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9 Giugno 2020 • con i genitori, netural family

W I CENTRI ESTIVI!!! ATTIVITA’ MOTORIE ED EDUCAZIONE: IL GIOCO-ESPRESSIVO

di Ilenia Amati

Ciao mamme e papà, l’estate è alle porte e, dopo questo brutto inverno siamo pronti a riappropriarci di quella normalità di cui, in questi mesi, soprattutto i nostri bimbi sono stati privati. È tempo, ad esempio, della scelta del centro estivo; ci assalgono tanti dubbi: è il caso di iscrivere i bambini? Verranno mantenute le distanze? Mascherine si o no? Perché i costi sono aumentati? Tutte domande lecite. Le mie risposte quando mi vengono poste queste domande sono molto semplici: ai bambini la scelta del si o del no. Chiediamo loro se hanno voglia di incontrare gli amichetti (non tutti diranno di si, alcuni hanno ancora timori). Si è avuto un aumento dei costi perché la gestione di un centro estivo post emergenza Covid-19 richiede delle attenzioni che non possono essere tralasciate, richiede personale che non può essere approssimato, richiede spazi che non possono essere striminziti. I bambini hanno sicuramente bisogno di stare con i loro pari. Di rincorrersi, di abbracciarsi. Di rispolverare quella competenza emotiva che per un po’ è stata messa in standby. La domanda che consiglio ai genitori di porsi, qualora siano propensi ad iscrivere i propri figli ad un centro estivo, è questa: quale centro estivo è più adatto alle esigenze di mio figlio? Quale progetto educativo si sposa meglio con lui? Do per scontato che tutti i centri estivi che si stanno avviando sono “protetti”, rispettano le norme sanitarie e siano ben strutturati.
Quello che ritengo debba essere indispensabile nel progetto educativo, ed ancor di più in questo periodo, è che sia presente una pratica motoria che sviluppi tutte le forme di comunicazione atte a favorire l’esplorazione di sé e la comunicazione con l’altro. Mi riferisco alla presenza nell’offerta educativa di tutte quelle attività che mettono in atto prassi mimico- tonico- gestuali, grafico-musicali, verbali.
Queste attività possono essere sia individuali che di gruppo e comprendono:

  • giochi spontanei, simbolici e d’imitazione
  • animazione
  • drammatizzazione
    -mimo
    -espressione corporea
  • gestualità
  • danza espressiva

Fra queste, la drammatizzazione, l’animazione, l’espressione corporea, sono le attività di carattere espressivo più strutturate. Nella drammatizzazione, i bambini sono invitati a rappresentare i personaggi di una trama di un racconto già delineata; nell’ animazione, i bambini potranno sviluppare fino alla costruzione di una storia il racconto che verrà mimato; nell’ espressione corporea, i bambini, a differenza del mimo, saranno invitati nel modo più spontaneo possibile e senza alcuna preoccupazione di carattere estetico ad esprimere emozioni, sentimenti, pensieri.
I giochi d’imitazione- osservazione e di espressione corporea, riguardano i bambini da 3- 4 anni a 6- 7 anni. Fra questi qualche suggerimento:

  • l’imitazione differita quando il bambino corre liberamente in un ampio spazio; ad un segnale, su indicazione di un educatore/genitore il bambino è invitato a mimare animali, personaggi fantastici, robot, astronauti che camminano sulla luna, scalatori che salgono su una montagna, fachiri che camminano a piedi nudi sulla sabbia che scotta, ecc.
  • la rappresentazione di emozioni e sentimenti: alcuni spazi sono designati sulla base di un sentimento: tristezza, rabbia, gioia, ecc. che viene espresso da ogni bambino mentre attraversa quel determinato spazio.
  • La decodifica di un messaggio gestuale (mimo): due o tre bambini mimano un mestiere mentre gli altri cercano di indovinare di che mestiere si tratti.
  • L’ imitazione e trasmissione di emozioni la si può riscontrare con piccoli gruppi in riga. Il primo bambino di destra accenna ad un’espressione (esempio di pianto), il compagno vicino lo osserva e lo imita, poi, girandosi verso il compagno di sinistra, gli “restituisce” l’espressione raccolta, ma accentuata d’intensità; così di seguito fino all’ultimo bambino della riga.

