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Se il viaggio fosse un gioco. Spunti da un’avventura di famiglia in Basilicata

Torniamo da queste vacanze estive molto ricaricate e soprattutto felici di vedere che le famiglie NETural stanno crescendo e sono sempre di più. Ecco la testimonianza speciale di una mamma NETural come Letizia Piangerelli, in viaggio con la sua famiglia tra avventura e gioco in Basilicata.

di Letizia Piangerelli

 LETIQuesta storia inizia da una premessa: noi siamo una famiglia fortunata, abbiamo 4 nonni in piena forma, due abitano in Trentino, gli altri due nelle Marche in riva al mare. Mari e Monti da sei anni – cioè da quando siamo diventati tre – costituiscono l’orizzonte sicuro delle nostre estati. Un tragitto rigorosamente diviso in parti uguali e percorso sempre da nord a sud, per riaffacciarci a settembre
in città con le valigie ruvide di sabbia e la faccia cotta da vento e sale. Esistono tanti tipi di vacanza e questa l’abbiamo sempre rubricata alla voce “riposante”: niente fatica, nessun cruccio, pochissime spese. Ma mamma l’avventura, le scoperte, la meraviglia?
E’ per rispondere a questa domanda che vi posso raccontare la storia di un’altra vacanza, quella che quest’anno ci ha portato a mollare gli ormeggi e partire alla volta della Basilicata.
8 giorni, 6 tappe, una collezione di avventure costruite con lo scopo preciso di andare a caccia di emozioni, buone per adulti e bambini. Lo spunto ce l’ha dato il papà di un’amichetta di scuola di Viola, raccontandoci di un’oasi a Policoro dove ti portano in catamarano a vedere i delfini. Che visione in un grigio inverno bolognese! Ed è così che ad aprile 2017, con l’aiuto prezioso dei miei amici Mariella e Andrea di Casa Netural, abbiamo messo insieme questa vacanza memorabile.
Tappa n.1 – Matera – Oasi del WWF, Policoro (2 notti)
Ogni anno d’estate l’oasi del WWF insieme alla Fondazione Ionan Dolphin organizzano escursioni in catamarano al largo del mar Ionio, per studiare delfini e cetacei nel loro ambiente naturale. Lo scopo del progetto, con un approccio fondato sulla citizen science, è trasformare per un giorno semplici cittadini in ricercatori attivi, sensibilizzando adulti e bambini sull’importanza di rispettare
l’ecosistema marino e la libertà degli esseri che lo abitano. E’ bastata un’ora di navigazione per entrare nel cuore della loro piazza, centinaia di delfini che saltavano ovunque attorno alla barca, accompagnandoci curiosi per un pezzo di strada, per poi immergersi e riapparire lontani e tanti all’orizzonte.
Un’emozione rara, preziosa, pura commozione per l’incontro ravvicinato con qualcosa di misterioso e vivo, che nessun acquario, per quanto ben tenuto e sensibile, vi potrà mai regalare.
La settimana prima della nostra uscita un gruppo fortunato ha avvistato un capodoglio, lo Ionio è un mare profondo pieno di meraviglie.
Avviso importate: l’uscita è molto gettonata e salgono solo 20 persone al giorno, consigliamo di prenotarla molto presto se volete assicurarvi un posto, noi abbiamo acquistato i nostri biglietti ad aprile!
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Tappa n.2 – Policoro – San Severino Lucano, passando per Terranova del Pollino (1 notte)
Dopo il mare, la nostra lista delle avventure concordata con Viola comprendeva la notte in un rifugio di montagna. Nel parco nazionale del Pollino ce ne sono tanti e da San Severino Lucano partono tantissimi percorsi attrezzati, parchi avventura, rafting, camminate, osservazione di animali. Anche se non sembra, noi volevamo andare piano e fare solo due cose: mangiare salsicce cotte alla brace di un fuoco e salire su una giostra persa in mezzo a un altopiano.Abbiamo quindi seguito la strada più breve (non la più veloce), arrotolandoci sulle curve che da Policoro entrano nel parco e salgono fino al Rifugio Aquila Verde (Terranova del Pollino), un luogo essenziale e ospitale dove ci ha accolto una giovane famiglia con due bambine, un cane e una terrazza naturale su tutta la valle.
Lì abbiamo saziato la nostra fame di salsicce e dormito la prima notte fresca di un’estate torrida. Per poi partire con calma al mattino alla volta del giro sulla giostra di Holler, un’installazione artistica che fa parte del circuito Arte Pollino, dove è possibile salire e  sperimentare…. la lentezza. IMG_20170809_151707 Mentre ti abitui allo scorrere contro-intuitivo di un tempo che passa molto piano, dove di solito il gioco è dettato dalla velocità, finalmente ti fermi e inizi ad accorgerti davvero di ciò che hai intorno. Pensavo che Viola fosse impaziente, che chiedesse di andare più veloce.

