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Consigli di lettura per #NETuralgenitori: Bastava chiedere! di E.Clint

Grazie all’energia della nostra community stiamo raccogliendo molti contributi sui temi che ci sono cari. Oggi vi proponiamo il consiglio di un libro sulla parità di genere. Ce lo racconta una persona speciale!

di Vanessa Vizziello

Ho comprato “Bastava chiedere!” di Emma Clint, edito da Laterza, perché avevo letto che la bravissima scrittrice Michela Murgia, che io stimo e adoro, ne aveva scritto la prefazione … e mi sono fidata. A dire il vero ne avevo sentito parlare sui social e mi aveva incuriosita anche la copertina colorata e disegnata.

Non mi aspettavo di trovare un libro a fumetti e forse, se lo avessi saputo prima, non lo avrei acquistato. A me non piacciono i fumetti.

“Bastava chiedere!” è scritto da Emma Clit, una blogger, fumettista, ingegnera informatica francese che comincia la sua carriera distribuendo volantini femministi all’entrata delle metro di Parigi. Raccoglie le vignette che l’autrice ha pubblicato dal 2016 sul suo blog emmaclit.com (che vi consiglio di andare a guardare) riscuotendo immediatamente un grande successo in rete. 

È un libro differente dagli altri e per molti “sarà una rivelazione, un dolore e un’opportunità”, così scrive sulla copertina Michela Murgia perché guida ad una consapevolezza più profonda negli uomini e nelle donne. 

Il libro illustra la vita familiare eterosessuale e i rapporti tra generi: rapporti tra uomo e donna, tra donna e uomo. 

Grazie all’efficacia delle vignette e al testo ridotto proprio del fumetto, ogni pagina è preziosa perché, come un manuale, dà nuove conoscenze, generando, a tratti, stupore o senso di irritazione o ansia che cresce lentamente. 

Entra nella quotidianità delle nostre vite e in quelle dei rapporti eterosessuali nei quali la donna e l’uomo sono direttamente a confronto e analizza scene di “ordinaria” difformità di genere rispetto alla cura, al tempo, ai rapporti sessuali, al lavoro. 

Leggendolo, si può imparare che ciò che vediamo e viviamo ogni giorno ha un nome appropriato (carico mentale, lavoro riproduttivo, ...) e, quindi, dopo la lettura si è consapevoli di cosa genera tensioni in se stessi e nei rapporti. E tutto assume un senso, angosciante a tratti, ma chiaro sempre, che evidenzia con efficacia la strada da percorrere. 

Il libro guida al superamento di un gap più difficile da scardinare, quello dello squilibrio del carico mentale che lascia, ancora oggi, alle sole donne, anche lavoratrici, il ruolo della cura e della responsabilità della famiglia per alleggerire la vita del proprio uomo “già carica” del solo lavoro.

Bastava chiedere!

è un libro che deve esserci in ogni casa perché, a mio avviso, è una lettura utile a tutte le donne e a tutti gli uomini che potrebbero leggerlo insieme per comprendere quali sono i meccanismi, assimilati in secoli di patriarcato, che generano i nostri atteggiamenti e comportamenti. 

Si potrebbe scoprire, leggendolo, che, per essere davvero libere e liberi di vivere la propria vita e la relazioni con l’altro genere, basta cercare la chiave che apre la gabbia nella quale, a volte, ci siamo chiusi da soli. 

Credo che questo libro possa fornirla. 

Lo consiglio, inoltre, ai genitori di ogni tipo di famiglia e agli educatori che vogliano provare a crescere bambine e bambini che siano adulti liberi.

A tutti, buona lettura. 

Conosciamo meglio Vanessa Vizziello!

è nata e da sempre vive a Matera. Insegnante, femminista e attivista per i diritti LGBT e contro ogni forma di discriminazione. È fondatrice e presidente dell’ Associazione RiSvolta, unica realtà LGBT di Matera, fondatrice e componente del direttivo di Assist, associazione nazionale per la tutela dei diritti delle donne nello sport e di Rebel Network, rete nazionale femminista per i diritti.
È zia di tre splendidi nipoti che contribuisce a crescere nell’ottica della parità di genere e del rispetto delle differenze.
Le piace leggere, mangiare il gelato fatto da sua sorella e suo cognato, preparare e mangiare gli spaghetti alla “Sangiovannina” sempre in buona compagnia.

