esclusivamente in via telematica, operando sul sito web tramite Pin dispositivo; in alternativa, si può ricorrere all’assistenza di un patronato o un Caf. Nella domanda la lavoratrice deve indicare a quale dei due tipi di monetizzazione intende accedere: voucher o spesa asili nido. Nel secondo caso, va indicata anche la struttura (pubblica o privata accreditata) presso cui risulta iscritto il figlio. Nell’istanza, inoltre,
 va indicato il periodo di mesi da monetizzare, con dichiarazione espressa di rinuncia al corrispondente numero di mesi di congedo parentale. Nell’ipotesi della presenza di più figli, occorre presentare una domanda per ciascun figlio.

 

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800 euro a tutte le nuove mamme del 2017!

Il contributo previsto dalla legge di Stabilità è indipendente dal reddito e viene concesso per nascite e adozioni avvenute dal 1°gennaio 2017. Potranno richiederlo all’Inps anche le donne extracomunitarie con permesso di soggiorno e con lo status di rifugiate politiche.

Un bonus da 800 euro per tutte le donne, italiane ed extracomunitarie in Italia da almeno cinque anni, che partoriranno o adotteranno un figlio nel 2017. L’Inps ha pubblicato la circolare dove illustra le regole del cosiddetto “bonus mamma”, contenuto nella legge di Stabilità, un aiuto economico statale che non sarà considerato parte del reddito complessivo e che potrà essere richiesto per via telematica. A sostegno della natalità arriverà a breve sulla Gazzetta ufficiale anche il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri che regola il buono sugli asili nido da mille euro l’anno, assegnato per ogni figlio nato o adottato a partire dal primo gennaio 2016.

 

I requisiti – Il premio alla natalità è riconosciuto alle donne incinte o alle madri che abbiano la residenza in Italia e la cittadinanza italiana o comunitaria. Possono usufruire del bonus anche le cittadine non comunitarie in possesso del permesso di soggiorno Ue per lungo periodo oppure di una delle carte di soggiorno per familiari di cittadini europei. Le donne non comunitarie in possesso dello status di rifugiato politico e protezione sussidiaria sono equiparate alle cittadine italiane.

 

Quando lo si può chiedere – Il beneficio di 800 euro può essere concesso, in un’unica soluzione, esclusivamente se, dal 1° gennaio 2017, si è entrate nel settimo mese di gravidanza o si è partorito (anche se prima dell’8° mese). Il bonus vale anche per le adozioni disposte con sentenza definitiva e per l’affidamento preadottivo nazionale o internazionale disposto con ordinanza.

 

I documenti per le nascite – Per chi richiede il bonus dopo il compimento del 7° mese di gravidanza è necessaria una certificazione sanitaria, rilasciata dal medico specialista del Servizio sanitario nazionale, che attesti la data presunta del parto. Nel caso in cui la domanda sia contestuale alla nascita, la madre dovrà autocertificare la data del parto e le generalità del bambino.

 

Le attestazioni per le adozioni – Nei casi di adozione o affidamento preadottivo, chi richiede il premio di natalità deve allegare alla domanda la sentenza definitiva o il provvedimento. Se ciò non fosse possibile, è necessario che siano indicati gli elementi che consentano all’Inps di procurarsi la documentazione necessaria presso l’amministrazione che la detiene: la sezione del tribunale, la data di deposito in cancelleria ed il relativo numero.

 

I documenti per le cittadine non comunitarie – Le donne extracomunitarie dovranno allegare alla domanda per il bonus una copia di uno dei titoli di soggiorno utili per ottenere al premio. Se non fosse possibile, come nel caso delle adozioni sarà necessario indicare gli elementi identificativi che consentano la verifica dei documenti: tipologia del titolo, numero titolo, Questura che lo ha rilasciato. Gli accertamenti saranno effettuati dall’Inps tramite le banche dati del ministero degli Interni e delle amministrazioni.

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Congedo di paternità: Italia N.C.

