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GIOCARE CON LE COSTRUZIONI: UN LAVORO IMPORTANTE PER I BAMBINI

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà, questo è il nostro ultimo appuntamento pre-vacanze estive, riprenderemo le nostre pillole pedagogiche poi a settembre.

Oggi mi soffermo sull’importanza di “giocare” con le costruzioni o con i mattoncini colorati. Preciso che per il bambino, già a partire da 8 mesi fare questo gioco non è solo “un gioco” ma è quasi un lavoro.

Il bambino che costruisce, elabora un pensiero rispetto alla costruzione, sviluppa il linguaggio perché vuole raccontare quello che ha costruito, stimola attenzione e concentrazione per incastrare i pezzi o per metterli uno sull’altro.

Un bambino che gioca con le costruzioni esercita e stimola le sue capacità cognitive e la fantasia. Vediamo quali sono le abilità che il bambino va ad affinare:

– Manualità – Precisione – Equilibrio – Attenzione – Immaginazione.

Ricordiamoci che non ci sono istruzioni per usare le costruzioni, il gioco non è mai lo stesso e quindi non è mai banale. Oltre ai set predefiniti di costruzioni possiamo avvalerci di materiali poveri come cartoni e scatole di varie misure, filati in plastica, tappi dei detersivi o di sughero, scarti di falegnameria.

Sarebbe opportuno organizzare per il bambino i materiali e le costruzioni in box trasparenti divisi per categorie.

Ai bambini piace avere tutto in ordine anche se poi, giocando, tenderà a confondere tutti i pezzi. Dopo aver giocato, tutto dovrà tornare al suo posto. Due regole importanti per noi adulti:

• spegnere tv, tablet ecc.: il bambino non deve avere un eccesso di stimoli e deve potersi concentrare per far sviluppare la fantasia.

• Essere meno intrusivi possibile: tutti i grandi inventori hanno bisogno di “solitudine”. Sarà il bambino stesso a cercarci per raccontarci il suo progetto e per farci vedere la sua costruzione.

Ultima cosa importantissima: non confondiamo l’immaginazione con la fantasia. Con le costruzioni noi alleniamo l’immaginazione. Attraverso l’atto del costruire il bambino crea le forme con la mano e le rielabora seguendo la propria fantasia e immagina una nuova struttura di sua invenzione.

Bruno Munari insegna “L’immaginazione è il mezzo per rendere visibile ciò che la fantasia, invenzione, creatività pensano”.

Buona estate a tutti e arrivederci a settembre!

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14 Luglio 2020 • articoli_home, con i genitori, Netural Kids

LA PAURA NEI BAMBINI

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà, oggi vorrei parlarvi di Alice, una bambina piena di paure un po’come anche i nostri bimbi:

ALICE LA PAUROSA

Quando una porta sbatte
o un libro cade a terra,
Alice pensa subito:
“E’ scoppiata la guerra!”
Se qualcuno si avvicina
e la vuole salutare,
lei vien presa dal panico
e decide di scappare.
Durante l’intervallo,
ha il terrore di uscire,
perchè un paio di farfalle
la volgiono inseguire!
Alice salta in aria
e si mette a strillare
quando Mario lo stordito
all’imporvviso compare!
[…]
Aver fifa per Alice
è cosa di ogni giorno,
ma è davvero mostruoso
per chi le sta intorno!

                                                          (Da P. Bertrand, Alice la paurosa,
                                                                        Motta Junior, 2008)

“Alice la paurosa” è tratto da un libro di P. Bertrand edito da Motta Junior Edizioni nel 2008 ed è indicato per i bambini dai 6 anni in su. L’autore ci presenta comportamenti che sono spesso frequenti fra i nostri bambini, soprattutto a scuola: bambini che hanno paura di tutto.
Discutere con i nostri bambini di questi temi, magari a partire dall’ascolto di questa filastrocca, aiuta a migliorare la situazione e a trovare vie d’uscita per disagi che spesso si creano quando abbiamo a che fare con bambini come Alice.