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13 COMPORTAMENTI CORRETTI PER UN BUON ATTACCAMENTO MAMMA-BAMBINO

di Ilenia Amati

Ciao mamme, oggi un argomento importante: l’attaccamento del bambino
Per verificare un attaccamento particolare del bambino nei confronti di una persona, molto spesso la mamma, è bene osservare alcuni comportamenti: il bambino protesta in caso di un suo allontanamento, saluta quando questa ricompare e, infine, utilizza la stessa come base per partire ed esplorare l’ambiente circostante. Più precisamente, dagli studi condotti dalla ricercatrice Mary. D. S. Ainsworth, emergono tredici comportamenti specifici che si vanno a collocare in momenti differenti dello sviluppo e che sarebbe utile sapere per non fare errori:
1- Vocalizzazione: questa attività risulta più intensa nel momento in cui il piccolo entra in contatto con la madre a partire dalla quarta e quinta settimana di vita.
2- Il pianto del bambino viene interrotto quasi esclusivamente se è la madre a prenderlo in braccio. Questo avviene a partire dalla nona settimana di vita.
3- Quando la madre si allontana, uscendo da una stanza, il piccolo può mettersi a piangere; lo stesso non avviene se ad allontanarsi è un estraneo. Quindicesima settimana di vita.
4- Anche il sorriso viene molto più intensamente attivato se lo stimolo visivo, uditivo ecc. è rappresentato dalla madre. Tredicesima settimana.
5- Se il bambino è tenuto in braccio da un estraneo, il suo sguardo rimane orientato verso e sulla madre. Diciottesima settimana.
6- Intorno alla ventunesima settimana il bambino saluta in modo caratteristico la madre quando ritorna da un periodo di assenza. Il bambino le dimostra tutta la sua felicità nel rivederla e voglia di contatto sorridendo e vocalizzando intensamente, agitandosi e alzando le braccia verso di lei. Se è già in grado di andare carponi le si avvicina.
7In presenza di altri estranei nella stanza oltre alla madre, il bambino tenderà comunque ad andare quasi esclusivamente verso di lei. Ventottesima settimana.
8- Se la madre si allontana dalla stanza il bambino tende a seguire lei e non altre persone. Ventiquattresima settimana.
9- Intorno alla ventiduesima settimana il bambino ha la tendenza ad arrampicarsi sulla madre, esplorandone il viso, i capelli, la persona in genere. Non fa’ altrettanto con gli estranei.
10- Verso la ventottesima settimana il piccolo ha la tendenza, una volta arrampicatosi sulla madre di ritorno dalle sue esplorazioni, a nascondere il suo viso nel grembo materno o in altre parti della sua persona.
11- Sempre tra il settimo e l’ottavo mese, il bambino inizia ad utilizzare la madre come “base sicura” per partire ad esplorare l’ambiente che lo circonda. Di tanto in tanto egli ritorna dalla base sicura. Non si osserva lo stesso comportamento nei confronti degli estranei.
12- Dall’ottavo mese il bambino cerca esplicitamente la madre quando ha bisogno di essere consolato. Di fronte ad uno stimolo spaventoso, dal quale il bambino è allarmato, egli si allontana il più rapidamente possibile correndo verso la madre, ignorando eventuali altre persone presenti nello stesso spazio.
13- Tra il nono e il dodicesimo mese, l’azione di aggrapparsi alla madre quando il bambino è spaventato, stanco, affamato o non sta bene diventa particolarmente intensa ed evidente.


La differenziazione di comportamenti di attaccamento tenuti dal bambino verso le persone che lo circondano risultano poco evidenti entro i primi quattro/cinque mesi, mentre a partire dal sesto mese diventano sempre più chiari. Se è vero che nella stragrande maggioranza dei casi la figura principale di attaccamento sarà per il bambino la madre, vi possono essere circostanze in cui tale ruolo venga svolto da altre persone come il padre o i nonni, per esempio quando la madre non sia presente.
Tuttavia nelle normali condizioni di accadimento, ovvero quando vi sia la presenza di entrambi i genitori, l’attaccamento principale sarà inizialmente verso la madre.

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#Iorestoacasa e Bimbi al centro in FASE 2: è un diritto!

In questi giorni si sta facendo sempre più acceso il dibattito relativo alla fase 2 e alla riorganizzazione della vita economica e sociale di un’intero Paese. Prima che si comincino a fare piani senza tenere conto delle esigenze di una  grandissima fetta di popolazione: i bimbi e gli adolescenti, facciamo il punto sulle richieste.

Lo faremo con una speciale rassegna stampa, che raccoglie le istanze di varie parti: genitori, pediatri, pedagogisti.

Di seguito i principali articoli di questi giorni, in cui il dibattito si è fatto davvero acceso, e non va assolutamente spento (Potete segnalarci altri articoli, li condivideremo!):

L’APPELLO DEL PEDAGOGISTA DANIELE NOVARA  

IL COMITATO INCARICATO DI STUDIARE LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE

LO SCONFORTO DEI GENITORI CHE DEVONO TORNARE A LAVORO CON LE SCUOLE CHIUSE

LA DANIMARCA TORNA IN CLASSE A DUE METRI DI DISTANZA

PERCHÈ È IMPORTANTE RIAPRIRE I NIDI E LE MATERNE FAVORENDO LA DIDATTICA ALL’APERTO?

CHI SUPPORTA LE RETI FAMILIARI?

SE GLI UFFICI RIAPRONO CHI STARÀ CON I BAMBINI?

LA RIAPERTURA IN ALTRI 11 PAESI, COME HANNO FATTO?

COME LA PENSANO GLI ITALIANI DELLA FASE 2 E DELLA DIDATTICA A DISTANZA? 

AULE ALL’APERTO, IN MOLTE SCUOLE SONO UNA POSSIBILITA’ CONCRETA

RIPENSARE I PARCHI GIOCHI PER RITORNARE A DIVERTIRSI IN SICUREZZA

LA SINDACA DI EMPOLI E LA SUA IDEA DI RIAPERTURA A MISURA DI BAMBINI

È IL MOMENTO DI RIPARTIRE DAI BAMBINI E DAI RAGAZZI

E SE L’OUTDOOR EDUCATION FOSSE LA SOLUZIONE?

NASCE LA TASK FORCE PER RIAPRIRE LE SCUOLE

LE QUARANTENE NON SONO TUTTE UGUALI

SCUOLA,SE LASCIAMO INDIETRO QUALCUNO LO PERDEREMO

TUTTO QUELLO CHE CI TOGLIE LA DAD

LA PRIORITÀ DELLA SCUOLA AL MOMENTO DELLA RIPARTENZA

COSÌ I BIMBI TORNERANNO ALL’APERTO

IL DILEMMA CHE NON VORREMMO MAI AFFRONTARE

THE ITALIAN LESSON: what we’ve learned from two months of home schooling

SI RIPARTE, MA PER LE SCUOLE COSA PREVEDONO REGIONI E COMUNI?

