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REGALO DI NATALE: Fuga con me.

(Mamme non smettete di amarvi.)

Circa un mese fa sono rimasta molto colpita da quello che ha scritto la mia amica Silvia in un post di Facebook, in cui raccontava la sua battaglia contro un cancro alla lingua, che a soli 33 anni le ha cambiato completamente le priorità. Leggere le sue parole rispetto al male che l’ha colpita e contro cui ha lottato mi ha fatto molto pensare.

Ho letto mille volte le sue parole, e ho ripensato alla sua e alle nostre “vite di corsa”: Silvia è un’imprenditrice, una grandissima lavoratrice e una donna energica e piena di cose da fare, ma è anche colei che davanti all’esperienza peggiore che si possa vivere, ha imparato d’un tratto a rimettersi al centro, a posizionarsi all’inizio della lista delle priorità, a non rimandarsi più… e questo mi ha fatto pensare tanto e mi ha fatto decidere di farmi, un po’ in anticipo, un regalo originale per questo Natale.

E così, oggi comincia un weekend speciale. In questi giorni ho pensato e ripensato più volte a come avrei voluto viverlo e la prima conclusione che ho raggiunto è di aver aspettato anche troppo per farlo.

Sono passati diversi anni dall’ultima volta in cui ho deciso di viaggiare da sola, e non parlo di viaggi per destinazioni esotiche, ma di quella condizione mentale e fisica in cui l’unico essere di cui prendersi cura sei tu.

Ho 3 figli ed è inevitabile non avere più spazi liberi, tra lavoro, famiglia e impegni collaterali. Certo, ci sarebbe l’appuntamento del mercoledì con lo yoga … vitale, ma comunque un appuntamento, con la sua organizzazione, incastro e un certo sforzo, quando di sera fatico a tenere gli occhi aperti dopo settimane da incubo.

Ogni giorno, da quando apro gli occhi a quando vado a dormire, i miei pensieri sono pieni dei miei meravigliosi figli gioiosi, urlanti, pieni di bisogni e di richieste. E questo è sicuramente bellissimo ed è ciò che ho sempre fortemente desiderato, ma è comunque molto impegnativo, insieme alle priorità di lavoro e agli extra impegni associativi e mi ritrovo a rendermi conto, come ora, che guardare le case piccole dal finestrino di un aereo è una cosa che mi mancava tanto. E ci sono domande:

Che cosa mi piace fare a 41 anni? Che cosa mi piace vivere? Dove mi piace stare, in quale posto del mondo e di me stessa? Quanto ci sto davvero in quel posto preferito?

rispetto alle quali mi riscopro piuttosto impreparata, o per lo meno con alcune idee ma confuse.

C’è anche poi quella particolare condizione mentale legata al viaggio come esplorazione di se stessi, che con i figli si tende a perdere, ovviamente. Viaggiare con i bimbi ci porta a non staccare l’attenzione e i pensieri da loro, a pensare a come intrattenerli, a come interessarli, insomma a come esserci, mentre viaggiare da soli focalizza l’attenzione solo su di noi, sulle cose semplici di cui siamo fatti, sulle paure, sui bisogni, e soprattutto sui sogni.

Pensare, avere il tempo di farlo, non “pensare tra le altre cose” ma pensare e basta, camminando, guardando il mondo dal finestrino di un aereo, ecco, questo lo sto riassaporando adesso e non voglio dimenticarlo.

La scelta di questo weekend l’ha sicuramente accelerata Silvia con la sua storia, ma l’hanno innescata due uomini meravigliosi, che ho la fortuna di avere accanto: il mio compagno e il mio piccolo grande uomo adolescente di 12 anni, che un giorno in auto, mentre cercavo di uscire da un parcheggio piuttosto trafficato per accompagnarlo a scuola, esasperata dalla corsa continua, mi ha detto: “Mamma, secondo me devi prenderti un weekend tutto per te! Vai dai tuoi amici e riposati!” e quelle parole sono state il dono più grande che mio figlio potesse farmi.

