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Smartworking o extreme working?

Quanto è stato difficile vivere questo lockdown da donna, madre e lavoratrice? Siamo arrivate in Fase 2 sfiancate, schiacciate tra famiglia e lavoro, con pochissimo tempo per noi e tantissime cose da fare, senza più il supporto dei nonni, della scuola, degli amici, delle nostre reti di aiuto, delle nostre valvole di sfogo.

di Mariella Stella

Quante volte siamo scoppiate a piangere perchè non sapevamo da che parte cominciare con le cose da fare? E quante altre ci siamo sentite delle pessime madri, delle pessime educatrici…insomma delle pessime, e ci siamo crocifisse per colpa di quel maledetto senso di colpa? Tante, troppe, con la sensazione di essere sole ma, invece, in ottima compagnia della moltitudine di donne, che, come ci racconta l’indagine IPSOS “DONNA E CURA IN TEMPO DI COVID19” hanno dovuto gestire da sole famiglia, figli e persone anziane, spesso insieme al lavoro: un carico pesante, che ha portato 1 donna su 2 in Italia a dover abbandonare piani e progetti a causa del Covid. 

E il passaggio da smartworking a extreme working si è compiuto in un attimo. Il tema ormai non è lo smartworking in sé ma le condizioni in cui viene svolto. È sempre più evidente quanto il Paese vada a due velocità sul tema delle famiglie. Chi gestisce una famiglia è chiamato ad essere veloce, efficace nel trovare rapide soluzioni organizzative, al passo con l’evoluzione della pandemia, con il ritorno ad una pseudonormalità, ma il welfare resta fermo, gli asili nido chiusi, le scuole pure, i centri estivi faticano a partire. Insomma, un carico insostenibile, un lavoro estremo a cui siamo costrette a sottostare, sentendoci ogni giorno sempre più sole.

La CGIL nazionale ha avviato la 1° Indagine sullo Smart working promossa dall’area politiche di genere e realizzata insieme alla Fondazione Di Vittorio per comprendere le ragioni alla base di percezioni tanto diverse dello smartworking e per individuare soluzioni e modalità per rendere davvero SMART il lavoro da casa. L’indagine, consultabile e scaricabile a questo link, fa emergere, ancora una volta, un carico maggiore sulle donne piuttosto divise tra esigenze lavorative e familiari.

In questi ultimi giorni molte testate giornalistiche, blog e organizzazioni del Terzo Settore ne hanno parlato, e come sapete, fare un po’ di rassegna stampa ci piace sempre per darvi qualche pillola di informazione 🙂

Buona lettura!

Valore D

Il Messaggero

Vanity Fair

Repubblica

Save the Children

Il Fatto Quotidiano

Donna Moderna

Wallstreetitalia

Io Donna

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Bonus vacanze 2020: come richiederlo e a chi spetta


Il Bonus Vacanze 2020 è una misura del Decreto Rilancio per supportare l’industria turistica italiana post Covid-19. Ma chi può richiederlo e come funziona? Nell’articolo tutti i dettagli.

di Rita Scalcione

Oggi, dopo un lungo stop legato all’emergenza Covid-19, si riaprono le frontiere e si può ritornare a viaggiare, sicuramente nei confini Italiani e con alcune limitazioni per l’estero. Per chi come me ama programmare i suoi spostamenti anche in largo anticipo, questa volta non siamo riusciti ancora a programmare nulla. Le incognite sono ancora tante e soprattutto le restrizioni di alcune paesi verso i turisti in arrivo.

Molto probabilmente sarà un’estate tutta Made in Italy . E quale miglior momento per riscoprire le bellezze nostrane in tutta sicurezza? Ecco che il Decreto Rilancio viene in aiuto al mondo dei viaggi. Ma come? Attraverso il Bonus Vacanze 2020. Ma facciamo il punto della situazione.

Che cos’è il Bonus Vacanze?

Il Tax Credit Vacanze, o Bonus vacanze 2020, è un incentivo del valore massimo di 500 euro da spendere solo in Italia nelle strutture ricettive dal 1 luglio 2020 al 31 dicembre 2020

Chi può richiederlo?