Ho sottovalutato la capacità di meravigliarsi dei bambini, ha chiesto di farla due volte. Ancora mamma, ancora!

(nb: la velocità prescritta dall’artista per riportarci a godere del tempo presente prevede che un singolo giro duri 15 minuti….).

Tappa 3 – San Severino Lucano – Maratea (2 notti)
Ci siamo a questo punto concessi una pausa di mare, e che mare! Non mi dilungo molto su questo, il mare di Maratea è trasparente, di sassi e sabbia nera come il Conero, attrezzato di tutto ma anche selvaggio (a seconda dei gusti ci sono più di 15 spiaggette), pesce a
volontà e la statua del Cristo Redentore che aspetta in alto, per una visita al tramonto. Una nuova avventura ci aspettava nella tappa successiva, l’ultima, dove ho dovuto fare appello a tutto il mio coraggio per convincermi a sperimentare cosa si prova a volare.IMG_20170803_194639

Tappa 4 – Maratea – Castelmezzano/Pietrapertosa (1 notte)

Inseriti tra i borghi più belli d’Italia, nel cuore delle Dolomiti Lucane, Castelmezzano e Pietrapertosa sono anche conosciuti per l’esperienza del Volo dell’Angelo, un volo in tutta sicurezza agganciati a un cavo lungo 1400 metri che collega dall’alto i due paesi. La durata è sufficientemente lunga per tenere gli occhi aperti, farsi passare la paura ed entrare per un attimo in empatia con gli uccelli. Avrei
continuato ad andare avanti e indietro per tutto il pomeriggio! Per fare il volo bisogna avere compiuto i 16 anni, oppure 12 se accompagnati da un adulto (si può volare anche in coppia! In entrambi i casi va prenotato con largo anticipo per trovare posto).

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E mentre io facevo prove di lancio, Viola e il papà si sono avventurati sul percorso delle sette pietre che collega via terra i due borghi e si sono poi concessi una deviazione prendendo il ponte nepalese, lungo 72 metri, che collega le ferrate Marcirosa (Pietrapertosa) e Salemm
(Castelmezzano). Le vie ferrate sono bellissime e non particolarmente difficili per giovani e adulti. Per chi non dispone di attrezzatura sono percorribili con l’accompagnamento di guide del posto, ma sono sconsigliate per bambini e bambine al di sotto dei 14 anni (alcuni punti sono esposti al sole e alcuni passaggi sono costruiti su rocce con pendenze significative).
Vale la pena in questi luoghi fermarsi anche a dormire: di notte si accendono come presepi raccolti tra spunzoni di antiche montagne. Abbiamo passato il dopocena col naso all’insù a unire i puntini tra le stelle.
La nota di fondo di tutto il viaggio è stata la capacità innata dei lucani di accoglierti con calore, come fossi di famiglia a prescindere, di quelle famiglie allargate dove uno è sempre ospite e mai turista di passaggio. Forse è proprio questo che ha reso questo viaggio un’avventura speciale, dove abbiamo collezionato così tanta meraviglia.
Le due tappe che mancano sono l’andata e il ritorno (Ancona-Matera | Matera – Ancona) dove ci siamo fermati a dormire a Casa Netural, per poter stare un pò con i nostri amici Mariella e Andrea, conoscere la piccola Alice ed Edo e far sperimentare a Viola cosa vuol dire
 
Deve averlo capito bene, anche se il tempo è stato poco, perché durante l’aperitivo dell’ultimo giorno al birraio ha detto che lei “abita a Casa Netural, un posto dove dormi e mangi e anche i grandi ci lavorano giocando, insieme a tante persone simpatiche, con i cartelloni e i disegni pitturati sui muri”.
In effetti a sentirla, sarebbe bello vivere sempre in un posto così.
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Bonus mamma 2017: richieste online dal 4 maggio!

 

Sei incinta o stai per adottare un bambino? Congratulazioni!

E non dimenticare che da oggi 4 maggio é possibile fare richiesta all’INPS per ricevere il bonus mamma, l’assegno previsto dalla legge di bilancio per il 2017 che verrà assegnato alle donne che nel corso del 2017 avranno un figlio – anche in adozione o affido – o che entro l’anno saranno almeno al settimo mese di gravidanza.