Ho capito tante cose in quel momento, ho sentito la sua generosità, la sua apertura, il suo amore per me, l’emozione di non sentirmi rivolgere l’ennesima richiesta da figlio a madre, il riconoscimento della mia identità, … insomma, è stato un momento grandioso!

E non riesco a non pensare che se mio figlio, maschio, oggi ha a cuore il mio benessere, la mia realizzazione e la mia serenità, è un meraviglioso segnale per il futuro, per il suo futuro e per quello di chi avrà accanto. Non trovo banale la cosa, né che il mio compagno mi abbia proposto di farlo fin da quando sono diventata mamma per la terza volta, consapevole della fatica che stavo per vivere. Certo, ho dovuto aspettare che la mia piccola acquisisse un minimo di autonomia ma quel momento è arrivato e vorrei dirlo a tante amiche neomamme che conosco e che vivono momenti difficili di carico emotivo e fisico da cui temono di non uscire più.

Vorrei dirvi, amiche mie, che non dovete mai dimenticarvi di voi, siete sempre le stupende donne che eravate,anzi ancor più stupende, affascinanti e interessanti, e che arriverà un momento in cui vi riapproprierete di voi.

La maternità arricchisce non toglie, ma solo a patto che non vi dimentichiate di voi stesse. A patto che nessuna di noi dimentichi di esistere.

Non servono 3 giorni, spesso ne basta uno, bastano alcune ore, basta volerlo, basta volersi bene… tornate a volervi bene.

Oggi mentre facevo la coda per l’imbarco ero a disagio, mi sembrava di avere troppe poche cose a cui pensare, solo documento e bagaglio, ma di solito c’è l’acqua da prendere, la pipì da far fare prima della partenza, lo zaino da chiudere, i giochi da rimettere dentro, oggi c’ero io e basta e  posso dirvi?

Che bello provare per un attimo quella sensazione di “appartenenza” a se stessi.

Io non voglio scordarmela più e non voglio scordarmi di me.

So quanto mi ami la mia famiglia, ed è un amore immenso e ricambiato, ma mi accorgo che spesso non so quanto mi amo io, ma questo non voglio scordarlo più, e grazie, Silvia, amica mia, per avermelo ricordato.

(Il weekend è stato bellissimo, una sintesi di me, amici e posti meravigliosi a cui sono legata. Ho riabbracciato tante persone che hanno condiviso con me un pezzo importante di strada. La carica che mi hanno dato quei 3 giorni a Roma mi accompagna ancora oggi, e già immagino la prossima meta e i prossimi abbracci.)

Mariella

 

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Giro del mondo formato famiglia

Siamo felici di chiudere questo 2017 con un nuovo ingresso a bordo di Netural Family: la super mamma Rita Scalcione, nuova editor del nostro blog! Rita è materana, sposata con Marcello, ha due figli, Mia e Alberto, organizza eventi e adora viaggiare. Ne leggeremo delle belle, preparate le valigie!

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La passione per i viaggi accomuna molte persone e sì, io sono una di quelle che almeno una decina di volte nella vita ha pensato di mollar tutto e partire per uno di quei viaggi a lungo termine, di quelli che ti fanno fare il giro del mondo, di quelli che sai quando parti e non sai quando torni.

Ecco il giro del mondo è uno dei miei sogni nel cassetto. Solo che poi la vita , si sa, prende la sua strada e poi, e poi… e poi ti ritrovi a trentaquattro anni con due figli che fanno 5 anni in due e non hai il coraggio nemmeno di andare a cena al ristorante sotto casa. L’avventura più grande da raccontare diventa di quella volta che sei uscita da sola con entrambi a  prendere un gelato alla gelateria  in fondo alla strada e sei riuscita a tornare a casa senza che nessuno dei due si sia buttato a terra piangendo,  fatto cadere il gelato addosso a qualcuno,  fatto sceneggiate melodrammatiche davanti alla vetrina della libreria. (Però giuro che siamo tranquillamente sopravvissuti ad 11 ore di volo 😉 )

Quindi? Dicevamo? Il giro del mondo? Con due bambini? Piccoli?