Il Bonus Vacanze 2020 potrà essere richiesto da ogni nucleo familiare entro i 40.000 euro di Isee. L’importo è modulato a seconda del numero dei componenti : 500 euro per famiglie di 3 o più soggetti, 300 per le famiglie di 2 persone e 150 per una persona.

Il 20% della somma sarà anticipata dal turista e poi recuperata come detrazione dall’imposta nella dichiarazione dei redditi dopo un anno. Il restante 80% invece è uno sconto sulla somma dovuta alla struttura che poi lo recupererà sotto forma di credito d’imposta nel 2021.Si parla però di ‘intesa del fornitore’, che dovrebbe quindi dare il consenso.

Come e quando richiederlo?

Bisogna avere un’identità digitale (Spid), un Isee aggiornato e un’App per registrare i dati del beneficiario e per generare un Qr Code. Il Ministero dei Beni culturali e del Turismo lancerà probabilmente l’app a metà giugno, per dare il tempo poi alle famiglie entro il 1° luglio di predisporre l’Isee e di acquisire un’identità digitale Spid. Il Bonus sarà spendibile una sola volta e non sarà frazionabile.

Alcune criticità…

Pur venendo incontro alle famiglie che non vogliono rinunciare alle vacanze, il Tax Credit Vacanze ha alcune criticità sia per i viaggiatori che per le strutture turistiche. Partendo dal 1° luglio, esclude tutte quelle persone che vorranno partire a giugno. L’adesione facoltativa da parte delle strutture rischia inoltre di dare un freno al bonus e si teme una gestione troppo complicata con ostacoli tecnici e burocratici che non ne facilitano la fruizione. Gli albergatori dovrebbero anticipare l’80% del valore in un momento non proprio roseo per la categoria. Altro nodo è l’esclusione delle piattaforme o portali telematici. Per accedere al credito è necessario che il pagamento del servizio venga corrisposto “senza l’ausilio, l’intervento o l’intermediazione di soggetti che gestiscono piattaforme o portali telematici diversi da agenzie di viaggio e tour operator”.

Restiamo quindi in attesa delle modalità applicative che verranno ufficializzate da un provvedimento dell’agenzia delle Entrate.

Sarà sicuramente un’estate diversa dalle altre. Noi ci auguriamo di poter ripartire presto perché ci manca anche solo preparare i bagagli. Voi avete qualche viaggio in programma? Come passerete la vostra estate?

Sotto un grafico del Sole 24 ore chiarisce bene alcuni punti del Bonus Vacanze 2020

Fonte: elaborazione dati Il Sole 24 Ore del Lunedì

























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1 giugno 2020 • con i genitori, Senza categoria

IL TEMPO COME RITMO E MOVIMENTO”. APPROCCIO EDUCATIVO

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà, oggi parleremo dell’evoluzione e della strutturazione temporale del movimento nei bambini. La questione dell’evoluzione e della strutturazione temporale del movimento nei bambini può avere vari ambiti di interesse, io mi occuperò dell’approccio educativo.
Intorno ai tre anni il bambino dovrebbe disporre di una motricità globale ben organizzata temporalmente.
Ecco qualche consiglio affinché questo avvenga:
– lasciamo esprimere il proprio ritmo al bambino nel corso dei giochi spontanei e delle attività di libera espressione.
– Facciamo i girotondi e le danze cantate: sono un materiale molto utile per l’educazione ritmica e per la formazione musicale dei bambini, in quanto vi è una stretta relazione corporea che unisce i bambini con il canto e con i movimenti.
– I giochi motori accompagnati da percussioni permettono l’adattamento e il passaggio dai dati percettivi quali la voce, le battute di mano, ad esempio, che provengono dal proprio corpo a quelli che provengono dall’ambiente circostante.
– L’aggiustamento su tema musicale è la logica conseguenza delle precedenti esperienze in quanto stimola l’adeguamento dei bambini a condizioni di spazio e di tempo che gli sono esterne.
– L’espressione su tema musicale è inizialmente libera, successivamente si potrebbero utilizzare produzioni di musica per far esprimere al meglio il bambino, il quale, riascoltando la musica compirà gesti significativi che si adatteranno il più fedelmente possibile alla musica.