A quanto ammonta il bonus?

L’importo dell’assegno è di 800 euro ed è concesso in un’unica soluzione per evento ed in relazione ad ogni figlio nato o adottato/affidato.

L’assegno una tantum sarà corrisposto dall’INPS su domanda della futura madre, al compimento del settimo mese di gravidanza (inizio dell’8° mese) oppure alla nascita o adozione o affido avvenute nel 2017. 

A chi é rivolto?

La prestazione è rivolta alle donne in gravidanza o alle madri per uno dei seguenti eventi verificatisi dal 1° gennaio 2017:

  • compimento del settimo mese di gravidanza;
  • parto, anche se antecedente all’inizio dell’ottavo mese di gravidanza;
  • adozione nazionale o internazionale;
  • affidamento preadottivo nazionale.

Il beneficio è concesso in un’unica soluzione per ogni evento (gravidanza, parto, adozione o affidamento) e in relazione a ogni figlio nato, adottato o affidato.

Quando fare domanda

La domanda deve essere presentata dopo il compimento del settimo mese di gravidanza e comunque, improrogabilmente entro un anno dalla nascita, adozione o affidamento. Per i soli eventi verificatisi dal 1° gennaio 2017 al 4 maggio 2017, data di rilascio della procedura telematizzata di acquisizione, il termine di un anno per la presentazione della domanda online decorre dal 4 maggio.

Come fare domanda

La domanda può essere presentata online all’INPS con il PIN attraverso il servizio dedicato.

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In alternativa, si può fare la domanda tramite:

  • Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • enti di patronato e intermediari dell’Istituto attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Chi puó fare domanda

Hanno diritto al bonus le cittadine italiane e comunitarie, le donne con status di rifugiate politiche e coloro che sono in possesso del permesso di soggiorno UE di lungo periodo.

 

Maggiori informazioni: Sito internet dell’INPS

 

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Imparare “in pancia” | Il nostro TED di Febbraio

Interessantissimo il Ted che vi proponiamo questo mese. Parla di apprendimento, ma soprattutto di luoghi “inusuali” dell’apprendimento. Lo sapevate che incominciamo ad imparare nell’utero della mamma?

E sapete che i neonati piangono con l’accento della lingua delle loro madri?

“Parte dell’apprendimento più importante avviene prima della nostra nascita, quando siamo ancora in utero.” La voce delle mamme viene riconosciuta come “familiare” dopo la nascita, e la sigla della loro soap opera preferita diventa spesso una delle canzoni più familiari dei piccoli! 🙂

Questo e tantissimo altro nelle parole di Annie Murphy Paul.

 

 

 

 

 

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16 febbraio 2017 • netural family, Netural Women

Mamme, nutriamoci di leggerezza!

Diventare mamma rappresenta una di quelle sfide che quando ti trovi ad affrontarle ti sembrano videogiochi con livelli di difficoltà crescenti: mondo nuovo, nuova percezione della società, nuovi impatti sul mondo circostante, dal lavoro alle amiche ai compagni, nuovo stile di vita, un cucciolo da capire e aiutare a crescere.

Ma diventare mamma è anche una splendida avventura di crescita per tutte noi, un momento di scoperta di noi stesse e del mondo senza pari, un vero e proprio “master” (come lo definisce Riccarda Zezza nel suo MAAM) a cui ci ritroviamo iscritte all’improvviso. E allora, tanto vale godersi il nuovo percorso di formazione che ci attende.Elastigirl
Di sicuro, però, da mamme, c’è una cosa che più di tutte ci appassiona e ci dà coraggio, ed è la condivisione con altre mamme delle nostre paturnie gravidiche, delle nostre angosce da primipare e così via. E se la condivisione è accompagnata anche da due risate è davvero il massimo.

Per questo, oggi, vogliamo proporvi alcuni blog di mamme speciali che vivono la maternità sempre con un sorriso e con la giusta leggerezza che aiuta a stare meglio e a sentirsi più forti e insieme nell’avventura della maternità.

Sicuramente Claudia De Lillo, alias Elasti è la prima imperdibile amica di penna virtuale che dovrete avere, con il suo blog Nonsolomamma

Non di meno, vi consigliamo di farvi “un giretto” su 50 Sfumature di Mamma e di conoscere le tre autrici “amiche di forum” che hanno avviato questa avventura.

E non perdetevi nemmeno l’energia e la vitalità di Mammafelice di Barbara Damiano e di Supermamma di Angela Ercolano, esperta di cucina e mille idee creative.