FASE 2 E VOI MAMME A CASA! PROBLEMA VOSTRO!

SE IL POLITECNICO DI MILANO SI METTE A STUDIARE LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE

L’EDUCAZIONE OUTDOOR E IL POTERE DELL’APPRENDIMENTO ALL’ARIA APERTA

SE I DECRETI E LE ORDINANZE LI SCRIVONO I GRANDI

LA VERITÀ  È CHE SULLA SCUOLA NON C’È UN PIANO

LE FATTORIE DIDATTICHE PER RIPARTIRE CON LA DIDATTICA

MOLTI SINDACI PENSANO AI BIMBI IN FASE 2

LA LETTERA APERTA DEI PEDIATRI PER I DIRITTI DEI BAMBINI

I GRANDI INVISIBILI DELLA FASE 2

SPAZI APERTI DELLE SCUOLE PER LA DIDATTICA

RIPARTIRE DAI BAMBINI: “COME” PARTIRE DA NIDI E SCUOLA

COME RIAPRIRE LE CITTÀ A PARTIRE DAI BAMBINI

IL PIANO DEL MINISTRO AZZOLINA COMINCIA A DELINEARSI

USARE LE VACANZE ESTIVE PER RECUPERARE UGUAGLIANZA

LE PRIME REGOLE PER LA RIAPERTURA DI NIDI E CENTRI ESTIVI

LA SCUOLA È UN’ATTIVITÀ ESSENZIALE?

5 PROPOSTE CORAGGIOSE PER LA SCUOLA

SERVE UN’ALLEANZA CIVILE E POLITICA PER RIAPRIRE LE SCUOLE E RECUPERARE IL GAP

Segnaliamo, inoltre, il sito del Dipartimento per la famiglia ed in particolare, la sezione CORONAVIRUS, INFORMAZIONI PER LE FAMIGLIE , risorse informative molto utili per i genitori e con l’hashtag #Cistodentro promuove occasioni di dialogo molto interessanti tra i bambini e la ministra Bonetti.

Sempre in formato scaricabile vi segnaliamo questa pubblicazione interessantissima:

INTERVENTI PER LA FAMIGLIA, INFANZIA E ADOLESCENZA IN TEMPO DI COVID-19 

CLASSI DI 10 ALUNNI E LEZIONI NEI BOSCHI, PROVE DI FUTURO

E SE USASSIMO LE VACANZE ESTIVE PER APPIANARE LE DIFFERENZE

E siccome non amiamo lamentarci ma rimboccarci le maniche e darci da fare, ad Aprile abbiamo lanciato una “Call for ideas”  i cui risultati sono consultabili qui e che restituiscono una fotografia incoraggiante della partecipazione delle famiglie italiane per disegnare politiche nuove.

 

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#Iorestoacasa e leggo il giornale con papà

Alfredo Carlo è un designer e fondatore di Housatonic che ha la fantastica capacità di raccontare con i segni e i disegni questioni complesse e articolate rendendo anche i temi più difficili, accessibili a tutti.

In questa emergenza senza precedenti, spesso così difficile da raccontare in maniera accessibile, ha deciso mettere a disposizione dei più piccoli la sua creatività e le sue competenze , perchè Alfredo è anche un papà e come tutti noi ha bisogno di condividere con i suoi figli quello che sta succedendo con le parole e le immagini più giuste.

Così è nato il format su Telegram “PAPÀ COSA HAI LETTO SUL GIORNALE?” (https://t.me/rassegnastampaperbambini), un racconto illustrato  delle notizie del giorno per grandi e piccini. Un format delicato, utilissimo e anche bello da vedere!

Per seguirlo non vi resta che installare Telegram sul vostro smartphone e seguire il canale dedicato all’iniziativa.

(di seguito una delle tante notizie illustrate da Alfredo Carlo)

 

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#Iorestoacasa e scrivo al Ministro per la Famiglia

Via Gli Stati Generali

Abbiamo scritto una lettera aperta al Ministro per la Famiglia, per raccontare quello che stiamo vivendo in questo periodo difficile.

Cara Sig.ra Ministra,

mi chiamo Mariella e sono la mamma di tre figli: un adolescente, un bimbo di 5 anni e una bimba di 2. Come molte mamme italiane lavoro 5 giorni a settimana e parallelamente gestisco la mia impresa più grande, la famiglia.

Un compito arduo, soprattutto in tempi come questi, in cui occorre mantenere il sorriso e alto l’umore della famiglia, dando fiducia a tutti, oltre che a se stessi, per non affogare in un mare di sconforto.

È passato il primo mese dall’inizio di questa reclusione collettiva da Covid-19, assolutamente necessaria ed importantissima. Qui a casa abbiamo organizzato una specie di routine quotidiana, grazie anche alla scuola che fa il meglio che può per essere presente e per non far perdere ai nostri figli i riferimenti di base della loro vita. Ogni giorno ci tocca lavorare e coordinare attività per tutte le età, non ultimo per nostro figlio adolescente, che con grande responsabilità non esce, e nemmeno chiede di farlo, ma soffre da matti e aspetta con ansia il momento in cui con la playstation potrà giocare insieme ai suoi amici online.

“È la mia piazza, mamma, lascia che io stia con loro!” mi dice e mi ritrovo a non avere il coraggio di dirgli nulla, e a non dargli i tempi contingentati di gioco, come faccio di solito, perché mi rendo conto, quando lo sento ridere e scherzare con loro, anche se solo via web, che sarebbe un po’ come togliergli l’aria.