Attorno ai sei anni inizia ad essere favorevole uno sviluppo più finemente discriminativo della funzione temporale e ritmico attraverso queste prospettive:
favorire l’espressione dei ritmi corporei spontanei e la possibilità di sincronizzarli a supporti sonori adatti;
educare la percezione uditiva dei ritmi e più particolarmente quella delle strutture ritmiche;
apprendimento delle danze;
espressione corporea su basi musicali nella sua dimensione di messaggio estetico e gestuale.

Con il mio bambino di due anni e mezzo ci divertiamo a casa con il libro di Tullet: Oh! Un libro che fa dei suoni. Abbiamo imparato a modulare suoni e ritmi prima con la voce poi con il corpo.

Un consiglio: se possiamo accompagniamo i nostri bambini ai corsi di musica già da quando sono neonati (e perché no, già durante la gestazione), con il tempo noteremo tantissimi benefici!

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IL SUD DELLA FRANCIA – ON THE ROAD CON BAMBINI

Un itinerario di 10 giorni nel sud della Francia, tra profumo di lavanda ed escursioni nella natura selvaggia della Camargue

PROVENZA E CAMARGUE ON THE ROAD CON BAMBINI

di Rita Scalcione

Erano svariati anni che avevo in mente di andare in Francia per vedere la lavanda nel suo periodo di piena fioritura e così, complice il mio compleanno che cade proprio in questo periodo e complice anche il fatto che avevamo a disposizione 10 giorni di vacanza, ci siamo lanciati nell’organizzazione del nostro primo on the road in famiglia. Mai avrei immaginato che un viaggio di questo tipo con 2 bambini al di sotto dei 5 anni potesse rivelarsi una delle migliori scelte di viaggio in assoluto.

VIAGGIO IN PILLOLE

Tappe: Hyeres – Isola di Porquerolles – Salon de Provence – Arles – Saintes Marie de la Mer – Avignone – Lago di Saint Croix – Plateau di Valensole – Valle dell’Ocra –  Genova

Partecipanti: Mamma Rita , Papà Marcello , Mia (4 anni)  e Alberto (2 anni)

Mezzi di trasporto: Aereo + Macchina + Traghetto + Bici 

Km percorsi in auto: circa 1500

Giorni di Viaggio: 10 

Periodo: 27 giugno/6 luglio 2018

ITINERARIO DI VIAGGIO

Cercando un volo economico che ci portasse in Francia, la scelta è ricaduta su un diretto Bari –  Genova così da poterci fermare anche un paio di giorni in una città che nessuno dei 4 aveva ancora mai visitato.

Arrivati a Genova abbiamo noleggiato la nostra auto per dirigerci verso il confine. Per tutti i nostri viaggi itineranti  abbiamo sempre utilizzato il noleggio attraverso il motore di ricerca Rentalcars, portandoci però da casa i nostri  seggiolini auto che la maggior parte delle compagnie aeree  imbarca gratuitamente. In questo modo i costi del noleggio auto si riducono sensibilmente. Ed eccoci alla guida di una sobria ma comodissima Audi A2 gialla

Approfittando del sonnellino pomeridiano dei bimbi abbiamo raggiunto senza sosta la nostra prima tappa: Hyères. Poco meno di 4 ore di viaggio (340 km). Qui ci siamo fermati due notti per poter andare alla scoperta di uno degli altri sogni nel cassetto:  l’Isola di Porquerolles che ci ha completamente rapiti tra mare spettacolare, profumi mediterranei e sentieri da percorrere esclusivamente in bicicletta.

VERSO LA CAMARGUE

Da Hyeres siamo poi ripartiti per la Camargue. Cavalli bianchi e fenicotteri rosa. Così ce la siamo immaginati questa parte di Francia dall’animo gitano che non ha deluso le nostre aspettative. Facendo base ad Arles sulle tracce di Van Gogh, abbiamo visitato tutto il territorio circostante e la bellissima Saintes Maries de la Mer, con i suoi negozietti boho style e le distese di sabbia bianca.