E che dire di Mamamò, il blog di Roberta Franceschetti e Elisa Salamini su cui potrete trovare i migliori contenuti digitali per i vostri bimbi e ragazzi.

E chiudiamo i consigli di leggerezza e spensieratezza per le nostre #neturalwomen con due blog divertenti che vi faranno dimenticare le imperfezioni: Machedavvero di Chiara Cecilia Santamaria: blogger, scrittrice, giornalista freelance e mamma e Mamme a spillo  di Valentina Piccini, una mamma sui tacchi!

Insomma, non perdete mai il sorriso e l’opportunità di vivere la maternità con imperfezione e felicità!

 

 

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Mia figlia, Malala (TEDtalks)

Il TED che abbiamo scelto per Dicembre è davvero speciale. Lo dedichiamo a tutti i papà e al loro ruolo importantissimo di educatori e compagni di vita.

Il padre di Malala racconta di società patriarcali e del dovere di difendere i diritti e la felicità delle donne, racconta di innamoramenti fatti di sguardi e di futuro e uguaglianza.

A noi ha fatto commuovere l’emozione e la fierezza di questo padre pachistano che sale sul palco per gridare al mondo il suo orgoglio per Malala Yousafzai, sua figlia, Premio Nobel per la pace 2014.

Facciamo davvero un grande augurio a tutti i nostri #NETuralDads e alle nostre meravigliose #NETuralFamilies che credono nella possibilità di un mondo capace di rappresentare tutti, indistintamente, con la stessa fierezza del padre di Malala.

Auguri per un Natale di Uguaglianza a tutti!

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Benvenuta Silvia e il supporto alle famiglie NETuralFamily

Siamo molto felici di accogliere sul nostro blog Silvia Sellitto, psicologa, specializzata in genitorialità e psicologia perinatale. Silvia curerà il nostro Sportello Genitori online, un nuovo servizio di NETural Family per le famiglie che hanno bisogno di un supporto, di un consiglio e che soprattutto non vogliono sentirsi sole nell’affrontare le tante situazioni quotidiane di crescita familiare.

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Lo Sportello è il primo di una serie di servizi di supporto a distanza che attiveremo, con l’obiettivo di essere presenti nella vita di tante famiglie NETural come aiuto concreto quotidiano.

Ma conosciamo Silvia più da vicino.

Silvia é una psicologa che si occupa di genitorialità e psicologia perinatale in ambito pubblico e privato. Crede molto nel rispetto dell’unicità di ogni famiglia, della sua storia e dei suoi bisogni, inoltre é una fiera sostenitrice del contatto e del gioco per la promozione del benessere del bambino e di tutta la famiglia.
Dopo essersi formata a Milano e Londra, attualmente vive e lavora a Firenze dove si occupa di uno sportello per la genitorialità e organizza per le mamme e i loro partner gruppi di supporto post-partum basati sulla promozione della comunicazione tra i genitori e i loro bambini.

L’Accesso al servizio è gratuito per la prima consulenza e successivamente ha un costo stabilito dal professionista coinvolto.

(Se siete interessati, qui trovato la pagina dedicata allo Sportello!)

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Le mamme hanno bisogno di essere “insieme”

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Ci sono anche storie belle da raccontare di rientri a lavoro non traumatici, di accoglienza, di tribù che ti fanno sentire a casa, anche a lavoro, e che ti fanno sentire che la tua nuova condizione di mamma non potrà che essere un’opportunità per tutti. Questa è la storia di Sofia Borri, direttore di Piano C, tornata a lavoro dopo la sua seconda gravidanza.

Articolo di Sofia Borri del 20 ottobre 2015  pubblicato su Piano C 

“Per crescere una mamma ci vuole un villaggio”

Sofia a Piano CIeri sono tornata al lavoro dopo la mia seconda maternità e ad accogliermi ho trovato questo post di Riccarda. Mi ha fatto un immenso piacere per tante ragioni.

Perché è bello sapere che qualcuno ti aspetta.
Perché mi ha dato la carica per affrontare le prossime settimane che saranno un importante cambiamento
per me e la mia bambina.
Perché mi ha ricordato che far bene il proprio lavoro vuol dire voler bene ai propri progetti così come alle persone.
Perché è giusto, importante e bello che proprio a Piano C sperimentiamo tutto questo a partire dalla nostra organizzazione e lo raccontiamo come qualcosa di possibile. Possibile non solo a Piano C.
Perché non dobbiamo più far credere che per tornare al lavoro si debba essere delle wonder woman o che, peggio, la responsabilità di questa scelta in termini di fatica, stress, ansia e a volte addirittura colpa sia tutta sulle spalle di noi donne.