Buona estate bambini, riappropriatevi del vostro tempo.
Buona estate mamme e papà e ricordate: se i vostri figli non frequenteranno un centro estivo, queste attività possono essere comunque fatte con voi!
Buona estate a tutti i colleghi che stanno partendo con i centri estivi: in bocca al lupo e buon lavoro!!!❤️

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#ADOLESCENZE: i genitori sbagliano sempre!

bb5241f5-1211-48dc-9276-f390f53639a2di Antonella Nuzzolese

L’adolescenza è considerata comunemente un periodo particolarmente complesso nella vita dei ragazzi ma è bene sottolineare che nemmeno i genitori sono risparmiati da senso di confusione e spaesamento. Fa capolino la paura di perdere il proprio bambino, il timore di cattive compagnie, il tutto condito da una società che ci rimanda continuamente l’immagine di adolescenti irresponsabili, dediti a droghe, sballo, bullismo ecc. Analizziamo insieme  cosa rende così “spinoso” il rapporto genitori-figli in questa fase.

I genitori sbagliano sempre!

Gli adolescenti recriminano indipendenza e maggiore libertà, al contempo rifiutano richieste di responsabilità anche banali, come ad esempio mantenere in ordine la loro stanza. Se si sentono considerati come bambini potrebbero sentirsi non degni di fiducia e accusare i genitori di essere troppo protettivi; se si sentono considerati come adulti potrebbero sentirsi incalzati troppo presto o poco accuditi.In sostanza in questa fase i genitori sbagliano sempre! Niente paura, non bisogna smettere di porre dei limiti, la sensazione di fallimento è condivisa da molti genitori e fa assolutamente parte del compito evolutivo che sta affrontando la famiglia.

Richiesta di separazione e bisogno di appartenenza

Spesso erroneamente si crede che l’adolescente abbia bisogno di svincolarsi dalla famiglia d’origine, in realtà in questa fase il bisogno di separazione è tanto forte quanto quello di appartenenza. Per dirlo in altre parole possiamo affermare che non può esserci alcuna separazione se non vi è una qualche forma di appartenenza Considerare questi aspetti ci aiuterà meglio a leggere le incalzanti richieste di indipendenza degli adolescenti, spesso con atteggiamenti insofferenti e rabbiosi  nei confronti della propria famiglia. In realtà altro non sono che richieste dettate dalla paura di crescere e dal bisogno di affermare come non mai le proprie appartenenze, attraverso il riconoscimento dell’amore da parte dei propri genitori

Famiglia e adolescenza: un puzzle interconnesso

L’apparente poco  interesse verso la famiglia mostrato in questo periodo può portare erroneamente a credere che ciò che accade negli adolescenti  abbia poco a che vedere con le dinamiche in seno alla famiglia in cui vivono. Niente di più sbagliato! I figli sono estremamente curiosi di ciò che accade nella loro famiglia, e possono svolgere un ruolo attivo nelle dinamiche familiari diventando ad esempio il braccio armato di conflittualità di coppia taciute e/o negate costringendo la famiglia a chiedere aiuto. Ecco che il ragazzino problematico diventa soggetto competente, in grado di rappresentare l’ occasione per la coppia genitoriale di esplicitare il proprio disagio e provare a superarlo, si parla in questo caso di terapia di coppia camuffata.

Osservatore consapevole piuttosto che genitore amico

Molti genitori provano ad affrontare questa fase assumendo il ruolo di genitore amico, complice del proprio figlio, con l’idea che in questo modo potranno controllarlo meglio senza discutere troppo. In realtà, soprattutto nella prima adolescenza, i figli hanno  bisogno di un genitore con cui lottare, con cui confrontarsi per scoprire essi stessi i propri pensieri. Non è importante evitare i conflitti, bensì imparare ad affrontarli e risolverli. Alle volte i figli stessi,spaventati e preoccupati da richieste eccessive di emancipazione, hanno bisogno di un genitore che dica “no” al posto loro, permettendogli di mantenere magari il ruolo di “temerario” davanti al gruppo dei pari.Bisogna quindi diventare osservatori pazienti, consapevoli che mai come in questa fase i ragazzi hanno bisogno di fermezza e di contenimento per contrastare la sensazione di aver perso sé stessi.