 

ANCORA IN VIAGGIO…

E’ tempo di lasciare le campagne della Camargue. Avignone è la nostra prossima tappa. La Provenza e il profumo della lavanda ci aspettano!  Il nostro alloggio è in  campagna, a pochi km da Avignone. Da qui siamo andati alla ricerca delle valli fiorite, arrivati al lago di Saint Croix godendo dello spettacolare panorama delle Gole del Verdon, visitato la Valle dell’Ocra, dove sembra a tratti di essere in Colorado per i suoi colori.

 

 

Salutiamo la Francia e, avendo un volo da Genova ne abbiamo approfittato per passare qui le ultime due notti. Qui tra l’Acquario, la Città dei Bimbi, i piccoli di casa non hanno avuto modo di annoiarsi.

QUALCHE CONSIGLIO:  SUD DELLA FRANCIA FAI DA TE 

E’ stato un viaggio davvero pieno di cose da fare e da vedere. Il sud della Francia richiederebbe sicuramente più attenzione soprattutto nella visita dei piccoli e bellissimi paesini che invece noi abbiamo tralasciato per mancanza di tempo. Con due bimbi che all’epoca avevano 2 e 4 anni i ritmi sono sicuramente diversi.

Avere una macchina propria o a noleggio è indispensabile per potersi muovere in tutta libertà da un paese all’altro. Nella scelta degli alloggi abbiamo optato sempre per case vacanze con spazio all’aperto (giardino o terrazza). Una aveva anche una piscina privata per la gioia dei piccoli…e anche nostra. Nella nostra organizzazione familiare preferiamo stare in giro tutto il giorno mangiando qualcosa al volo per poi tornare a casa nel tardo pomeriggio e prepararci la cena senza dover avere lo stress di uscire a cercare un ristorante.  Ovviamente boulangerie ovunque con tante prelibatezze per improvvisare un pic-nic per pranzo  come tanto ci piace fare quando siamo in viaggio. Abbiamo trovato clima particolarmente caldo e si sono rivelate fondamentali le tappe al mare e i bagni in piscina.

Se volete vedere i campi di lavanda in fiore sicuramente il periodo migliore va da fine giugno ai primi di luglio.

Ma non è finita qui. In arrivo  altri racconti dedicati alle varie tappe di questo fantastico viaggio!

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26 maggio 2020 • con i genitori, Senza categoria

“COSA SERVE A MIO FIGLIO PER IMPARARE A GIOCARE?” L’EVOLUZIONE DEI GIOCHI DEI BAMBINI DA 0 A 12 ANNI

 

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà! Oggi parliamo di come far giocare i nostri bimbi, ma prima di cominciare dobbiamo ricordare che il gioco è in stretta relazione con la sua evoluzione percettiva, motoria, cognitiva, somatica e sociale. Questi aspetti, a seconda del loro livello di sviluppo danno una particolare caratterizzazione all’aspetto del gioco. La domanda che spesso mi viene fatta è: “Cosa serve a mio figlio per imparare a giocare?” la risposta è molto semplice: libertà (che non equivale a lasciarlo solo. Aiutarlo quando è lui a richiederlo), spazio (abbastanza per permettere al bambino di muoversi e sperimentare in sicurezza), materiali (stoffe, tazze, scatole, plastilina, …).

I giochi dei bambini possono essere distinti in giochi individuali, e vengono prevalentemente utilizzati sino ai sei anni, e giochi collettivi che progressivamente si sostituiscono ai precedenti, e in prevalenza hanno carattere motorio e assumono un rilevante significato sociale.
In base alle età di riferimento e agli aspetti funzionali possiamo distinguere:
Giochi simbolici e di immaginazione: questi caratterizzano il gioco del bambino fra i 3 e 7 anni.
Giochi funzionali: questi si dividono a loro volta in due: fino ai 6 anni circa sono quelli che si identificano nei giochi di esplorazione e di manipolazione, e quelli dai 7 ai 12 anni che assumono sempre più il “carattere di prodezza”, nei quali il bambino cerca sempre di più il confronto con ostacoli e compiti reali, in quanto compare in lui il desiderio di entrare in competizione con gli altri e di confrontarsi.
Giochi di regole: questi si chiamano così perchè hanno un significato diverso dagli sport sociali degli adulti. Sono molto ricercati fra i 7 e gli 12 anni ed esigono una ben definita strutturazione del gruppo: senso di solidarietà, senso morale, sentimento di appartenenza alla comunità, rispetto delle regole, capacità di comunicazione, cooperazione, organizzazione.
Giochi drammatici e temi musicali: questi rappresentano la naturale evoluzione dei giochi di immaginazione e simbolici verso forme di espressione più socializzate, ovvero la comunicazione si arricchisce di codici gestuali, artistici, estetici propri dell’ambiente sociale in cui il bambini vive. Cominciano già dalla primissima infanzia.