Alla fine, con un adolescente tutto si fa più complicato, puoi farti aiutare in casa, dirgli di studiare, di seguire le lezioni, di fare il suo allenamento, ma la fisicità dei corpi di altri adolescenti e la forza delle loro relazioni, purtroppo, non la puoi sostituire. Ci sono poi i piccolini, che vedendo la mamma in smart working non ci pensano proprio a farle sconti rispetto all’impegno quotidiano, ed è divertente fare riunioni in call con il muto perennemente attivato per evitare di perdere “istituzionalità” tra urla e baby dance o scrivere una nota importante mettendo il miele nello yogurt…

So di raccontare solo la punta dell’iceberg dei problemi che in questo periodo stanno coinvolgendo le famiglie con figli, e ce ne sono di più gravi, complessi e urgenti da risolvere, e non sono solo problemi di natura economica, che pure tolgono il sonno a folle di genitori, sono problemi di convivenze difficili, dove c’è violenza, povertà educativa e solitudine.

Innanzitutto a questi problemi chiedo a Lei, sig.ra Ministra, come genitore, di dare la giusta priorità, proprio ora, un momento dopo aver definito le prime misure economiche a sostegno delle famiglie. C’è un tema di sostegno psicologico molto, molto importante, e poiché la fine di questa situazione ancora non è possibile vederla, sta diventando urgente e improcrastinabile occuparsene.

La scadenza del 3 aprile è chiaro a tutti che sarà prorogata e i nostri figli vedranno ancora lontana la possibilità di tornare a scuola e alla loro quotidianità.

Cosa diremo ancora ai nostri figli? Come faremo a tenerli chiusi in casa ancora per così tanti giorni? Perché non c’è mai una parola per i bambini nei discorsi del Presidente del Consiglio, nell’agenda del governo, perché è consentito fare attività motoria sotto casa e portare il cane a passeggiare ma non è riservata una sola parola ai bambini?

Non è voltandosi dall’altra parte che il problema viene risolto, soprattutto mi chiedo perché non diate a noi genitori, agli educatori delle case famiglia, a tutti coloro che in questo momento difficile si stanno occupando di bambini, un indirizzo, un’identità riconosciuta, una minima priorità?

Raccoglieremo già molti cocci dopo questo periodo, cerchiamo di contenere al massimo i danni di tutto questo. Il problema è un problema di ascolto, alla fine, un problema atavico che spesso allontana la politica dalla comunità, non parlare del problema dei bambini e del loro diritto a fare due passi all’aperto vuol dire non riconoscere l’esistenza dei bambini stessi e delle loro famiglie, è un argomento scomodo, e come tale, meglio non affrontarlo.

Perché non provare a dare delle regole, anche stringenti, a noi genitori, per consentirci almeno di dare ai nostri figli la possibilità di una boccata d’aria, ne hanno un immenso bisogno, non serve interpellare esperti e specialisti per questo, basta guardarli.

E, ripeto, questo non vuol dire che vogliamo sottrarci alla necessità di stare chiusi in casa, noi siamo completamente al fianco del Governo in questo, è necessario, è importantissimo, soprattutto ora, è una questione di vita o di morte. Però, non è possibile parlare di passeggiata per il cane, passeggiata per prendere le sigarette o il giornale e possibilità di svolgere attività motoria sotto casa e non una parola per i nostri bambini, i bambini di un intero Paese. Diteci qualcosa, non riapriteci i Parchi, quello è fuori discussione, ma almeno riconoscete l’esistenza dei nostri figli  e di noi famiglie, visto che, se non è possibile in questo momento costruirne la felicità, almeno potremmo costruirne un pezzo di serenità.

Grazie per l’ascolto, buon lavoro.

Mariella Stella

Co-founder NeturalFamily

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27 Dicembre 2018 • Le Famiglie Netural, netural family, Netural Women

REGALO DI NATALE: Fuga con me.

(Mamme non smettete di amarvi.)

Circa un mese fa sono rimasta molto colpita da quello che ha scritto la mia amica Silvia in un post di Facebook, in cui raccontava la sua battaglia contro un cancro alla lingua, che a soli 33 anni le ha cambiato completamente le priorità. Leggere le sue parole rispetto al male che l’ha colpita e contro cui ha lottato mi ha fatto molto pensare.

Ho letto mille volte le sue parole, e ho ripensato alla sua e alle nostre “vite di corsa”: Silvia è un’imprenditrice, una grandissima lavoratrice e una donna energica e piena di cose da fare, ma è anche colei che davanti all’esperienza peggiore che si possa vivere, ha imparato d’un tratto a rimettersi al centro, a posizionarsi all’inizio della lista delle priorità, a non rimandarsi più… e questo mi ha fatto pensare tanto e mi ha fatto decidere di farmi, un po’ in anticipo, un regalo originale per questo Natale.

E così, oggi comincia un weekend speciale. In questi giorni ho pensato e ripensato più volte a come avrei voluto viverlo e la prima conclusione che ho raggiunto è di aver aspettato anche troppo per farlo.

Sono passati diversi anni dall’ultima volta in cui ho deciso di viaggiare da sola, e non parlo di viaggi per destinazioni esotiche, ma di quella condizione mentale e fisica in cui l’unico essere di cui prendersi cura sei tu.

Ho 3 figli ed è inevitabile non avere più spazi liberi, tra lavoro, famiglia e impegni collaterali. Certo, ci sarebbe l’appuntamento del mercoledì con lo yoga … vitale, ma comunque un appuntamento, con la sua organizzazione, incastro e un certo sforzo, quando di sera fatico a tenere gli occhi aperti dopo settimane da incubo.