Dare fiducia

Forse uno dei compiti più complessi richiesti ai genitori di un adolescente è proprio quello di dare fiducia al proprio figlio. È difficile lasciare maggiori libertà ed esporre a innumerevoli pericoli quello che fino a ieri era solo un bambino, tuttavia avere la fiducia da parte dei genitori è davvero di vitale importanza per un adolescente in quanto migliora il senso di autostima e alimenta una motivazione interna a rispettare le regole imposte dai genitori. Fidarsi presuppone anche attribuire una certa importanza alle richieste del ragazzo, mostrando disponibilità all’ascolto, senza imporre dei “no” prima di avere spiegato da cosa sono giustificati. Spesso si crede che un genitore autoritario sia facilitato nel compito, imponendo le proprie regole senza causare troppi conflitti. In realtà questo tipo di atteggiamento può essere molto controproducente nella relazione genitore-figlio poiché, come già accennato, i limiti sono importanti ed i ragazzi ne hanno bisogno, ma necessitano anche di essere considerati come “portatori di motivazioni valide” e di poter esporre il proprio disappunto ai genitori.

Per concludere, alla stregua delle difficoltà che l’adolescenza comporta, l’invito è di provare e comunque a vivere questa fase come un’opportunità piuttosto che come un ostacolo.

Guardiamo oltre la “musica a palla”,cerchiamo di risignificare qualche bugia di troppo, proviamo ad andare oltre le provocazioni e godiamoci lo spettacolo dei figli che a poco a poco spaccano il guscio e diventano adulti. La funzione genitoriale non muore, si trasforma semplicemente.Buona adolescenza a tutti!#

Conosciamo meglio Antonella Nuzzolese!

Laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche e Laurea magistrale in Psicologia Clinica, entrambe conseguite presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”. Attualmente è una psicoterapeuta in formazione ad indirizzo sistemico-relazionale presso l’Accademia di Psicoterapia della Famiglia, sede di Bari. Svolge l’ attività privata a Matera ed è particolarmente impegnata in progetti di sostegno alla genitorialità e alla famiglia.

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11 Maggio 2020 • Senza categoria

LA MAMMA E IL PAPA’ TORNANO A LAVORARE

di Ilenia Amati

Ciao famiglie! Il rientro a lavoro è un argomento che ci impensierisce sempre, sia quando il bambino ha solo pochi mesi, sia quando, come questo periodo, il Covid-19 ad esempio, ci ha tenuti a casa. Le domande che ci martellano già molto prima che il gran giorno arrivi è: “starà bene senza di me? E se gli/le mancherò troppo?”. Bene, dovremmo comunicare ad essere onesti con noi stessi, orientando queste domande verso di noi: “come starò IO senza di lui/lei? E se mi mancherà troppo?”. Le risposte probabilmente ci faranno riempire gli occhi di lacrime. Una mamma, ad esempio, non si sente mai pronta a lasciare il suo piccolino per rientrare a lavorare, proprio come un bambino non si sente mai pronto a lasciar andare la sua mamma e il suo papà.

WhatsApp Image 2020-05-11 at 01.09.13Vediamo inseme qualche suggerimento per rendere il momento quanto più soft possibile:
– Preparare il bambino gradualmente al rientro a lavoro dei genitori: il bambino non si sentirà abbandonato.
– Il rientro a casa dopo il lavoro deve essere un momento di festa: rimproveri o malumori non devono rientrare in casa con voi.
– Creare una intimità quando si rientra a casa: chiacchierare, raccontarsi la giornata. Dedicare tempo in maniera totalizzante al proprio figlio servirà a non far mai perdere l’aspetto affettivo della relazione.
– Non perdiamo mai le tappe importanti della sua crescita: una festa, una recita, la febbre. È importante che questi momenti siano vissuti con la mamma e il papà; questo permetterà al bambino di non sentirsi solo nei momenti in cui lui ha bisogno di noi.
– Facciamo in modo che nostro figlio capisca che mamma e papà tornano sempre. Ci possiamo far aiutare da letture a tema.