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#ADOLESCENZE: i genitori sbagliano sempre!

bb5241f5-1211-48dc-9276-f390f53639a2di Antonella Nuzzolese

L’adolescenza è considerata comunemente un periodo particolarmente complesso nella vita dei ragazzi ma è bene sottolineare che nemmeno i genitori sono risparmiati da senso di confusione e spaesamento. Fa capolino la paura di perdere il proprio bambino, il timore di cattive compagnie, il tutto condito da una società che ci rimanda continuamente l’immagine di adolescenti irresponsabili, dediti a droghe, sballo, bullismo ecc. Analizziamo insieme  cosa rende così “spinoso” il rapporto genitori-figli in questa fase.

I genitori sbagliano sempre!

Gli adolescenti recriminano indipendenza e maggiore libertà, al contempo rifiutano richieste di responsabilità anche banali, come ad esempio mantenere in ordine la loro stanza. Se si sentono considerati come bambini potrebbero sentirsi non degni di fiducia e accusare i genitori di essere troppo protettivi; se si sentono considerati come adulti potrebbero sentirsi incalzati troppo presto o poco accuditi.In sostanza in questa fase i genitori sbagliano sempre! Niente paura, non bisogna smettere di porre dei limiti, la sensazione di fallimento è condivisa da molti genitori e fa assolutamente parte del compito evolutivo che sta affrontando la famiglia.

Richiesta di separazione e bisogno di appartenenza

Spesso erroneamente si crede che l’adolescente abbia bisogno di svincolarsi dalla famiglia d’origine, in realtà in questa fase il bisogno di separazione è tanto forte quanto quello di appartenenza. Per dirlo in altre parole possiamo affermare che non può esserci alcuna separazione se non vi è una qualche forma di appartenenza Considerare questi aspetti ci aiuterà meglio a leggere le incalzanti richieste di indipendenza degli adolescenti, spesso con atteggiamenti insofferenti e rabbiosi  nei confronti della propria famiglia. In realtà altro non sono che richieste dettate dalla paura di crescere e dal bisogno di affermare come non mai le proprie appartenenze, attraverso il riconoscimento dell’amore da parte dei propri genitori

Famiglia e adolescenza: un puzzle interconnesso

L’apparente poco  interesse verso la famiglia mostrato in questo periodo può portare erroneamente a credere che ciò che accade negli adolescenti  abbia poco a che vedere con le dinamiche in seno alla famiglia in cui vivono. Niente di più sbagliato! I figli sono estremamente curiosi di ciò che accade nella loro famiglia, e possono svolgere un ruolo attivo nelle dinamiche familiari diventando ad esempio il braccio armato di conflittualità di coppia taciute e/o negate costringendo la famiglia a chiedere aiuto. Ecco che il ragazzino problematico diventa soggetto competente, in grado di rappresentare l’ occasione per la coppia genitoriale di esplicitare il proprio disagio e provare a superarlo, si parla in questo caso di terapia di coppia camuffata.