A 8/9 mesi si il bambino sviluppa la prima paura: dell’estraneo, a 12/18 mesi della separazione (con massimo sviluppo intorno ai 3 anni), a 3/5 anni paura dei fantasmi, del buio, delle streghe, del lupo, di Babbo natale, di ammalarsi.

Tre sono i principali stili educativi genitoriali favorenti l’acquisizione delle più comuni paure nei bambini:

  • ipercritico: caratterizzato da un’elevata frequenza di critiche rivolte al bambino (rimproveri, biasimo, svalutazione), determinando nel bambino paura di sbagliare;
  • perfezionistico: convinzione che il bambino debba fare bene sempre tutto: il bambino sarà portato a temere in modo eccessivo la disapprovazione e la critica sviluppando ansia da prestazione soprattutto in ambito scolastico.
  • iperansioso-iperprotettivo: eccessiva preoccupazione dell’incolumità fisica cercando di prevenire ogni frustrazione che potrebbe vivere. Nel bambino si svilupperà la paura di tutti e che il mondo sia pieno di pericoli.

Invito i genitori a favorire l’apertura dei bambini nel raccontare le proprie esperienze in merito alle loro emozioni negative in modo da poter riflettere insieme sui modi più adeguati per imparare a controllarla e per migliorare i rapporti con gli altri.

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13 COMPORTAMENTI CORRETTI PER UN BUON ATTACCAMENTO MAMMA-BAMBINO

di Ilenia Amati

Ciao mamme, oggi un argomento importante: l’attaccamento del bambino
Per verificare un attaccamento particolare del bambino nei confronti di una persona, molto spesso la mamma, è bene osservare alcuni comportamenti: il bambino protesta in caso di un suo allontanamento, saluta quando questa ricompare e, infine, utilizza la stessa come base per partire ed esplorare l’ambiente circostante. Più precisamente, dagli studi condotti dalla ricercatrice Mary. D. S. Ainsworth, emergono tredici comportamenti specifici che si vanno a collocare in momenti differenti dello sviluppo e che sarebbe utile sapere per non fare errori:
1- Vocalizzazione: questa attività risulta più intensa nel momento in cui il piccolo entra in contatto con la madre a partire dalla quarta e quinta settimana di vita.
2- Il pianto del bambino viene interrotto quasi esclusivamente se è la madre a prenderlo in braccio. Questo avviene a partire dalla nona settimana di vita.
3- Quando la madre si allontana, uscendo da una stanza, il piccolo può mettersi a piangere; lo stesso non avviene se ad allontanarsi è un estraneo. Quindicesima settimana di vita.
4- Anche il sorriso viene molto più intensamente attivato se lo stimolo visivo, uditivo ecc. è rappresentato dalla madre. Tredicesima settimana.
5- Se il bambino è tenuto in braccio da un estraneo, il suo sguardo rimane orientato verso e sulla madre. Diciottesima settimana.
6- Intorno alla ventunesima settimana il bambino saluta in modo caratteristico la madre quando ritorna da un periodo di assenza. Il bambino le dimostra tutta la sua felicità nel rivederla e voglia di contatto sorridendo e vocalizzando intensamente, agitandosi e alzando le braccia verso di lei. Se è già in grado di andare carponi le si avvicina.
7In presenza di altri estranei nella stanza oltre alla madre, il bambino tenderà comunque ad andare quasi esclusivamente verso di lei. Ventottesima settimana.
8- Se la madre si allontana dalla stanza il bambino tende a seguire lei e non altre persone. Ventiquattresima settimana.
9- Intorno alla ventiduesima settimana il bambino ha la tendenza ad arrampicarsi sulla madre, esplorandone il viso, i capelli, la persona in genere. Non fa’ altrettanto con gli estranei.
10- Verso la ventottesima settimana il piccolo ha la tendenza, una volta arrampicatosi sulla madre di ritorno dalle sue esplorazioni, a nascondere il suo viso nel grembo materno o in altre parti della sua persona.
11- Sempre tra il settimo e l’ottavo mese, il bambino inizia ad utilizzare la madre come “base sicura” per partire ad esplorare l’ambiente che lo circonda. Di tanto in tanto egli ritorna dalla base sicura. Non si osserva lo stesso comportamento nei confronti degli estranei.
12- Dall’ottavo mese il bambino cerca esplicitamente la madre quando ha bisogno di essere consolato. Di fronte ad uno stimolo spaventoso, dal quale il bambino è allarmato, egli si allontana il più rapidamente possibile correndo verso la madre, ignorando eventuali altre persone presenti nello stesso spazio.
13- Tra il nono e il dodicesimo mese, l’azione di aggrapparsi alla madre quando il bambino è spaventato, stanco, affamato o non sta bene diventa particolarmente intensa ed evidente.