Ricordiamo che si può essere buone mamme e buoni papà anche se non stiamo con nostro figlio tutto il giorno. La qualità del tempo incide molto sulla qualità della relazione con lui. Potremmo anche dedicargli un giorno insieme fisicamente, ma se siamo concentrati su altro il bambino se ne accorge e ne risente! Buon rientro “in sicurezza” a tutti!

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#ADOLESCENZE: Crisi e scoperte

Grazie a due nuovi arrivi nel team di NeturalFamily, da oggi inizieremo a raccontarvi di adolescenti e genitori “smarriti”, per sentirci tutti meno soli e vivere “la normalità” di un percorso di crescita che, a volte, può farci paura. Useremo l’hashtag #ADOLESCENZE, per raccontarvi sempre un pezzo in più di questo movimentato periodo di crescita, che ha tante sfaccettature, perciò ci piace usare il plurale per raccontarla.

di Valentina Schiuma

Psicologa, psicoterapeuta, musicoterapista

Non lo riconosco più!”:

Capita che i genitori dicano questo dei propri figli adolescenti che riscoprono diversi da un momento all’altro della vita familiare. Il giorno prima erano presenza rumorosa tra le mura di casa, il giorno dopo sono sempre fuori o rinchiusi in camera, silenziosi, monosillabici o scontrosi. Ma cosa non si riconosce? In cosa sono cambiati?

Si è sempre descritta l’adolescenza come un periodo di Tempesta e Tumulto, un Turmoil o un Break-Down rispetto alle fasi evolutive precedenti e successive, ma si può ritenere questa una fase di passaggio, più o meno sconvolgente, caratterizzata da crisi e scoperte intense che necessitano rimodellamenti importanti a livello del corpo e della mente.

A cosa sono dovuti questi importanti sconvolgimenti e quali possono essere gli esiti possibili?

Sempre più precocemente i nostri bambini, nella tarda infanzia si ritrovano a dover affrontare importanti compiti evolutivi che comportano inevitabilmente una crisi, la perdita di confini e sicurezze fin’ ora acquisite e la scoperta di nuove possibilità e strategie. I compiti evolutivi che caratterizzano l’adolescenza in momenti diversi sono:

  1. Integrare i cambiamenti del corpo nella psiche;
  2. Separazione/individuazione;
  3. Formazione dell’identità.

È intuibile quanto sia difficile entrare in contatto con un corpo che cambia radicalmente nel giro di poco tempo e che si caratterizza di aspetti anche alquanto sgradevoli come l’acne, il sebo, la sudorazione, i nuovi ed intensi odori, i cambiamenti disarmonici delle varie parti del corpo, etc. Tutti questi cambiamenti esterni sono correlati a cambiamenti ormonali interni che portano il giovane a percepire il proprio corpo come più forte ma anche più vulnerabile a impulsi e istinti. Il nostro adolescente dovrà anche fare in modo di integrare questi cambiamenti del corpo nella psiche, accettarli per iniziare a formare una propria immagine di se stesso il più possibile gradevole e armonica che condizionerà la vita sociale, il rapporto con gli altri e il proprio futuro.

Infatti, in una fase successiva e non necessariamente separata dalla prima, il giovane inizierà a sperimentare la propria separazione dal nido familiare, dalle dinamiche e dalle influenze familiari per provare a collocarsi nel mondo, prevalentemente grazie all’aiuto del gruppo dei pari, per iniziare a formare la propria identità.

La formazione dell’identità è la fase più tardiva e lunga prima di diventare giovani adulti e comporta il dover definire non solo chi si è ma chi si vuole diventare, prendendo spunti e idee dalla propria famiglia e anche dal mondo sociale che si è conosciuto: scuola, gruppi sociali, amici, modelli di riferimento.

Tutti questi passaggi non sono lineari e comportano momenti di incertezza, vacillamenti, spinte in avanti e regressioni a stadi precedenti, facendo sì che ciò che appare ai nostri occhi adulti è caos, confusione, disorganizzazione e disarmonia.

Saper gestire questi cambiamenti che sono inizialmente inconsapevoli non è compito facile e può essere tanto entusiasmante quanto spaventante. Per cui, possiamo vedere alcuni ragazzi che con uno slancio in avanti cercano di bruciare queste tappe intollerabili provando a diventare subito adulti ed altri che arrestano il proprio cammino sperando di rimanere bambini il più a lungo possibile.

