REGALO DI NATALE: Fuga con me.

(Mamme non smettete di amarvi.)

Circa un mese fa sono rimasta molto colpita da quello che ha scritto la mia amica Silvia in un post di Facebook, in cui raccontava la sua battaglia contro un cancro alla lingua, che a soli 33 anni le ha cambiato completamente le priorità. Leggere le sue parole rispetto al male che l’ha colpita e contro cui ha lottato mi ha fatto molto pensare.

Ho letto mille volte le sue parole, e ho ripensato alla sua e alle nostre “vite di corsa”: Silvia è un’imprenditrice, una grandissima lavoratrice e una donna energica e piena di cose da fare, ma è anche colei che davanti all’esperienza peggiore che si possa vivere, ha imparato d’un tratto a rimettersi al centro, a posizionarsi all’inizio della lista delle priorità, a non rimandarsi più… e questo mi ha fatto pensare tanto e mi ha fatto decidere di farmi, un po’ in anticipo, un regalo originale per questo Natale.

E così, oggi comincia un weekend speciale. In questi giorni ho pensato e ripensato più volte a come avrei voluto viverlo e la prima conclusione che ho raggiunto è di aver aspettato anche troppo per farlo.

Sono passati diversi anni dall’ultima volta in cui ho deciso di viaggiare da sola, e non parlo di viaggi per destinazioni esotiche, ma di quella condizione mentale e fisica in cui l’unico essere di cui prendersi cura sei tu.

Ho 3 figli ed è inevitabile non avere più spazi liberi, tra lavoro, famiglia e impegni collaterali. Certo, ci sarebbe l’appuntamento del mercoledì con lo yoga … vitale, ma comunque un appuntamento, con la sua organizzazione, incastro e un certo sforzo, quando di sera fatico a tenere gli occhi aperti dopo settimane da incubo.

Ogni giorno, da quando apro gli occhi a quando vado a dormire, i miei pensieri sono pieni dei miei meravigliosi figli gioiosi, urlanti, pieni di bisogni e di richieste. E questo è sicuramente bellissimo ed è ciò che ho sempre fortemente desiderato, ma è comunque molto impegnativo, insieme alle priorità di lavoro e agli extra impegni associativi e mi ritrovo a rendermi conto, come ora, che guardare le case piccole dal finestrino di un aereo è una cosa che mi mancava tanto. E ci sono domande:

Che cosa mi piace fare a 41 anni? Che cosa mi piace vivere? Dove mi piace stare, in quale posto del mondo e di me stessa? Quanto ci sto davvero in quel posto preferito?

rispetto alle quali mi riscopro piuttosto impreparata, o per lo meno con alcune idee ma confuse.

C’è anche poi quella particolare condizione mentale legata al viaggio come esplorazione di se stessi, che con i figli si tende a perdere, ovviamente. Viaggiare con i bimbi ci porta a non staccare l’attenzione e i pensieri da loro, a pensare a come intrattenerli, a come interessarli, insomma a come esserci, mentre viaggiare da soli focalizza l’attenzione solo su di noi, sulle cose semplici di cui siamo fatti, sulle paure, sui bisogni, e soprattutto sui sogni.

Pensare, avere il tempo di farlo, non “pensare tra le altre cose” ma pensare e basta, camminando, guardando il mondo dal finestrino di un aereo, ecco, questo lo sto riassaporando adesso e non voglio dimenticarlo.

La scelta di questo weekend l’ha sicuramente accelerata Silvia con la sua storia, ma l’hanno innescata due uomini meravigliosi, che ho la fortuna di avere accanto: il mio compagno e il mio piccolo grande uomo adolescente di 12 anni, che un giorno in auto, mentre cercavo di uscire da un parcheggio piuttosto trafficato per accompagnarlo a scuola, esasperata dalla corsa continua, mi ha detto: “Mamma, secondo me devi prenderti un weekend tutto per te! Vai dai tuoi amici e riposati!” e quelle parole sono state il dono più grande che mio figlio potesse farmi.

Ho capito tante cose in quel momento, ho sentito la sua generosità, la sua apertura, il suo amore per me, l’emozione di non sentirmi rivolgere l’ennesima richiesta da figlio a madre, il riconoscimento della mia identità, … insomma, è stato un momento grandioso!

E non riesco a non pensare che se mio figlio, maschio, oggi ha a cuore il mio benessere, la mia realizzazione e la mia serenità, è un meraviglioso segnale per il futuro, per il suo futuro e per quello di chi avrà accanto. Non trovo banale la cosa, né che il mio compagno mi abbia proposto di farlo fin da quando sono diventata mamma per la terza volta, consapevole della fatica che stavo per vivere. Certo, ho dovuto aspettare che la mia piccola acquisisse un minimo di autonomia ma quel momento è arrivato e vorrei dirlo a tante amiche neomamme che conosco e che vivono momenti difficili di carico emotivo e fisico da cui temono di non uscire più.

Vorrei dirvi, amiche mie, che non dovete mai dimenticarvi di voi, siete sempre le stupende donne che eravate,anzi ancor più stupende, affascinanti e interessanti, e che arriverà un momento in cui vi riapproprierete di voi.

La maternità arricchisce non toglie, ma solo a patto che non vi dimentichiate di voi stesse. A patto che nessuna di noi dimentichi di esistere.

Non servono 3 giorni, spesso ne basta uno, bastano alcune ore, basta volerlo, basta volersi bene… tornate a volervi bene.

Oggi mentre facevo la coda per l’imbarco ero a disagio, mi sembrava di avere troppe poche cose a cui pensare, solo documento e bagaglio, ma di solito c’è l’acqua da prendere, la pipì da far fare prima della partenza, lo zaino da chiudere, i giochi da rimettere dentro, oggi c’ero io e basta e  posso dirvi?

Che bello provare per un attimo quella sensazione di “appartenenza” a se stessi.

Io non voglio scordarmela più e non voglio scordarmi di me.

So quanto mi ami la mia famiglia, ed è un amore immenso e ricambiato, ma mi accorgo che spesso non so quanto mi amo io, ma questo non voglio scordarlo più, e grazie, Silvia, amica mia, per avermelo ricordato.

(Il weekend è stato bellissimo, una sintesi di me, amici e posti meravigliosi a cui sono legata. Ho riabbracciato tante persone che hanno condiviso con me un pezzo importante di strada. La carica che mi hanno dato quei 3 giorni a Roma mi accompagna ancora oggi, e già immagino la prossima meta e i prossimi abbracci.)

Mariella

 

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