Ogni giorno, da quando apro gli occhi a quando vado a dormire, i miei pensieri sono pieni dei miei meravigliosi figli gioiosi, urlanti, pieni di bisogni e di richieste. E questo è sicuramente bellissimo ed è ciò che ho sempre fortemente desiderato, ma è comunque molto impegnativo, insieme alle priorità di lavoro e agli extra impegni associativi e mi ritrovo a rendermi conto, come ora, che guardare le case piccole dal finestrino di un aereo è una cosa che mi mancava tanto. E ci sono domande:

Che cosa mi piace fare a 41 anni? Che cosa mi piace vivere? Dove mi piace stare, in quale posto del mondo e di me stessa? Quanto ci sto davvero in quel posto preferito?

rispetto alle quali mi riscopro piuttosto impreparata, o per lo meno con alcune idee ma confuse.

C’è anche poi quella particolare condizione mentale legata al viaggio come esplorazione di se stessi, che con i figli si tende a perdere, ovviamente. Viaggiare con i bimbi ci porta a non staccare l’attenzione e i pensieri da loro, a pensare a come intrattenerli, a come interessarli, insomma a come esserci, mentre viaggiare da soli focalizza l’attenzione solo su di noi, sulle cose semplici di cui siamo fatti, sulle paure, sui bisogni, e soprattutto sui sogni.

Pensare, avere il tempo di farlo, non “pensare tra le altre cose” ma pensare e basta, camminando, guardando il mondo dal finestrino di un aereo, ecco, questo lo sto riassaporando adesso e non voglio dimenticarlo.

La scelta di questo weekend l’ha sicuramente accelerata Silvia con la sua storia, ma l’hanno innescata due uomini meravigliosi, che ho la fortuna di avere accanto: il mio compagno e il mio piccolo grande uomo adolescente di 12 anni, che un giorno in auto, mentre cercavo di uscire da un parcheggio piuttosto trafficato per accompagnarlo a scuola, esasperata dalla corsa continua, mi ha detto: “Mamma, secondo me devi prenderti un weekend tutto per te! Vai dai tuoi amici e riposati!” e quelle parole sono state il dono più grande che mio figlio potesse farmi.

Ho capito tante cose in quel momento, ho sentito la sua generosità, la sua apertura, il suo amore per me, l’emozione di non sentirmi rivolgere l’ennesima richiesta da figlio a madre, il riconoscimento della mia identità, … insomma, è stato un momento grandioso!

E non riesco a non pensare che se mio figlio, maschio, oggi ha a cuore il mio benessere, la mia realizzazione e la mia serenità, è un meraviglioso segnale per il futuro, per il suo futuro e per quello di chi avrà accanto. Non trovo banale la cosa, né che il mio compagno mi abbia proposto di farlo fin da quando sono diventata mamma per la terza volta, consapevole della fatica che stavo per vivere. Certo, ho dovuto aspettare che la mia piccola acquisisse un minimo di autonomia ma quel momento è arrivato e vorrei dirlo a tante amiche neomamme che conosco e che vivono momenti difficili di carico emotivo e fisico da cui temono di non uscire più.

Vorrei dirvi, amiche mie, che non dovete mai dimenticarvi di voi, siete sempre le stupende donne che eravate,anzi ancor più stupende, affascinanti e interessanti, e che arriverà un momento in cui vi riapproprierete di voi.

La maternità arricchisce non toglie, ma solo a patto che non vi dimentichiate di voi stesse. A patto che nessuna di noi dimentichi di esistere.

Non servono 3 giorni, spesso ne basta uno, bastano alcune ore, basta volerlo, basta volersi bene… tornate a volervi bene.

Oggi mentre facevo la coda per l’imbarco ero a disagio, mi sembrava di avere troppe poche cose a cui pensare, solo documento e bagaglio, ma di solito c’è l’acqua da prendere, la pipì da far fare prima della partenza, lo zaino da chiudere, i giochi da rimettere dentro, oggi c’ero io e basta e  posso dirvi?

Che bello provare per un attimo quella sensazione di “appartenenza” a se stessi.

Io non voglio scordarmela più e non voglio scordarmi di me.

So quanto mi ami la mia famiglia, ed è un amore immenso e ricambiato, ma mi accorgo che spesso non so quanto mi amo io, ma questo non voglio scordarlo più, e grazie, Silvia, amica mia, per avermelo ricordato.

(Il weekend è stato bellissimo, una sintesi di me, amici e posti meravigliosi a cui sono legata. Ho riabbracciato tante persone che hanno condiviso con me un pezzo importante di strada. La carica che mi hanno dato quei 3 giorni a Roma mi accompagna ancora oggi, e già immagino la prossima meta e i prossimi abbracci.)

Mariella

 

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Giro del mondo formato famiglia

Siamo felici di chiudere questo 2017 con un nuovo ingresso a bordo di Netural Family: la super mamma Rita Scalcione, nuova editor del nostro blog! Rita è materana, sposata con Marcello, ha due figli, Mia e Alberto, organizza eventi e adora viaggiare. Ne leggeremo delle belle, preparate le valigie!

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La passione per i viaggi accomuna molte persone e sì, io sono una di quelle che almeno una decina di volte nella vita ha pensato di mollar tutto e partire per uno di quei viaggi a lungo termine, di quelli che ti fanno fare il giro del mondo, di quelli che sai quando parti e non sai quando torni.