Per questo ho pensato di raccontarvi di cosa è fatto questo rientro dalla maternità, che sembra speciale e privilegiato ma così non dovrebbe essere.

A renderlo possibile siamo in tanti, un intero villaggio (parafrasando un antico proverbio africano). Innanzitutto io, la mia libera scelta e il mio desiderio di riprendere in mano i miei progetti e il mio lavoro. Poi uno spazio di lavoro che mi accoglierà con Adele per il tempo che riterrò necessario, per non dover smetter di allattare e per rendere il distacco più graduale (grazie Cobaby).

Poi colleghe e colleghi che considerano naturale il fatto che in questa fase della mia vita io intrecci il lavoro alla cura della mia bimba e non si scandalizzano per un pannolino o una sdraietta dove meno te l’aspetti.
Un’organizzazione intera che non ha bisogno di controllare il mio lavoro e sa che, offrendomi la possibilità di gestire con flessibilità il mio tempo, sicuramente farò del mio meglio, anche per il fatto che ora ho qualcuno in più a cui pensare.

Infine, ma non per ultimo, un compagno che condivide come me la cura e la responsabilità delle nostre figlie, negoziando giornate di congedo con la sua azienda, sollevandomi dalla gestione della casa e considerando il mio ritorno al lavoro come qualcosa che fa bene a me e alla nostra famiglia e che serve anche un po’ a questo paese per raccontare che in un modo diverso si può e si deve fare.

Ed è responsabilità di tutti e tutte.

 

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“Senza leadership femminile non c’è vero cambiamento”. Annalisa Monfreda al #RENAFestival.

Annalisa Monfreda, Direttrice di Donna Moderna e Starbene, ha accettato l’invito di Netural Family di partecipare al Terzo Festival delle Comunità del Cambiamento organizzato da RENA con un intervento dal titolo “Senza leadership femminile non c’è vero cambiamento“. A partire dal minuto 29 della diretta streaming dell’evento, è possibile rivedere il suo intervento.

 

Potete leggere le storie che racconta Annalisa Monfreda sul suo blog.

Buona visione!

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4 ottobre 2016 • Netural Women

Occupazione femminile, fotografia dell’Italia di oggi

Articolo di Barbara Leda e Kenny Anna Zattoni pubblicato su InGenere del 22.11.15

Qual è lo stato dell’occupazione femminile in Italia? Quante donne dovrebbero entrare nel mercato del lavoro per raggiungere gli obiettivi internazionali? Quale lavoro le aspetta? Una fotografia del presente.

2,7 milioni sono le donne che in Italia dovrebbero entrare nel mercato del lavoro per raggiungere gli obiettivi previsti dall’ultimo G20, svoltosi in Australia nel 2014, che si era posto come traguardo una ripresa economica che vedesse aumentare i Pil ma anche l’occupazione. Il target specifico fissato in quell’occasione per le donne a livello mondiale: farne entrare nel mercato del lavoro 100 milioni in 10 anni. Quello che il gruppo di lavoro Women20 (W20) si propone di fare, è proprio creare una piattaforma di azione comune che consenta il raggiungimento di tale obiettivo.

L’inclusione economica e lavorativa delle donne in Italia

2,7 milioni è anche il numero di occupate che secondo l’Istat consentirebbe all’Italia, attualmente ultima in Europa per tasso di occupazione lavorativa femminile, di allinearsi con la media europea. Il nostro paese, in realtà, è ben lontano dall’obiettivo già fissato dalla strategia di Lisbona, che prevedeva l’impiego del  60% di donne entro il 2010. Un obiettivo che, secondo la Banca d’Italia, avrebbe ricadute positive per tutta la società, facendo crescere il Pil del 7%.

La bassa occupazione delle donne è sintomatica di una condizione generale di disuguaglianza: lo rileva il Gender Equality Indexelaborato dall’EIGE (l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere) che vede l’Italia sotto la media europea e il rapporto Global Gender Gap, pubblicato annualmente dal World Economic Forum, che attribuisce all’Italia il 69esimo posto nella classifica mondiale per la parità di genere.

Le cause

In Italia, la struttura economica, l’organizzazione del lavoro, gli stereotipi di genere sono strettamente correlati a quanto lavoro di cura ci si aspetta che venga svolto dalle donne nelle case, al tipo di welfare a cui hanno accesso e alle possibilità che hanno di entrare nel mercato del lavoro.