La differenziazione di comportamenti di attaccamento tenuti dal bambino verso le persone che lo circondano risultano poco evidenti entro i primi quattro/cinque mesi, mentre a partire dal sesto mese diventano sempre più chiari. Se è vero che nella stragrande maggioranza dei casi la figura principale di attaccamento sarà per il bambino la madre, vi possono essere circostanze in cui tale ruolo venga svolto da altre persone come il padre o i nonni, per esempio quando la madre non sia presente.
Tuttavia nelle normali condizioni di accadimento, ovvero quando vi sia la presenza di entrambi i genitori, l’attaccamento principale sarà inizialmente verso la madre.

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1 Giugno 2020 • con i genitori, Senza categoria

IL TEMPO COME RITMO E MOVIMENTO”. APPROCCIO EDUCATIVO

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà, oggi parleremo dell’evoluzione e della strutturazione temporale del movimento nei bambini. La questione dell’evoluzione e della strutturazione temporale del movimento nei bambini può avere vari ambiti di interesse, io mi occuperò dell’approccio educativo.
Intorno ai tre anni il bambino dovrebbe disporre di una motricità globale ben organizzata temporalmente.
Ecco qualche consiglio affinché questo avvenga:
– lasciamo esprimere il proprio ritmo al bambino nel corso dei giochi spontanei e delle attività di libera espressione.
– Facciamo i girotondi e le danze cantate: sono un materiale molto utile per l’educazione ritmica e per la formazione musicale dei bambini, in quanto vi è una stretta relazione corporea che unisce i bambini con il canto e con i movimenti.
– I giochi motori accompagnati da percussioni permettono l’adattamento e il passaggio dai dati percettivi quali la voce, le battute di mano, ad esempio, che provengono dal proprio corpo a quelli che provengono dall’ambiente circostante.
– L’aggiustamento su tema musicale è la logica conseguenza delle precedenti esperienze in quanto stimola l’adeguamento dei bambini a condizioni di spazio e di tempo che gli sono esterne.
– L’espressione su tema musicale è inizialmente libera, successivamente si potrebbero utilizzare produzioni di musica per far esprimere al meglio il bambino, il quale, riascoltando la musica compirà gesti significativi che si adatteranno il più fedelmente possibile alla musica.

Attorno ai sei anni inizia ad essere favorevole uno sviluppo più finemente discriminativo della funzione temporale e ritmico attraverso queste prospettive:
favorire l’espressione dei ritmi corporei spontanei e la possibilità di sincronizzarli a supporti sonori adatti;
educare la percezione uditiva dei ritmi e più particolarmente quella delle strutture ritmiche;
apprendimento delle danze;
espressione corporea su basi musicali nella sua dimensione di messaggio estetico e gestuale.

Con il mio bambino di due anni e mezzo ci divertiamo a casa con il libro di Tullet: Oh! Un libro che fa dei suoni. Abbiamo imparato a modulare suoni e ritmi prima con la voce poi con il corpo.

Un consiglio: se possiamo accompagniamo i nostri bambini ai corsi di musica già da quando sono neonati (e perché no, già durante la gestazione), con il tempo noteremo tantissimi benefici!