Ecco il giro del mondo è uno dei miei sogni nel cassetto. Solo che poi la vita , si sa, prende la sua strada e poi, e poi… e poi ti ritrovi a trentaquattro anni con due figli che fanno 5 anni in due e non hai il coraggio nemmeno di andare a cena al ristorante sotto casa. L’avventura più grande da raccontare diventa di quella volta che sei uscita da sola con entrambi a  prendere un gelato alla gelateria  in fondo alla strada e sei riuscita a tornare a casa senza che nessuno dei due si sia buttato a terra piangendo,  fatto cadere il gelato addosso a qualcuno,  fatto sceneggiate melodrammatiche davanti alla vetrina della libreria. (Però giuro che siamo tranquillamente sopravvissuti ad 11 ore di volo 😉 )

Quindi? Dicevamo? Il giro del mondo? Con due bambini? Piccoli?

In Italia è una pratica ancora poco diffusa, ma all’estero, soprattutto in Australia, le travelling family sono tantissime. Famiglie che hanno scelto di vendere o fittare la propria casa per diventare nomadi, riuscendo a lavorare in modo flessibile.  

Nel 2016 , su Instragram, ho cominciato a seguire il grande viaggio di Courtney e Michael Adamo, che hanno deciso di abbandonare la loro vita a Londra e girare il mondo per un anno intero con i loro quattro figli. “Ai genitori che leggendo la nostra storia pensano che sia troppo difficile dico semplicemente di buttarsi. Non preoccupatevi delle cose che lasciate indietro, perché ciò che troverete di fronte a voi è molto meglio. Ciò che vi lasciate alle spalle sarà lì quando tornerete“.

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Photo credit: Courtney Adamo

Certo il loro viaggio non si può proprio definire low cost , ma oggi ci sono diversi modi per  poter viaggiare con i bambini non spendendo un patrimonio, magari su un mezzo ecosostenibile ( barca a vela o bicicletta per i più avventurosi) o sfruttando la sharing economy (per gli spostamenti ma soprattutto per gli alloggi).

Se decidete di partire in aereo esiste una sorta di Interrail dell’aria. Si chiama RWT (Round the World Ticket) e ti permette di fare il giro del mondo in aereo in un anno e con un numero limitato di miglia e scali da poter fare in questo arco di tempo ( qui maggiori dettagli).

Per quanto riguarda invece gli alloggi, per una famiglia la scelta più comoda è certamente quella di appartamenti , sia per ridurre un po’ i costi che per il confort dei bambini ( preparare i pasti a casa ad esempio ). Oltre al più classico Airbnb, ci sono molti siti che offrono alloggi con il principio dell’economia della condivisione.

Ma Come funziona? Ci sono divere piattaforme online che consentono di iscriversi pagando una fee annuale per poter accedere ad un database di profili di Host  che ospitano in cambio di ore di lavoro. C’è i WWoof che si occupa più che altro di lavori nelle fattorie biologiche , Helpx oppure Workaway che permette di trovare lavori di ogni tipo. Questo certamente è il modo più bello e immediato per entrate in contatto con la cultura del luogo.

Altra soluzione è quella dello scambio casa. Anche qui ci sono diversi siti affidabili ( il più famoso è HomeExchange) che ti permettono di inserire la tua casa per ospitare un viaggiatore e cercare tra migliaia di case in tutto il mondo. Chiaramente non tutti sono disposti ad ospitare una famiglia ma nei profili si possono cercare le sistemazioni più family friendly.

 

Per quanto mi riguarda , per non scombussolare troppo i piani, un viaggio di questo tipo e soprattutto a lungo termine andrebbe fatto quando i bambini non frequentano ancora la scuola dell’obbligo. Dopo diventerebbe più complicato , anche se sono più che convinta che viaggiare sia l’esperienza di vita e la scuola migliore che possiamo regalare ai nostri figli.

Attualmente sto seguendo con grande interesse le avventure della famiglia Miljian. Julian, Miki ed i piccolissimi Teo e Lia sono partiti per il loro viaggio attorno al mondo a settembre. Attualmente sono in Vietnam. Il loro sito è pieno di storie e consigli utili e il loro profilo Instagram crea dipendenza per la bellezza delle immagini e degli aneddoti raccontati del loro incredibile viaggio.

Nel suo diario Miki scrive

“I nostri figli sono piccoli, ed é proprio vero, siamo noi a decidere per loro. Ma lo stiamo facendo

  • per insegnargli che il mondo é grande, e vale la pena scoprirlo tutto
  • per imparare insieme a loro l’importanza dell’umiltà, dell’aiutare e dell’essere aiutati
  • per comprendere il profondo senso del rispetto, della gente, dei popoli, degli umani, vivendo al loro ritmo
  • per sentire con loro il profumo di ogni luogo del mondo
  • per apprezzare i sorrisi sulle facce di tutto il mondo, bianchi, neri, gialli, a pois o a righe, un sorriso é bello in ogni parte del mondo
  • per imparare a vivere con un bagaglio piccolo, ma con un cuore grande
  • per scrivere insieme a loro il più bel diario di vita che esista

 

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Photo Credit www.likemiljian.com

A noi piace viaggiare così, e a voi?

Buon viaggio in famiglia a tutti!

