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6 febbraio 2017 • famiglie, netural family, servizi

Perchè è importante il supporto ai genitori

Da circa un mese abbiamo inaugurato sul blog di NETural Family uno spazio dedicato al supporto alla genitorialità. Abbiamo pensato ad un servizio di consulenza on line, di cui poter usufruire a distanza e a prezzi molto contenuti, per rendere accessibile a tutti il supporto di una psicologa esperta in tematiche familiari ed educative. Silvia Sellitto, la nostra esperta, ha provato a raccontarvi perchè potrebbe essere di grande aiuto un servizio disegnato così.

Che valore aggiunto posso offrire al mondo -sempre più variegato- dei genitori quando internet, i libri di eminenti psicologi e uno stuolo di suocere hanno già detto la loro?

Essere genitori è un compito difficilissimo,
forse impossibile disse un certo Freud. 
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Psicologi, sociologi, insegnanti, vicini di casa e persino la cartolaia sotto casa sembrano sempre lì pronti a puntare il dito contro. La verità è che non esiste un manuale del perfetto genitore e mai esisterà (spero!) perché ogni famiglia è unica così come unico è il contesto in cui questa nasce, cresce e continua a trasformarsi.

Si possono affrontare insieme tante problematiche, dalle difficoltà con vasino e pannolino a quelle con la scuola. Queste difficoltà ed eventuali disagi ad esse connessi verrano però espressi in modi diversi proprio perché ogni famiglia ha una propria cultura fatta di riti, abitudini, valori e linguaggi specifici.

Pertanto una consulenza può aiutare la coppia genitoriale a dare un senso condiviso a eventi, situazioni, difficoltà che riguardano la relazione con i propri figli e la gestione della vita famigliare, senza che vengano proposte ricette preconfezionate o stabilite norme inderogabili.

Vi aspetto!

Silvia Sellitto


Info utili

Per accedere allo Sportello è possibile scrivere a hello@neturalfamily.com e prenotare una prima consulenza gratuita con la dott.ssa Sellitto.

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Cosa pensano i bambini? (TEDtalks)

Il TED di Gennaio è dedicato a quella meravigliosa macchina che è la mente umana.

In particolare, la mente dei bambini, di quelli molto piccoli, dai 15 mesi ai 4 anni, veri laboratori scientifici in miniatura, protagonisti di sperimentazioni e di sottili indagini sul campo.

Perchè i bambini “sanno di più e imparano di più di quello che possiamo immaginare

Da non perdere il contributo di Alison Gopnik!

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Qual è il segreto di una famiglia felice? Provarci! (TEDtalks)


Come ogni mese, vi proponiamo, grazie alla piattaforma internazionale TED, un talk di ispirazione dedicato alla famiglia.

Quello di questo mese parla di felicità familiare e di metodi di organizzazione dell famiglia che riducono notevolmente lo stress e il peso della quotidianità.

Bruce Feiler prende spunto da alcuni dei più innovativi processi aziendali di organizzazione del lavoro per applicarli alla famiglia, innanzitutto alla sua , e ci racconta di risultati davvero convincenti.

Bruce esordisce affermando che “Quasi tutti sono completamente sopraffatti dal caos della vita familiare” ed effettivamente ci confrontiamo spesso con genitori “schiacciati” dalle cose da fare e da organizzare ad incastro rispetto anche alle loro vite professionali e che ci comunicano davvero la fatica di portare avanti la gestione di tutto.

Feiler ci propone di applicare il metodo “Agile”, molto diffuso nelle aziende più innovative della Silicon Valley, anche in famiglia.

Ecco un elenco di quelli che potrebbero essere gli ingredienti per costruire una buona felicità familiare:

  1. Adattatevi in continuazione
  2. Siate flessibili, con una mentalità aperta, fate prevalere le idee migliori
  3. Responsabilizzate i vostri figli
  4. Raccontate la vostra storia e quella delle vostre famiglie, raccontate loro da dove vengono
  5. Raccontate i momenti negativi e non solo quelli positivi della vostra vita e le soluzioni che avete trovato

In fondo, come Bruce Feiler ci insegna: “la felicità non è qualcosa che si trova ma è qualcosa che si costruisce”.