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26 Maggio 2020 • con i genitori, Senza categoria

“COSA SERVE A MIO FIGLIO PER IMPARARE A GIOCARE?” L’EVOLUZIONE DEI GIOCHI DEI BAMBINI DA 0 A 12 ANNI

 

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà! Oggi parliamo di come far giocare i nostri bimbi, ma prima di cominciare dobbiamo ricordare che il gioco è in stretta relazione con la sua evoluzione percettiva, motoria, cognitiva, somatica e sociale. Questi aspetti, a seconda del loro livello di sviluppo danno una particolare caratterizzazione all’aspetto del gioco. La domanda che spesso mi viene fatta è: “Cosa serve a mio figlio per imparare a giocare?” la risposta è molto semplice: libertà (che non equivale a lasciarlo solo. Aiutarlo quando è lui a richiederlo), spazio (abbastanza per permettere al bambino di muoversi e sperimentare in sicurezza), materiali (stoffe, tazze, scatole, plastilina, …).

I giochi dei bambini possono essere distinti in giochi individuali, e vengono prevalentemente utilizzati sino ai sei anni, e giochi collettivi che progressivamente si sostituiscono ai precedenti, e in prevalenza hanno carattere motorio e assumono un rilevante significato sociale.
In base alle età di riferimento e agli aspetti funzionali possiamo distinguere:
Giochi simbolici e di immaginazione: questi caratterizzano il gioco del bambino fra i 3 e 7 anni.
Giochi funzionali: questi si dividono a loro volta in due: fino ai 6 anni circa sono quelli che si identificano nei giochi di esplorazione e di manipolazione, e quelli dai 7 ai 12 anni che assumono sempre più il “carattere di prodezza”, nei quali il bambino cerca sempre di più il confronto con ostacoli e compiti reali, in quanto compare in lui il desiderio di entrare in competizione con gli altri e di confrontarsi.
Giochi di regole: questi si chiamano così perchè hanno un significato diverso dagli sport sociali degli adulti. Sono molto ricercati fra i 7 e gli 12 anni ed esigono una ben definita strutturazione del gruppo: senso di solidarietà, senso morale, sentimento di appartenenza alla comunità, rispetto delle regole, capacità di comunicazione, cooperazione, organizzazione.
Giochi drammatici e temi musicali: questi rappresentano la naturale evoluzione dei giochi di immaginazione e simbolici verso forme di espressione più socializzate, ovvero la comunicazione si arricchisce di codici gestuali, artistici, estetici propri dell’ambiente sociale in cui il bambini vive. Cominciano già dalla primissima infanzia.

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#Iorestoacasa e alleno il mio ottimismo!