Rita Scalcione

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Se il viaggio fosse un gioco. Spunti da un’avventura di famiglia in Basilicata

Torniamo da queste vacanze estive molto ricaricate e soprattutto felici di vedere che le famiglie NETural stanno crescendo e sono sempre di più. Ecco la testimonianza speciale di una mamma NETural come Letizia Piangerelli, in viaggio con la sua famiglia tra avventura e gioco in Basilicata.

di Letizia Piangerelli

 LETIQuesta storia inizia da una premessa: noi siamo una famiglia fortunata, abbiamo 4 nonni in piena forma, due abitano in Trentino, gli altri due nelle Marche in riva al mare. Mari e Monti da sei anni – cioè da quando siamo diventati tre – costituiscono l’orizzonte sicuro delle nostre estati. Un tragitto rigorosamente diviso in parti uguali e percorso sempre da nord a sud, per riaffacciarci a settembre
in città con le valigie ruvide di sabbia e la faccia cotta da vento e sale. Esistono tanti tipi di vacanza e questa l’abbiamo sempre rubricata alla voce “riposante”: niente fatica, nessun cruccio, pochissime spese. Ma mamma l’avventura, le scoperte, la meraviglia?
E’ per rispondere a questa domanda che vi posso raccontare la storia di un’altra vacanza, quella che quest’anno ci ha portato a mollare gli ormeggi e partire alla volta della Basilicata.
8 giorni, 6 tappe, una collezione di avventure costruite con lo scopo preciso di andare a caccia di emozioni, buone per adulti e bambini. Lo spunto ce l’ha dato il papà di un’amichetta di scuola di Viola, raccontandoci di un’oasi a Policoro dove ti portano in catamarano a vedere i delfini. Che visione in un grigio inverno bolognese! Ed è così che ad aprile 2017, con l’aiuto prezioso dei miei amici Mariella e Andrea di Casa Netural, abbiamo messo insieme questa vacanza memorabile.
Tappa n.1 – Matera – Oasi del WWF, Policoro (2 notti)
Ogni anno d’estate l’oasi del WWF insieme alla Fondazione Ionan Dolphin organizzano escursioni in catamarano al largo del mar Ionio, per studiare delfini e cetacei nel loro ambiente naturale. Lo scopo del progetto, con un approccio fondato sulla citizen science, è trasformare per un giorno semplici cittadini in ricercatori attivi, sensibilizzando adulti e bambini sull’importanza di rispettare
l’ecosistema marino e la libertà degli esseri che lo abitano. E’ bastata un’ora di navigazione per entrare nel cuore della loro piazza, centinaia di delfini che saltavano ovunque attorno alla barca, accompagnandoci curiosi per un pezzo di strada, per poi immergersi e riapparire lontani e tanti all’orizzonte.
Un’emozione rara, preziosa, pura commozione per l’incontro ravvicinato con qualcosa di misterioso e vivo, che nessun acquario, per quanto ben tenuto e sensibile, vi potrà mai regalare.
La settimana prima della nostra uscita un gruppo fortunato ha avvistato un capodoglio, lo Ionio è un mare profondo pieno di meraviglie.
Avviso importate: l’uscita è molto gettonata e salgono solo 20 persone al giorno, consigliamo di prenotarla molto presto se volete assicurarvi un posto, noi abbiamo acquistato i nostri biglietti ad aprile!
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Tappa n.2 – Policoro – San Severino Lucano, passando per Terranova del Pollino (1 notte)
Dopo il mare, la nostra lista delle avventure concordata con Viola comprendeva la notte in un rifugio di montagna. Nel parco nazionale del Pollino ce ne sono tanti e da San Severino Lucano partono tantissimi percorsi attrezzati, parchi avventura, rafting, camminate, osservazione di animali. Anche se non sembra, noi volevamo andare piano e fare solo due cose: mangiare salsicce cotte alla brace di un fuoco e salire su una giostra persa in mezzo a un altopiano.Abbiamo quindi seguito la strada più breve (non la più veloce), arrotolandoci sulle curve che da Policoro entrano nel parco e salgono fino al Rifugio Aquila Verde (Terranova del Pollino), un luogo essenziale e ospitale dove ci ha accolto una giovane famiglia con due bambine, un cane e una terrazza naturale su tutta la valle.
Lì abbiamo saziato la nostra fame di salsicce e dormito la prima notte fresca di un’estate torrida. Per poi partire con calma al mattino alla volta del giro sulla giostra di Holler, un’installazione artistica che fa parte del circuito Arte Pollino, dove è possibile salire e  sperimentare…. la lentezza. IMG_20170809_151707 Mentre ti abitui allo scorrere contro-intuitivo di un tempo che passa molto piano, dove di solito il gioco è dettato dalla velocità, finalmente ti fermi e inizi ad accorgerti davvero di ciò che hai intorno. Pensavo che Viola fosse impaziente, che chiedesse di andare più veloce.

Ho sottovalutato la capacità di meravigliarsi dei bambini, ha chiesto di farla due volte. Ancora mamma, ancora!

(nb: la velocità prescritta dall’artista per riportarci a godere del tempo presente prevede che un singolo giro duri 15 minuti….).

Tappa 3 – San Severino Lucano – Maratea (2 notti)
Ci siamo a questo punto concessi una pausa di mare, e che mare! Non mi dilungo molto su questo, il mare di Maratea è trasparente, di sassi e sabbia nera come il Conero, attrezzato di tutto ma anche selvaggio (a seconda dei gusti ci sono più di 15 spiaggette), pesce a
volontà e la statua del Cristo Redentore che aspetta in alto, per una visita al tramonto. Una nuova avventura ci aspettava nella tappa successiva, l’ultima, dove ho dovuto fare appello a tutto il mio coraggio per convincermi a sperimentare cosa si prova a volare.IMG_20170803_194639

Tappa 4 – Maratea – Castelmezzano/Pietrapertosa (1 notte)

Inseriti tra i borghi più belli d’Italia, nel cuore delle Dolomiti Lucane, Castelmezzano e Pietrapertosa sono anche conosciuti per l’esperienza del Volo dell’Angelo, un volo in tutta sicurezza agganciati a un cavo lungo 1400 metri che collega dall’alto i due paesi. La durata è sufficientemente lunga per tenere gli occhi aperti, farsi passare la paura ed entrare per un attimo in empatia con gli uccelli. Avrei
continuato ad andare avanti e indietro per tutto il pomeriggio! Per fare il volo bisogna avere compiuto i 16 anni, oppure 12 se accompagnati da un adulto (si può volare anche in coppia! In entrambi i casi va prenotato con largo anticipo per trovare posto).