Buona visione!

 

 

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Il diritto di un Paese a misura di bambino

Fa davvero male leggere le notizie di questi giorni a proposito della ricerca di Save the Children sulla condizione dei bambini in Italia. Il nostro sembra proprio non essere un Paese accogliente per i più piccoli e purtroppo se negheremo ai bambini il diritto ad essere sereni e a crescere con gli occhi pieni di stupore e immaginazione non potremo aspettarci un futuro roseo.

Secondo i dati della ricerca, supportati da dati Eurostat, 1 minore su 3 è a rischio povertà ed esclusione sociale.

I ragazzi con problemi economici vanno meno a scuola e abbandonano più spesso gli studi, fanno meno sport e si ammalano di più. E la cosa più grave è che, rispetto agli altri paesi europei, lo Stato spende molto meno per il loro futuro. Siamo agli ultimi posti, prima solo di Romania a Grecia.

Purtroppo i dati non sono affatto incoraggianti, come è possibile leggere direttamente dal 7° Atlante dell’Infanzia a rischio “Bambini, Supereroi” che quest’anno, per la prima volta, viene pubblicato da Treccani e sarà disponibile nelle librerie italiane da inizio dicembre 2016.

è davvero difficile leggere le stime proposte da Save the Children. La ricerca descrive un’Italia in cui  i bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d’inverno perché i loro genitori non possono permettersi di riscaldare adeguatamente la casa. Più di 1 minore su 4 abita in appartamenti umidi, mentre l’abitazione di oltre 1 bambino su 10 che vive in famiglie a basso reddito non è sufficientemente luminosa.

1 bambino su 20 non possiede giochi a casa o da usare all’aria aperta, mentre più di 1 su 10 non può permettersi di praticare sport o frequentare corsi extrascolastici.

E purtroppo, in mancanza di politiche serie per l’infanzia, malgrado gli altissimi livelli di resilienza dei bambini, che mostrano di possedere veri e propri “superpoteri” per affrontare le forti limitazioni di cui sono vittime, moltissimi di loro, una volta adolescenti non ce la fanno a proseguire i percorsi scolastici o a conseguire titoli di studio più elevati, venendo automaticamente tagliati fuori da un futuro migliore e da un contesto sociale più inclusivo.

è una delle emergenze italiane che vogliamo  mettere in evidenza con forza e che non è accettabile continui a perdurare, non è possibile dimenticarsi di migliaia di bambini costretti alla povertà in un Paese in cui l’infanzia dovrebbe essere un tesoro da preservare con sempre più impegno “soprattutto se si considera che i bambini nel nostro Paese sono sempre meno. Nel 2015 si è registrato un vero e proprio record negativo di nuovi nati registrati all’anagrafe: 485.780 bambini, un livello di guardia mai oltrepassato dall’Unità d’Italia. Abbiamo un tasso di natalità, pari a 8 nati ogni 1.000 residenti nel 2015, e il dato è in calo di anno in anno dal 2008, quando era pari a 9,8 su 1.000.”

Con l’insediamento, l’11 novembre 2016, del nuovo Osservatorio nazionale sulla Famiglia cambierà qualcosa? E soprattutto saranno disegnate nuove politiche a favore della famiglia e dei minori, ascoltando soprattutto le famiglie e i minori?

La presenza delle Associazioni familiari e del terzo settore tra i 36 membri dell’Assemblea dell’Osservatorio fa ben sperare, ma più di ogni cosa, speriamo che non si tratti di un Organismo puramente rappresentativo ma che diventi un luogo per co-disegnare politiche di supporto e sostegno che siano realmente riconducibili a bisogni, emergenze e possibilità future delle famiglie italiane.