Le donne italiane sono considerate come le principali referenti e responsabili del lavoro domestico e di cura: secondo Eurostat dedicano alle responsabilità familiari più tempo di tutte le altre donne europee, ben 5 ore e 20 minuti al giorno. Ossia 3 ore e 45 minuti più degli uomini. Questa differenza nell’uso del tempo tra uomini e donne tende a diminuire a mano a mano che il tasso di occupazione cresce: in Svezia per esempio sono solo 73 minuti, poco più di un’ora. Se consideriamo il part-time maschile come un indicatore della partecipazione degli uomini al lavoro domestico i dati vengono confermati: quello italiano è uno dei più bassi d’Europa, l’8,4% contro il 7,8% in Francia, il 10,8% in Germania, il 13,1% in UK e il 15,1% in Svezia (Eurostat 2014). La scarsa partecipazione maschile al lavoro di cura si somma all’inadeguatezza dei servizi preposti: ad esempio il tasso di copertura dei servizi per la prima infanzia (asilo nido) è uno dei più bassi in Europa e risulta inferiore al 13,5% (Istat 2013). Inoltre a causa delle politiche di austerità molti servizi sono stati tagliati: tra questi il tempo pieno a scuola, i servizi di assistenza domiciliare agli anziani, ecc.

Il risultato? Sono ben 2,3 milioni le donne che risultano inattive per motivi di famiglia, di queste il 40% ha un diploma di scuola superiore o un titolo universitario e il 45% vive al sud. Si stima che 270.000 donne inattive non abbiano cercato lavoro a causa dell’inadeguatezza dei servizi di cura forniti a bambini, anziani, malati e disabili (McKinsey Analysis 2012). Il 18% delle donne inattive lavorerebbe se i servizi fossero adeguati (Istat 2013).

In questo contesto non stupisce che per le donne italiane la maternità rappresenti ancora un rischio concreto di fuoriuscita dal mercato del lavoro: il 22,4% delle madri impiegate prima della gravidanza, intervistate dopo due anni, avevano perso il lavoro (Istat 2015).

Quale lavoro

Nonostante la fotografia che ci restituisce il presente non sia rosea e abbia grandi margini di miglioramento, bisogna tener conto che il numero delle italiane al lavoro negli ultimi sessant’anni è cresciuto costantemente e si è arrestato soltanto di fronte alla recente crisi finanziaria.

Le donne italiane desiderano entrare nel mercato del lavoro, e ne è la riprova il superamento degli uomini nell’istruzione: ottengono più e migliori risultati. Secondo il rapporto Almalaurea del 2013 nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni, il 30% delle donne ha un una laurea contro il 18% degli uomini. Eppure questo vantaggio non si riflette nel mercato del lavoro: gli stereotipi di genere influenzano le scelte di carriera delle donne che tendono a preferire materie (letteratura, insegnamento, linguistica, geografia, chimica-farmaceutica, legge, architettura) in cui c’è troppa offerta rispetto alla domanda, specialmente se comparate con le materie tecnico-scientifiche in cui si registra una netta prevalenza maschile. Il risultato è che a cinque anni dalla laurea hanno trovato lavoro l’88% dei laureati e solo il 63,5% delle laureate e gli uomini guadagnano 1556 euro contro i 1192 delle donne (Almalaurea 2015).

Il problema per le italiane non è solo entrare nel mercato del lavoro, anche la qualità lavorativa che ottengono è inferiore a quella degli uomini: vengono pagate meno a parità di lavoro (il cosiddettogender pay gap), sono più esposte al part time involontario e alla precarietà (Istat 2015) e fanno meno carriera anche se sono più formate.

Donne e uomini hanno le stesse ambizioni ma nei luoghi di lavoro viene promosso un modello dileadership per cui avere una carriera significa essere presenti “sempre e comunque”, circa il 40% delle donne che si considera “adeguata” per ricoprire un ruolo apicale, sostiene che sia il modello dominante di leadership l’ostacolo principale alla carriera (McKinsey analysis sui dati Istat 2012).