Osservatore consapevole piuttosto che genitore amico

Molti genitori provano ad affrontare questa fase assumendo il ruolo di genitore amico, complice del proprio figlio, con l’idea che in questo modo potranno controllarlo meglio senza discutere troppo. In realtà, soprattutto nella prima adolescenza, i figli hanno  bisogno di un genitore con cui lottare, con cui confrontarsi per scoprire essi stessi i propri pensieri. Non è importante evitare i conflitti, bensì imparare ad affrontarli e risolverli. Alle volte i figli stessi,spaventati e preoccupati da richieste eccessive di emancipazione, hanno bisogno di un genitore che dica “no” al posto loro, permettendogli di mantenere magari il ruolo di “temerario” davanti al gruppo dei pari.Bisogna quindi diventare osservatori pazienti, consapevoli che mai come in questa fase i ragazzi hanno bisogno di fermezza e di contenimento per contrastare la sensazione di aver perso sé stessi.

Dare fiducia

Forse uno dei compiti più complessi richiesti ai genitori di un adolescente è proprio quello di dare fiducia al proprio figlio. È difficile lasciare maggiori libertà ed esporre a innumerevoli pericoli quello che fino a ieri era solo un bambino, tuttavia avere la fiducia da parte dei genitori è davvero di vitale importanza per un adolescente in quanto migliora il senso di autostima e alimenta una motivazione interna a rispettare le regole imposte dai genitori. Fidarsi presuppone anche attribuire una certa importanza alle richieste del ragazzo, mostrando disponibilità all’ascolto, senza imporre dei “no” prima di avere spiegato da cosa sono giustificati. Spesso si crede che un genitore autoritario sia facilitato nel compito, imponendo le proprie regole senza causare troppi conflitti. In realtà questo tipo di atteggiamento può essere molto controproducente nella relazione genitore-figlio poiché, come già accennato, i limiti sono importanti ed i ragazzi ne hanno bisogno, ma necessitano anche di essere considerati come “portatori di motivazioni valide” e di poter esporre il proprio disappunto ai genitori.

Per concludere, alla stregua delle difficoltà che l’adolescenza comporta, l’invito è di provare e comunque a vivere questa fase come un’opportunità piuttosto che come un ostacolo.

Guardiamo oltre la “musica a palla”,cerchiamo di risignificare qualche bugia di troppo, proviamo ad andare oltre le provocazioni e godiamoci lo spettacolo dei figli che a poco a poco spaccano il guscio e diventano adulti. La funzione genitoriale non muore, si trasforma semplicemente.Buona adolescenza a tutti!#

Conosciamo meglio Antonella Nuzzolese!

Laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche e Laurea magistrale in Psicologia Clinica, entrambe conseguite presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”. Attualmente è una psicoterapeuta in formazione ad indirizzo sistemico-relazionale presso l’Accademia di Psicoterapia della Famiglia, sede di Bari. Svolge l’ attività privata a Matera ed è particolarmente impegnata in progetti di sostegno alla genitorialità e alla famiglia.

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18 maggio 2020 • Senza categoria

“MAMMA HO PAURA E NON VOGLIO USCIRE! C’E’ IL VIRUS!”

di Ilenia Amati

In questi giorni molti genitori mi hanno chiesto come intervenire con i bimbi di 7-10 anni che manifestano un comportamento agitato nel momento in cui, dopo circa 70 giorni di reclusione, è stata data loro la possibilità di uscire oltre il cortile di casa. I bambini hanno accusato molto in questo periodo di emergenza sanitaria. Molti di loro apparentemente tranquilli hanno manifestato stati di insonnia o risvegli frequenti durante il riposo notturno, altri, atteggiamenti di aggressività o insofferenza. Situazioni che da adulti pensavamo risolvibili con un “finalmente domani potremo uscire a fare una passeggiata”. Ma come sempre, quando si parla di bambini, questa frase ha provocato in molti di loro ancora più ansia e paura.

8eb5fbb1-d3a3-49c7-a591-3b0dc9a1f3abI bambini hanno bisogno di gradualità e preparazione rispetto ai cambiamenti, soprattutto dopo una lunga routine (come la quarantena). La paura è uno dei problemi più gravi che il bambino vive (già a partire dai 7 mesi di vita); spesso questa viene, in maniera inconsapevole, provocata o accentuata dagli adulti. Di seguito qualche pillola pedagogica per cercare di tranquillizzare il bambino e di fargli vivere il reinserimento sociale in maniera soft:

Non provochiamo la paura. Non esasperiamo ad esempio l’utilizzo delle mascherine o il rimando ossessivo al lavaggio delle mani. Non ricerchiamo il virus intorno a noi. Il bambino prende molto sul serio quello che gli diciamo e facciamo. Si allo stare attenti ma con naturalezza. Se non siamo tranquilli noi di uscire il bambino percepirà la stessa inquietudine: meglio restare in casa.