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Genitori e figli: la paura di essere inadeguati (TEDtalks)

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La fatica di essere genitori non può diventare il  motivo per non diventarlo, e non può essere una fatica esserlo. Tutto questo deriva da un cambiamento storico e culturale dei ruoli, che spesso catapulta molti genitori disorientati sugli scaffali di librerie stracolme di consigli e ricette educative. Ma, forse, come dice Jennifer Senior, siamo solo spaventati perché, a differenza del passato, “Non abbiamo la più pallida idea di quale parte della nostra saggezza sia utile ai nostri figli”.

Fate un bel respiro e siate sereni, siamo in tanti a sentirci inadeguati. La buona notizia è che è tutto molto più semplice di quanto sembri.

Godetevi questo video di grande ispirazione.

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19 ottobre 2016 • Netural work

La solitudine della maternità

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Un’inchiesta di Paolo Fantauzzi sull’Espresso ci consegna una fotografica davvero sconfortante della condizione delle donne lavoratrici al ritorno dalle loro maternità. La maternità diventa così un ostacolo al lavoro prima e dopo. Possibile che i datori di lavoro siano così impreparati rispetto ad una condizione così “normale” nella vita dei lavoratori? 

Siamo certi che ci siano buoni esempi e buone storie di conciliazione e di politiche aziendali per il welfare a supporto delle famiglie. Se ne conoscete, mandatecele!

Scrivete  a hello@neturalfamily.com

 

Articolo di Paolo Fantauzzi sull’Espresso del 18 ottobre 2016 

I furbetti della maternità: così le aziende sfruttano e vessano le neo-mamme

Dipendenti impiegate durante il congedo per risparmiare sullo stipendio. Demansionamenti. Atteggiamenti discriminatori. Trasferimenti. Permessi negati. Se per tante donne fare un figlio è un’impresa, il rientro al lavoro può essere un incubo. Come dimostrano queste storie

“Non aspettare la cicogna” recita lo slogan del ministero della Salute ideato per il Fertility day. A 37 anni, e dopo numerosi tentativi, Antonella(il nome è di fantasia) si era decisa: andare in Spagna per coronare il sogno di diventare mamma. Ma come ha iniziato le pratiche per l’inseminazione artificiale, al lavoro sono iniziati i guai. Dopo quattro mesi di malattia segnati da ricorrenti attacchi d’ansia dovuti al trattamento e dopo aver comunicato l’intenzione di sottoporsi a un nuovo ciclo di terapia ormonale, è arrivata la lettera di licenziamento. Motivo: “il progetto futuro ed incondizionato di assentarsi periodicamente”, tale da provocare “notevoli danni e costi per straordinari”. Dopo un calvario giudiziario durato anni, nei mesi scorsi la Cassazione ha confermato la nullità del provvedimento: è discriminatorio cacciare un’impiegata che ha manifestato l’intenzione di sottoporsi a un intervento di fecondazione in vitro.
I furbetti della maternità: così le aziende sfruttano e vessano le neo-mamme
Come mostra la recente legge contro le “dimissioni in bianco”, gli sforzi per tutelare l’occupazione, specie quando riguarda le donne, non mancano. Solo che nella quotidianità tanti buoni propositi vengono resi carta straccia da principali interessati unicamente al tornaconto personale, capaci di aggirare le norme o piegarle a loro vantaggio. Furbetti che sfruttano le dipendenti facendole lavorare durante la gravidanza o impongono condizioni tali da spingerle alle dimissioni non appena rientrano dalla maternità obbligatoria, fra demansionamenti, trasferimenti e permessi negati pure quando spettano di diritto. L’obiettivo è sempre lo stesso: rendere la vita difficile e far mollare l’impiego. Anche le fortunate neo-mamme con un contratto stabile, infatti, sono protette fino al primo anno di vita del bambino. Dal giorno dopo possono diventare carne da macello. E spesso lo diventano.