Qualche mese fa abbiamo lanciato una call per nuove collaborazioni con il nostro blog: mamme e papà, esperti di famiglia, infanzia e adolescenza, ma anche di welfare che avessero voglia di contribuire ai tanti temi affrontati. Giorno dopo giorno raccogliamo nuove proposte di collaborazione e ne siamo felici!
Oggi è il turno di Sabrina Zuppardi
“Ho studiato antropologia all’Università di Bologna, collaborato con il mensile “Le vie della Storia” come tirocinante in seguito ad un corso di giornalismo, mi sono occupata di risorse umane fino alla maternità, dove mi sono dedicata ai bimbi (2) per 4 anni, anni che ho speso in ulteriore formazione: un corso di assistente all’infanzia, uno di informatica, uno di coaching ,un altro di Consapevolezza e gestione di sé e, per finire, l’ultimo presso l’Università di Bologna e il Politecnico di Milano, sulla gestione del cambiamento. Attualmente sono una consulente per la crescita personale e tengo corsi ( sospesi) patrocinata dal comune di Bologna che mi ha concesso uno spazio, in collaborazione con la biblioteca Corticella.  Tuttavia,mi sono adeguata temporaneamente alla modalità on line. Per diletto, scrivo recensioni e articoli per il sito Sololibri.net (la lettura è la mia più grande passione, oltre il viaggio, le filosofie orientali,la cultura celtica, la montagna, l’arte e il teatro).”
COME L’ OTTIMISMO, SOPRATTUTTO NEI PERIODI DIFFICILI, È UTILE PER VIVERE MEGLIO. COME INFONDERE OTTIMISMO NEI BAMBINI?
L’ottimismo può essere una propensione caratteriale, ovvero ci sono persone che sono naturalmente più ottimiste e grintose di altre.
Tuttavia, è una qualità che si può allenare e coltivare, ma soprattutto è importante forgiare una mentalità ottimista nei bambini! Può essere utile soprattutto in questo periodo!
Le persone ottimiste hanno la capacità di apprezzare e godersi la vita e un atteggiamento fiducioso nelle proprie capacità, nel futuro, e negli altri.
Molte ricerche dimostrano che gli ottimisti rendono meglio nello studio, nel lavoro e nello sport.
COME CRESCERE FIGLI OTTIMISTI
Crescendo, il bambino si crea un’immagine causale delle cose che gli accadono, sviluppa cioè delle teorie sui motivi per cui determinate cose accadono e del perché egli fallisce o ha successo.
Queste teorie sono alla base del suo futuro atteggiamento ottimista o pessimista.
I primi anni di vita del bambino sono caratterizzati da esperienze di grande padroneggiamento del mondo. Partendo da uno stato di totale impotenza, il bambino impara a camminare, a parlare, a relazionarsi con gli altri. In questo modo sviluppa una grande fiducia nelle proprie capacità e così ha in genere uno stile esplicativo enormemente ottimista.
Questa propensione naturale all’ottimismo tipica dei bambini può incrinarsi per diversi motivi: genitori che tendono al pessimismo , all’iperaccudimento o che ne ignorano i bisogni emotivi, senza considerare ovviamente traumi come la separazione, ecc.
In generale possiamo migliorare l’ottimismo dei nostri figli:
🔸Proponendo loro attività che migliorano la loro padronanza dei vari aspetti del mondo circostante (oggetti, attività, relazioni interpersonali)
🔸Spiegando i loro (e i nostri) insuccessi e successi con modalità che promuovono uno stile ottimista che si concentri non sulle caratteristiche del bambino ma sul suo operato.
🔸Evitandogli per quanto possibile esperienze traumatiche.
Approfondiamo solo il primo punto, perché gli altri due sono evidenti.
🔸🔸far esercitare ai bambini il maggior controllo possibile sulle attività quotidiane già alla loro portata, eccetto che nelle scelte importanti su cui decidiamo noi. Sostituirsi a loro, anche se a volte è più rapido, impedisce ai nostri figli di sviluppare le capacità necessarie per affrontare la vita, e riduce la loro fiducia in se stessi, perché trasmettiamo il messaggio che sono incapaci di cavarsela da soli.
🔸🔸proporre ai bambini nuove attività su cui possono esercitare un controllo. Ad esempio (a seconda dell’età), far loro imparare: a utilizzare le posate, la bicicletta, uno sport, disegnare, cucinare, leggere e scrivere, tecniche di memorizzazione e calcolo, a fare a meno del pannolone (quando raggiungono l’età giusta), etc.
 🔸🔸Padronanza nelle relazioni personali. È utile insegnare ai propri figli strategie per relazionarsi meglio con gli altri: come fare amicizia con altri bambini, negoziare in caso di disaccordi, rivolgersi a persone adulte, etc.
Trovo utile un esercizio prima della nanna:
>> chiedere ai bimbi cosa è successo, di positivo, durante la giornata e soffermarsi sugli eventi e su ciò che hanno provato. Capiranno entusiasticamente che la giornata è costellata da eventi ed emozioni positive e questo creerà una mentalità ottimista.
Infine, un suggerimento rispetto alle piccole esperienze negative che possono presentarsi durante la giornata: è molto importante interagire con i nostri figli (specialmente in caso di insuccessi) con commenti che promuovono uno stile ottimista, cioè descrivere l’evento negativo come di importanza limitata, temporaneo, circoscritto a un solo un aspetto della loro persona, e dovuto a cause esterne o a un loro comportamento modificabile.