In Italia è una pratica ancora poco diffusa, ma all’estero, soprattutto in Australia, le travelling family sono tantissime. Famiglie che hanno scelto di vendere o fittare la propria casa per diventare nomadi, riuscendo a lavorare in modo flessibile.  

Nel 2016 , su Instragram, ho cominciato a seguire il grande viaggio di Courtney e Michael Adamo, che hanno deciso di abbandonare la loro vita a Londra e girare il mondo per un anno intero con i loro quattro figli. “Ai genitori che leggendo la nostra storia pensano che sia troppo difficile dico semplicemente di buttarsi. Non preoccupatevi delle cose che lasciate indietro, perché ciò che troverete di fronte a voi è molto meglio. Ciò che vi lasciate alle spalle sarà lì quando tornerete“.

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Photo credit: Courtney Adamo

Certo il loro viaggio non si può proprio definire low cost , ma oggi ci sono diversi modi per  poter viaggiare con i bambini non spendendo un patrimonio, magari su un mezzo ecosostenibile ( barca a vela o bicicletta per i più avventurosi) o sfruttando la sharing economy (per gli spostamenti ma soprattutto per gli alloggi).

Se decidete di partire in aereo esiste una sorta di Interrail dell’aria. Si chiama RWT (Round the World Ticket) e ti permette di fare il giro del mondo in aereo in un anno e con un numero limitato di miglia e scali da poter fare in questo arco di tempo ( qui maggiori dettagli).

Per quanto riguarda invece gli alloggi, per una famiglia la scelta più comoda è certamente quella di appartamenti , sia per ridurre un po’ i costi che per il confort dei bambini ( preparare i pasti a casa ad esempio ). Oltre al più classico Airbnb, ci sono molti siti che offrono alloggi con il principio dell’economia della condivisione.

Ma Come funziona? Ci sono divere piattaforme online che consentono di iscriversi pagando una fee annuale per poter accedere ad un database di profili di Host  che ospitano in cambio di ore di lavoro. C’è i WWoof che si occupa più che altro di lavori nelle fattorie biologiche , Helpx oppure Workaway che permette di trovare lavori di ogni tipo. Questo certamente è il modo più bello e immediato per entrate in contatto con la cultura del luogo.

Altra soluzione è quella dello scambio casa. Anche qui ci sono diversi siti affidabili ( il più famoso è HomeExchange) che ti permettono di inserire la tua casa per ospitare un viaggiatore e cercare tra migliaia di case in tutto il mondo. Chiaramente non tutti sono disposti ad ospitare una famiglia ma nei profili si possono cercare le sistemazioni più family friendly.

 

Per quanto mi riguarda , per non scombussolare troppo i piani, un viaggio di questo tipo e soprattutto a lungo termine andrebbe fatto quando i bambini non frequentano ancora la scuola dell’obbligo. Dopo diventerebbe più complicato , anche se sono più che convinta che viaggiare sia l’esperienza di vita e la scuola migliore che possiamo regalare ai nostri figli.

Attualmente sto seguendo con grande interesse le avventure della famiglia Miljian. Julian, Miki ed i piccolissimi Teo e Lia sono partiti per il loro viaggio attorno al mondo a settembre. Attualmente sono in Vietnam. Il loro sito è pieno di storie e consigli utili e il loro profilo Instagram crea dipendenza per la bellezza delle immagini e degli aneddoti raccontati del loro incredibile viaggio.

Nel suo diario Miki scrive

“I nostri figli sono piccoli, ed é proprio vero, siamo noi a decidere per loro. Ma lo stiamo facendo

  • per insegnargli che il mondo é grande, e vale la pena scoprirlo tutto
  • per imparare insieme a loro l’importanza dell’umiltà, dell’aiutare e dell’essere aiutati
  • per comprendere il profondo senso del rispetto, della gente, dei popoli, degli umani, vivendo al loro ritmo
  • per sentire con loro il profumo di ogni luogo del mondo
  • per apprezzare i sorrisi sulle facce di tutto il mondo, bianchi, neri, gialli, a pois o a righe, un sorriso é bello in ogni parte del mondo
  • per imparare a vivere con un bagaglio piccolo, ma con un cuore grande
  • per scrivere insieme a loro il più bel diario di vita che esista

 

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Photo Credit www.likemiljian.com

A noi piace viaggiare così, e a voi?