I numeri del ministero, in aumento, confermano la difficoltà di conciliare l’occupazione con la prole. Tanto da spingere molte madri a dimettersi. Senza considerare quelle precarie, alle quali basta non rinnovare il contratto

Un fenomeno praticamente impossibile da censire, perché per qualche vicenda che finisce davanti a un giudice ce ne sono centinaia che rimangono nel silenzio, senza denunce né vertenze sindacali. Anche perché le vie legali sono spesso impervie: per dichiarare nullo un licenziamento occorre dimostrare che la discriminazione è la motivazione prevalente e l’onere della prova spetta al lavoratore.

MATERNITÀ SENZA RIPOSO
Al tribunale di Roma, ad esempio, è in corso una causa che – se confermata negli addebiti – aprirebbe una nuova frontiera all’astuzia datoriale: una dipendente stabilizzata al quarto mese di gravidanza ma costretta lavorare durante il congedo di maternità, mentre l’Inps le pagava gran parte dello stipendio. «All’inizio non mi pareva vero, ero felicissima del contratto. Poi ho capito» racconta Alessandra (nome di fantasia): «Continuavano a darmi cose da fare, nonostante nelle ultime settimane fossi costretta a restare stesa sul divano. Inoltre anche dopo il parto pretendevano che fossi reperibile pure di notte, con la piccola che si svegliava appena suonava il telefono».

Alessandra ha prodotto chat e mail aziendali a sostegno delle sue argomentazioni, l’azienda controbatte che ha fatto tutto di propria iniziativa, visto che il contratto indicava il domicilio come luogo di lavoro, e senza che nessuno le avesse chiesto alcunché. Lei intanto ha denunciato la vicenda all’Ispettorato del lavoro e all’Inps e ci sono accertamenti in corso per verificare l’ipotesi di truffa ai danni dello Stato. Tra l’altro pure un’altra dipendente, assunta incinta a tempo determinato e non rinnovata poco dopo lo scadere della maternità, sarebbe stata impiegata durante il congedo.

LA MADRE VIAGGIATRICE
Uno dei metodi più ricorrenti per indurre una neo-mamma a lasciare il posto è tuttavia il trasferimento. Come accaduto a Mariangela, spostata a 150 chilometri dalla sede originaria tre giorni dopo il primo compleanno di suo figlio, al termine della tutela garantita dalla legge. Motivo: il presunto calo del fatturato nel negozio in cui lavorava. Lei si rifiuta, contesta le motivazioni e dopo le sanzioni disciplinari arriva il licenziamento. Che la Corte d’Appello di Torino ha però ritenuto discriminatorio: l’azienda, che nel frattempo aveva assunto altri due dipendenti nel punto vendita, è stata condannata a reintegrarla e a pagarle gli arretrati.

Storia quasi identica vicino Padova, dove Lucia Zandarin è stata mandata via una settimana dopo il primo anno di vita della sua secondogenita. Causa scatenante: aver chiesto all’azienda di restare a casa il lunedì usufruendo del congedo parentale. «Nemmeno mi riconoscevano l’orario ridotto per l’allattamento e il medico era arrivato a prescrivermi dei tranquillanti perché la situazione di lavoro era diventata un pensiero fisso» racconta: «E dire che dopo la prima gravidanza, quando dovevo dormire fuori per le trasferte, mi era perfino capitato di girare in auto con l’altra piccola e mia madre». Lucia è riuscita a vedersi riconosciuta i suoi diritti dopo una vertenza sindacale: ha mollato il posto, ma ha ottenuto una congrua buonuscita minacciando una causa per licenziamento discriminatorio.

IL PERMESSO NO
Sempre il congedo parentale è stato vicino Lecco la causa del licenziamento di una segretaria part-time di un poliambulatorio: ci andava quattro giorni a settimana e al termine della maternità voleva stare a casa una volta a settimana, del tutto in linea con la legge. “Necessità inderogabili di organizzazione del lavoro e del regolare funzionamento” dello studio, le motivazioni nella lettera di benservito. Anche in questo caso, licenziamento discriminatorio, ha stabilito la Corte d’Appello di Milano.