 


 

 

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22 Aprile 2020 • articoli_home, netural family

#Iorestoacasa e incontro Francesca Cavallo e il suo “DOTTOR LI”

Dopo lo strepitoso successo di STORIE DELLA BUONANOTTE PER BAMBINE RIBELLI e della storia di Natale 2019 , ELFI AL QUINTO PIANO, è di qualche giorno fa la notizia dell’ultima produzione di Francesca Cavallo: IL DOTTOR LI E IL VIRUS CON IN TESTA UNA CORONA, un libro che è possibile scaricare gratuitamente a questo link per guardare a tutta questa storia con gli occhi e le parole speciali di Francesca.

Difficile non conoscerla e non conoscerne lo stile, Francesca Cavallo sa sempre trovare le parole giuste per raccontare la realtà e soprattutto per farlo ai bambini, che spesso sono i lettori più severi.

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“Il dottor Li e il virus con in testa una corona” è disponibile in 12 lingue ed è la storia di un eroe – l’oculista di Wuhan morto a 33 anni, proprio a causa del Coronavirus,  il primo ad aver dato l’allarme rispetto alla letalità del virus, e di tante eroiche ricercatrici ed eroici ricercatori che ogni giorno provano a trovare una soluzione ad un’emergenza di dimensioni mai viste.

All’inizio, nessuno voleva crederci. Così come avevano fatto i poliziotti di Wuhan, anche altri governi del mondo non volevano ascoltare gli scienziati. “Passerà” dicevano. Però gli ammalati continuavano ad arrivare in ospedale e non c’erano più letti dove metterli. Allora, anche gli altri paesi del mondo iniziarono a dire alle persone di stare in casa e ai bambini di non andare a scuola. “Per quanto?” Chiesero i bambini. E gli adulti non lo sapevano. Sapevano però, che anche se le scuole erano chiuse, bisognava studiare: perché ci volevano tante dottoresse come il dottor Li, tanti maestri, tante scienziate e ricercatori per aiutare tutte le persone del mondo a tornare ad abbracciarsi e a prendere l’ascensore insieme senza preoccuparsi di nulla.”

Correte a scaricare l’ebook  con i vostri bimbi! Leggendo di così tante persone speciali impegnate a studiare soluzioni, forse il virus con la corona forse vi farà meno paura!


CONOSCETE FRANCESCA CAVALLO?

Francesca Cavallo è una scrittrice, imprenditrice e attivista italiana. È co-autrice della serie Good Night Stories for Rebel Girls, che ha battuto i record sul sito di crowdfunding Kickstarter per l’editoria. La carriera di Francesca è iniziata nel teatro, con la direzione di una compagnia e del Festival “Sferracavalli”. Nel 2011 Francesca ha fondato Timbuktu Labs con Elena Favilli, e pubblicato la prima rivista per bambini per iPad, chiamata anche Timbuktu. La rivista utilizzava immagini colorate, un linguaggio di facile lettura e suoni per attirare i bambini e lo scorrimento dall’alto verso il basso rispetto allo stile tradizionale di sfogliare una rivista.

Il primo volume di Good Night Stories for Rebel Girls è stato pubblicato nel 2016 e da allora è stato tradotto in 47 lingue.

Titoli di Francesca Cavallo

  • Storie della buona notte per le bambine ribelli di F. Cavallo – E. Favilli – Volume 1 e 2, Mondadori, 2017 -2018
  • Io sono una bambina ribelle: quaderno delle mie rivoluzioni, di F. Cavallo – E. Favilli, Mondadori, 2019
  • Elfi al Quinto Piano di F. Cavallo, Feltrinelli, 2019

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#Iorestoacasa e leggo il giornale con papà

Alfredo Carlo è un designer e fondatore di Housatonic che ha la fantastica capacità di raccontare con i segni e i disegni questioni complesse e articolate rendendo anche i temi più difficili, accessibili a tutti.