Buon viaggio in famiglia a tutti!

Rita Scalcione

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Se il viaggio fosse un gioco. Spunti da un’avventura di famiglia in Basilicata

Torniamo da queste vacanze estive molto ricaricate e soprattutto felici di vedere che le famiglie NETural stanno crescendo e sono sempre di più. Ecco la testimonianza speciale di una mamma NETural come Letizia Piangerelli, in viaggio con la sua famiglia tra avventura e gioco in Basilicata.

di Letizia Piangerelli

 LETIQuesta storia inizia da una premessa: noi siamo una famiglia fortunata, abbiamo 4 nonni in piena forma, due abitano in Trentino, gli altri due nelle Marche in riva al mare. Mari e Monti da sei anni – cioè da quando siamo diventati tre – costituiscono l’orizzonte sicuro delle nostre estati. Un tragitto rigorosamente diviso in parti uguali e percorso sempre da nord a sud, per riaffacciarci a settembre
in città con le valigie ruvide di sabbia e la faccia cotta da vento e sale. Esistono tanti tipi di vacanza e questa l’abbiamo sempre rubricata alla voce “riposante”: niente fatica, nessun cruccio, pochissime spese. Ma mamma l’avventura, le scoperte, la meraviglia?
E’ per rispondere a questa domanda che vi posso raccontare la storia di un’altra vacanza, quella che quest’anno ci ha portato a mollare gli ormeggi e partire alla volta della Basilicata.
8 giorni, 6 tappe, una collezione di avventure costruite con lo scopo preciso di andare a caccia di emozioni, buone per adulti e bambini. Lo spunto ce l’ha dato il papà di un’amichetta di scuola di Viola, raccontandoci di un’oasi a Policoro dove ti portano in catamarano a vedere i delfini. Che visione in un grigio inverno bolognese! Ed è così che ad aprile 2017, con l’aiuto prezioso dei miei amici Mariella e Andrea di Casa Netural, abbiamo messo insieme questa vacanza memorabile.
Tappa n.1 – Matera – Oasi del WWF, Policoro (2 notti)
Ogni anno d’estate l’oasi del WWF insieme alla Fondazione Ionan Dolphin organizzano escursioni in catamarano al largo del mar Ionio, per studiare delfini e cetacei nel loro ambiente naturale. Lo scopo del progetto, con un approccio fondato sulla citizen science, è trasformare per un giorno semplici cittadini in ricercatori attivi, sensibilizzando adulti e bambini sull’importanza di rispettare
l’ecosistema marino e la libertà degli esseri che lo abitano. E’ bastata un’ora di navigazione per entrare nel cuore della loro piazza, centinaia di delfini che saltavano ovunque attorno alla barca, accompagnandoci curiosi per un pezzo di strada, per poi immergersi e riapparire lontani e tanti all’orizzonte.
Un’emozione rara, preziosa, pura commozione per l’incontro ravvicinato con qualcosa di misterioso e vivo, che nessun acquario, per quanto ben tenuto e sensibile, vi potrà mai regalare.
La settimana prima della nostra uscita un gruppo fortunato ha avvistato un capodoglio, lo Ionio è un mare profondo pieno di meraviglie.
Avviso importate: l’uscita è molto gettonata e salgono solo 20 persone al giorno, consigliamo di prenotarla molto presto se volete assicurarvi un posto, noi abbiamo acquistato i nostri biglietti ad aprile!
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Tappa n.2 – Policoro – San Severino Lucano, passando per Terranova del Pollino (1 notte)
Dopo il mare, la nostra lista delle avventure concordata con Viola comprendeva la notte in un rifugio di montagna. Nel parco nazionale del Pollino ce ne sono tanti e da San Severino Lucano partono tantissimi percorsi attrezzati, parchi avventura, rafting, camminate, osservazione di animali. Anche se non sembra, noi volevamo andare piano e fare solo due cose: mangiare salsicce cotte alla brace di un fuoco e salire su una giostra persa in mezzo a un altopiano.Abbiamo quindi seguito la strada più breve (non la più veloce), arrotolandoci sulle curve che da Policoro entrano nel parco e salgono fino al Rifugio Aquila Verde (Terranova del Pollino), un luogo essenziale e ospitale dove ci ha accolto una giovane famiglia con due bambine, un cane e una terrazza naturale su tutta la valle.
Lì abbiamo saziato la nostra fame di salsicce e dormito la prima notte fresca di un’estate torrida. Per poi partire con calma al mattino alla volta del giro sulla giostra di Holler, un’installazione artistica che fa parte del circuito Arte Pollino, dove è possibile salire e  sperimentare…. la lentezza. IMG_20170809_151707 Mentre ti abitui allo scorrere contro-intuitivo di un tempo che passa molto piano, dove di solito il gioco è dettato dalla velocità, finalmente ti fermi e inizi ad accorgerti davvero di ciò che hai intorno. Pensavo che Viola fosse impaziente, che chiedesse di andare più veloce.