Michela Martello, invece, dopo le ferie forzate volevano metterla in cassa integrazione, malgrado la società di prodotti erboristici in cui era impiegata fosse sanissima: «Volevano che mi dimettessi e cercavano di convincermi col fatto che, con un bambino di pochi mesi, avrei avuto diritto all’indennità di disoccupazione». Michela tiene duro ma quando torna si ritrova da sola in una stanzetta: isolata fisicamente dai colleghi, senza telefono, computer né mansione. A fare fotocopie. Proprio come capita alla protagonista del film “Mobbing”. Michela finisce dalla psicologa e alla fine fa causa all’azienda, assistita dalla Cgil ma con le critiche dei familiari che non condividono la decisione di intraprendere le vie legali.

Alla fine il danno subito è tale che il giudice dispone un risarcimento di 60 mila euro. «Sono tanti, è vero» ammette lei «ma davvero non c’è una somma che compensi la perdita di un lavoro che si ama e l’essere trattati in modo disumano. Sono stata in terapia a lungo e tranne il mio compagno nessuno ha appoggiato la mia scelta: è un problema culturale ma dobbiamo ribellarci. Noi donne per prime».

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18 ottobre 2016 • Le Famiglie Netural

Le famiglie hanno bisogno di “ascolto”

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Nasce a Roma, negli spazi dell’Alveare, da un team interdisciplinare di organizzazioni,  un progetto molto interessante di “ascolto” della genitorialità.

Si chiama SPA – Spazi Parlanti di Autoaiuto e promuove azioni innovative di sostegno alla genitorialità, volte a valorizzare la famiglia come risorsa, a promuovere l’associazionismo familiare, la prossimità e la solidarietà diffusa, il lavoro di rete. Un processo di supporto importante e necessario, di cui le famiglie hanno un enorme bisogno e che vivono in maniera sempre diversa a seconda delle età dei loro figli. Per questo gli incontri sono suddividi anche per fasce di età e temi.

Ci sono incontri dedicati al rapporto dei genitori di adolescenti con i loro figli e incontri rivolti a famiglie separate, per esempio.

Un percorso davvero interessante che vi invitiamo ad approfondire qui

 

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18 ottobre 2016 • articoli_home

Cresce la rete dei Netural Family Point italiani

 

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Dopo la nascita del primo Netural Family Point italiano, a Casa Netural, Matera, siamo orgogliose di annunciare che la rete dei luoghi a sostegno della famiglia si estende anche a Milano, Roma, Firenze ed altre realtà che si stanno aggiungendo al nostro network e che potete trovare sulla nostra mappa!

Spazi di lavoro, di condivisione e di conciliazione a misura di NETural Family! cercate il nostro marchio!

Di seguito, in dettaglio, il racconto dei nostri spazi Netural Family Point in Italia:

Casa Netural

Lo spazio di coworking  e coliving  con sede in una casa di 240 mq nel quartiere storico di San Pardo, ha deciso di aprire le porte alla filosofia Netural Family sviluppando i suoi spazi a misura di famiglia.

E così, all’interno di Casa Netural è possibile accedere ad una playroom con giochi, libri ed è possibile allattare i propri bimbi grazie ad una comoda poltroncina allattamento.

Naturalmente per i più grandi è disponibile un bagno bimbi dedicato con adattatore wc e lavandino ad altezza bimbi. Se poi le mamme hanno la necessità di un cambio pannolino, hanno a disposizione un comodo fasciatoio con vaschetta e tutto il necessario per il cambio.

Nella zona cucina sono a disposizione due seggioloni, uno scalda pappa e uno scalda biberon.

Insomma, tutto ciò che possono desiderare genitori e figli per star bene insieme anche in giro per la città.

Gli spazi sono stati realizzati grazie al contributo di cittadini, sponsor locali e di Chicco Italia.


 

L’Alveare

L’Alveare è una cooperativa di produzione lavoro, tutta al femminile, nata per la gestione del coworking con spazio baby di Roma.