In questo contesto di lenta ma crescente occupazione femminile, di scarsa partecipazione maschile al lavoro di cura e di inadeguatezza e scarsità dei sevizi, di contrapposizione tra la cura e il lavoro, la domanda di lavoro domestico è cresciuta attirando e trattenendo donne migranti, relegandole in un settore considerato poco qualificato e quindi sottopagato. Una donna migrante su due lavora per e nelle famiglie italiane fornendo servizi di cura, rappresentando l’80% della forza lavoro in tale settore, per un totale stimato di 1.554.000 lavoratrici. L’Oecd riporta come le lavoratrici migranti siano maggiormente esposte alla violazione dei diritti e al lavoro nero (Oecd 2014).  Recenti dati Istat (2015) illustrano come le donne migranti abbiano una scarsa mobilità sociale e siano spesso troppo qualificate per il lavoro che svolgono.

Segnali incoraggianti 

C’è un ambito in cui negli ultimi anni le donne hanno ottenuto progressi importanti ed è la leadershipsia in ambito economico che politico. Per quello che riguarda le donne nell’economia va sottolineato come, grazie alla recente legge sulle quote nei cosigli di amministrazione, che impone di avere almeno il 20% di donne nei consigli di amministrazione delle società pubbliche e private, i dati sono migliorati moltissimo e ad oggi con un 27,3% di donne nei consigli di amministrazione (Consob2015) l’Italia rappresenta un buon esempio a livello europeo in cui la media è del 20%. I dati sono incoraggianti anche quando si guarda al numero dei dirigenti, che ha raggiunto un 29% di presenze femminili contro la media europea del 21%  (Openpolis, 2015).  Il soffitto di cristallo è crepato ma non infranto: a livello di presidenza dei cda le donne sono solo il 5% e nel ruolo di amministratore delegato nelle società quotate la percentuale scende a zero (Openpolis, 2015). Anche nel settore pubblico le donne hanno più potere decisionale: nei consigli di amministrazione si è passati da un 2% di donne al 24% nel 2014  (European Commission Justice and Consumers 2014)

Negli ultimi anni le donne italiane se la cavano meglio anche in politica: nell’attuale governo le ministre sono il 41% e sia alla Camera che al Senato le donne registrano un inedito 31% di presenze (European Commission Justice and Consumers 2014).

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2 agosto 2016 • netural family, Netural Women

La ripresa è donna

Articolo di Mariella Stella pubblicato su Gli Stati Generali | 11.05.16

Pensavo, stamattina, alla mia condizione di donna: bi-mamma, lavoratrice dipendente e anche imprenditrice, compagna di Andrea, divisa tra figli, lavoro e passioni, con un ritmo di vita altissimo e con poco tempo per sè.

Pensavo a mia madre, lei tri-mamma, lavoratrice e moglie, e a tutte le volte che in piena notte la trovavo ancora alle prese con le cose di casa.

Ho ripercorso gli ultimi anni della mia vita, e ho ripensato ai lavori che ho fatto e cambiato, alla mia esperienza di impegno civico in RENA fino alla sfida di Casa Netural che vivo ogni giorno, alla prova del territorio, al confronto con le persone.  E ho iniziato a scandagliare l’esperienza del nostro Incubatore di Sogni Professionali, che supporta persone che hanno voglia di rimettersi in gioco nel fare il lavoro che hanno sempre desiderato o che decidono di sperimentare la ricchezza di un fallimento, il privilegio di cambiare ed evolversi, la possibilità di reinventarsi e rimettersi in gioco.

Se stai leggendo questo articolo e sei un uomo probabilmente queste ultime parole ti suoneranno strane, quasi fastidiose, “la ricchezza di un fallimento” è un ossimoro, crea fastidio, fa sentire inadeguati, eppure sono certa che se sei una donna la cosa non ti sconvolgerà così tanto.

Ho ripensato, stamattina, agli ambienti di lavoro in cui ho lavorato negli ultimi dieci anni. Non posso lamentarmi, poteva andarmi peggio, eppure spesso, davvero troppo spesso, mi sono ritrovata a provare una strana sensazione. Quella di dover sempre dimostrare che avere un figlio non era un problema, che averne due era davvero easy, che ero degna di fiducia anche se mamma.

Poi, un giorno, grazie all’esperienza di Casa Netural e al continuo confronto con donne, mamme e non, e con tanti uomini di ogni età, ho capito che le cose stavano in maniera decisamente diversa.

L’ho capito un pomeriggio, mentre eravamo impegnati in uno degli incontri del nostro Incubatore, ho guardato, per un momento, la situazione dall’esterno e ho visto solo donne intorno a me. Stavamo incubando 8 sogni di lavoro inerenti a tematiche diverse ma il dato di fatto è che erano tutte donne.