Tutti i paesi europei prevedono il congedo di paternità strutturale, mentre l’Italia resta fanalino di coda: ecco un’analisi a confronto

In un ordine del giorno relativo al Milleproroghe, in discussione in questi giorni, ci si impegna a fare il punto sul congedo di paternità obbligatorio per i padri lavoratori, alla luce di un confronto con le legislazioni degli altri Paesi UE. Presentato da Nunzia Catalfo (M5S), l’odg chiedeva al Governo l’impegno a renderlo strutturale portandolo a 15 giorni (ipotesi già discussa, anche in sede di dibattito sul Jobs Act).

Vediamo una panoramica della situazione nei paesi europei (tutti prevedono una possibilità di congedo per i padri) nei quali le norme sono più evolute di quella italiana. In Italia, lo ricordiamo, il congedo è stato introdotto nel 2013 in via sperimentale e in base all’ultima manovra di Bilancio è pari a:

  • 2 giorni nel 2017,
  • 4 giorni nel 2018.

Sul gradino più alto del podio c’è la Norvegia, che prevede un congedo per i neo padri di 15 giorni, ai quali si aggiunge un congedo parentale (retribuito al 100%) di 54 settimane che si può dividere fra i due genitori nel seguente modo: nove settimane sono riservate alla madre e sei settimane al padre, mentre le restanti 39 settimane possono essere utilizzate da entrambi i genitori. In Finlandia il padre ha diritto a 54 giorni di congedo retribuiti. La Svezia, primo paese europeo ad aver previsto il congedo papà nel 1974, attualmente prevede per il padre un periodo di dieci giorni retribuiti all’80%. In Danimarca, due settimane di congedo da utilizzare nelle prime quattro settimane di vita del bambino.

  • Portogallo: 20 giorni di congedo, di cui 10 obbligatori;
  • Francia: 2 giorni da fruirsi entro quattro mesi dalla nascita del bambino;
  • Spagna: 15 giorni consecutivi retribuiti al 100%, altri 2 per nascite multiple;
  • Belgio: 3 giorni di congedo obbligatorio e 10 di facoltativo.

Noi vogliamo ricordare che in Italia è riconosciuto un congedo matrimoniale di 15 giorni retribuito al 100 % sia per la donna che per l’uomo.

Non vi pare che un figlio sia più importante di un viaggio di nozze?!

A voi l’ardua sentenza 🙂

*dati estrapolati da questo articolo
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Guida ai Voucher Baby-sitter e Asili Nido 2017!

La buona notizia è che tutte le mamme lavoratrici, dipendenti pubbliche, private, iscritte alla gestione separata o lavoratrici autonome hanno diritto ai voucher.
Non ci sono condizioni di limite ISEE da rispettare, ma è bene ricordare che il Voucher è alternativo al godimento dei mesi di congedo parentale.

Ma andiamo con ordine.

Cos’è il voucher?

Un contributo economico fino a 600 Euro al mese per l’acquisto di servizi per l’infanzia: baby sitter o asili nido pubblici o privati accreditati.

Chi ne ha diritto?

Tutte le mamme lavoratrici dipendenti pubbliche, private, iscritte alla gestione separata o lavoratrici autonome che si trovino al momento di presentazione della domanda ancora negli 11 mesi successivi alla conclusione del periodo di congedo obbligatorio di maternità.

Per quanto tempo?

Per tutto il periodo di congedo parentale non obbligatorio (6 mesi).

Ma sono ammesse alla presentazione della domanda anche le lavoratrici che abbiano già usufruito in parte del congedo parentale. In tal caso, il contributo potrà essere richiesto per un numero di mesi pari ai mesi di congedo parentale non ancora usufruiti, con conseguente riduzione di altrettante mensilità di congedo parentale; non è possibile richiedere il contributo per frazioni di mese.

Come si accede?

Si può provare a fare tutto da sole, e qui trovate le istruzioni per le lavoratrici dipendenti e per le lavoratrici autonome per presentare domanda entro il 31 dicembre 2018 (o fino ad esaurimento fondi), oppure ci si può rivolgere a un patronato o CAF, del proprio territorio. Tutte le informazioni sul sito INPS.