Ho sottovalutato la capacità di meravigliarsi dei bambini, ha chiesto di farla due volte. Ancora mamma, ancora!

(nb: la velocità prescritta dall’artista per riportarci a godere del tempo presente prevede che un singolo giro duri 15 minuti….).

Tappa 3 – San Severino Lucano – Maratea (2 notti)
Ci siamo a questo punto concessi una pausa di mare, e che mare! Non mi dilungo molto su questo, il mare di Maratea è trasparente, di sassi e sabbia nera come il Conero, attrezzato di tutto ma anche selvaggio (a seconda dei gusti ci sono più di 15 spiaggette), pesce a
volontà e la statua del Cristo Redentore che aspetta in alto, per una visita al tramonto. Una nuova avventura ci aspettava nella tappa successiva, l’ultima, dove ho dovuto fare appello a tutto il mio coraggio per convincermi a sperimentare cosa si prova a volare.IMG_20170803_194639

Tappa 4 – Maratea – Castelmezzano/Pietrapertosa (1 notte)

Inseriti tra i borghi più belli d’Italia, nel cuore delle Dolomiti Lucane, Castelmezzano e Pietrapertosa sono anche conosciuti per l’esperienza del Volo dell’Angelo, un volo in tutta sicurezza agganciati a un cavo lungo 1400 metri che collega dall’alto i due paesi. La durata è sufficientemente lunga per tenere gli occhi aperti, farsi passare la paura ed entrare per un attimo in empatia con gli uccelli. Avrei
continuato ad andare avanti e indietro per tutto il pomeriggio! Per fare il volo bisogna avere compiuto i 16 anni, oppure 12 se accompagnati da un adulto (si può volare anche in coppia! In entrambi i casi va prenotato con largo anticipo per trovare posto).

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E mentre io facevo prove di lancio, Viola e il papà si sono avventurati sul percorso delle sette pietre che collega via terra i due borghi e si sono poi concessi una deviazione prendendo il ponte nepalese, lungo 72 metri, che collega le ferrate Marcirosa (Pietrapertosa) e Salemm
(Castelmezzano). Le vie ferrate sono bellissime e non particolarmente difficili per giovani e adulti. Per chi non dispone di attrezzatura sono percorribili con l’accompagnamento di guide del posto, ma sono sconsigliate per bambini e bambine al di sotto dei 14 anni (alcuni punti sono esposti al sole e alcuni passaggi sono costruiti su rocce con pendenze significative).
Vale la pena in questi luoghi fermarsi anche a dormire: di notte si accendono come presepi raccolti tra spunzoni di antiche montagne. Abbiamo passato il dopocena col naso all’insù a unire i puntini tra le stelle.
La nota di fondo di tutto il viaggio è stata la capacità innata dei lucani di accoglierti con calore, come fossi di famiglia a prescindere, di quelle famiglie allargate dove uno è sempre ospite e mai turista di passaggio. Forse è proprio questo che ha reso questo viaggio un’avventura speciale, dove abbiamo collezionato così tanta meraviglia.
Le due tappe che mancano sono l’andata e il ritorno (Ancona-Matera | Matera – Ancona) dove ci siamo fermati a dormire a Casa Netural, per poter stare un pò con i nostri amici Mariella e Andrea, conoscere la piccola Alice ed Edo e far sperimentare a Viola cosa vuol dire
 