  • realizza e diffonde soluzioni per la conciliazione famiglia-lavoro;
  • promuove e realizza progetti a sostegno della genitorialità paritaria e condivisa;
  • sviluppa percorsi di reinserimento lavorativo per donne fuoriuscite dal mercato del lavoro;
  • organizza e ospita corsi e seminari;
  • collabora a progetti per una educazione senza stereotipi;
  • organizza e ospita attività family friendly.

L’Alveare ha, al suo interno, uno spazio Baby, dotato di ogni comfort per genitori e bimbi, angolo allattamento, spazio gioco e fasciatoio.


 

Qf

All’interno del coworking per mamme e papà Qf è presente lo spazio Qbaby, un micronido pensato non solo per i figli dei coworkers di Qf, ma anche per tutti i genitori che vogliono offrire ai propri bimbi un luogo di crescita accogliente, familiare e flessibile.

L’approccio educativo si caratterizza per la continuità con il percorso educativo della famiglia, per il recupero delle cose semplici e per un progetto pedagogico che pone al centro il bambino, i suoi tempi di sviluppo e le sue esigenze.

All’interno dello spazio di coworking vi è una cucina con tutto il necessario per la preparazione e il riscaldamento delle pappe dei più piccoli, nello spazio Qbaby vi sono numerosi giochi, fasciatoio e angolo allattamento.


 

Spazio Co-Stanza Firenze

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7 ottobre 2016 • Senza categoria

I regali più belli per i nostri figli

Articolo di Elisabetta De Luca tratto da Huffington Post del 24 settembre 2016

Regalare il tempo, l’idea originale di una mamma lavoratrice per suo figlio di 9 anni

“Mio figlio compie 9 anni e per il suo compleanno gli ho regalato del tempo. Gli ho confezionato un plico di buoni da utilizzare quando vuole e ogni buono prevede un’attività da fare insieme che solitamente per mancanza di tempo, voglia o possibilità non riusciamo a fare”. È l’idea originale di mamma Lorena che ha voluto insegnare al suo Simone l’importanza di trascorrere quanto più tempo possibile insieme.

“I miei genitori hanno sempre lavorato tantissimo, sacrificando ogni momento – dice Lorena ad HuffPost – e appena era possibile trascorrevano del tempo con me. Ho sempre apprezzato molto tutti i sacrifici che loro hanno fatto…il poco tempo che avevamo era pieno di amore ed emozioni. E io vorrei trasmettere questo a Simone”. Conciliare lavoro e famiglia è un’impresa per molte mamme come Lorena, che lavora fino alle 15.30: “Sono rappresentante di classe e seguo mio figlio nella sua attività sportiva agonistica, gioca ad hockey su ghiaccio, e ho tenuto corsi di pasticceria alla sera, insomma non mi fermo mai! Così ho pensato di dargli un pacchetto virtuale con dentro il mio tempo”.

“Un giro in bicicletta insieme”, “Richiedere la tua cena preferita”, “Un pomeriggio in piscina” sono alcune delle richiesta che Simone potrà fare a mamma Lorena, staccando il “buono” dal blocchetto. “Sono tutte cose che io faccio già con mio figlio – precisa Lorena – ma volevo che avesse la possibilità di richiedere qualcosa quando ne sentiva desiderio”.

Il post di Lorena su su Facebook ha ricevuto molti apprezzamenti, soprattutto dalle mamme. Il plauso più importante, però, è stato quello di suo figlio Simone: “Pensavo che avrebbe apprezzato questo regalo crescendo e invece mi ha sorpreso dicendomi che tra tutti i regali ricevuti (e ne sono stati tanti), il mio è stato il più bello”.

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27 settembre 2016 • Netural Kids

Come crescere bambini felici (senza essere sempre presenti)

Julie Lythcott-Haims affronta un tema molto importante per noi genitori: come crescere figli felici e realizzati senza soffocarli?

Assolutamente da guardare!

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