 

 

 

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Il diritto di un Paese a misura di bambino

Fa davvero male leggere le notizie di questi giorni a proposito della ricerca di Save the Children sulla condizione dei bambini in Italia. Il nostro sembra proprio non essere un Paese accogliente per i più piccoli e purtroppo se negheremo ai bambini il diritto ad essere sereni e a crescere con gli occhi pieni di stupore e immaginazione non potremo aspettarci un futuro roseo.

Secondo i dati della ricerca, supportati da dati Eurostat, 1 minore su 3 è a rischio povertà ed esclusione sociale.

I ragazzi con problemi economici vanno meno a scuola e abbandonano più spesso gli studi, fanno meno sport e si ammalano di più. E la cosa più grave è che, rispetto agli altri paesi europei, lo Stato spende molto meno per il loro futuro. Siamo agli ultimi posti, prima solo di Romania a Grecia.

Purtroppo i dati non sono affatto incoraggianti, come è possibile leggere direttamente dal 7° Atlante dell’Infanzia a rischio “Bambini, Supereroi” che quest’anno, per la prima volta, viene pubblicato da Treccani e sarà disponibile nelle librerie italiane da inizio dicembre 2016.

è davvero difficile leggere le stime proposte da Save the Children. La ricerca descrive un’Italia in cui  i bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d’inverno perché i loro genitori non possono permettersi di riscaldare adeguatamente la casa. Più di 1 minore su 4 abita in appartamenti umidi, mentre l’abitazione di oltre 1 bambino su 10 che vive in famiglie a basso reddito non è sufficientemente luminosa.

1 bambino su 20 non possiede giochi a casa o da usare all’aria aperta, mentre più di 1 su 10 non può permettersi di praticare sport o frequentare corsi extrascolastici.

E purtroppo, in mancanza di politiche serie per l’infanzia, malgrado gli altissimi livelli di resilienza dei bambini, che mostrano di possedere veri e propri “superpoteri” per affrontare le forti limitazioni di cui sono vittime, moltissimi di loro, una volta adolescenti non ce la fanno a proseguire i percorsi scolastici o a conseguire titoli di studio più elevati, venendo automaticamente tagliati fuori da un futuro migliore e da un contesto sociale più inclusivo.

è una delle emergenze italiane che vogliamo  mettere in evidenza con forza e che non è accettabile continui a perdurare, non è possibile dimenticarsi di migliaia di bambini costretti alla povertà in un Paese in cui l’infanzia dovrebbe essere un tesoro da preservare con sempre più impegno “soprattutto se si considera che i bambini nel nostro Paese sono sempre meno. Nel 2015 si è registrato un vero e proprio record negativo di nuovi nati registrati all’anagrafe: 485.780 bambini, un livello di guardia mai oltrepassato dall’Unità d’Italia. Abbiamo un tasso di natalità, pari a 8 nati ogni 1.000 residenti nel 2015, e il dato è in calo di anno in anno dal 2008, quando era pari a 9,8 su 1.000.”

Con l’insediamento, l’11 novembre 2016, del nuovo Osservatorio nazionale sulla Famiglia cambierà qualcosa? E soprattutto saranno disegnate nuove politiche a favore della famiglia e dei minori, ascoltando soprattutto le famiglie e i minori?

La presenza delle Associazioni familiari e del terzo settore tra i 36 membri dell’Assemblea dell’Osservatorio fa ben sperare, ma più di ogni cosa, speriamo che non si tratti di un Organismo puramente rappresentativo ma che diventi un luogo per co-disegnare politiche di supporto e sostegno che siano realmente riconducibili a bisogni, emergenze e possibilità future delle famiglie italiane.

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Volontari e rette in natura. Gli asili nido che fanno tendenza

Articolo di Stefano Arduini del 23 giugno 2016 su VITA.it
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Nei prossimi mesi si moltiplicheranno le esperienze dei cosiddetti nidi di comunità. Un modello vincente grazie al coinvolgimento del territorio.