Deve averlo capito bene, anche se il tempo è stato poco, perché durante l’aperitivo dell’ultimo giorno al birraio ha detto che lei “abita a Casa Netural, un posto dove dormi e mangi e anche i grandi ci lavorano giocando, insieme a tante persone simpatiche, con i cartelloni e i disegni pitturati sui muri”.
In effetti a sentirla, sarebbe bello vivere sempre in un posto così.
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Bonus mamma 2017: richieste online dal 4 maggio!

 

Sei incinta o stai per adottare un bambino? Congratulazioni!

E non dimenticare che da oggi 4 maggio é possibile fare richiesta all’INPS per ricevere il bonus mamma, l’assegno previsto dalla legge di bilancio per il 2017 che verrà assegnato alle donne che nel corso del 2017 avranno un figlio – anche in adozione o affido – o che entro l’anno saranno almeno al settimo mese di gravidanza.

A quanto ammonta il bonus?

L’importo dell’assegno è di 800 euro ed è concesso in un’unica soluzione per evento ed in relazione ad ogni figlio nato o adottato/affidato.

L’assegno una tantum sarà corrisposto dall’INPS su domanda della futura madre, al compimento del settimo mese di gravidanza (inizio dell’8° mese) oppure alla nascita o adozione o affido avvenute nel 2017. 

A chi é rivolto?

La prestazione è rivolta alle donne in gravidanza o alle madri per uno dei seguenti eventi verificatisi dal 1° gennaio 2017:

  • compimento del settimo mese di gravidanza;
  • parto, anche se antecedente all’inizio dell’ottavo mese di gravidanza;
  • adozione nazionale o internazionale;
  • affidamento preadottivo nazionale.

Il beneficio è concesso in un’unica soluzione per ogni evento (gravidanza, parto, adozione o affidamento) e in relazione a ogni figlio nato, adottato o affidato.

Quando fare domanda

La domanda deve essere presentata dopo il compimento del settimo mese di gravidanza e comunque, improrogabilmente entro un anno dalla nascita, adozione o affidamento. Per i soli eventi verificatisi dal 1° gennaio 2017 al 4 maggio 2017, data di rilascio della procedura telematizzata di acquisizione, il termine di un anno per la presentazione della domanda online decorre dal 4 maggio.

Come fare domanda

La domanda può essere presentata online all’INPS con il PIN attraverso il servizio dedicato.

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In alternativa, si può fare la domanda tramite:

  • Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • enti di patronato e intermediari dell’Istituto attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Chi puó fare domanda

Hanno diritto al bonus le cittadine italiane e comunitarie, le donne con status di rifugiate politiche e coloro che sono in possesso del permesso di soggiorno UE di lungo periodo.

 

Maggiori informazioni: Sito internet dell’INPS

 

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Imparare “in pancia” | Il nostro TED di Febbraio

Interessantissimo il Ted che vi proponiamo questo mese. Parla di apprendimento, ma soprattutto di luoghi “inusuali” dell’apprendimento. Lo sapevate che incominciamo ad imparare nell’utero della mamma?

E sapete che i neonati piangono con l’accento della lingua delle loro madri?

“Parte dell’apprendimento più importante avviene prima della nostra nascita, quando siamo ancora in utero.” La voce delle mamme viene riconosciuta come “familiare” dopo la nascita, e la sigla della loro soap opera preferita diventa spesso una delle canzoni più familiari dei piccoli! 🙂

Questo e tantissimo altro nelle parole di Annie Murphy Paul.

 

 

 

 

 

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16 febbraio 2017 • netural family, Netural Women

Mamme, nutriamoci di leggerezza!

Diventare mamma rappresenta una di quelle sfide che quando ti trovi ad affrontarle ti sembrano videogiochi con livelli di difficoltà crescenti: mondo nuovo, nuova percezione della società, nuovi impatti sul mondo circostante, dal lavoro alle amiche ai compagni, nuovo stile di vita, un cucciolo da capire e aiutare a crescere.