Quindi noi adulti che vediamo i nostri ragazzi perdersi in questi tumultuosi movimenti che possiamo fare? Innanzitutto dobbiamo fare attenzione alla situazione che ci vede coinvolti in modo specifico, e potremmo provare ad attendere con pazienza, con uno sguardo accogliente, tollerante e non giudicante che il nostro impacciatissimo bruco diventi una farfalla meravigliosa, provando ad essere disponibili ed accessibili quando ne hanno bisogno e pazienti e discreti quando si perdono nella loro confusione tollerando di poter, a volte, perderli di vista.

Buon viaggio allora e a tutta forza verso questa avventura piena di sorprese e scoperte!

Se siete interessati a porre quesiti alla nostra Valentina Schiuma, potete scrivere a hello@neturalfamily.com

Conosciamo meglio Valentina Schiuma!

Psicologa psicoterapeuta. Laureata in psicologia presso “la Sapienza” di Roma.
Specializzata in psicoterapia dell’adolescenza e dell’età giovanile a indirizzo psicodinamico
Master in Diritto del Minore. Musicoterapista.
Ha completato la sua formazione presso il centro “Giorgio Fregosi, Spazio Sicuro” di Roma, centro per la prevenzione e il contrasto all’abuso e al maltrattamento su bambini e adolescenti. Attualmente svolge la sua professione privata a Matera e collabora per strutture residenziali per minori nell’ ambito della tutela del minore.

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8 Agosto 2018 • netural family, Netural Kids

Ode alla famiglia in adolescenza

Sono mamma di tre figli meravigliosi, tanto desiderati e altrettanto impegnativi, com’è giusto che sia per tre bambini di età diverse tra loro. Ops, per due bambini e un ragazzo…

di Mariella Stella

C’è la piccola, l’ultima arrivata in famiglia, la femminuccia tanto attesa, un peperino vero di soli 13 mesi, il quattrenne con una carriera da attore consumato e animale da palcoscenico e c’è lui, il ragazzo, quasi 12 anni tra poco più di un mese, appena entrato in adolescenza.

Si perchè i tempi sono cambiati, si diventa adolescenti molto prima di noi, e noi abbiamo scoperto che in famiglia ci siamo dentro.

L’abbiamo attesa con timore l’innominabile, quasi con terrore stando ai racconti degli amici che già ci avevano a che fare, racconti da far tremare i polsi. Ma noi abbiamo deciso che non potevamo lasciare che ci avesse, che ci stritolasse nelle sue spire, abbiamo studiato noi, abbiamo provato a leggere libri per prevedere lo tsunami che stava per abbattersi sulla nostra famiglia, abbiamo fatto fiumi di discorsi su come sarebbe stato e su cosa non avremmo mai dovuto fare e dire, perchè “Quando eravamo adolescenti noi, altro che comandare…”

Poi silenziosamente (neanche troppo in realtà), e inesorabilmente, le porte dell’adolescenza si sono aperte e senza rendercene conto, chiedendoci se in realtà non fosse già successo da qualche anno e non ce ne fossimo accorti, ci siamo ritrovati a vivere con una persona nuova in casa.

Il primo indizio lo abbiamo trovato una mattina entrando in camera sua. Un odore acre, da adulto, ci ha travolti, soffocando in gola il consueto “Buongiorno” del mattino e da quel momento una nuova domanda ha cominciato a farsi ricorrente nelle nostre giornate insieme: hai fatto la doccia?

Una domanda per nulla scontata, che se in passato rappresentava niente altro che una gioiosa affermazione da condividere con i nostri piccoli, del tipo: Evviva, bagnetto!! oggi assume i contorni di una domanda non troppo retorica e che spesso conosce una risposta ricorrente: Perchè? Puzzo? E allora giù con tutti gli insegnamenti appresi rispetto al fatto di non far sentire un adolescente un problema, sul fatto di non usare linguaggi che possano urtarne la sensibilità, sulla delicatezza educativa da adottare per non scalfire l’autostima, sempre ballerina a quella età.

Abbiamo provato a usare risposte del tipo: No, vabbè, che c’entra, magari ti va di fare una doccia, magari ti fa sentire meglio, etc.