La legge nazionale sugli asili nido, che da luoghi assistenziali li trasformava in servizi educativi, risale al 1971. Da allora le iscrizioni non sono mai calate. Da tre anni a questa parte (-4% dato Istat 2013) l’inversione del trend sta allontanando sempre più il nostro Paese dall’obiettivo europeo che a Lisbona nel 2000 ha fissato il traguardo al 33% (l’Italia oggi è ferma al 17%). Quarantacinque anni dopo quella riforma potremmo essere di fronte a un nuovo passaggio cruciale. La parola d’ordine questa volta è nido di comunità. Gli ingredienti? Un sistema di rette modulari in base sia al tempo di fruizione effettivo, sia alle capacità economi- che familiari; possibilità di “pagamenti in natura”; partecipazione attiva di genitori e parenti nella costruzione del piano educativo; coinvolgimento di volontari e, infine, attività di raccolta fondi.

Un format che Fondazione Mission Bambini con una sperimentazione lanciata nel 2006 ha già applicato in cento strutture in tutta Italia (investendo in tota- le 3,3 milioni di euro) equamente divise fra nidi standard e i cosiddetti spazi giochi, in particolare questi ultimi concentrati nel Sud, dove i dati delle presenze dei bambini negli asili nido sono disarmanti: in Calabria per esempio la percentuale è del 2,1%. «Il modello che abbiamo definito colloca il nido in relazione con il contesto territoriale per questo ci piace definirli nidi di comunità», interviene il responsabile Progetti Italia di Mission Bambini, Alberto Barenghi.

Nell’ambito infatti del Tfiey (Transatlantic Forum on InclusiveEarly Years) coordinato dalla Fondazione Re Baldovino (Belgio), Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e di Rovigo e Fondazione Con Il Sud, in partenariato con la Fondazione Zancan promuoveranno in Italia la nascita di servizi comunitari in cui l’idea guida è il “concorso al risultato”: familiari e volontari vengono coinvolti nella realizza- zione dell’offerta educativa. I primi tre saranno attivi con l’avvio del prossimo anno scolastico in Veneto: a Padova, a Rovigo e a San Siro di Bagnoli di Sopra. Tutti sono supportati da un contributo biennale della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che va dai 25 ai 30mila euro a copertura di circa il 70% delle spese di startup.

«In questo modo», interviene Annarita Mancarella, «doteremo il nostro isti- tuto di una sezione primavera per bimbi da 24 a 36 mesi». Mancarella è la coordinatrice didattico-educativa dell’istituto paritario Vendramini di Padova che già oggi comprende una scuola per l’infanzia e una primaria. «Adotteremo un modello di vera e propria sussidiarietà circolare», spiega, «in cui grazie alla coprogettazione scuola/famiglia, alla partecipazione delle associazioni e alla raccolta fondi avremo la possibilità di offrire una riduzione del 50% per almeno dieci figli di genitori in difficoltà economica».

Poco più a sud, a Rovigo opera invece la coop sociale Porto Alegre (2,4 milioni di fatturato con un utile di circa 100mi- la euro nel 2015). Desirèe Cobianchi è la responsabile del progetto. Anche in questo caso la modularità delle rette (il prezzo ipotizzato è di 8 euro l’ora) e la partecipazione attiva di volontari e genitori costituiranno il punto qualificante: «Ci sarà anche la chance di versare la retta contribuendo alle attività in prima persona coi laboratori didattici o aiutando a fare le pulizie».

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In arrivo gli incentivi 2017 per la famiglia

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Il 15 ottobre è stato presentato il Pacchetto Famiglia del Governo previsto nella legge di Bilancio 2017. Molte le novità e gli aspetti da approfondire.

C’è un problema di fondo, però, che sembra permanere anche nelle nuove misure. E’ la mancanza di un “sistema di welfare” per la famiglia, l’assenza di una reale tutela per le donne che rientrano dopo la maternità a lavoro. Ed è un’azione che va innescata anche dal punto di vista “culturale”, bisogna esserne consapevoli. Le soluzioni economiche sono solo una piccola parte della faccenda, il grande tema è di atteggiamento sociale, di approccio sul lavoro,  è  di tipo organizzativo, perché in presenza di leggi a favore della flessibilità orari,a i datori di lavoro sembrano far finta di nulla o ritengono che sia ancora un’opzione a cui poter dire no. Deve essere un diritto dei genitori invece, e occorre cominciare a porsi il problema, anche a livello governativo.