Ma diventare mamma è anche una splendida avventura di crescita per tutte noi, un momento di scoperta di noi stesse e del mondo senza pari, un vero e proprio “master” (come lo definisce Riccarda Zezza nel suo MAAM) a cui ci ritroviamo iscritte all’improvviso. E allora, tanto vale godersi il nuovo percorso di formazione che ci attende.Elastigirl
Di sicuro, però, da mamme, c’è una cosa che più di tutte ci appassiona e ci dà coraggio, ed è la condivisione con altre mamme delle nostre paturnie gravidiche, delle nostre angosce da primipare e così via. E se la condivisione è accompagnata anche da due risate è davvero il massimo.

Per questo, oggi, vogliamo proporvi alcuni blog di mamme speciali che vivono la maternità sempre con un sorriso e con la giusta leggerezza che aiuta a stare meglio e a sentirsi più forti e insieme nell’avventura della maternità.

Sicuramente Claudia De Lillo, alias Elasti è la prima imperdibile amica di penna virtuale che dovrete avere, con il suo blog Nonsolomamma

Non di meno, vi consigliamo di farvi “un giretto” su 50 Sfumature di Mamma e di conoscere le tre autrici “amiche di forum” che hanno avviato questa avventura.

E non perdetevi nemmeno l’energia e la vitalità di Mammafelice di Barbara Damiano e di Supermamma di Angela Ercolano, esperta di cucina e mille idee creative.

E che dire di Mamamò, il blog di Roberta Franceschetti e Elisa Salamini su cui potrete trovare i migliori contenuti digitali per i vostri bimbi e ragazzi.

E chiudiamo i consigli di leggerezza e spensieratezza per le nostre #neturalwomen con due blog divertenti che vi faranno dimenticare le imperfezioni: Machedavvero di Chiara Cecilia Santamaria: blogger, scrittrice, giornalista freelance e mamma e Mamme a spillo  di Valentina Piccini, una mamma sui tacchi!

Insomma, non perdete mai il sorriso e l’opportunità di vivere la maternità con imperfezione e felicità!

 

 

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Mia figlia, Malala (TEDtalks)

Il TED che abbiamo scelto per Dicembre è davvero speciale. Lo dedichiamo a tutti i papà e al loro ruolo importantissimo di educatori e compagni di vita.

Il padre di Malala racconta di società patriarcali e del dovere di difendere i diritti e la felicità delle donne, racconta di innamoramenti fatti di sguardi e di futuro e uguaglianza.

A noi ha fatto commuovere l’emozione e la fierezza di questo padre pachistano che sale sul palco per gridare al mondo il suo orgoglio per Malala Yousafzai, sua figlia, Premio Nobel per la pace 2014.

Facciamo davvero un grande augurio a tutti i nostri #NETuralDads e alle nostre meravigliose #NETuralFamilies che credono nella possibilità di un mondo capace di rappresentare tutti, indistintamente, con la stessa fierezza del padre di Malala.

Auguri per un Natale di Uguaglianza a tutti!

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Benvenuta Silvia e il supporto alle famiglie NETuralFamily

Siamo molto felici di accogliere sul nostro blog Silvia Sellitto, psicologa, specializzata in genitorialità e psicologia perinatale. Silvia curerà il nostro Sportello Genitori online, un nuovo servizio di NETural Family per le famiglie che hanno bisogno di un supporto, di un consiglio e che soprattutto non vogliono sentirsi sole nell’affrontare le tante situazioni quotidiane di crescita familiare.

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Lo Sportello è il primo di una serie di servizi di supporto a distanza che attiveremo, con l’obiettivo di essere presenti nella vita di tante famiglie NETural come aiuto concreto quotidiano.

Ma conosciamo Silvia più da vicino.

Silvia é una psicologa che si occupa di genitorialità e psicologia perinatale in ambito pubblico e privato. Crede molto nel rispetto dell’unicità di ogni famiglia, della sua storia e dei suoi bisogni, inoltre é una fiera sostenitrice del contatto e del gioco per la promozione del benessere del bambino e di tutta la famiglia.
Dopo essersi formata a Milano e Londra, attualmente vive e lavora a Firenze dove si occupa di uno sportello per la genitorialità e organizza per le mamme e i loro partner gruppi di supporto post-partum basati sulla promozione della comunicazione tra i genitori e i loro bambini.