Dopo alcuni mesi però abbiamo capito che la risposta più efficace è soltanto una: “Si puzzi!” e lui, con fare svogliato e provando a difendere invece la nobilità degli odori, si chiude in bagno, scocciato, per darsi una lavata.

Dopo alcuni mesi di adolescenza in famiglia abbiamo capito che con un adolescente, spesso, le domande e le risposte dirette possono essere molto più efficaci dei giri di parole. I giri di parole li usavi quando erano piccoli, quando per invitarli a mangiare raccontavi storie fantastiche di patate animate e regni delle verdure, oggi se solo provi a usare una metafora poetica per descrivere un fatto quotidiano lo vedi alzare le sopracciglia ad arco a tutto sesto e guardarti sconvolto. Allora devi ricorrere a parole concrete e dimostrare di essere perfettamente padrone di te stesso per comunicare quello che vuoi dire, per evitare poi che il discorso prenda una deriva lessicale umiliante.

Che dire, forse ci è capitato l’adolescente più razionale e precoce della terra, ma tant’è, ne prendiamo atto, la sfida è di quelle impegnative.

Il fatto è che tutti gli insegnamenti che gli hai trasmesso da bambino e che sembrava aver appreso così bene, vengono usati contro di te, prima che tu possa anche solo immaginare come.

E così “Amore, devi imparare a cavartela da solo” si traduce in una assenza di comunicazioni alla prima vacanza senza genitori, e alla domanda: “Amore ma perchè non mi hai chiamato?” segue la risposta “Mamma io so badare a me stesso, se non ti chiamo vuole dire che sto bene, se stessi male ti chiamerei” … ecco… o per esempio, al primo giudizio crudo espresso su un insegnante o una ragazza, di fronte al tuo invito a non dire proprio tutto ciò che gli passa per la testa, lui replica con competenza: “Beh mamma, non mi hai insegnato tu ad esprimere le mie idee e ad essere libero nel pensiero?”

Non è facile, vi assicuro, roba che metterebbe in difficoltà anche i migliori avvocati in circolazione. Fondamentalmente, un mucchio di sfide mentali e concrete che potrebbero generare crisi di identità nei genitori, moti di sconforto e sedute dallo psicologo.

E poi, se c’è una fortuna particolare e inconfutabile che è toccata in dote a noi genitori di adolescenti del terzo millennio e nativi digitali, è indubbiamente la scoperta delle scoperte: il cellulare.

Rispetto a quello non c’è manuale che tenga, non c’è letteratura nè vita vissuta, non c’è un riferimento educativo ai nostri genitori, se non, al massimo, fare riferimento a quando mettevano il lucchetto al telefono della SIP per non farci passare i pomeriggi a chiacchierare con le amiche. Rispetto a quell’oggetto diabolico, il cellulare, nel binomio con l’adolescente, non c’è sportello di aiuto, è tutta da inventare la strada.

Non starò qui a dirvi quali tecniche abbiamo messo in campo per contare il tempo e i minuti a disposizione, in un gioco delle cifre da far diventare scemi, soprattutto se mentre fai i conti, hai un quattrenne che sta tenendo uno spettacolo di giocoleria di cui ti considera il pubblico e una poppante che sta imparando a camminare arrampicandosi sui mobili. Insomma, quello strumento là è tutto da capire, servirebbero tavoli di confronto tra genitori in cui utilizzare il problem solving creativo per trovare soluzioni a prova di bomba.

In realtà questo tavolo non c’è ancora, e capita di sentirsi soli con un adolescente e di scoraggiarsi, di sentirsi a tratti deboli e spesso stanchi e sbagliati. Ed è così che mi sono sentita in questo primo anno di adolescenza in famiglia, fino a quando, dopo un pomeriggio di discussioni estenuanti su tutto, un giorno, guardandolo nel suo spazio, con i suoi amici, libero di esprimersi, ho capito una cosa.

Ho capito che forse il primo problema dell’adolescenza dei nostri figli è l’impatto che ha su di noi, sulle nostre certezze, sulle nostre convinzioni, sui nostri programmi per il futuro, sulle nostre comfort zone.

Forse l’adolescenza dei nostri figli è una prova di identità per noi, non solo per loro e probabilmente è la migliore opportunità che ci sia per far pace con se stessi e con i propri fantasmi.