In questa emergenza senza precedenti, spesso così difficile da raccontare in maniera accessibile, ha deciso mettere a disposizione dei più piccoli la sua creatività e le sue competenze , perchè Alfredo è anche un papà e come tutti noi ha bisogno di condividere con i suoi figli quello che sta succedendo con le parole e le immagini più giuste.

Così è nato il format su Telegram “PAPÀ COSA HAI LETTO SUL GIORNALE?” (https://t.me/rassegnastampaperbambini), un racconto illustrato  delle notizie del giorno per grandi e piccini. Un format delicato, utilissimo e anche bello da vedere!

Per seguirlo non vi resta che installare Telegram sul vostro smartphone e seguire il canale dedicato all’iniziativa.

(di seguito una delle tante notizie illustrate da Alfredo Carlo)

 

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#Iorestoacasa e scrivo al Ministro per la Famiglia

Via Gli Stati Generali

Abbiamo scritto una lettera aperta al Ministro per la Famiglia, per raccontare quello che stiamo vivendo in questo periodo difficile.

Cara Sig.ra Ministra,

mi chiamo Mariella e sono la mamma di tre figli: un adolescente, un bimbo di 5 anni e una bimba di 2. Come molte mamme italiane lavoro 5 giorni a settimana e parallelamente gestisco la mia impresa più grande, la famiglia.

Un compito arduo, soprattutto in tempi come questi, in cui occorre mantenere il sorriso e alto l’umore della famiglia, dando fiducia a tutti, oltre che a se stessi, per non affogare in un mare di sconforto.

È passato il primo mese dall’inizio di questa reclusione collettiva da Covid-19, assolutamente necessaria ed importantissima. Qui a casa abbiamo organizzato una specie di routine quotidiana, grazie anche alla scuola che fa il meglio che può per essere presente e per non far perdere ai nostri figli i riferimenti di base della loro vita. Ogni giorno ci tocca lavorare e coordinare attività per tutte le età, non ultimo per nostro figlio adolescente, che con grande responsabilità non esce, e nemmeno chiede di farlo, ma soffre da matti e aspetta con ansia il momento in cui con la playstation potrà giocare insieme ai suoi amici online.

“È la mia piazza, mamma, lascia che io stia con loro!” mi dice e mi ritrovo a non avere il coraggio di dirgli nulla, e a non dargli i tempi contingentati di gioco, come faccio di solito, perché mi rendo conto, quando lo sento ridere e scherzare con loro, anche se solo via web, che sarebbe un po’ come togliergli l’aria.

Alla fine, con un adolescente tutto si fa più complicato, puoi farti aiutare in casa, dirgli di studiare, di seguire le lezioni, di fare il suo allenamento, ma la fisicità dei corpi di altri adolescenti e la forza delle loro relazioni, purtroppo, non la puoi sostituire. Ci sono poi i piccolini, che vedendo la mamma in smart working non ci pensano proprio a farle sconti rispetto all’impegno quotidiano, ed è divertente fare riunioni in call con il muto perennemente attivato per evitare di perdere “istituzionalità” tra urla e baby dance o scrivere una nota importante mettendo il miele nello yogurt…

So di raccontare solo la punta dell’iceberg dei problemi che in questo periodo stanno coinvolgendo le famiglie con figli, e ce ne sono di più gravi, complessi e urgenti da risolvere, e non sono solo problemi di natura economica, che pure tolgono il sonno a folle di genitori, sono problemi di convivenze difficili, dove c’è violenza, povertà educativa e solitudine.

Innanzitutto a questi problemi chiedo a Lei, sig.ra Ministra, come genitore, di dare la giusta priorità, proprio ora, un momento dopo aver definito le prime misure economiche a sostegno delle famiglie. C’è un tema di sostegno psicologico molto, molto importante, e poiché la fine di questa situazione ancora non è possibile vederla, sta diventando urgente e improcrastinabile occuparsene.