Non costringiamolo ad essere coraggioso. Non forziamo il bambino a seguirci in un supermercato o in un negozio se non si sente pronto ad entrare; non forziamolo ad incontrare gli amici se preferisce di no. Cerchiamo con gradualità di farlo tornare alla vita sociale. Piccoli passi, quotidiani.

Aiutiamolo a superare la paura. Diamo strumenti (libri) affinché nostro figlio possa spiegarci quello che vive (attraverso magari il disegno o la scrittura). Favoriamo le esperienze e le conoscenze del bambino a sua misura, non facciamoci percepire come apprensivi e ansiosi: siamo noi che dobbiamo tranquillizzare il bambino.

Dimostriamo che con l’utilizzo corretto delle precauzioni non c’è nulla da temere: salutiamo (a distanza) il vicino di casa, sorridiamo al passante (anche se è senza mascherina), andiamo a casa dei nonni: il bambino tenderà ad imitarci.

Se vogliamo che nostro figlio abbia fiducia in sé non facciamogli vivere inutili ansie. Comportiamoci con lui come se il virus non ci facesse più paura e che sappiamo come arginarlo: solo così anche nostro figlio sarà libero di camminare per strada “indossando la mascherina” del coraggio.

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11 maggio 2020 • Senza categoria

LA MAMMA E IL PAPA’ TORNANO A LAVORARE

di Ilenia Amati

Ciao famiglie! Il rientro a lavoro è un argomento che ci impensierisce sempre, sia quando il bambino ha solo pochi mesi, sia quando, come questo periodo, il Covid-19 ad esempio, ci ha tenuti a casa. Le domande che ci martellano già molto prima che il gran giorno arrivi è: “starà bene senza di me? E se gli/le mancherò troppo?”. Bene, dovremmo comunicare ad essere onesti con noi stessi, orientando queste domande verso di noi: “come starò IO senza di lui/lei? E se mi mancherà troppo?”. Le risposte probabilmente ci faranno riempire gli occhi di lacrime. Una mamma, ad esempio, non si sente mai pronta a lasciare il suo piccolino per rientrare a lavorare, proprio come un bambino non si sente mai pronto a lasciar andare la sua mamma e il suo papà.

WhatsApp Image 2020-05-11 at 01.09.13Vediamo inseme qualche suggerimento per rendere il momento quanto più soft possibile:
– Preparare il bambino gradualmente al rientro a lavoro dei genitori: il bambino non si sentirà abbandonato.
– Il rientro a casa dopo il lavoro deve essere un momento di festa: rimproveri o malumori non devono rientrare in casa con voi.
– Creare una intimità quando si rientra a casa: chiacchierare, raccontarsi la giornata. Dedicare tempo in maniera totalizzante al proprio figlio servirà a non far mai perdere l’aspetto affettivo della relazione.
– Non perdiamo mai le tappe importanti della sua crescita: una festa, una recita, la febbre. È importante che questi momenti siano vissuti con la mamma e il papà; questo permetterà al bambino di non sentirsi solo nei momenti in cui lui ha bisogno di noi.
– Facciamo in modo che nostro figlio capisca che mamma e papà tornano sempre. Ci possiamo far aiutare da letture a tema.

Ricordiamo che si può essere buone mamme e buoni papà anche se non stiamo con nostro figlio tutto il giorno. La qualità del tempo incide molto sulla qualità della relazione con lui. Potremmo anche dedicargli un giorno insieme fisicamente, ma se siamo concentrati su altro il bambino se ne accorge e ne risente! Buon rientro “in sicurezza” a tutti!

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4 maggio 2020 • Senza categoria

E’ figlio unico?!?!?

Ebbene si, questa domanda molte famiglie se la sentono ripetere costantemente. Alcune vanno in crisi perché la scelta non è stata loro, altre perché, seppur convinte, dopo aver sostenuto tesi sulla bellezza del figlio unico, diventano bersaglio di chi ostenta le possibilità che hanno solo le famiglie numerose.