L’adolescenza dei nostri figli rompe completamente i nostri schemi, ci obbliga a costruire nuove risposte o quantomeno a considerarle, ci obbliga ad andare oltre i dogmi della nostra educazione e a guardare anche ad altre soluzioni.

Mi spiego, non voglio dire che si debba fare ciò che dicono i nostri figli, per carità, ma intendo dire che forse dovremmo guardare con occhi nuovi alle sfide che ci propongono di affrontare.

Quel giorno in cui ho guardato mio figlio adolescente con altri occhi ho scoperto anche delle cose bellissime.

  1. Ho scoperto di aver messo al mondo un essere umano unico, splendido nelle sue contraddizioni e ribellioni, vivo nelle sue proteste e nei suoi tentativi di autoaffermazione;
  2. Ho scoperto che quell’uomo lì ha dei gusti, magari lontanissimi dai miei, ma, evviva, sono i suoi, tutti suoi, senza condizionamenti. E ho pensato che non avrei voluto scoprire di non avergli dato uno spirito critico e la capacità di scegliere ciò che ama e ciò che no.
  3. Ho guardato al suo nuovo stile, forse troppo omologato lo confesso, ma nuovo, con un suo perchè di fondo, e anche se alla ricerca di omologazione per ora, in fondo credo che sia il segno della voglia di sentirsi parte di una comunità di riferimento.
  4. Ho imparato ad ascoltare le sue idee, spesso diverse dalle mie, ma davvero interessanti vi assicuro su molti fronti, e quelle idee spesso aprono mondi nuovi anche per me.
  5. Ho scoperto nuova musica. Voi la conoscete la trap? Io non la conoscevo, ora sì, certo: Vegas Jones, Ghali, i Dark polo gang… che dire… ci sono dei pezzi che mi piacciono proprio, e soprattutto adoro cantare con lui quei pezzi, mi fa sentire in squadra con il mio ragazzo e sento che lui adora farlo con me, anche se, ovviamente, non lo dice!
  6. Ho imparato a camminare insieme a lui senza sbaciucchiarlo e tenergli la mano, tanto poi lui mi abbraccia quando meno me lo aspetto a casa, mi dice mille volte che mi vuole bene, ma in pubblico è così, non si usa tanto da adolescenti e va bene lo stesso, non sarà questo a mettere in dubbio l’amore che ci lega.
  7. Ho imparato che se provo a trasformare la dialettica accesa che si innesca tra noi su certi argomenti in dialettica costruttiva, ascoltando le sue ragioni, mettendo in chiaro che non voglio cambiarlo o che non voglio obbligarlo ad ogni costo a fare ciò che dico, le cose si mettono meglio per tutti.
  8. Ho capito che se stabiliamo delle regole comuni e condivise e se siamo i primi a dare l’esempio nel rispettarle, è più facile che lui le rispetti, anche quando è faticoso.
  9. Ho imparato che se lo guardo per quello che sta diventando, un uomo nuovo in crescita, se gli faccio sentire che esiste con tutte le sue “specialità” e contraddizioni per noi, che non è un problema la sua adolescenza, ma un’occasione fantastica di crescita per tutta la famiglia, lui si sente accolto, si sente al posto giusto.
  10. Infine, ho imparato che ci vuole tanta pazienza con un figlio adolescente in casa, tanta tolleranza e tanta apertura alla diversità, ma che forse è proprio ora, proprio in questo momento, che noi stessi stiamo diventando adulti migliori con lui.

La famiglia in adolescenza, in fondo, può rendere tutti migliori e se considero che siamo solo ai 12 anni, avremo ancora molto, molto tempo per migliorare. 🙂

 

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6 Febbraio 2017 • famiglie, netural family, servizi

Perchè è importante il supporto ai genitori

Da circa un mese abbiamo inaugurato sul blog di NETural Family uno spazio dedicato al supporto alla genitorialità. Abbiamo pensato ad un servizio di consulenza on line, di cui poter usufruire a distanza e a prezzi molto contenuti, per rendere accessibile a tutti il supporto di una psicologa esperta in tematiche familiari ed educative. Silvia Sellitto, la nostra esperta, ha provato a raccontarvi perchè potrebbe essere di grande aiuto un servizio disegnato così.