Ecco in un articolo di Corriere.it alcune anticipazioni sulle proposte del governo.

Articolo di Rita Querzé da Corriere.it del 18 ottobre 2016

I nuovi bonus dal 2017 per le famiglie in attesa

Ottocento euro prima della nascita e mille euro l’anno per l’iscrizione al nido. Queste le due nuove misure del «pacchetto famiglia». Garantite entrambe indipendentemente dal reddito. Confermato il voucher baby sitter per le mamme che rientrano al lavoro subito dopo i cinque mesi di assenza obbligatoria. E anche il bonus bebé in aiuto ai nuclei con i redditi più bassi. Arriva inoltre un fondo per sostenere il credito a favore delle famiglie con nuovi nati

Mamma domani: 800 euro già prima della nascita

Seicento milioni di euro per il 2017 e 700 milioni per il 2018. Questo mobilita la legge di Bilancio per il 2017 per la famiglia. Come è stato annunciato ieri dal ministro per le politiche della famiglia Enrico Costa, si tratta di misure strutturali. Dal 2018 il governo Renzi prevede poi una riforma dell’Irpef in cui dovrebbe essere inserito un «fattore famiglia». In sostanza, il trattamento fiscale dovrebbe avere vantaggi crescenti con l’aumentare dei figli. Per quanto riguarda le misure che partiranno dal 2017, la prima novità del pacchetto famiglia riguarda un assegno di 800 euro per tutti i nuovi nati dal primo gennaio 2017. Questa somma sarà erogata prima ancora della nascita per fare fronte alle prime spese dovute alla gravidanza.

Il bonus bebé resta ma non aumenta

Il bonus bebé è una misura già esistente a sostegno delle famiglie a basso reddito. Si tratta di 80 euro al mese per tre anni (960 euro l’anno) a partire dalla nascita del figlio alle famiglie che hanno un Isee inferiore ai 25 mila euro. Per i nuclei con Isee inferiore a 7.000 euro l’anno si sale a 160 euro al mese pari a 1.920 l’anno. Nei mesi scorsi il ministro della Salute Lorenzin aveva lanciato l’idea di un aumento del bonus bebé (prolungamento a 5 anni e raddoppio della cifra mensile a 180 euro). Questa opzione non è passata per lasciare posto ad altre misure. E’ però raddoppiato l’assegno per i nuclei familiari che hanno un reddito lordo annuo inferiore ai 7.000 euro.

Buono nido fino a mille euro

Verrà garantito un «buono nido» fino a mille euro l’anno a tutti i bambini nati dal primo gennaio 2016 e fino ai tre anni di età. Attenzione, però, ai mille euro si arriva se il piccolo resta iscritto al nido tutto l’anno, altrimenti il bonus spetta in quota parte. Anche il buono nido verrà garantito a tutti, indipendentemente dal reddito.

Fondo credito per le famiglie che crescono

Nei prossimi tre anni il governo metterà 60 milioni di euro a costituzione di un fondo che servirà a garantire i prestiti a tasso agevolato a favore delle famiglie per le spese legate all’arrivo di un figlio.

Voucher da 600 euro per aiutare le donne a tenersi il lavoro

Il Voucher baby sitter è confermato per due anni e il finanziamento nel 2017 raddoppia. Si tratta di 600 euro al mese per pagare nido o baby sitter alle donne che tornano al lavoro subito dopo la maternità obbligatoria. Il voucher dura per i sei mesi corrispondenti al congedo facoltativo a cui la donna rinuncia. Quest’anno il bonus per le dipendenti era finanziato con 20 milioni di euro, gia finiti a luglio. Dall anno prossimo si sale a 40 milioni. Il finanziamento per le autonome passa da tre a dieci milioni.

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