Ritengo che il figlio unico possa essere più esposto a qualche “rischio” educativo ma ricordiamoci che l’evoluzione psicoaffettiva, sociale, equilibrata di un bambino, dipende dal clima sociale e familiare in cui cresce e dallo stile educativo attuato. Un figlio unico che cresce con genitori sereni crescerà sicuramente meglio rispetto ad un bambino che vive in un clima costantemente frustrato dal nervosismo dei genitori che debbono occuparsi di altri 3 fratelli.
7808a952-cd3f-41c1-ab54-9b1fe909ad4fSuggerisco quattro pillole pedagogiche per cercare di ammortizzarne i rischi:
– Non opprimiamo il bambino o adolescente con tante imposizione ma stimoliamo indipendenza e autonomia.
– Non pretendiamo più di quello che è possibile; i nostri obiettivi probabilmente non saranno i suoi; stimoliamo la voglia di raggiungere i propri sogni ed i propri obiettivi.
– Non proteggiamolo troppo, restiamo indietro; stimoliamolo a raggiungere da solo la sua felicità anche se ci sono incidenti di percorso.
– Non diamo sempre compagnia adulta; i bambini e i ragazzi devono poter trovare fra i loro coetanei una compagnia piacevole, solo il gruppo dei pari può regalare socialità.

Non facciamo l’errore educativo di andare a cercare la luna per il nostro “unico” figlio. Lasciamogli la libertà di crescere senza paure, sicuro e adatto ai contesti. Non teniamo tutto sotto controllo ma diamogli fiducia. La sua crescita armonica sarà la risposta a tutte le nostre domande.

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27 aprile 2020 • Senza categoria

SONO GELOSO DEL FRATELLINO!

Buon lunedì mamme e papà! È in arrivo un fratellino o una sorellina? Questa pillola fa al caso vostro!

di Ilenia Amati

Oggi parliamo del sentimento della gelosia che per i bambini è un vero e proprio problema. Vi indico qualche consiglio per affrontare al meglio questo momento, senza dimenticare che è assolutamente normale che un bambino di 2- 5 anni sia geloso di un neonato.

Vediamo insieme:WhatsApp Image 2020-04-27 at 03.10.43
Parliamo con il maggiore in maniera leale di quello che accadrà e rispondiamo alle sue domande;
– Ricordiamoci di portare con noi in ospedale una sorpresa che il bebè farà trovare al maggiore quando andrà a trovarlo alla nascita (si, va portato in ospedale!). Vi consiglio di inserire un gioco, un libro, nella borsa che preparate per il bebè.
Diamo al maggiore le attenzioni giuste (anche il resto della famiglia dovrà farlo): parole, sguardi, regali. Teniamolo in considerazione senza contrapporlo al bebè (evitiamo le frasi “hai visto com’è bello il fratellino?” ,“la sorellina ti somiglia”, ecc.);
– Non togliamo al maggiore il proprio spazio (trasferirlo in cameretta, iscriverlo al nido, mandarlo a casa di parenti..). Il cambiamento va preparato ed effettuato nei 9 mesi, non quando si torna a casa dall’ospedale.
“Promuoviamolo” con un “lettino da grandi”, “piatti da grandi”, “stanza da grandi”: si sentirà valorizzato.
Coinvolgiamolo nella cura del neonato senza obbligarlo. Chiediamo il suo aiuto nel preparare il bagnetto, nel cambio del pannolino e facciamolo sentire indispensabile ma non costringiamolo mai.

Il consiglio più importante: non ci arrabbiamo con lui della sua gelosia. Non puniamo i suoi atteggiamenti capricciosi e le sue azioni aggressive dei primi tempi: parliamo dolcemente e abbracciamolo. Il maggiore, per quanto possa essere maggiore, ha 3 anni ed è sempre un bambino!
P.S. Ah, mamma, non sentirti in colpa, non stai tradendo nessuno: stai facendo al tuo primo figlio un regalo per tutta la vita! Alla prossima settimana, Ilenia

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