Che valore aggiunto posso offrire al mondo -sempre più variegato- dei genitori quando internet, i libri di eminenti psicologi e uno stuolo di suocere hanno già detto la loro?

Essere genitori è un compito difficilissimo,
forse impossibile disse un certo Freud. 
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Psicologi, sociologi, insegnanti, vicini di casa e persino la cartolaia sotto casa sembrano sempre lì pronti a puntare il dito contro. La verità è che non esiste un manuale del perfetto genitore e mai esisterà (spero!) perché ogni famiglia è unica così come unico è il contesto in cui questa nasce, cresce e continua a trasformarsi.

Si possono affrontare insieme tante problematiche, dalle difficoltà con vasino e pannolino a quelle con la scuola. Queste difficoltà ed eventuali disagi ad esse connessi verrano però espressi in modi diversi proprio perché ogni famiglia ha una propria cultura fatta di riti, abitudini, valori e linguaggi specifici.

Pertanto una consulenza può aiutare la coppia genitoriale a dare un senso condiviso a eventi, situazioni, difficoltà che riguardano la relazione con i propri figli e la gestione della vita famigliare, senza che vengano proposte ricette preconfezionate o stabilite norme inderogabili.

Vi aspetto!

Silvia Sellitto


Info utili

Per accedere allo Sportello è possibile scrivere a hello@neturalfamily.com e prenotare una prima consulenza gratuita con la dott.ssa Sellitto.

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Cosa pensano i bambini? (TEDtalks)

Il TED di Gennaio è dedicato a quella meravigliosa macchina che è la mente umana.

In particolare, la mente dei bambini, di quelli molto piccoli, dai 15 mesi ai 4 anni, veri laboratori scientifici in miniatura, protagonisti di sperimentazioni e di sottili indagini sul campo.

Perchè i bambini “sanno di più e imparano di più di quello che possiamo immaginare

Da non perdere il contributo di Alison Gopnik!

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Benvenuta Silvia e il supporto alle famiglie NETuralFamily

Siamo molto felici di accogliere sul nostro blog Silvia Sellitto, psicologa, specializzata in genitorialità e psicologia perinatale. Silvia curerà il nostro Sportello Genitori online, un nuovo servizio di NETural Family per le famiglie che hanno bisogno di un supporto, di un consiglio e che soprattutto non vogliono sentirsi sole nell’affrontare le tante situazioni quotidiane di crescita familiare.

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Lo Sportello è il primo di una serie di servizi di supporto a distanza che attiveremo, con l’obiettivo di essere presenti nella vita di tante famiglie NETural come aiuto concreto quotidiano.

Ma conosciamo Silvia più da vicino.

Silvia é una psicologa che si occupa di genitorialità e psicologia perinatale in ambito pubblico e privato. Crede molto nel rispetto dell’unicità di ogni famiglia, della sua storia e dei suoi bisogni, inoltre é una fiera sostenitrice del contatto e del gioco per la promozione del benessere del bambino e di tutta la famiglia.
Dopo essersi formata a Milano e Londra, attualmente vive e lavora a Firenze dove si occupa di uno sportello per la genitorialità e organizza per le mamme e i loro partner gruppi di supporto post-partum basati sulla promozione della comunicazione tra i genitori e i loro bambini.

L’Accesso al servizio è gratuito per la prima consulenza e successivamente ha un costo stabilito dal professionista coinvolto.

(Se siete interessati, qui trovato la pagina dedicata allo Sportello!)

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Genitori e figli: la paura di essere inadeguati (TEDtalks)

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La fatica di essere genitori non può diventare il  motivo per non diventarlo, e non può essere una fatica esserlo. Tutto questo deriva da un cambiamento storico e culturale dei ruoli, che spesso catapulta molti genitori disorientati sugli scaffali di librerie stracolme di consigli e ricette educative. Ma, forse, come dice Jennifer Senior, siamo solo spaventati perché, a differenza del passato, “Non abbiamo la più pallida idea di quale parte della nostra saggezza sia utile ai nostri figli”.

Fate un bel respiro e siate sereni, siamo in tanti a sentirci inadeguati. La buona notizia è che è tutto molto più semplice di quanto sembri.

Godetevi questo video di grande ispirazione.

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