L’Accesso al servizio è gratuito per la prima consulenza e successivamente ha un costo stabilito dal professionista coinvolto.

(Se siete interessati, qui trovato la pagina dedicata allo Sportello!)

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Le mamme hanno bisogno di essere “insieme”

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Ci sono anche storie belle da raccontare di rientri a lavoro non traumatici, di accoglienza, di tribù che ti fanno sentire a casa, anche a lavoro, e che ti fanno sentire che la tua nuova condizione di mamma non potrà che essere un’opportunità per tutti. Questa è la storia di Sofia Borri, direttore di Piano C, tornata a lavoro dopo la sua seconda gravidanza.

Articolo di Sofia Borri del 20 ottobre 2015  pubblicato su Piano C 

“Per crescere una mamma ci vuole un villaggio”

Sofia a Piano CIeri sono tornata al lavoro dopo la mia seconda maternità e ad accogliermi ho trovato questo post di Riccarda. Mi ha fatto un immenso piacere per tante ragioni.

Perché è bello sapere che qualcuno ti aspetta.
Perché mi ha dato la carica per affrontare le prossime settimane che saranno un importante cambiamento
per me e la mia bambina.
Perché mi ha ricordato che far bene il proprio lavoro vuol dire voler bene ai propri progetti così come alle persone.
Perché è giusto, importante e bello che proprio a Piano C sperimentiamo tutto questo a partire dalla nostra organizzazione e lo raccontiamo come qualcosa di possibile. Possibile non solo a Piano C.
Perché non dobbiamo più far credere che per tornare al lavoro si debba essere delle wonder woman o che, peggio, la responsabilità di questa scelta in termini di fatica, stress, ansia e a volte addirittura colpa sia tutta sulle spalle di noi donne.

Per questo ho pensato di raccontarvi di cosa è fatto questo rientro dalla maternità, che sembra speciale e privilegiato ma così non dovrebbe essere.

A renderlo possibile siamo in tanti, un intero villaggio (parafrasando un antico proverbio africano). Innanzitutto io, la mia libera scelta e il mio desiderio di riprendere in mano i miei progetti e il mio lavoro. Poi uno spazio di lavoro che mi accoglierà con Adele per il tempo che riterrò necessario, per non dover smetter di allattare e per rendere il distacco più graduale (grazie Cobaby).

Poi colleghe e colleghi che considerano naturale il fatto che in questa fase della mia vita io intrecci il lavoro alla cura della mia bimba e non si scandalizzano per un pannolino o una sdraietta dove meno te l’aspetti.
Un’organizzazione intera che non ha bisogno di controllare il mio lavoro e sa che, offrendomi la possibilità di gestire con flessibilità il mio tempo, sicuramente farò del mio meglio, anche per il fatto che ora ho qualcuno in più a cui pensare.

Infine, ma non per ultimo, un compagno che condivide come me la cura e la responsabilità delle nostre figlie, negoziando giornate di congedo con la sua azienda, sollevandomi dalla gestione della casa e considerando il mio ritorno al lavoro come qualcosa che fa bene a me e alla nostra famiglia e che serve anche un po’ a questo paese per raccontare che in un modo diverso si può e si deve fare.

Ed è responsabilità di tutti e tutte.

 

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“Senza leadership femminile non c’è vero cambiamento”. Annalisa Monfreda al #RENAFestival.

Annalisa Monfreda, Direttrice di Donna Moderna e Starbene, ha accettato l’invito di Netural Family di partecipare al Terzo Festival delle Comunità del Cambiamento organizzato da RENA con un intervento dal titolo “Senza leadership femminile non c’è vero cambiamento“. A partire dal minuto 29 della diretta streaming dell’evento, è possibile rivedere il suo intervento.

 

Potete leggere le storie che racconta Annalisa Monfreda sul suo blog.

Buona visione!

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