E così nei minuti successivi ho ripercorso gli ultimi 4 anni di esperienza a Casa Netural e ho ripensato a tutte le persone che si sono affacciate e che si affacciano nel nostro Incubatore di Sogni e nel nostro coworking anche per proporre solo un evento, o meglio ancora un progetto, e ho iniziato a contare le donne.

Erano davvero tante, una percentuale schiacciante, un dato inconfutabile.

Non ho mai amato le casistiche di genere ma non ho potuto far finta di niente, ci ho pensato per giorni, osservando anche meglio determinate dinamiche, i profili di chi arrivava, e ho capito che i tempi sono davvero maturi per un cambio di rotta decisivo, la ripresa è donna.

Non voglio che vi facciate l’idea di un modello di donna vincente e con gli attributi, non amo che si diano alle donne attributi che fisiologicamente non appartengono loro, ma voglio che consideriate seriamente questa nuova prospettiva, già in atto. Quella di un mondo femminile che si mette in gioco, che non ha paura di sbagliare, ma ha un’immensa voglia di provare e di entrare nel mondo,  spesso e soprattutto con il  suo status di mamme, incasinate, stressate e appassionate, pronte ad imparare cose nuove e modi nuovi ma non a rinnegare la propria maternità o a viverla come un’alternativa alla realizzazione professionale.

Non tutte le donne che sono passate da noi sono riuscite a rimettersi in gioco fino in fondo, alcune sono tornate indietro, molto spesso scoraggiate da parenti e mariti , riportate alla realtà da doveri di cura parentale, sventolati come minacce dai loro compagni di vita, da genitori terrorizzati dal cambio di rotta e da amici ostili al cambiamento.

Ma tutte, davvero tutte, anche quelle che sono tornare indietro, avevano negli occhi una grande voglia di riscatto, di riconoscimento, la speranza di poter realizzare se stesse anche da madri. E spesso ho avuto l’impressione che affidassero a chi restava la loro missione. Sento di portare dentro la voglia di riscatto di tutte loro e di voler provare ogni giorno a realizzare un pezzo di quel cammino.

“Robe da femmine” direbbe qualcuno; “Troppi sentimentalismi” ho sentito dire spesso; “Avete voluto l’uguaglianza e ora tenetevela e adeguatevi” mi ha detto un collega una volta. Ma l’uguaglianza rispetto a cosa, mi chiedo, rispetto ad un modello ancora maschile del mondo? Quella nessuno l’ha mai chiesta. Dateci la dignità delle differenze, l’orgoglio delle diversità che arricchiscono, dateci la capacità di ricostruire da quelle differenze un mondo fatto di cura, di accoglienza e di imperfezione.

Le donne che ho incontrato non hanno il terrore di essere imperfette e rispetto al fallimento sanno farsi anche una risata, alzare le spalle e pensare a cosa inventarsi per ricominciare. Sbagliare non deve far paura, lo impariamo da mamme, guardando i nostri figli mentre cadono e si rialzano, mentre provano e riprovano a mettere insieme i pezzi di quel puzzle così difficile, o ad andare in bici senza rotelle. Spesso, invece, vedo uomini spaventati dal fallimento, che per la paura di riconoscersi inadeguati non si buttano nemmeno, o ci provano sapendo già che ce la faranno, uomini che nella prospettiva di dover cambiare strada si perdono, che non riescono a concepire l’idea di non farcela. Li ho visti con questi occhi e da mamma di due maschi penso che dovrò fare di tutto per insegnare ai miei bambini quanto sia bello e disarmante dire “non ce la faccio, mi aiuti?” o dire “ho sbagliato”, penso che se avessimo più donne che non vogliono fare gli uomini ma essere solo e meravigliosamente donne, il mondo sarebbe più capace di rialzarsi e sorridere, sempre.

Nel lavoro come nella vita le differenze sono la ricchezza più importante, le narrazioni al maschile hanno fatto il loro tempo, credo che narrare  a più voci la storia, la vita, il lavoro, sia davvero una possibilità irrinunciabile per costruire una società e un’economia diverse.

Pensavo a questo anche nei giorni della Sharing School, un’esperienza formativa dedicata all’economia collaborativa, che si è tenuta a Matera dal 27 aprile al 1 maggio. Si parlava di territori e città collaborative e si è parlato molto anche di competenze e attitudini per la collaborazione. Le parole più usate sono state“cura”, “fiducia”, “ascolto”, parole vicine alla parola donna, mamma, a quel femminile che è anche in molti uomini, in molte realtà di impresa emergenti, purtroppo ancora troppo poco nelle istituzioni, ma il processo è in atto, ed è un processo di risalita, e la parola risalita è donna.

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