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E mentre io facevo prove di lancio, Viola e il papà si sono avventurati sul percorso delle sette pietre che collega via terra i due borghi e si sono poi concessi una deviazione prendendo il ponte nepalese, lungo 72 metri, che collega le ferrate Marcirosa (Pietrapertosa) e Salemm
(Castelmezzano). Le vie ferrate sono bellissime e non particolarmente difficili per giovani e adulti. Per chi non dispone di attrezzatura sono percorribili con l’accompagnamento di guide del posto, ma sono sconsigliate per bambini e bambine al di sotto dei 14 anni (alcuni punti sono esposti al sole e alcuni passaggi sono costruiti su rocce con pendenze significative).
Vale la pena in questi luoghi fermarsi anche a dormire: di notte si accendono come presepi raccolti tra spunzoni di antiche montagne. Abbiamo passato il dopocena col naso all’insù a unire i puntini tra le stelle.
La nota di fondo di tutto il viaggio è stata la capacità innata dei lucani di accoglierti con calore, come fossi di famiglia a prescindere, di quelle famiglie allargate dove uno è sempre ospite e mai turista di passaggio. Forse è proprio questo che ha reso questo viaggio un’avventura speciale, dove abbiamo collezionato così tanta meraviglia.
Le due tappe che mancano sono l’andata e il ritorno (Ancona-Matera | Matera – Ancona) dove ci siamo fermati a dormire a Casa Netural, per poter stare un pò con i nostri amici Mariella e Andrea, conoscere la piccola Alice ed Edo e far sperimentare a Viola cosa vuol dire
 
Deve averlo capito bene, anche se il tempo è stato poco, perché durante l’aperitivo dell’ultimo giorno al birraio ha detto che lei “abita a Casa Netural, un posto dove dormi e mangi e anche i grandi ci lavorano giocando, insieme a tante persone simpatiche, con i cartelloni e i disegni pitturati sui muri”.
In effetti a sentirla, sarebbe bello vivere sempre in un posto così.

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Bonus mamma 2017: richieste online dal 4 maggio!

 

Sei incinta o stai per adottare un bambino? Congratulazioni!

E non dimenticare che da oggi 4 maggio é possibile fare richiesta all’INPS per ricevere il bonus mamma, l’assegno previsto dalla legge di bilancio per il 2017 che verrà assegnato alle donne che nel corso del 2017 avranno un figlio – anche in adozione o affido – o che entro l’anno saranno almeno al settimo mese di gravidanza.

A quanto ammonta il bonus?

L’importo dell’assegno è di 800 euro ed è concesso in un’unica soluzione per evento ed in relazione ad ogni figlio nato o adottato/affidato.

L’assegno una tantum sarà corrisposto dall’INPS su domanda della futura madre, al compimento del settimo mese di gravidanza (inizio dell’8° mese) oppure alla nascita o adozione o affido avvenute nel 2017. 

A chi é rivolto?

La prestazione è rivolta alle donne in gravidanza o alle madri per uno dei seguenti eventi verificatisi dal 1° gennaio 2017:

  • compimento del settimo mese di gravidanza;
  • parto, anche se antecedente all’inizio dell’ottavo mese di gravidanza;
  • adozione nazionale o internazionale;
  • affidamento preadottivo nazionale.

Il beneficio è concesso in un’unica soluzione per ogni evento (gravidanza, parto, adozione o affidamento) e in relazione a ogni figlio nato, adottato o affidato.

Quando fare domanda

La domanda deve essere presentata dopo il compimento del settimo mese di gravidanza e comunque, improrogabilmente entro un anno dalla nascita, adozione o affidamento. Per i soli eventi verificatisi dal 1° gennaio 2017 al 4 maggio 2017, data di rilascio della procedura telematizzata di acquisizione, il termine di un anno per la presentazione della domanda online decorre dal 4 maggio.

Come fare domanda

La domanda può essere presentata online all’INPS con il PIN attraverso il servizio dedicato.

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In alternativa, si può fare la domanda tramite:

  • Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • enti di patronato e intermediari dell’Istituto attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Chi puó fare domanda

Hanno diritto al bonus le cittadine italiane e comunitarie, le donne con status di rifugiate politiche e coloro che sono in possesso del permesso di soggiorno UE di lungo periodo.

 

Maggiori informazioni: Sito internet dell’INPS

 

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Imparare “in pancia” | Il nostro TED di Febbraio

Interessantissimo il Ted che vi proponiamo questo mese. Parla di apprendimento, ma soprattutto di luoghi “inusuali” dell’apprendimento. Lo sapevate che incominciamo ad imparare nell’utero della mamma?

E sapete che i neonati piangono con l’accento della lingua delle loro madri?

“Parte dell’apprendimento più importante avviene prima della nostra nascita, quando siamo ancora in utero.” La voce delle mamme viene riconosciuta come “familiare” dopo la nascita, e la sigla della loro soap opera preferita diventa spesso una delle canzoni più familiari dei piccoli! 🙂

Questo e tantissimo altro nelle parole di Annie Murphy Paul.

 

 

 

 

 

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