La scadenza del 3 aprile è chiaro a tutti che sarà prorogata e i nostri figli vedranno ancora lontana la possibilità di tornare a scuola e alla loro quotidianità.

Cosa diremo ancora ai nostri figli? Come faremo a tenerli chiusi in casa ancora per così tanti giorni? Perché non c’è mai una parola per i bambini nei discorsi del Presidente del Consiglio, nell’agenda del governo, perché è consentito fare attività motoria sotto casa e portare il cane a passeggiare ma non è riservata una sola parola ai bambini?

Non è voltandosi dall’altra parte che il problema viene risolto, soprattutto mi chiedo perché non diate a noi genitori, agli educatori delle case famiglia, a tutti coloro che in questo momento difficile si stanno occupando di bambini, un indirizzo, un’identità riconosciuta, una minima priorità?

Raccoglieremo già molti cocci dopo questo periodo, cerchiamo di contenere al massimo i danni di tutto questo. Il problema è un problema di ascolto, alla fine, un problema atavico che spesso allontana la politica dalla comunità, non parlare del problema dei bambini e del loro diritto a fare due passi all’aperto vuol dire non riconoscere l’esistenza dei bambini stessi e delle loro famiglie, è un argomento scomodo, e come tale, meglio non affrontarlo.

Perché non provare a dare delle regole, anche stringenti, a noi genitori, per consentirci almeno di dare ai nostri figli la possibilità di una boccata d’aria, ne hanno un immenso bisogno, non serve interpellare esperti e specialisti per questo, basta guardarli.

E, ripeto, questo non vuol dire che vogliamo sottrarci alla necessità di stare chiusi in casa, noi siamo completamente al fianco del Governo in questo, è necessario, è importantissimo, soprattutto ora, è una questione di vita o di morte. Però, non è possibile parlare di passeggiata per il cane, passeggiata per prendere le sigarette o il giornale e possibilità di svolgere attività motoria sotto casa e non una parola per i nostri bambini, i bambini di un intero Paese. Diteci qualcosa, non riapriteci i Parchi, quello è fuori discussione, ma almeno riconoscete l’esistenza dei nostri figli  e di noi famiglie, visto che, se non è possibile in questo momento costruirne la felicità, almeno potremmo costruirne un pezzo di serenità.

Grazie per l’ascolto, buon lavoro.

Mariella Stella

Co-founder NeturalFamily

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16 Marzo 2020 • articoli_home, netural family

#Iorestoacasa in famiglia

Sono giorni complicati per tutti noi, in cui dobbiamo rivedere equilibri e organizzazione familiare.

Non è facile ridisegnare la propria quotidianità, il proprio tempo e quello dei propri familiari in pochi giorni, con le notizie allarmanti che arrivano dagli ospedali e dalla Protezione Civile, ma dobbiamo farlo, siamo chiamati, ora più che mai, a tenere alto il morale delle nostre famiglie e a sostenere i nostri figli in questo nuovo vuoto che si è delineato.

Per farlo, oltre a tutti gli strumenti affettivi di cui disponiamo, possiamo ricorrere a numerosi strumenti presenti online. Noi cercheremo di arricchire le nostre pagine di supporti per i più piccoli e per i più grandi, che spesso vivono con maggiore inquietudine questo momento storico.

Se avete consigli utili ed esperienze da proporci o strumenti da condividere, potete scrivere a hello@neturalfamily.com

Noi, oggi, vi proponiamo una bella carrellata di consigli e tools da QUBI (La ricetta contro la povertà infantile) in cui troverete FAVOLE IN DIRETTA, TEATRO PER BAMBINI, RADIO PER  I PICCOLI, FITNESS PER I  GRANDI, MANUALI DI SOPRAVVIVENZA PER GENITORI, con consigli utilissimi per attività da svolgere a casa.

Entrate in QUBI e ne vedrete delle belle!

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